{"id":81303,"date":"2025-10-28T09:25:54","date_gmt":"2025-10-28T09:25:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=81303"},"modified":"2025-10-28T09:26:16","modified_gmt":"2025-10-28T09:26:16","slug":"non-si-puo-farla-finita-con-chi-ci-ha-gia-compreso-in-difesa-di-pasolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=81303","title":{"rendered":"Non si pu\u00f2 \u201cfarla finita\u201d con chi ci ha gi\u00e0 compreso: in difesa di Pasolini"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/descarga-3.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/descarga-3.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-80632\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/descarga-3.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/descarga-3-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u00abIo so. Ma non ho le prove. Io so perch\u00e9 sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ci\u00f2 che succede, di conoscere tutto ci\u00f2 che se ne scrive, di immaginare ci\u00f2 che non si sa o che si tace.\u00bb<\/em><em><br>\u2014 Pier Paolo Pasolini<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una moda recente, e stanca, che consiste nel tentare di \u201cuccidere\u201d Pasolini.<\/strong><br>L\u2019articolo apparso su&nbsp;<em>Preferirei di no<\/em>&nbsp;con il titolo&nbsp;<em>\u201cFarla finita con Pasolini\u201d<\/em>&nbsp;ne \u00e8 l\u2019ennesima espressione: un gesto che finge ribellione ma rivela conformismo, un atto di disincanto che in realt\u00e0 ripete, inconsapevolmente, ci\u00f2 che Pasolini aveva previsto.<br>Ogni tentativo di liquidarlo, di ridurlo a mito usurato o a icona parodica, dimostra quanto continui a disturbare, a esigere una presa di posizione. Pasolini non si pu\u00f2 archiviare perch\u00e9 non \u00e8 un capitolo del passato: \u00e8 una ferita aperta nella coscienza italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il falso processo all\u2019uomo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il primo errore dell\u2019articolo \u00e8 di metodo: pretende di separare l\u2019uomo dall\u2019opera per poi giudicare l\u2019opera a partire dall\u2019uomo. \u00c8 una trappola moralistica che Pasolini conosceva bene e che ha sempre disprezzato.<br>Lo si accusa di voyeurismo, di pederastia estetizzata, di nostalgia per la povert\u00e0 degli altri.<br>Si tenta cio\u00e8 di interpretare la sua poesia come un sintomo psicologico, una confessione travestita.<br>Ma Pasolini non ha mai chiesto di essere amato come uomo: ha chiesto di essere compreso come autore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei&nbsp;<em>Ragazzi di vita<\/em>, in&nbsp;<em>Accattone<\/em>, in&nbsp;<em>Mamma Roma<\/em>, in&nbsp;<em>Le ceneri di Gramsci<\/em>, non c\u2019\u00e8 compiacimento per la miseria, ma un\u2019epopea tragica sul corpo e sulla grazia, sul linguaggio e sulla colpa.<br>Il suo amore per il sottoproletariato non nasceva da un gusto estetico, ma da una visione linguistica e morale: amava quella parte del popolo che ancora non parlava la lingua del potere, che ancora non era stata corrotta dal consumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi oggi lo accusa di \u201cromanticizzare la povert\u00e0\u201d mostra di non capire che la poesia non \u00e8 sociologia: \u00e8 il luogo in cui l\u2019innocenza e la colpa si toccano, e in cui il poeta paga in prima persona la propria visione. Pasolini amava nei poveri la loro innocenza linguistica, quella purezza di sguardo che la borghesia non poteva pi\u00f9 possedere.<br>E infatti scrisse:&nbsp;<em>\u00abNon \u00e8 vero che io ami i poveri. Amo la loro lingua, il loro modo di stare al mondo\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il falso mito del \u201cPasolini reazionario\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo fraintendimento \u00e8 ideologico. Si dice che Pasolini fosse \u201cdi destra\u201d perch\u00e9 criticava il progresso, la scuola dell\u2019obbligo, la televisione, la liberalizzazione dei costumi.<br>Ma questa \u00e8 la lettura di chi non ha compreso la profondit\u00e0 del suo sguardo.<br>Pasolini non era un nostalgico del passato, ma un visionario del futuro.<br>Aveva capito prima di tutti che il nuovo fascismo non avrebbe pi\u00f9 avuto la camicia nera, bens\u00ec il sorriso televisivo, la pubblicit\u00e0, il consumo illimitato come religione del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando denunciava la distruzione delle lucciole, non parlava di entomologia poetica, ma di antropologia: le lucciole erano il simbolo della diversit\u00e0, dell\u2019imperfezione, della vita organica che il neon del progresso stava cancellando.