{"id":77149,"date":"2025-07-24T10:50:17","date_gmt":"2025-07-24T10:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=77149"},"modified":"2025-07-24T10:50:37","modified_gmt":"2025-07-24T10:50:37","slug":"santa-maria-del-carmine-la-chiesa-di-assergi-dentro-le-mura-dellaquila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=77149","title":{"rendered":"SANTA MARIA DEL CARMINE: LA CHIESA DI ASSERGI DENTRO LE MURA DELL\u2019AQUILA"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Giuseppe Lalli<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"860\" height=\"1024\" data-id=\"77150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-860x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-77150\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-860x1024.jpg 860w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-252x300.jpg 252w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-768x915.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO-126x150.jpg 126w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-ESTERNO.jpg 952w\" sizes=\"(max-width: 860px) 100vw, 860px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">OLYMPUS DIGITAL CAMERA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"882\" data-id=\"77151\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-1024x882.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-77151\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-1024x882.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-300x258.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-768x661.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA-150x129.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-2-SANTA-MARIA-DEL-CARMINE-DELLAQUILA.jpg 1310w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"994\" height=\"1024\" data-id=\"77152\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-994x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-77152\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-994x1024.jpg 994w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-291x300.jpg 291w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-768x791.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA-146x150.jpg 146w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/INTERNO-1-DI-SANTA-MRIA-DEL-CARMINE-LAQUILA.jpg 1022w\" sizes=\"(max-width: 994px) 100vw, 994px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><em>Il legame sentimentale col passato<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>prepara e aiuta l\u2019intelligenza storica,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>condizione di ogni avanzamento civile,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e, soprattutto, assai ingentilisce gli animi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Benedetto Croce<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 a tutti noto che <strong>L\u2019Aquila<\/strong> \u00e8 una citt\u00e0 di fondazione. Essa \u00e8 nata per il concorso dei castelli del suo contado: quelli del territorio vestino e quelli del territorio amiternino. Ma non furono novantanove, che \u00e8 numero simbolico, magico. In realt\u00e0 essi furono non pi\u00f9 di settanta. I principali tra di essi occuparono un posto loro assegnato (il \u201cLocale\u201d), nel quale ebbero una chiesa, una piazza, una fontana. Secondo un\u2019originale caratteristica urbanistica, il castello d\u2019origine, in qualche modo, si duplicava: esisteva dentro le mura cittadine senza cessare di esistere fuori di esse.