{"id":8285,"date":"2019-10-23T09:23:05","date_gmt":"2019-10-23T09:23:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8285"},"modified":"2019-10-23T09:23:05","modified_gmt":"2019-10-23T09:23:05","slug":"la-caduta-del-muro-di-berlino-in-una-mostra-fotografica-a-bologna-berlin-brandenburger-tor-1989-dal-31-ottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8285","title":{"rendered":"LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO IN UNA MOSTRA FOTOGRAFICA A BOLOGNA &#8211; BERLIN, BRANDENBURGER TOR 1989 dal 31 ottobre"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><img decoding=\"async\" class=\"CToWUd\" title=\"Image\" src=\"https:\/\/ci4.googleusercontent.com\/proxy\/S_9WyJAj7tbKIWIIIIdN4c8nIB_z2OwI7aX9rKWh7rxE5QZ4Qnn_igrQerbglEo-kkvMe4dRz7CAh_EiYIDiFyywsDwld2k-Dtmv4i2_DKcRZQa-kp_hat22pKGv4jDengkCT1JoFmvEHgCBltI=s0-d-e1-ft#http:\/\/culturaliart.img.musvc1.net\/static\/91342\/images\/1\/logo%20SCAC%20lucida%20sans(0).jpg\" alt=\"Image\" width=\"120\" align=\"middle\" border=\"0\" \/><\/div>\n<div>\n<div>\n<p><strong>Berlin, Brandenburger Tor 1989<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fotografie in bianco e nero con i colori della Memoria<\/strong><\/p>\n<p><strong>di Massimo Golfieri<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di Jacopo Cenacchi<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div align=\"center\"><img decoding=\"async\" class=\"CToWUd a6T\" tabindex=\"0\" title=\"Image\" src=\"https:\/\/ci4.googleusercontent.com\/proxy\/t8ozgvqpun3-Mk8tC5Y5PFuEOh_E0nQVOksbyUEm_iu3oOA6bFq-P_g8e4CMTWHo6ZWKbU5hFEUx4I4DYEqn9HmKHOSULHlJ-bNbTpmyes5Mm7YOba4bcc4Wh1QuS1h-isa_IDPWKvvdBBf7tRQ50PuVVQlCxQs9Nteo=s0-d-e1-ft#http:\/\/culturaliart.img.musvc1.net\/static\/91342\/images\/1\/Schermata%202019-10-22%20alle%2010.24.28(0).png\" alt=\"Image\" width=\"480\" align=\"middle\" border=\"0\" \/><\/div>\n<div>\n<div>\n<p>Massimo Golfieri \u00a9<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<p><strong>Inaugurazione: 31 ottobre 2019, ore 18.00<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>31 ottobre \u2013 28 novembre 2019<\/strong><\/p>\n<p><strong>STUDIO CENACCHI<\/strong><\/p>\n<p>Via Santo Stefano 63, Bologna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 31 ottobre 2019<\/strong> alle 18.00 inaugura presso gli spazi dello <strong>Studio Cenacchi<\/strong> nel cuore di Bologna, la mostra <em><strong>\u201cBerlin, Brandenburger Tor 1989\u201d<\/strong><\/em> con <strong>40 fotografie inedite<\/strong> di <strong>Massimo Golfieri<\/strong>. L\u2019esposizione, a cura di <strong>Jacopo Cenacchi<\/strong>, proseguir\u00e0 fino al <strong>28 novembre 2019.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A trent\u2019anni esatti dalla <strong>caduta del muro di Berlino<\/strong>, le <strong>immagini di Massimo Golfieri<\/strong>, fotografo imolese, vengono mostrate <strong>per la prima volta<\/strong> al pubblico: un vero e proprio <strong>viaggio nel tempo<\/strong> che vuole ripercorrere uno dei momenti storici pi\u00f9 importanti del XX secolo. La caduta del muro di Berlino ha decretato la <strong>fine di un\u2019epoca<\/strong>, aprendo la strada alla speranza di un futuro di pace e di solidariet\u00e0. Il muro, Antifaschistischer Schutzwall (Barriera di protezione antifascista), sanc\u00ec la divisione, non solo della citt\u00e0 tedesca e dell\u2019intera Germania, ma anche di tutto un continente e del mondo tra <strong>opposte ideologie<\/strong>. Fu il simbolo della <strong>cortina di ferro<\/strong>, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e U.S.A. e quella sovietica, durante la <strong>guerra fredda<\/strong>. Il muro ha diviso in due Berlino e l\u2019Europa per <strong>ben 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989<\/strong>, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Da Est e da Ovest i berlinesi accorsero in massa verso il muro, euforici, eccitati e increduli, piangendo, urlando di gioia, abbracciandosi e baciandosi. La caduta del muro \u00e8 uno degli <strong>eventi simbolo del XX secolo<\/strong>, che ha segnato per sempre la storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Massimo Golfieri<\/strong> ha immortalato <strong>l\u2019atmosfera fatta di speranza e fermento<\/strong> che si viveva a Berlino Est e Ovest in quei giorni di novembre e dicembre. Il risultato \u00e8 un documento importante e suggestivo dal punto di vista storico e artistico. Come afferma il Prof. <strong>Franco Minganti<\/strong>, nelle immagini di Golfieri viene ritratta la realt\u00e0 