{"id":77637,"date":"2025-08-02T09:26:43","date_gmt":"2025-08-02T09:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=77637"},"modified":"2025-08-02T09:27:12","modified_gmt":"2025-08-02T09:27:12","slug":"oltre-i-confini-dellarte-quando-loriente-guarda-loccidente-e-viceversa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=77637","title":{"rendered":"Oltre i confini dell\u2019arte: quando l\u2019Oriente guarda l\u2019Occidente (e viceversa)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-3-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-3-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-77457\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-3-1.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-3-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cIl pi\u00f9 profondo \u00e8 l\u2019universalmente umano. Solo attraverso le differenze si rivela ci\u00f2 che ci unisce.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<strong>Octavio Paz<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di straordinario e necessario in ci\u00f2 che accade oggi alla&nbsp;<strong>Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea<\/strong>&nbsp;di Roma. Qualcosa che non riguarda soltanto l\u2019arte in s\u00e9, ma il modo in cui ci relazioniamo al mondo, all\u2019altro, a ci\u00f2 che non conosciamo \u2014 e, forse proprio per questo, ci spaventa o ci affascina. La mostra&nbsp;<em>East and West: International Dialogue Exhibition \u2013 From Shanghai to Rome<\/em>&nbsp;si presenta come un&nbsp;<strong>dispositivo critico, culturale ed estetico<\/strong>&nbsp;in grado di costruire ponti autentici tra due mondi solo apparentemente lontani:&nbsp;<strong>la Cina contemporanea e l\u2019Italia del XX secolo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non siamo di fronte a un\u2019esposizione tematica o didascalica. \u00c8 piuttosto un&nbsp;<strong>paesaggio percettivo e simbolico<\/strong>, un tracciato che chiede al visitatore di lasciarsi alle spalle le proprie certezze e di accedere a un livello pi\u00f9 profondo della fruizione artistica. Le&nbsp;<strong>oltre 70 opere di 40 artisti cinesi e italiani<\/strong>, scelte e organizzate con cura dai due curatori&nbsp;<strong>Gabriele Simongini<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Zhang Xiaoling<\/strong>, creano un ambiente sospeso, uno spazio liminale in cui&nbsp;<strong>la differenza non divide, ma genera senso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le tre sezioni in cui si articola la mostra \u2014&nbsp;<em>Riflessi dello Spazio-Tempo<\/em>,&nbsp;<em>Espansione del Pensiero<\/em>,&nbsp;<em>Generazione dell\u2019Immaginario<\/em>&nbsp;\u2014 non sono semplici categorie concettuali. Sono&nbsp;<strong>architetture invisibili<\/strong>, percorsi che permettono al pensiero di distendersi, di respirare, di riflettere su ci\u00f2 che l\u2019arte rappresenta&nbsp;<strong>oltre la forma visibile<\/strong>: una soglia tra l\u2019esterno e l\u2019interno, tra la memoria e la visione, tra il passato e ci\u00f2 che ancora non \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come docente di Estetica e Simbologia al Master di Neuroestetica dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata<\/strong>, sento che questa mostra possiede un valore che va ben oltre l\u2019esposizione artistica: essa tocca direttamente le modalit\u00e0 con cui l\u2019<strong>essere umano percepisce, codifica e attribuisce senso all\u2019immagine<\/strong>. La neuroestetica ci ha insegnato che la bellezza \u2014 cos\u00ec come la tensione estetica \u2014 nasce dall\u2019interazione tra strutture biologiche, memorie culturali e codici simbolici. In questa mostra, tale interazione \u00e8 visibile, palpabile, quasi esperibile in forma pura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il confronto tra Oriente e Occidente \u00e8, da sempre, uno dei crocevia pi\u00f9 fertili (e pi\u00f9 delicati) del pensiero estetico.<\/strong>&nbsp;Non si tratta soltanto di linguaggi diversi, ma di visioni del mondo, di antropologie visive, di concezioni dell\u2019essere. Dove l\u2019Occidente ha cercato l\u2019eccedenza, la forma piena, l\u2019espressione del soggetto, l\u2019Oriente ha privilegiato il&nbsp;<strong>vuoto significativo<\/strong>, l\u2019<strong>armonia cosmica<\/strong>, la&nbsp;<strong>scrittura del gesto<\/strong>&nbsp;come manifestazione dell\u2019universo pi\u00f9 che dell\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa mostra, queste due tendenze \u2014 apparentemente inconciliabili \u2014&nbsp;<strong>non si scontrano, ma si rifrangono l\u2019una nell\u2019altra<\/strong>. Il visitatore \u00e8 chiamato a una doppia operazione:&nbsp;<strong>guardare e lasciarsi guardare<\/strong>, contemplare e farsi attraversare. L\u2019opera d\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto da interpretare, ma&nbsp;<strong>un soggetto che interpella<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Basti osservare&nbsp;<strong>l\u2019opera di Zhai Qingxi<\/strong>, che riprende il motivo del&nbsp;<strong>cavaliere<\/strong>&nbsp;in