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi castelli ci fu <strong>Assergi<\/strong>, che ebbe il suo Locale nel quarto di Santa Maria, dove la nuova chiesa, col\u00e0 edificata nel tardo duecento, si chiam\u00f2, in omaggio a quella di provenienza, <strong>Santa Maria d\u2019Assergi. <\/strong>Essa era, ed \u00e8, situata in fondo all\u2019attuale Via del Carmine, che \u00e8, venendo idealmente da Piazza Regina Margherita, la seconda traversa che s\u2019incontra a sinistra muovendo verso Corso Vittorio Emanuele II. Volendo andare, invece, sempre da Piazza Regina Margherita, verso Porta Castello, si arriva alla chiesa accedendo dalla prima traversa a destra, che si chiama, non a caso, <strong>Via Assergi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 ora che lo scrivente, nato e cresciuto ad Assergi, ceda la parola, come spesso gli capita di fare, a colui che per il passato ha illustrato, con rigore di storico e affetto di sacerdote, il paese, il suo santo, la sua chiesa: quel <strong>Nicola Tomei <\/strong>(1718-1792) che in una bella pagina della sua <em>Dissertazione<\/em>, dopo aver ricordato che \u00abLa principale Grancia della Chiesa di Assergi, e che di essa Matrice si pu\u00f2 dire la filiana, fu la Chiesa detta ancor essa di S. Maria d\u2019Assergi\u00bb, e dopo aver egregiamente tratteggiato la cornice storica entro la quale avvenne la fondazione della citt\u00e0 dell\u2019Aquila e il concorso dei castelli, cos\u00ec scrive:<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte de\u2019 Castelli trasport\u00f2 nell\u2019Aquila colla miglior parte de\u2019 Cittadini la Chiesa Parrocchiale col Parroco, e suoi Canonici, se ne aveva; lasci\u00f2 nel Castello un Sostituto per la cura delle anime de\u2019 Filiani col\u00e0 restati. Il Castello d\u2019Assergi a differenza degli altri molti non fece cos\u00ec. Edific\u00f2 nell\u2019Aquila la sua Chiesa, mand\u00f2 i suoi Cittadini; ma volle che la Chiesa dentro l\u2019Aquila fusse la subordinata, e quella che restava nel Castello la principale col Proposto, e Canonici. Del che forsi ne fu cagione, perch\u00e9 essendo questa sommamente frequentata per ragion di S. Franco morto in quel Secolo della fondazione dell\u2019Aquila, non pareva di doversi avvilire col mandarne il Capitolo all\u2019Aquila, e lasciarvi un Sostituto. Se pure non ne fu cagione, perch\u00e9 in quel tempo vi stavano ancora i Monaci, che nel medesimo Secolo XIII si pu\u00f2 credere di esserne partiti. [\u2026] Fu dunque dal Popolo d\u2019Assergi eretta la Chiesa nell\u2019Aquila nel proprio locale assegnato, che ancor oggi si chiama il Locale d\u2019Assergi nelle pubbliche scritture. Ebbe la piazza, e la fontana <sup>(1).<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Il buon <strong>Tomei<\/strong> ci fa anche sapere che la cura delle anime fu affidata ad un componente del clero assergese, vale a dire a un membro del Capitolo della chiesa parrocchiale (che era composta da quattro sacerdoti oltre il preposto) o un sostituto di esso <sup>(2).<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa, \u00abanche topograficamente dominatrice dell\u2019ampio spiazzo\u00bb formato sul retro delle case dei Camponeschi dell\u2019attuale Corso Vittorio Emanuele, tanto da interloquire con la prestigiosa famiglia Franchi, alla quale concedeva nel 1506 l\u2019acqua della fontana, apparteneva ad uno dei castelli, quello di Assergi, tra i pi\u00f9 colpiti dalla costruzione del castello spagnolo, tanto da vedersi, nel 1557, smozzicato il campanile perch\u00e9 ritenuto, alto e massiccio com\u2019era, un intralcio ai tiri delle artiglierie provenienti dalla fortezza eventualmente diretti contro la popolazione turbolenta <sup>(3)<\/sup> (era stato questo il vero motivo del ridimensionamento e non la gelosia contro gli assergesi da parte \u00abdel Regio Castello di fresco edificato\u00bb, come riferisce un po\u2019 frivolamente <strong>Emidio Mariani \u2013 <\/strong>1770\/1850 \u2013 ) <sup>(4)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Si deve a questa decadenza (\u00abestinti gi\u00e0 tutti i Popolari d\u2019Assergi dentro l\u2019Aquila\u00bb <sup>(5)<\/sup>) se la chiesa cittadina sar\u00e0 ceduta nel 1609, non potendo pi\u00f9 ad essa provvedere il Capitolo e l\u2019Universit\u00e0 del castello pedemontano. L\u2019introduzione dei Carmelitani all\u2019Aquila \u00e8 legata a questa circostanza e si identificher\u00e0 con la cessione a detta congregazione religiosa da parte di Assergi sia della chiesa sia del sito attiguo su cui verr\u00e0 realizzato il convento <sup>(6)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>E se la realizzazione finale di questa operazione \u00e8 da ascrivere al clima