di quei momenti in prossimit\u00e0 del muro come, ad esempio, la gente nel Mercatino dei Polacchi a Potsdamer Platz o le persone colte di sfuggita dal treno sui marciapiedi delle stazioni dell\u2019Est. Nei volti dei berlinesi, immortalati nel reportage di Golfieri, si leggono <strong>emozioni contrastanti e poco rappresentate dall\u2019immaginario collettivo<\/strong>: i sentimenti di gioia e speranza sono accompagnati da timore e paura verso un futuro<strong> incerto<\/strong>. Dopo la caduta del muro quale sarebbe stato il destino del popolo tedesco? Come sar\u00e0 il domani? Quali sarebbero state le conseguenze economiche e sociali portate dall\u2019implosione del regime comunista? Tutti questi interrogativi vissuti in quelle giornate del 1989 vengono sapientemente documentati da Golfieri che racconta, in un percorso narrativo complesso e completo, la felicit\u00e0 e l\u2019inquietudine di un mondo diviso che si ricongiunge.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infatti, secondo il curatore <strong>Jacopo Cenacchi<\/strong> <em>\u201cNondimeno Golfieri sofferma il suo occhio sensibile sui festeggiamenti dei berlinesi finalmente e improvvisamente liberi, ma soprattutto sulle loro esistenze. Vediamo una sorridente famiglia in una mitica automobile Trabant, persone che aspettano il treno in una piccola stazione, improvvisati commercianti polacchi che vendono oggetti di ogni tipo per terra in mezzo al fango della Potsdamer Platz, giovanissimi e smarriti Vopos le terribili guardie della Germania Est, il Muro, ormai mera struttura architettonica dopo essere stato confine invalicabile per 28 anni. Infine, l\u2019aspetto pi\u00f9 importante, gli sguardi delle persone, turbati dall\u2019enormit\u00e0 di ci\u00f2 che intorno a loro si era appena compiuto e, non secondario, da ci\u00f2 che di sconosciuto li aspettava\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si legge nel saggio di <strong>Franco Minganti<\/strong>, autore di uno dei testi critici della mostra <em>\u201cNella maggior parte degli scatti, siamo letteralmente con le spalle al muro: \u00e8 il muro a vedere noi, sostanziandosi in un punto di vista che il fotoreporter interiorizza potentemente. I volti sono ci\u00f2 che il muro vede, dall\u2019una come dall\u2019altra parte, indifferentemente o quasi [..] L\u2019occhio della macchina fotografica indaga e coglie quell\u2019intorno che, a trent\u2019anni di distanza, acquista spessore contro l\u2019immaginario ormai consolidato dell\u2019evento epocale Caduta del Muro di Berlino\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>un giorno di novembre del 1989,<\/em><\/p>\n<p><em>la gente di Berlino assiste all\u2019apertura del muro<\/em><\/p>\n<p><em>davanti alle porte di Brandeburgo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>la giornata \u00e8 fredda e piovosa, l\u2019emozione \u00e8 tanta&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Anche per le strade della citt\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>si avvertono gli effetti di questo storico momento&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Tutte le <strong>fotografie<\/strong> presenti in mostra sono <strong>analogiche in bianco e nero<\/strong>, stampate su carta ai sali d\u2019argento, baritata, spesso <strong>colorate a mano<\/strong> con la <strong>tecnica pittorialista<\/strong> dei pigmenti all\u2019albumina. Ogni stampa colorata \u00e8 un pezzo unico e irripetibile. Oltre alle fotografie il visitatore sar\u00e0 catapultato nell\u2019atmosfera del lontano 1989 berlinese in maniera pi\u00f9 analitica e dettagliata attraverso la <strong>proiezione di un foto-video in loop<\/strong>, realizzato dallo stesso fotografo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per la particolarit\u00e0 della mostra, oltre ai testi critici del curatore <strong>Jacopo Cenacchi<\/strong> e del Prof. Franco Minganti, hanno contribuito <strong>due importanti figure<\/strong> del panorama artistico e accademico: il fotografo <strong>Andrea Angelini<\/strong>, vincitore di vari premi tra cui l\u2019ottava tappa di <strong>Portfolio Italia 2019<\/strong> organizzata dalla FIAF, e <strong>Guido Piacentini<\/strong> con alcuni suoi aforismi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIOGRAFIA MASSIMO GOLFIERI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Massimo Golfieri<\/strong>, nato a Faenza nel 1953, si \u00e8 diplomato all\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna con una tesi sulla <strong>fotografia pittorialista<\/strong>. A