{"id":80087,"date":"2025-09-27T18:41:34","date_gmt":"2025-09-27T18:41:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=80087"},"modified":"2025-09-27T18:42:01","modified_gmt":"2025-09-27T18:42:01","slug":"la-letteratura-muore-quando-il-reale-prende-il-sopravvento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=80087","title":{"rendered":"La letteratura muore quando il reale prende il sopravvento\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294-940x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-80088\" style=\"width:356px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294-940x1024.jpg 940w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294-275x300.jpg 275w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294-768x836.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294-138x150.jpg 138w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1000179294.jpg 1201w\" sizes=\"(max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Resta la dialettica che si fa polemica<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura \u00e8 morta. La scrittura della letteratura \u00e8 morta. La morte della letteratura comincia quando lo scrittore non \u00e8 pi\u00f9 lo scrittore, ma il razionale decifratore di immagini, di cronache, di strutture. Oggi la letteratura alla Bevilacqua, alla Sgorlon, alla Berto, alla Morselli, alla Salvalaggio, alla Saviane, alla Grisi\u2026 (per restare alla generazione ultima degli scrittori veri) \u00e8 morta. Sono rimasti pochi, ma molto pochi, scrittori che solcano questa via\u2026 ma non amano il clamore\u2026 Restano a vivere il mistero della parola\u2026 La letteratura premiata non \u00e8 letteratura\u2026 La letteratura vive tra le maglie dell&#8217;estetica del disincanto.<\/p>\n\n\n\n<p>In un tempo come il nostro la letteratura ha perso due caratteristiche fondamentali. Il disincanto, appunto, e l&#8217;evocazione. Non sono categorie espressive ma costituiscono due sentieri dell&#8217;anima. Ovvero sono i luoghi dell&#8217;essere e della recitazione interiore. La crisi dello scrittore non \u00e8 soltanto crisi di scrittura. E&#8217; molto pi\u00f9 profonda e tocca dimensioni della coscienza che rappresentano i veri intervalli tra la parola e l&#8217;immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Se oggi si parla spesso che la letteratura ha perso il suo senso, in termini puramente letterari, \u00e8 anche vero che lo scrittore \u00e8 diventato altro rispetto alla sua funzione. Uno scrittore pensante o un poeta pensante. Non \u00e8 su questi aspetti che si possa confrontare l\u2019essere dello scrittore e la parola. Lo scrittore se non resta un alchimista e se non viaggia tra le ragnatele di una magia onirica assume una sua vestale di \u00aboperatore\u00bb del realismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Lo scrittore \u00e8 altro da s\u00e9. Non l&#8217;investigatore. Ma il magico intagliatore di anime. Il grido del silenzio. Il silenzio che si fa meraviglia. E&#8217; Kierkegaard: \u00ab\u2026Semplicemente persi nell&#8217;intervallo fra il grido della nascita e la ripetizione di questo grido\u2026\u00bb. Solo un poeta poteva decifrare i codici dell&#8217;esistenza che segnano la nascita e la morte. Ma i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza della memoria. E viaggiano nel tempo. Un tempo come se fosse mare. Come se fosse vento. Come se fosse terra. E non hanno maschere perch\u00e9 recitano sempre se stessi. Si portano dentro un atlante. La geografia dell&#8217;anima. Ogni luogo \u00e8 un sogno e una tristezza. Ogni luogo \u00e8 una partenza e un ritorno. L&#8217;estetica della vocazione \u00e8 nei luoghi che si ascoltano nelle metafore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Quanti viaggi immaginari. Quanti silenzi abbandonati nelle parole. quante agonie. Il poeta \u00e8 il navigatore che non dimentica. E non ha bisogno di bussole. Ci sono le stelle. Basta guardarle. La bellezza delle stelle. Un punto che illumina. Abbiamo bisogno di punti che illuminano il cammino.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Tante volte ho osservato la stella e mi ha sempre raccontato i destini del mistero. Mi ha raccontato i segni della provvidenza. La stella \u00e8 un punto che guida. Il faro per i marinai. Quel faro che misura distanze. Ma la stella non misura distanze. Ci siamo addormentati con la stella negli occhi mentre il mare tagliava la roccia. E ci siamo svegliati all&#8217;alba quando la stella non c&#8217;era pi\u00f9 e le onde continuavano a sbattere la roccia. Il poeta quante immagini riesce a dipingere ascoltando una stella.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; La poesia \u00e8 fatta di parole ma sono le parole che sono impregnate di altro. Gi\u00e0, la stella nel solo guardarla crea poesia. Ma poi bisogna pronunciarla. Pronunciamo la parola stella. Nazareth. Il deserto. Verso la terra promessa. Siamo antichi come i sogni di Omero e come le leggi di Mos\u00e8. Il viaggio mitico il viaggio nel sacro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Ci perdiamo come Ulisse in un mare colore del vino ma abbiamo l&#8217;attesa dei Magi che seguono la stella cometa. Sulla battigia non ci sono pi\u00f9 i nostri passi. Siamo andati via con un tempo che non ritorna e con i nostri anni. Ma \u00e8 impossibile<\/p>\n\n\n\n<p>arrenderci fino a quando i ricordi affolleranno i nostri dubbi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; I tuoi