{"id":80021,"date":"2025-09-23T14:26:06","date_gmt":"2025-09-23T14:26:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=80021"},"modified":"2025-09-23T14:26:24","modified_gmt":"2025-09-23T14:26:24","slug":"marche-e-umbria-tra-declino-e-nuove-sfide-dal-modello-della-terza-italia-al-rischio-di-un-nuovo-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=80021","title":{"rendered":"Marche e Umbria tra declino e nuove sfide: dal modello della Terza Italia al rischio di un nuovo Sud"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-2.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-2.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-79976\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-2.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/descarga-2-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u00abLa storia \u00e8 un grande presente, e mai solamente un passato.\u00bb<\/em><em><br>\u2014 Benedetto Croce<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marche e Umbria<\/strong>, oggi al centro del dibattito, sembrano davvero andare a Sud: non soltanto geograficamente, ma soprattutto economicamente e simbolicamente. L\u2019estensione della&nbsp;<strong>Zona Economica Speciale (ZES)<\/strong>&nbsp;a queste due regioni, decisa dal governo Meloni, ha riaperto un tema antico ma sempre attuale: l\u2019Italia divisa, storicamente segnata da un dualismo tra un Nord industrializzato e un Sud in difficolt\u00e0 cronica. Il fatto che due aree del Centro, un tempo considerate laboratorio di sviluppo e coesione sociale, oggi vengano assimilate al Mezzogiorno rappresenta una cesura significativa. Non \u00e8 soltanto una questione di incentivi fiscali: si tratta di un cambio di prospettiva nella geografia dello sviluppo italiano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La parabola della Terza Italia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Settanta e Ottanta, sociologi ed economisti come&nbsp;<strong>Arnaldo Bagnasco<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Giacomo Becattini<\/strong>&nbsp;parlarono di&nbsp;<em>Terza Italia<\/em>, per descrivere il modello dei distretti industriali diffusi. Era un\u2019alternativa al fordismo delle grandi fabbriche del Nord-Ovest: reti di&nbsp;<strong>piccole e medie imprese<\/strong>&nbsp;legate al territorio, capaci di innovare in modo flessibile, adattandosi alle oscillazioni del mercato globale. Le Marche e l\u2019Umbria, insieme a parte dell\u2019Emilia-Romagna e della Toscana, erano il cuore di questo sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello si fondava su alcuni pilastri: comunit\u00e0 coese, forte ruolo del lavoro familiare, specializzazione settoriale (mobilio, calzature, tessile, strumenti musicali, meccanica leggera), export crescente. Per decenni queste regioni registrarono&nbsp;<strong>tassi di crescita del PIL e dell\u2019occupazione superiori alla media nazionale<\/strong>. Tuttavia, il modello aveva limiti nascosti: l\u2019assenza di grandi imprese capaci di guidare l\u2019innovazione tecnologica, la dipendenza da settori tradizionali e una scarsa propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Declino e nuove marginalit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo secolo ha segnato una brusca inversione di rotta.&nbsp;<strong>L\u2019Umbria<\/strong>, che nel 2000 vantava un PIL pro capite superiore del 20% alla media europea, nel 2022 si \u00e8 fermata all\u201983%, perdendo oltre settanta posizioni nella graduatoria continentale.&nbsp;<strong>Le Marche<\/strong>, nello stesso periodo, sono passate dal 116% al 91% della media UE, con una perdita di circa cinquanta posizioni. Numeri che raccontano un&nbsp;<strong>declino sistemico<\/strong>, aggravato dalla crisi del 2008 e dalle successive ondate di deindustrializzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le cause sono molteplici. La&nbsp;<strong>dimensione ridotta delle imprese<\/strong>, un tempo risorsa, \u00e8 diventata un limite: incapacit\u00e0 di competere sui mercati globali, difficolt\u00e0 di attrarre investimenti, ridotta innovazione digitale. Sul piano demografico, l\u2019invecchiamento, la bassa natalit\u00e0 e la fuga dei giovani qualificati hanno eroso capitale umano e sociale. Le due regioni, un tempo modello di resilienza, oggi si trovano in una spirale che le avvicina pi\u00f9 al Mezzogiorno che al Centro-Nord.