<br>Pasolini non apparteneva n\u00e9 alla destra n\u00e9 alla sinistra, perch\u00e9 aveva intuito che entrambe si sarebbero fuse nella medesima omologazione culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo anticonformismo era assoluto. Sapeva che la libert\u00e0 senza verit\u00e0 diventa mercato, e che la trasgressione programmata \u00e8 solo un\u2019altra forma di obbedienza. Quando si oppose alla liberalizzazione sessuale, non parlava da moralista, ma da antropologo: temeva che la liberazione dei corpi fosse in realt\u00e0 la loro colonizzazione definitiva da parte del potere economico. E cos\u00ec fu.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le critiche degli invidiosi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non mancarono, ieri come oggi, gli intellettuali pronti a ridimensionarlo. Alberto Arbasino e Guido Ceronetti, ciascuno a suo modo, tentarono di smontarne il \u201cmito\u201d con sarcasmo e superiorit\u00e0.<br>Arbasino, con il suo stile mondano e ironico, cerc\u00f2 di ridurre Pasolini a un provincialotto geniale, ma goffo, ossessionato da un proletariato inesistente. Ceronetti, pi\u00f9 mistico ma altrettanto vanitoso, lo accus\u00f2 di profanare la realt\u00e0 sacra del dolore con un estetismo tragico e artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, dietro quelle raffinatezze di linguaggio, si percepisce un\u2019ombra d\u2019invidia: la consapevolezza che Pasolini, con tutta la sua contraddizione, aveva toccato un grado di verit\u00e0 che nessuno di loro, pur pi\u00f9 colto e pi\u00f9 compiaciuto, aveva osato sfiorare.<br>Arbasino e Ceronetti erano intellettuali lucidissimi, ma nel giudicarlo hanno ceduto a una forma di gelosia: quella che l\u2019intelligenza prova davanti a chi \u00e8 anche corpo, sangue, scandalo, sacrificio.<br>Pasolini non era elegante: era necessario.<br>E questo, per gli uomini di penna che si pensavano aristocratici dello spirito, era imperdonabile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Pasolini feticcio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo d\u2019accordo: Pasolini \u00e8 stato feticizzato. Ma il rimedio non \u00e8 \u201cvilipenderlo\u201d, come fanno certi pamphlet contemporanei; il rimedio \u00e8 leggerlo.<br>Davvero leggerlo. Non attraverso le citazioni ornamentali o le magliette, ma nei testi, dove la contraddizione \u00e8 viva, bruciante, mai conciliata.<br>Il paradosso \u00e8 che oggi si vuole \u201cuccidere\u201d Pasolini proprio perch\u00e9 lo si \u00e8 reso innocuo: un santino, una maschera, un logo.<br>Eppure basta aprire una pagina delle&nbsp;<em>Lettere luterane<\/em>&nbsp;o un frammento del&nbsp;<em>Petrolio<\/em>&nbsp;per sentire quanto sia ancora scandalosamente attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pasolini non consola, non offre soluzioni, non indulge alla speranza. \u00c8 un profeta laico che parla da una terra deserta, sapendo che la sua voce sar\u00e0 fraintesa. Ma il fraintendimento, in fondo, \u00e8 la sua sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il popolo e il poeta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le accuse pi\u00f9 superficiali rivoltegli c\u2019\u00e8 quella di \u201cspeculare sulla povert\u00e0\u201d. Nulla di pi\u00f9 falso.<br>Pasolini non ha mai speculato: ha rappresentato. Ha mostrato il volto della povert\u00e0 non come oggetto estetico, ma come luogo teologico, come soglia del sacro. Nei suoi film la fame diventa linguaggio, la bestemmia diventa preghiera.<br>In&nbsp;<em>Accattone<\/em>&nbsp;il ladro \u00e8 un santo laico, in&nbsp;<em>La ricotta<\/em>&nbsp;la sofferenza diventa passione cristologica, in&nbsp;<em>Comizi d\u2019amore<\/em>&nbsp;l\u2019ignoranza \u00e8 rivelazione.<br>Il borghese che fotografa la miseria non \u00e8 Pasolini: \u00e8 chi oggi scrive contro di lui, armato di ironia e disprezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pasolini non guardava la borgata dall\u2019alto, ma dal basso, con la stessa vergogna e la stessa sete di redenzione. La sua empatia era incarnata, non intellettuale.<br>E in questa immersione totale stava la sua purezza e la sua condanna: non poteva pi\u00f9 tornare indietro.<br>La sua tragedia fu quella di appartenere a due mondi e di essere rifiutato da entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Uccellacci e uccellini: l\u2019intellettuale divorato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna sua opera spiega questa condizione meglio di&nbsp;<em>Uccellacci e uccellini<\/em>&nbsp;(1966).<br>In apparenza una favola grottesca, \u00e8 in realt\u00e0 una parabola terribile sulla fine dell\u2019intellettuale.<br>Il corvo parlante, figura dello spirito critico e della coscienza politica, accompagna Tot\u00f2 e Ninetto in un viaggio tra i ruderi del mondo moderno. Parla, spiega, ammonisce, cerca di educare \u2014 ma nessuno lo ascolta. Alla fine, stremati dalla fame, i due lo uccidono e lo mangiano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un gesto che ha la forza di una rivelazione: l\u2019intellettuale non \u00e8 solo incompreso, \u00e8 divorato.