{"id":78402,"date":"2025-08-22T09:22:46","date_gmt":"2025-08-22T09:22:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=78402"},"modified":"2025-08-22T09:23:16","modified_gmt":"2025-08-22T09:23:16","slug":"la-forma-la-sostanza-e-il-vuoto-del-progressismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=78402","title":{"rendered":"La forma, la sostanza e il vuoto del progressismo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/images-2.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/images-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78165\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/images-2.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/images-2-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em><br>\u00abLe parole sono la pi\u00f9 potente droga usata dall\u2019umanit\u00e0.\u00bb<\/em>&nbsp;\u2014 Rudyard Kipling<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Viviamo in un\u2019epoca in cui la forma \u00e8 divenuta sostanza<\/strong>, fino al punto da inglobarla, trasformarla e in alcuni casi sostituirla del tutto. Non si tratta soltanto di un ornamento superficiale, ma della dimensione stessa attraverso cui il pensiero, l\u2019azione e la politica si esprimono. Ci\u00f2 che appare vero diventa, per molti, pi\u00f9 importante di ci\u00f2 che \u00e8 vero. Questa metamorfosi segna il nostro tempo pi\u00f9 di ogni altra cosa: la sostanza rischia di dissolversi nelle nebbie dell\u2019apparenza, eppure non possiamo ignorare che, spesso, \u00e8 proprio l\u2019apparenza a determinare la sorte della sostanza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nell\u2019antichit\u00e0 classica<\/strong>, la retorica era gi\u00e0 considerata arte del convincere, non mera decorazione del discorso. I sofisti insegnavano che la parola poteva piegare la realt\u00e0 alla volont\u00e0 di chi sapeva usarla. Platone, indignato, denunciava il pericolo di questa potenza disancorata dalla verit\u00e0; Aristotele tent\u00f2 di ricondurla a una disciplina dell\u2019argomentare razionale. Eppure, nonostante gli ammonimenti, la storia ha dimostrato che il potere della forma non si \u00e8 mai spento. Anzi, nelle epoche di crisi, di trasformazione e di conflitto, la forma ha spesso deciso le sorti dei popoli pi\u00f9 della sostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, con l\u2019avvento dei social media, questa antica tensione tra verit\u00e0 e persuasione ha raggiunto un\u2019acme inedito.&nbsp;<strong>La politica \u00e8 diventata immagine, meme, slogan, battuta virale<\/strong>, e la comunicazione non \u00e8 pi\u00f9 semplice strumento ma campo di battaglia decisivo. I leader non vengono giudicati solo dalle loro azioni o dai loro programmi, ma dal modo in cui sanno raccontarsi e saper incarnare il racconto stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il caso americano, tra Trump e Newsom, \u00e8 emblematico.<\/strong>&nbsp;Donald Trump, con i suoi tweet maiuscoli, i soprannomi ridicolizzanti affibbiati agli avversari, le conferenze stampa trasformate in show, ha inaugurato una nuova era: la politica come intrattenimento permanente, in cui l\u2019esagerazione, la provocazione e la menzogna servono non tanto a persuadere nel merito, quanto a dominare la scena. Nel suo stile, riconosciuto e odiato, risiede gran parte della sua forza. Non importa quante volte i fact-checking ne abbiano smentito le affermazioni: l\u2019impatto formale superava ogni smentita sostanziale.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa dinamica, sorprendentemente, si \u00e8 ispirato negli ultimi mesi il governatore democratico della California,&nbsp;<strong>Gavin Newsom<\/strong>. Egli ha scelto di sfidare il trumpismo non con un linguaggio alternativo e pi\u00f9 alto, bens\u00ec calandosi sullo stesso terreno: meme generati dall\u2019intelligenza artificiale, immagini satiriche che richiamano Harry Potter, Guerre Stellari, i Simpson; frasi in maiuscolo, sarcasmo corrosivo, slogan brevi e virali. \u00c8 un\u2019imitazione voluta, che secondo Steve Bannon fa di Newsom \u201cl\u2019unico democratico che abbia davvero compreso lo stile MAGA\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, \u00e8 qui che si pone una questione etica di enorme rilievo:&nbsp;<strong>il fine giustifica davvero i mezzi?<\/strong>&nbsp;\u00c8 sufficiente il risultato politico per rendere accettabile la copia delle strategie dell\u2019avversario, anche quando queste strategie hanno contribuito all\u2019imbarbarimento del discorso pubblico, alla polarizzazione estrema e alla riduzione della complessit\u00e0 a caricatura? La lezione di Machiavelli viene spesso fraintesa: il Segretario fiorentino non suggeriva di cancellare ogni vincolo morale, bens\u00ec di riconoscere che la politica obbedisce a regole proprie. Ma ridurre questa complessit\u00e0 a un banale \u201ctutto \u00e8 lecito purch\u00e9 funzioni\u201d rischia di avvelenare per sempre la convivenza democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, i numeri danno ragione a Newsom:&nbsp;<strong>milioni di follower guadagnati, centinaia di milioni di visualizzazioni, crescente popolarit\u00e0 nei sondaggi<\/strong>. Eppure, dietro il successo immediato, si annida un pericolo pi\u00f9 sottile: quello di assuefare l\u2019opinione pubblica a una politica che non si misura pi\u00f9 con la verit\u00e0 n\u00e9 con i contenuti, ma soltanto con l\u2019efficacia comunicativa. Se anche i democratici parlano come Trump, se anche i progressisti riducono il dibattito a meme, chi rester\u00e0 a custodire l\u2019idea che la politica debba innanzitutto proporre visioni e soluzioni?