{"id":79484,"date":"2025-09-11T08:43:58","date_gmt":"2025-09-11T08:43:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=79484"},"modified":"2025-09-11T08:45:24","modified_gmt":"2025-09-11T08:45:24","slug":"dove-abita-il-mostro-e-comincia-la-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=79484","title":{"rendered":"Dove abita il mostro e comincia la parola"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"598\" data-id=\"79486\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596-1024x598.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-79486\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596-1024x598.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596-768x448.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596-150x88.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000047596.jpg 1170w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-9.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"204\" height=\"192\" data-id=\"79295\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-9.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-79295\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-9.jpeg 204w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-9-150x141.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><em>\u00abLe parole sono carceri o ali, a seconda di chi le sa usare.\u00bb<\/em><em><br>\u2014 Elias Canetti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>lingua<\/strong>&nbsp;non \u00e8 mai neutra. Crescendo in contesti segnati dalla&nbsp;<strong>violenza<\/strong>, dalla&nbsp;<strong>discriminazione<\/strong>&nbsp;o dall\u2019<strong>occupazione<\/strong>, ci si accorge presto che le parole possono diventare strumenti di&nbsp;<strong>dolore<\/strong>&nbsp;quanto di&nbsp;<strong>liberazione<\/strong>. In Palestina, come in altre terre di conflitto, la lingua \u00e8 continuamente sotto attacco: diventa veicolo di&nbsp;<strong>repressione<\/strong>, di&nbsp;<strong>censura<\/strong>, di&nbsp;<strong>annientamento culturale<\/strong>. La parola viene&nbsp;<strong>spezzata<\/strong>,&nbsp;<strong>manipolata<\/strong>, privata della sua funzione primaria di&nbsp;<strong>comunicare verit\u00e0<\/strong>. Eppure, proprio quando la lingua sembra tradire, emerge un bisogno pi\u00f9 profondo: trovare nuove vie per&nbsp;<strong>raccontare<\/strong>, per&nbsp;<strong>testimoniare<\/strong>, per&nbsp;<strong>sopravvivere<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sua opera pi\u00f9 recente,&nbsp;<em>La lingua rubata<\/em>,&nbsp;<strong>Adania Shibli<\/strong>&nbsp;esplora queste tensioni. La sua scrittura non \u00e8 semplice narrazione, ma un\u2019indagine sulle possibilit\u00e0 e sui limiti della&nbsp;<strong>parola<\/strong>&nbsp;in un contesto oppressivo. La lingua, per lei, non \u00e8 solo&nbsp;<strong>mezzo<\/strong>, ma&nbsp;<strong>materia viva<\/strong>: un terreno dove si&nbsp;<strong>combatte<\/strong>, si&nbsp;<strong>perde<\/strong>&nbsp;e si&nbsp;<strong>riconquista<\/strong>. La scrittura diventa cos\u00ec un&nbsp;<strong>atto di resistenza<\/strong>, un tentativo di restituire&nbsp;<strong>dignit\u00e0<\/strong>&nbsp;a ci\u00f2 che \u00e8 stato sottratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di&nbsp;<strong>lingua rubata<\/strong>, non si intende soltanto la privazione del diritto di parlare liberamente. Si intende la sottrazione di&nbsp;<strong>un\u2019identit\u00e0<\/strong>, la cancellazione di&nbsp;<strong>memorie<\/strong>, la deformazione di&nbsp;<strong>storie<\/strong>&nbsp;che appartengono a comunit\u00e0 intere. Ogni parola negata \u00e8 un&nbsp;<strong>frammento di cultura perduto<\/strong>, ogni silenzio imposto \u00e8 una&nbsp;<strong>ferita nell\u2019anima collettiva<\/strong>. In contesti come quello palestinese, la lingua diventa quindi anche un&nbsp;<strong>campo di battaglia<\/strong>: combattere con le parole significa&nbsp;<strong>difendere la propria esistenza<\/strong>, riaffermare la