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Campania e Puglia: Sud in chiaroscuro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto con&nbsp;<strong>Campania<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Puglia<\/strong>&nbsp;evidenzia il paradosso. La Campania continua a presentare problemi strutturali \u2013 infrastrutture insufficienti, disoccupazione giovanile tra le pi\u00f9 alte d\u2019Europa, presenza pervasiva dell\u2019economia sommersa \u2013 ma al tempo stesso ospita&nbsp;<strong>poli di eccellenza tecnologica e produttiva<\/strong>: dall\u2019aerospazio di Pomigliano e Capua alla farmaceutica napoletana, fino ai settori agroalimentari di qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La Puglia, invece, ha mostrato negli ultimi anni una capacit\u00e0 di rilancio sorprendente. Bari \u00e8 diventata un hub tecnologico e logistico, Lecce e il Salento hanno trasformato il turismo in risorsa stabile, Taranto, pur con i problemi legati all\u2019ex Ilva, sta sperimentando politiche di riconversione industriale. Inoltre, la regione ha saputo attrarre fondi europei, investendoli in&nbsp;<strong>energie rinnovabili, cultura e infrastrutture<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Marche e Umbria scivolano indietro, due regioni del Sud mostrano, pur tra difficolt\u00e0 enormi, segnali di dinamismo. Questo dimostra che la&nbsp;<strong>questione territoriale italiana non \u00e8 soltanto geografica<\/strong>: \u00e8 un problema di governance, capacit\u00e0 di investimento e visione politica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Politica e responsabilit\u00e0 collettiva<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il governo ha scelto di includere Marche e Umbria nella ZES, una mossa che certamente ha riflessi elettorali, ma che riconosce anche una realt\u00e0: il loro arretramento. Tuttavia, senza strategie di lungo periodo, gli incentivi fiscali rischiano di essere un&nbsp;<strong>palliativo temporaneo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centrosinistra, dal canto suo, pur avendo promosso una grande mobilitazione contro l\u2019autonomia differenziata, non ha elaborato una vera proposta per affrontare i divari territoriali. Eppure la storia insegna: figure come&nbsp;<strong>Villari, Nitti, Gramsci, Salvemini, Rossi-Doria<\/strong>&nbsp;hanno trasformato la&nbsp;<em>questione meridionale<\/em>&nbsp;in un tema nazionale, spingendo a politiche innovative di riequilibrio. Oggi manca una visione di pari respiro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le nuove sfide globali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Intelligenza artificiale, automazione, transizione verde, digitalizzazione dei servizi: queste trasformazioni non sono ipotesi future, ma processi gi\u00e0 in corso. Se Marche e Umbria non riusciranno a investirvi seriamente, rischiano di restare permanentemente indietro. Non basta sperare in agevolazioni fiscali: serve costruire&nbsp;<strong>ecosistemi dell\u2019innovazione<\/strong>, collegare universit\u00e0 e imprese, creare reti di start-up, attrarre cervelli e capitali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa, con strumenti come il&nbsp;<strong>PNRR<\/strong>&nbsp;e i fondi di coesione, offre risorse ingenti. Ma l\u2019Italia, e in particolare le regioni pi\u00f9 fragili, devono imparare a spenderle bene, evitando la frammentazione amministrativa e il rischio di disperdere risorse in micro-progetti senza impatto reale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una questione nazionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il declino di Marche e Umbria non \u00e8 un fatto circoscritto. Un Paese che vede crescere la propria area di arretratezza non pu\u00f2 reggere il confronto con i principali partner europei. La&nbsp;<strong>divisione interna<\/strong>&nbsp;diventa un fattore di debolezza internazionale. Per questo non bastano politiche regionali: serve un&nbsp;<strong>progetto nazionale di riequilibrio<\/strong>, capace di rafforzare la solidariet\u00e0 e di rinnovare il patto unitario del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusione: oltre la retorica del Sud<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dire che Marche e Umbria vanno a Sud non deve suonare come condanna definitiva. Il \u201cSud\u201d non \u00e8 solo un punto cardinale: \u00e8 un simbolo di marginalit\u00e0, ma anche un terreno fertile per possibili rinascite. Campania e Puglia dimostrano che perfino territori fragili possono reinventarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non condivido la rassegnazione con cui spesso si accoglie il declino di queste regioni, come se fosse un destino inevitabile. Condivido invece l\u2019ammonimento del giurista&nbsp;<strong>Juri<\/strong>, secondo cui il vero compito di una comunit\u00e0 politica \u00e8 assumersi la responsabilit\u00e0 collettiva di non lasciare indietro nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo cos\u00ec Marche e Umbria non andranno a Sud, ma potranno ritrovare la strada di un&nbsp;<strong>nuovo Centro<\/strong>, geografico, economico e culturale, per l\u2019Italia intera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abLa storia \u00e8 un grande presente, e mai solamente un passato.\u00bb\u2014 Benedetto Croce Marche e Umbria, oggi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-80021","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80021","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=80021"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80021\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":80022,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/80021\/revisions\/80022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=80021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=80021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=80021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}