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che si apre la riflessione pi\u00f9 ampia sulla&nbsp;<strong>crisi del progressismo occidentale<\/strong>. Da anni, in Europa come in America, la sinistra appare smarrita, priva di progetto, incapace di formulare un orizzonte credibile. L\u2019ultima stagione in cui il progressismo seppe unire visione e pragmatismo, sostanza e forma, fu quella di&nbsp;<strong>Tony Blair in Gran Bretagna e di Bettino Craxi in Italia<\/strong>. Blair seppe interpretare la modernizzazione come promessa di inclusione e dinamismo, portando il Labour fuori dall\u2019angolo ideologico. Craxi, pur tra contraddizioni e ombre, incarn\u00f2 un socialismo riformista che sapeva parlare al futuro, dotato di simboli e linguaggio forti. Dopo di loro, il vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel vuoto si \u00e8 allargato fino a diventare, oggi, crisi strutturale:&nbsp;<strong>nessun leader progressista, in nessun Paese occidentale, appare in grado di proporre una nuova sintesi<\/strong>, un racconto capace di appassionare e convincere. La sinistra si \u00e8 ridotta a inseguire i temi imposti dalla destra, ad adattarsi, a rincorrere mode e tendenze, perdendo la capacit\u00e0 di guidare. E quando la sostanza \u00e8 debole, anche la forma si affloscia, o diventa imitazione caricaturale di quella dell\u2019avversario.<\/p>\n\n\n\n<p>In ci\u00f2 si rivela una drammatica ironia:&nbsp;<strong>se la forma \u00e8 sostanza, e la sostanza \u00e8 ormai fiacca, allora la sinistra non ha pi\u00f9 n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra<\/strong>. Da qui il ricorso, quasi disperato, a strumenti che un tempo avrebbe rifiutato, come i meme e la comunicazione \u201cbassa\u201d. Ma un linguaggio preso in prestito non crea identit\u00e0, e una forma copiata non genera vera forza. Al contrario, rischia di certificare la sconfitta sul piano culturale ancor prima che su quello politico.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia offre insegnamenti preziosi.&nbsp;<strong>Nella tarda Repubblica romana<\/strong>, gli optimates e i populares si contendevano non solo il potere ma anche la scena pubblica. Catilina, Cesare, Cicerone: tutti compresero che la parola e l\u2019immagine contavano quanto gli eserciti. Il Rinascimento italiano ci mostra un\u2019altra faccia del medesimo problema: i principi, tra corti e citt\u00e0-stato, si servivano dell\u2019arte e della magnificenza come linguaggio politico. Nell\u2019Illuminismo, infine, la forma dei pamphlet, delle enciclopedie, delle satire, fu decisiva quanto i contenuti nel diffondere le idee nuove.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dunque la lezione:&nbsp;<strong>non si pu\u00f2 separare mai del tutto forma e sostanza<\/strong>. Ma se si abbandona la sostanza, se la forma diventa solo artificio, si genera un vuoto che nessun artificio pu\u00f2 riempire a lungo. La politica diventa spettacolo, ma uno spettacolo che logora s\u00e9 stesso, perch\u00e9 privo di fondamento.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda decisiva \u00e8 allora questa: pu\u00f2 il progressismo rinascere, pu\u00f2 ritrovare un linguaggio che non sia semplice imitazione della destra, ma autentica innovazione? Per riuscirvi, occorrerebbe tornare a pensare la politica come progetto di futuro, non solo come gestione del presente o reazione agli avversari. Occorrerebbe ricostruire&nbsp;<strong>una narrazione capace di unire la concretezza dei problemi con la grandezza di una visione<\/strong>. Occorrerebbe ritrovare leader che, come i grandi del passato, sappiano tenere insieme profondit\u00e0 e chiarezza, sostanza e forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, la forma \u00e8 diventata sovrana. Ma senza contenuto da custodire, la sovranit\u00e0 della forma \u00e8 sterile. Non baster\u00e0 un meme a salvare la democrazia, n\u00e9 una battuta virale a restituire senso alla politica. Solo quando la parola torner\u00e0 a essere magia che illumina e non solo fumo che acceca, il progressismo potr\u00e0 tornare a svolgere il compito che la storia gli assegna:&nbsp;<strong>essere motore di futuro, non eco sbiadita del passato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abLe parole sono la pi\u00f9 potente droga usata dall\u2019umanit\u00e0.\u00bb&nbsp;\u2014 Rudyard Kipling Viviamo in un\u2019epoca in cui la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-78402","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78402","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=78402"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78402\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78403,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/78402\/revisions\/78403"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=78402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=78402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=78402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}