di fervida spiritualit\u00e0 popolare propiziato dall\u2019azione del vescovo <strong>Gonzalo de Rueda <\/strong>(1605-1622) e di <strong>Baldassarre de\u2019 Nardis <\/strong>(1575-1630), nel pi\u00f9 generale quadro della riforma cattolica <sup>(7)<\/sup>, si deve allo zelo di un altro pastore, <strong>Mariano de Racciaccaris<\/strong> (1579-1592), un minorita, la chiamata in citt\u00e0 dei Carmelitani, che \u00abcon general parlamento del 1583 furono accettati in Aquila [\u2026] e fu a loro dato il permesso di edificare il Convento\u00bb <sup>(8)<\/sup>. E si pervenne alla cessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Del contenuto dell\u2019\u00abinstrumento rogato da Notar<strong> Alessandro Francantonio d\u2019Assergi<\/strong> nell\u2019anno 1609\u00bb ci dice qualcosa Tomei. Fra i patti c\u2019era che la chiesa dovesse sempre chiamarsi Santa Maria d\u2019Assergi (impegno che non sar\u00e0 rispettato) e fosse lecito di scolpire in qualunque luogo della chiesa lo stemma del castello <sup>(9)<\/sup>. Il contratto inoltre prevedeva rapporti tra la chiesa e gli assergesi (alla quale, evidentemente, si sentivano ancora sentimentalmente legati), e pertanto ogni anno due o tre frati carmelitani avevano il dovere di recarsi al paese ed offrire un cero del valore di una libbra nella festa di San Franco, con il diritto di tenere una predica e di essere ospitati gratuitamente anche nella festa dell\u2019Assunta; cos\u00ec come pure il preposto o un canonico di Assergi, trovandosi in citt\u00e0, doveva poter essere ospitato nel convento carmelitano <sup>(10)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tomei <\/strong>ci fa altres\u00ec sapere che<\/p>\n\n\n\n<p>Colla fabrica del Convento fu occupata la piazza, l\u2019acqua della fontana fu divisa parte dentro il Convento, e parte fuori, come si vede al giorno d\u2019oggi. La cura dell\u2019anime fu addossata alla Chiesa vicina di Tempera, che l\u2019amministra, e dai Frati del Carmine fa sodisfare i pesi delle messe, e paga colla rendita de\u2019 beni addetti a tali pesi, che dal dilei Capitolo si possiedono <sup>(11)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, per il prestigio di Assergi fu un brutto colpo. Fu a partire dai primi decenni del Seicento, con l\u2019avvento dei carmelitani, che la chiesa, affiancata a sinistra dal convento, comincia ad ingrandirsi. Scrive al riguardo <strong>Orlando Antonini<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> All\u2019edificio dugentesco, i frati aggiunsero nel 1637 un coro ottagonale a volta, pi\u00f9 alto della nave, che se ne trov\u00f2 considerevolmente prolungata; di conseguenza, rialzarono pressoch\u00e9 del doppio le muraglie dell\u2019involucro rettangolare, scandendole verticalmente, all\u2019esterno, con una serie di finestrature e con snelli contrafforti in pietra per contenere le spinte della lunga volta a botte <sup>(12)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato di questi radicali rimaneggiamenti fu che la rinascimentale facciata in pietra concia, con i suoi due diseguali ordini, venne a costituire la parte inferiore della nuova fronte, salvo rimuovere il rosone, come appare a prima vista, sostituito da un finestrone al centro della parte rialzata <sup>(13)<\/sup>. Riguardo alla facciata, oggi coperta dall\u2019impalcatura richiesta dai lavori di ristrutturazione post terremoto, il portale riproduce in maniera quasi perfetta quello della chiesa madre assergese, del quale deve ritenersi contemporaneo, vale a dire realizzato nella prima met\u00e0 del XV secolo. Le sole differenze degne di nota vanno ravvisate nel fogliame dei capitelli e nella diversa composizione del fregio decorativo dell\u2019architrave, meno elaborati quelli aquilani <sup>(14)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ignazio Carlo Gavini<\/strong> (1867-1936), insigne architetto e raffinato storico dell\u2019arte che ai Monumenti d\u2019Abruzzo dedic\u00f2 tanta parte della sua attivit\u00e0 professionale, cos\u00ec scrive sulla chiesa:<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme al quartiere di Aquila costruito dagli abitanti di Assergi sorse questa piccola chiesa ad una navata che nulla serba di antico oltre alla fronte riferibile al periodo ben caratterizzato da Santa Maria del Guasto e da San Vito. La muraglia rettangolare rialzata con opera moderna ha perduto il coronamento ed il finestrone a ruota; rimangono invece la cornice mediana ed il portale, che riproduce l\u2019ingresso di Santa Maria del Guasto <sup>(15).