occhi avevano il silenzio delle streghe. E la mia inquietudine era una pazzia senza consolazione.Chiedere altro. Ma cosa? I poeti viaggiano e sanno portarsi dentro agonie e disperazioni ma sanno anche capire la bellezza. Un amore che finisce non \u00e8 solo tristezza. Conserva dentro di s\u00e9 l&#8217;armonia di un amore vissuto anche se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. E questa armonia \u00e8 una straordinaria bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Cosa direbbe Sthendal? Il rosso e il nero. Quando non si ha paura d&#8217;amare \u00e8 la bellezza che prende il sopravvento. Le storie che finiscono non devono straziare. Paura della morte? Anonimo veneziano di Giuseppe Berto: \u00abE&#8217; la paura della morte che mi fa paura. Non \u00e8 un gioco di parole. se accadesse senza che me ne accorgessi, non me ne importerebbe niente\u2026 Terrore e attrazione\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Il poeta disperato \u00e8 l&#8217;uomo che ha paura di non amare pi\u00f9. E non di non essere amato. La bellezza era nel suo sorriso e la tenerezza era nel perdersi tra le foglie dei suoi capelli. La passione \u00e8 il dilungarsi di una notte d&#8217;amore quando la pazzia invade l&#8217;anima e l&#8217;attrazione \u00e8 una penetrazione di corpi. Ma perch\u00e9 i poeti sono i navigatori dell&#8217;esistenza? Amore e morte. Le parole sono nella conchiglia e recitano la vita. L&#8217;immenso desiderio di vivere. Il tempo tocca gli anni. Gli amori abbandonati lungo le strade sono appuntamenti falliti. Il vento riporta echi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Se non ci fossero le parole avrebbe pi\u00f9 senso guardarci negli occhi? La stella del viandante \u00e8 un riflesso di sguardi. Ci si perde e ci si ritrova. Proprio come tanto tempo fa. La bellezza di Nausicaa \u00e8 impareggiabile di fronte a quella di Penelope.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Ma cosa \u00e8 la bellezza? Ci\u00f2 che sento? Ci\u00f2 che vedo? Ges\u00f9 che parla nell&#8217;Orto degli Ulivi \u00e8 un esplodere della bellezza. Arriva il tempo che il viaggio sembra compiuto ma \u00e8 soltanto un infinito desiderio di capire. Non riusciremo mai a capire fino in fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; La morte che incombe in una tragica Venezia mentre la musica imperterrita tocca le corde del sogno. E la storia non c&#8217;\u00e8. Non pu\u00f2 fermarsi nella tragica Venezia che suona una viola di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Ancora Berto nel finale del veneziano anonimo: \u00ab\u2026nell&#8217;antico concerto che dice la rassegnata disperazione per la morte di un uomo, e forse d&#8217;una citt\u00e0, e forse anche di tutto ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 vissuto abbastanza\u00bb. Solo il tempo \u00e8 un lento bussare mentre le porte si aprono senza insistere. I poeti non restano nella storia. E&#8217; buffo. Pu\u00f2 anche essere un mistero buffo. I poeti non sono ciarlatani. N\u00e9 attori inconsolabili.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Te ne sei andata in una notte di bugia e la tua assenza \u00e8 un costante ascoltare frammenti di vuoto. Avrei voluto raccontare la nostra storia d&#8217;amore ma la parola storia \u00e8 terribile, mi fa tremare le vene, mi fa incattivire. Ma quale storia raccontare? La storia di un&#8217;emozione o di una passione. Storia. Tra noi nulla si \u00e8 storicizzato. Un amore non si storicizza. Resta nella memoria dell&#8217;indefinibile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Libero Bigiaretti in Disamore: \u00ab\u2026il nostro amore fu dunque una vacanza nel bel mezzo della vita?\u00bb. I poeti inventano destini. Si scaldano intorno alla cenere spenta dei fal\u00f2 e scrivono poesie con i bagliori della stella. Non sono n\u00e9 testimoni n\u00e9 protagonisti di quel tempo che vivono. Si lasciano vivere dal tempo e cercano la durata nella bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00abLa tenni appena contro di me. I corpi si sfioravano. La guardavo dentro gli occhi verdi e vi vidi l&#8217;amore: chiedeva aiuto\u00bb, Giorgio Saviane in Eutanasia di un amore. La bellezza di quegli occhi, i sogni che lasciavano il mare, il desiderio che diventava immenso. La bellezza di rincontrarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; La bellezza. Ma se i poeti non cercano la bellezza perch\u00e9 dovrebbero scrivere? Quale orizzonte attraversare? L&#8217;estetica dell&#8217;evocazione \u00e8 anche l&#8217;estetica del silenzio. e il poeta &#8211; scrittore non pu\u00f2 che navigare tra le maree di queste immagini che vivono dentro di noi e ci portano altrove pur restando sempre con noi. Gli scrittori dell&#8217;evocazione nell&#8217;estetica del disincanto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Tu che mi stavi accanto e mi parlavi della stella. Poi il silenzio. ci siamo svegliati all&#8217;alba, con le voci dei marinai che spingevano le barche sulla riva.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Ma i poeti sono i navigatori\u2026 Appunto. Verso quale letteratura? Le dimensioni dell&#8217;essere non sono strutture. Sono luoghi. Ma la letteratura che vive nei luoghi dell&#8217;essere si serve dell&#8217;immaginario dell&#8217;utopia. Un segno che potrebbe farci riscoprire il viaggio grande del mistero della parola e del mistero dei linguaggi. 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