chiave contemporanea. La sua figura, forgiata in acciaio lucido, specchia lo spettatore e l\u2019ambiente, suggerendo una&nbsp;<strong>metafisica della riflessione<\/strong>. Di fronte, il&nbsp;<strong>cavaliere di Marino Marini<\/strong>, ieratico e solenne, richiama una tensione arcaica, quasi sacrale. L\u2019accostamento non \u00e8 solo formale: \u00e8&nbsp;<strong>epistemico<\/strong>, perch\u00e9 ci parla di due modi diversi di intendere il tempo, il corpo, la presenza nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Similmente, l\u2019opera&nbsp;<em>Sunday<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Maurizio Cattelan<\/strong>&nbsp;\u2014 con i suoi pannelli dorati trafitti da proiettili \u2014 si pone in relazione con il&nbsp;<strong>gruppo scultoreo di Wei Kun<\/strong>, che ritrae grandi intellettuali della Cina del Novecento. Da una parte, la&nbsp;<strong>dissacrazione della sacralit\u00e0<\/strong>; dall\u2019altra, la&nbsp;<strong>sacralizzazione della memoria<\/strong>. \u00c8 in questa tensione che nasce qualcosa di nuovo:&nbsp;<strong>una terza forma, una bellezza liminale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse l\u2019opera pi\u00f9 emblematica dell\u2019intero percorso \u00e8&nbsp;<em>La grande perfezione sembra incompleta<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Dong Yayuan<\/strong>. Il titolo, tratto da un\u2019antica massima taoista, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un manifesto estetico. La perfezione non \u00e8 compiutezza, ma&nbsp;<strong>apertura al divenire<\/strong>. \u00c8 nel vuoto, nell\u2019incompiuto, nel gesto sospeso che si cela il massimo grado di verit\u00e0 estetica. Quest\u2019opera, con i suoi riferimenti lunari, i cerchi imperfetti, i materiali che sembrano evaporare, rappresenta&nbsp;<strong>un punto d\u2019incontro possibile tra la metafisica orientale e l\u2019intuizione occidentale dell\u2019infinito<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dal punto di vista simbolico<\/strong>, ci\u00f2 che colpisce maggiormente \u00e8 la capacit\u00e0 della cultura visiva cinese di&nbsp;<strong>assorbire senza assimilare<\/strong>, di reinterpretare senza colonizzare. Gli artisti cinesi presenti in mostra non cercano di imitare l\u2019arte occidentale: la studiano, la decostruiscono, la fanno propria in modo personale, radicato, critico. \u00c8 un approccio profondo, che rivela&nbsp;<strong>una maturit\u00e0 estetica sorprendente<\/strong>&nbsp;e spesso sottovalutata in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro contesto culturale, abituato alla novit\u00e0 come valore in s\u00e9, l\u2019idea che l\u2019arte possa nascere da altra arte \u00e8 spesso guardata con sospetto. In Cina, invece,&nbsp;<strong>l\u2019intertestualit\u00e0 \u00e8 considerata una forma superiore di consapevolezza estetica<\/strong>. \u00c8 questa, forse, la lezione pi\u00f9 urgente che la mostra ci offre:&nbsp;<strong>la novit\u00e0 non nasce dalla rottura, ma dalla trasformazione lenta e profonda<\/strong>&nbsp;del senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano politico \u2014 inevitabilmente \u2014&nbsp;<em>East and West<\/em>&nbsp;si inserisce anche in un discorso pi\u00f9 ampio. In un momento storico in cui i rapporti tra Cina e Europa sono attraversati da tensioni, l\u2019arte si fa&nbsp;<strong>spazio terzo<\/strong>, territorio neutro ma non neutrale, capace di proporre un dialogo autentico l\u00e0 dove i linguaggi istituzionali si inceppano. \u00c8 il trionfo della&nbsp;<strong>soft diplomacy<\/strong>, della forza gentile della cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>Galleria Nazionale<\/strong>&nbsp;si conferma cos\u00ec, sotto la guida di&nbsp;<strong>Renata Cristina Mazzantini<\/strong>,&nbsp;<strong>non solo luogo di conservazione, ma laboratorio di trasformazione culturale<\/strong>. Una \u201cgalleria vivente\u201d, dove il passato non viene esposto come reliquia, ma interrogato come orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva,&nbsp;<em>East and West<\/em>&nbsp;non \u00e8 soltanto una mostra. \u00c8 un\u2019esperienza,&nbsp;<strong>un viaggio percettivo e mentale<\/strong>, un invito a ripensare l\u2019arte non come espressione di identit\u00e0 chiuse, ma come&nbsp;<strong>luogo di rivelazione reciproca<\/strong>. Dove l\u2019altro non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa da temere o da giudicare, ma&nbsp;<strong>un\u2019occasione per scoprire ci\u00f2 che di pi\u00f9 profondo ci accomuna<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Come scriveva&nbsp;<strong>Paul Val\u00e9ry<\/strong>, \u201c<em>l\u2019arte \u00e8 ci\u00f2 che rende la vita pi\u00f9 interessante dell\u2019arte stessa<\/em>.\u201d<br>E in questo caso, la mostra riesce nell\u2019intento pi\u00f9 raro e difficile:&nbsp;<strong>fare dell\u2019arte un luogo di pensiero vivo, di relazione umana, di possibilit\u00e0 condivisa.&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cIl pi\u00f9 profondo \u00e8 l\u2019universalmente umano. 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