<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia la ex chiesa assergese <em>intus m\u0153nia<\/em> \u2013 ad avviso dello storico dell\u2019arte \u2013 non seppe riprodurre di <strong>Santa Maria del Guasto<\/strong> \u00abl\u2019eleganza e la morbidezza che nel primo portale di questa indica l\u2019opera di uno dei pi\u00f9 grandi maestri del tempo\u00bb <sup>(16)<\/sup>. Bench\u00e9 sopravvisse al devastante terremoto del 1703, Santa Maria del Carmine ebbe bisogno di ristrutturazioni sostanziali, nel quadro del generale riassetto urbanistico seguito all\u2019evento sismico. Nel 1730 il sacro edificio fu oggetto di una radicale riprogettazione spaziale, come testimoniato da una lapide posta all\u2019interno <sup>(17)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratt\u00f2, come ci informa <strong>Antonini<\/strong>, di una variante di quel modulo architettonico gesuitico (derivato dalla chiesa del Ges\u00f9 a Roma) caratterizzato da una navata unica e ampia, con cappelle laterali intercomunicanti e un presbiterio poco profondo: il tutto finalizzato a creare, nello spirito dei decreti del Concilio di Trento (1545-1569), un senso di unit\u00e0 e centralit\u00e0 dello spazio che favorisse la concentrazione sull\u2019altare dell\u2019attenzione dei fedeli. In Santa Maria del Carmine,<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019organismo ad aula venne rivestito da una fodera muraria robusta, che si nota applicata sulle precedenti pareti, onde rafforzarle, caratterizzata da una trama architettonico-plastica che costituisce variante al modulo gesuitico. Il partito spaziale si dispone su sistema a-b-b-b-a, ove le lettere estreme rappresentano le due strette campate d\u2019apertura e di chiusura della sequenza delle tre ampie archeggiature cieche, indicate dalle lettere intermedie; archeggiature aprentisi lungo le pareti laterali longitudinali, e tenute da paraste corinzie <sup>(18)<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Alla struttura orizzontale che corre sopra le lesene e lega tutt\u2019attorno lo svolgersi delle pareti fino a girare in curva sul piccolo coro divenuto semicircolare da ottagonale che \u00e8 all\u2019esterno; e alla lunga volta con le sue originali incorniciature che puntano verso il basso, \u00e8 demandato il compito di orientare verso l\u2019altare e verso l\u2019immagine della Madonna in fondo all\u2019abside l\u2019attenzione del fedele <sup>(19).<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Per altro aspetto, l\u2019ampiezza delle arcate laterali, a cui lo spessore dei pilastri, nel contrasto tra il colore bruno dei finti marmi e quello biancastro del fondo, danno un\u2019illusoria profondit\u00e0, sortiscono l\u2019effetto architettonico da un lato di negare alle arcate stesse il carattere, proprio del modulo gesuitico, di varchi tra cappelle, e dall\u2019altro di conferire loro il carattere di arcate divisorie di navate fantasma <sup>(20)<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo sistema parietale plastico riproduce, secondo l\u2019<strong>Antonini<\/strong>, quello strutturale del Cipriani presente nella cattedrale di San Massimo <sup>(21)<\/sup>. Siamo dunque in presenza di uno degli esempi pi\u00f9 rappresentativi di quelle riprogettazioni settecentesche aquilane di chiesa a navata unica (22). L\u2019interno settecentesco, con i suoi tipici richiami barocchi, a me che scrivo, le rare volte che da ragazzo varcavo la soglia di questa chiesa con il nome di \u2018Assergi\u2019 nella mente, richiamava l\u2019immagine della chiesa madre del paese, Santa Maria Assunta, prima dei restauri, e ci\u00f2 mi faceva sentire a casa mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si conclude qui, con i dotti richiami architettonici di <strong>Orlando Antonini<\/strong>, la storia di quella chiesa dentro le mura dell\u2019Aquila che da \u2018Santa Maria d\u2019Assergi\u2019 si chiam\u00f2 \u2018<strong>Santa Maria del Carmine<\/strong>\u2019, storia che lo scrivente ha tratteggiato con un senso di commossa partecipazione, quella che sempre accompagna l\u2019animo quando, per un motivo o per l\u2019altro, \u00e8 dato di accarezzare le radici, e coltivare gli affetti che ad esse tengono dietro.