propria&nbsp;<strong>umanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp;<strong>silenzio<\/strong>, per\u00f2, ha un ruolo ambivalente. Non \u00e8 solo repressione: \u00e8 anche&nbsp;<strong>luogo di meditazione e introspezione<\/strong>. Quando la parola manca, quando il mostro del dolore invade ogni spazio comunicativo, il silenzio diventa uno strumento per&nbsp;<strong>elaborare esperienze<\/strong>, per ascoltare ci\u00f2 che&nbsp;<strong>non pu\u00f2 essere detto<\/strong>. Shibli ci invita a riconoscere questa tensione: la lingua&nbsp;<strong>tradisce<\/strong>, ma il silenzio&nbsp;<strong>insegna<\/strong>. Imparare a muoversi tra questi due poli \u00e8 parte della sfida narrativa che ogni scrittore affronta quando tenta di raccontare&nbsp;<strong>l\u2019irreparabile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>letteratura<\/strong>, in questo senso, si rivela uno specchio indispensabile. Leggere e scrivere diventano&nbsp;<strong>atti di cura<\/strong>, di&nbsp;<strong>resistenza<\/strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>memoria<\/strong>. Quando le parole sono fragili, esse possono essere&nbsp;<strong>ricostruite<\/strong>,&nbsp;<strong>reinventate<\/strong>, piegate a&nbsp;<strong>nuove forme espressive<\/strong>. \u00c8 un processo&nbsp;<strong>lento<\/strong>,&nbsp;<strong>delicato<\/strong>, che richiede attenzione e rispetto verso la&nbsp;<strong>materia linguistica<\/strong>&nbsp;stessa. Ogni frase costruita \u00e8 un tentativo di&nbsp;<strong>restituire senso<\/strong>&nbsp;a un mondo che spesso sembra negarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la lingua rubata non riguarda solo i territori fisici, le frontiere politiche o i confini geografici. Riguarda anche la nostra&nbsp;<strong>interiorit\u00e0<\/strong>, i nostri&nbsp;<strong>ricordi<\/strong>, le&nbsp;<strong>memorie<\/strong>&nbsp;che abbiamo condiviso con chi ci ha preceduto. La parola pu\u00f2 essere&nbsp;<strong>strumento di oppressione<\/strong>, ma anche&nbsp;<strong>ponte tra generazioni<\/strong>. Raccontare significa quindi preservare un\u2019<strong>eredit\u00e0<\/strong>, dare voce a chi&nbsp;<strong>non pu\u00f2 parlare<\/strong>, riparare ci\u00f2 che \u00e8 stato&nbsp;<strong>distrutto<\/strong>. \u00c8 un&nbsp;<strong>atto di giustizia poetica<\/strong>, dove la scrittura assume la funzione di&nbsp;<strong>testimonianza e resistenza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Palestina descritta da Shibli, il&nbsp;<strong>mostro<\/strong>&nbsp;non \u00e8 solo esterno, non \u00e8 solo l\u2019<strong>occupazione<\/strong>&nbsp;o la&nbsp;<strong>violenza quotidiana<\/strong>: abita anche dentro chi subisce, dentro la&nbsp;<strong>memoria collettiva ferita<\/strong>. La lingua, in questo senso, diventa l\u2019unico strumento capace di&nbsp;<strong>affrontarlo<\/strong>. La parola \u00e8&nbsp;<strong>arma<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>cura<\/strong>&nbsp;insieme:&nbsp;<strong>difende<\/strong>,&nbsp;<strong>rivendica<\/strong>,&nbsp;<strong>cura<\/strong>,&nbsp;<strong>consola<\/strong>. In essa si concentra la possibilit\u00e0 di trasformare l\u2019<strong>orrore in racconto<\/strong>, il&nbsp;<strong>trauma in testimonianza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione&nbsp;<strong>etica<\/strong>&nbsp;diventa allora centrale: come usare la parola quando essa stessa \u00e8 stata usata per&nbsp;<strong>ferire<\/strong>? Come fidarsi della lingua quando&nbsp;<strong>tradisce<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>abbandona<\/strong>? La risposta non \u00e8 semplice. Richiede un&nbsp;<strong>impegno costante<\/strong>, una&nbsp;<strong>vigilanza<\/strong>&nbsp;sulla nostra capacit\u00e0 di narrare con&nbsp;<strong>onest\u00e0<\/strong>, di restituire&nbsp;<strong>verit\u00e0<\/strong>&nbsp;senza cedere alla&nbsp;<strong>violenza retorica<\/strong>&nbsp;o alla&nbsp;<strong>manipolazione<\/strong>. Richiede anche una consapevolezza del&nbsp;<strong>potere delle parole<\/strong>: sapere che esse