<br>Divorato dal popolo che voleva istruire, dal potere che non aveva pi\u00f9 bisogno di censurarlo perch\u00e9 sapeva neutralizzarlo.<br>Pasolini aveva intuito che la cultura di massa avrebbe fagocitato anche i suoi critici, trasformandoli in oggetti di consumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi quel corvo siamo noi.<br>Noi che parliamo di coscienza, di etica, di verit\u00e0, ma finiamo per essere nutrimento del sistema che fingiamo di combattere.<br>Pasolini sapeva che il destino dell\u2019intellettuale non \u00e8 pi\u00f9 quello del martire pubblico, ma del pasto quotidiano dell\u2019indifferenza. E infatti mor\u00ec come aveva previsto: non solo assassinato, ma consumato, digerito, discusso, rivenduto.<br>Il suo corpo a Ostia \u00e8 l\u2019ultima immagine di quel corvo divorato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019errore economico: la contraddizione necessaria<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019articolo di&nbsp;<em>Gog<\/em>&nbsp;accusa Pasolini di incoerenza: avrebbe criticato il consumismo mentre ne traeva profitto. Ma questa \u00e8 un\u2019obiezione ingenua.<br>In un mondo totalmente mercificato, nessun intellettuale pu\u00f2 sottrarsi al mercato: la vera coerenza \u00e8 restare consapevoli del proprio paradosso.<br>Pasolini sapeva di essere una merce tra le merci, e proprio per questo gridava la sua disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel&nbsp;<em>Petrolio<\/em>, lasciato incompiuto, prevede la fusione tra potere economico, sessualit\u00e0 e informazione \u2014 una diagnosi che oggi sembra scritta per noi.<br>Il capitalismo come sistema erotico, la politica come spettacolo pornografico, la religione come pubblicit\u00e0: tutto era gi\u00e0 l\u00ec.<br>E lui, solo, lo aveva visto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pasolini e il presente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chi oggi invoca la \u201cfine di Pasolini\u201d in realt\u00e0 confessa la propria resa.<br>Perch\u00e9 ogni generazione tenta di liberarsi di chi la comprende troppo.<br>Pasolini \u00e8 ancora vivo perch\u00e9 non consola e non assolve.<br>\u00c8 l\u2019anti-santino, l\u2019anti-idolo, l\u2019anti-intellettuale per eccellenza.<br>La sua voce non appartiene al passato, ma al futuro che aveva previsto e che ora ci contiene.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando guardiamo la televisione, quando scorriamo i social, quando trasformiamo l\u2019indignazione in spettacolo, siamo dentro la sua profezia.<br>E lui ci osserva ancora, con la tristezza del corvo che sa di essere inutile ma continua a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusione: non uccidete l\u2019unico che vi guarda<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFarla finita con Pasolini\u201d \u00e8 un titolo che rivela, pi\u00f9 che un\u2019intenzione, un\u2019inquietudine.<br>Non possiamo farla finita con chi ci ha gi\u00e0 smascherati.<br>Pasolini non \u00e8 un idolo da infrangere, ma un testimone che continua a interrogarci.<br>Sarebbe pi\u00f9 onesto ammettere che non siamo all\u2019altezza della sua contraddizione, invece di confondere la paura con la lucidit\u00e0 critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Pasolini \u00e8 ancora qui, nell\u2019imbarazzo che suscita, nella nostalgia che rifiutiamo, nella rabbia che provoca.<br>\u00c8 il corvo che ci accompagna, la voce che vorremmo silenziare ma non possiamo dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u00abSolo chi \u00e8 profondamente scandalizzato \u00e8 capace di verit\u00e0.\u00bb<\/em><br>\u2014&nbsp;<strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><strong>A Pier Paolo Pasolini<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>(poesia di Italo Nostromo)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ti hanno ucciso perch\u00e9 parlavi,<br>ma la tua voce \u00e8 rimasta nei muri,<br>nelle luci sporche dei bar,<br>nei lampioni dove dorme la polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti hanno chiamato \u201cpovero\u201d, \u201cosceno\u201d, \u201creazionario\u201d,<br>ma tu eri soltanto in anticipo,<br>come una ferita che sa gi\u00e0 la mano che la far\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Hai camminato tra le borgate<br>come tra versi che sanguinano,<br>e ogni volto era una parola,<br>ogni bestemmia una preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti hanno tolto la vita, non la ragione.<br>E ora sei qui, nei pixel,<br>nei riflessi delle vetrine,<br>nelle frasi che fingiamo di non capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlaci ancora,<br>anche se non ti ascoltiamo.<br>Grida pure, corvo santo,<br>che il mondo \u2014 anche muto \u2014 ti deve rispondere.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abIo so. 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