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE AL TESTO<\/p>\n\n\n\n<p>(1) N. TOMEI, <em>Dissertazione sopra gli atti, e culti di S. Franco<\/em>, Napoli, Giuseppe Coda, 1791, pp. 43-44.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) Ivi, p. 44.<\/p>\n\n\n\n<p>(3) Cfr. R. COLAPIETRA, <em>Antinoriana. Studi per il bicentanario della morte di A. L. Antinori<\/em>, L\u2019Aquila, Edizioni Libreria Colacchi, vol. II, 2002, p. 1135; Cfr. A. L. Antinori, <em>Annali degli Abruzzi<\/em>, Forni Editore Bologna, vol. XIX, p. 532, 539.<\/p>\n\n\n\n<p>(4) E. MARIANI, <em>Memorie Istoriche<\/em>, tomo I, parte I, fol. 447r , in D. GIANFRANCESCO,<em> Assergi e S. Franco eremita del Gran Sasso<\/em>, Roma, abete grafica s. r. l., 1980, p. 54, nota 83.<\/p>\n\n\n\n<p>(5) A. L. ANTINORI, XLVIII, p. 149, in D. GIANFRANCESCO, <em>Assergi e S. Franco<\/em>\u2026, cit., p. 54 e nota 83.<\/p>\n\n\n\n<p>(6) R. COLAPIETRA, <em>Antinoriana<\/em>\u2026, cit., p. 1135.<\/p>\n\n\n\n<p>(7) Ivi, pp. 1135-1136.<\/p>\n\n\n\n<p>(8) A. SIGNORINI, <em>La Diocesi di Aquila descritta ed illustrata<\/em>, Aquila, Stabilimento Tipografico Grossi, 1868, p. 99; Cfr. V. MOSCARDI,<em> Cenni topografici e storici del castello di Assergi<\/em>, Aquila, Santini Simeone Editore, 1896, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p>(9) N. TOMEI, <em>Dissertazione<\/em>\u2026, cit., p. 44.<\/p>\n\n\n\n<p>(10) N. LODI, <em>Storia della Diocesi Aquilana<\/em>, Ms., Reg. III, f. 60rv., in D. GIANFRANCESCO, <em>Assergi e S. Franco<\/em>\u2026, cit., p. 54 e nota 84.<\/p>\n\n\n\n<p>(11) N. TOMEI, <em>Dissertazione<\/em>\u2026, cit., p. 44.<\/p>\n\n\n\n<p>(12) O. ANTONINI, \u201cSanta Maria di Assergi (Il Carmine)\u201d in <em>Architettura Religiosa Aquilana<\/em>, Todi (Pg), Tau Editrice, 2010, p. 281.<\/p>\n\n\n\n<p>(13) Ivi, p. 282.<\/p>\n\n\n\n<p>(14) Cfr. I. C. GAVINI,<em> Storia dell&#8217;architettura in Abruzzo<\/em>, Azzate (Va), Costantini Editore Pescara, 1980, vol. III, p. 49; Cfr. ID, <em>Santa Maria Assunta in Assergi<\/em>, Roma, Danesi, 1901, p. 24.<\/p>\n\n\n\n<p>(15) I. C. GAVINI, , <em>Storia dell&#8217;architettura in Abruzzo<\/em>, vol. III, cit., p. 39.<\/p>\n\n\n\n<p>(16) <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>(17) Cfr. O. ANTONINI, \u201cSanta Maria di Assergi (Il Carmine) in <em>Architettura<\/em>\u2026, cit., p. 282. La lapide all\u2019interno attestava, causticamente, che il Cardinale Ruffo, celebre personaggio del periodo napoleonico, \u00abaedificavit non restauravit\u00bb la chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>(18)<em> Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>(19) <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>(20) Ivi, 284.<\/p>\n\n\n\n<p>(21) <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>(22)Ivi, p. 285.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Lalli Il legame sentimentale col passato prepara e aiuta l\u2019intelligenza storica, condizione di ogni avanzamento civile, e, soprattutto, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[],"class_list":["post-77149","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-religion"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=77149"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":77153,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/77149\/revisions\/77153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=77149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=77149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=77149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}