possono&nbsp;<strong>costruire mondi<\/strong>, ma anche&nbsp;<strong>distruggerli<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, l\u2019<strong>arte della scrittura<\/strong>&nbsp;diventa un esercizio di&nbsp;<strong>libert\u00e0<\/strong>. Sperimentare con le&nbsp;<strong>forme<\/strong>, con le&nbsp;<strong>strutture<\/strong>, con i&nbsp;<strong>ritmi del linguaggio<\/strong>&nbsp;significa cercare vie alternative per&nbsp;<strong>esprimere ci\u00f2 che altrimenti resterebbe inespresso<\/strong>. Significa, come suggerisce Shibli, sondare gli&nbsp;<strong>strati pi\u00f9 profondi della lingua<\/strong>, scoprire&nbsp;<strong>possibilit\u00e0 nascoste<\/strong>, coltivare un&nbsp;<strong>amore<\/strong>&nbsp;che rende la parola&nbsp;<strong>viva e resistente<\/strong>. La letteratura diventa cos\u00ec non solo racconto, ma&nbsp;<strong>atto di sopravvivenza<\/strong>, ponte tra passato e futuro, tra dolore e speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019era contemporanea, caratterizzata da&nbsp;<strong>conflitti globali<\/strong>,&nbsp;<strong>migrazioni forzate<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>crisi culturali<\/strong>, il tema della&nbsp;<strong>lingua rubata<\/strong>&nbsp;assume una valenza universale. Ogni comunit\u00e0 che subisce oppressione culturale si confronta con la stessa sfida:&nbsp;<strong>preservare la propria voce<\/strong>, mantenere viva la propria&nbsp;<strong>storia<\/strong>,&nbsp;<strong>resistere all\u2019oblio<\/strong>. La scrittura diventa allora un&nbsp;<strong>dovere morale<\/strong>, oltre che artistico, una responsabilit\u00e0 verso chi&nbsp;<strong>non pu\u00f2 pi\u00f9 parlare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, la&nbsp;<strong>poesia<\/strong>&nbsp;emerge come forma espressiva capace di condensare&nbsp;<strong>emozioni complesse<\/strong>&nbsp;in parole essenziali. Dove la prosa cerca di spiegare, la poesia cerca di&nbsp;<strong>sentire<\/strong>; dove la narrazione costruisce, il verso&nbsp;<strong>svela<\/strong>. La parola poetica pu\u00f2 sfuggire al controllo del mostro, trovare&nbsp;<strong>aperture inattese<\/strong>, restituire&nbsp;<strong>dignit\u00e0<\/strong>&nbsp;a ci\u00f2 che sembrava perduto. Ecco perch\u00e9 chi scrive oggi deve imparare a dialogare con la propria&nbsp;<strong>lingua<\/strong>, rispettarla, sfidarla, reinventarla.<\/p>\n\n\n\n<p>In chiusura, \u00e8 necessario ricordare che la parola non \u00e8 mai completamente nostra, ma nemmeno del tutto ostile. Essa abita&nbsp;<strong>territori incerti<\/strong>, dove il mostro della&nbsp;<strong>censura<\/strong>, del&nbsp;<strong>silenzio<\/strong>&nbsp;e del&nbsp;<strong>dolore<\/strong>&nbsp;si intreccia con l\u2019atto creativo e liberatorio. Coltivare la&nbsp;<strong>lingua<\/strong>, amarla, sperimentarla, significa affrontare questo mostro, dare voce a chi non ha voce, aprire spazi di&nbsp;<strong>libert\u00e0<\/strong>&nbsp;anche laddove sembra impossibile. E come ci insegna la letteratura palestinese contemporanea, in ogni parola sottratta, in ogni silenzio imposto, si nasconde una possibilit\u00e0 di&nbsp;<strong>rinascita.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il segreto delle parole<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abLe parole sono carceri o ali, a seconda di chi le sa usare.\u00bb\u2014 Elias Canetti La&nbsp;lingua&nbsp;non \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-79484","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/79484","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=79484"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/79484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":79487,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/79484\/revisions\/79487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=79484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=79484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=79484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}