partire dagli anni \u201980 ha esposto le proprie fotografie in numerose citt\u00e0 italiane e in circuiti indipendenti del nord Europa come il <em><strong>Trans Europa Halles<\/strong><\/em>. Procede su diverse linee di ricerca parallele a livello tecnico e narrativo, attraversate da un comune filo poetico e dalla costante che <em><strong>tra un\u2019immagine e chi la guarda passa sempre un pensiero<\/strong><\/em>. Ha realizzato reportages di carattere etnografico dilatati nel tempo, in bianco e nero analogico spesso colorati a mano con le tecniche classiche dei pittorialisti, su stampe fine art, che documentano viaggi e incontri avvenuti in vari paesi del Mediterraneo, della Francia, del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell\u2019India.<\/p>\n<p>Le <strong>tecniche<\/strong> utilizzate da Massimo Golfieri trasformano il multiplo, tipico della fotografia, in pezzo unico, caratteristico della pittura e per la loro natura vanno in netto contrasto con i tempi e le modalit\u00e0\u00a0 del repotage fotogiornalistico: una provocazione poetica dove la memoria degli eventi ritrova i suoi tempi e spazi naturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019intervento sulla foto \u00e8 spesso utilizzato per dare all\u2019immagine il vero colore, quello rimasto impresso nella memoria, quello dell\u2019aura, che gli standard tecnici non sanno vedere, altre volte traspare il sottile piacere della falsificazione, anche esplicita&#8230;Applica sua esperienza in queste tecniche anche nell\u2019elaborazione delle immagini digitalizzate.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019abbinamento successivo di queste immagini da vita, poi, a diversi livelli di racconto spesso esposti sotto forma di mostre e installazioni&#8230;<\/em> \u2013 Massimo Golfieri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Documentatore di eventi sociali e artistici, le sue immagini a sfondo sociale hanno spesso militato in circuiti indipendenti come la ricerca <em><strong>esterni in interno<\/strong><\/em> sulle strutture di controllo realizzata negli <strong>ospedali psichiatrici di Imola<\/strong> tuttora portata avanti dai primi anni \u201980 nei reparti ancora funzionanti e abitati. Altri lavori sono: <em><strong>Cose Turche<\/strong><\/em>, reportage di viaggio dall\u2019estremo est della Turchia, Armenia, Kurdistan, Iran, Iraq realizzato nel 1985; <em><strong>Sacrario ai caduti di tutte le feste<\/strong><\/em> (dal 1994) con scene di vita quotidiana di pecore ritratte nella loro intimit\u00e0; <em><strong>Transiti<\/strong><\/em>, una riflessione che mostra le forme e le superfici straordinarie che si creano durante il processo di decomposizione di frutta e di verdura; Blue Note (1986), i ritratti di John Lewis, Percy Heat, Milton Jackon e Konnie Kay al <em><strong>Blue Note<\/strong><\/em> di New York.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alle volte abbina le proprie immagini alla <strong>scrittura<\/strong>, a testi e poesie di autori e poeti con cui collabora anche per pubblicazioni editoriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dal 2006<\/strong> realizza le stampe fotografiche utilizzando anche <strong>tecnologie digitali<\/strong> come stampa lambda e stampa digitale fine art. Con l\u2019elaborazione digitale delle immagini fotografiche esplora da anni le frontiere dell\u2019<strong>illustrazione<\/strong>, con frequenti incursioni nell\u2019applicazione grafica, come avviene nella, ormai trentennale, collaborazione con <em><strong>Angelica festival internazionale di musica<\/strong> <\/em>dove cura la comunicazione con parametri non convenzionali e racconta in immagini alcuni aspetti della musica contemporanea e classica attraverso una lunga serie di manifesti, cataloghi, locandine, cartoline, cover di CD e altre produzioni editoriali prevalentemente realizzati in stampa tipografica. Queste collaborazioni hanno contribuito negli anni alla creazione di una esclusiva parte del proprio archivio dedicata alla fotografia musicale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.studiomassimogolfieri.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.studiomassimogolfieri.it&amp;source=gmail&amp;ust=1571908775710000&amp;usg=AFQjCNEPfbgqTtAMCPdFa_EPa9eabPXItQ\">www.studiomassimogolfieri.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STUDIO CENACCHI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La galleria d\u2019arte <strong>Studio Cenacchi<\/strong> nasce nel 2016 dalla ricerca e passione di <strong>Jacopo Cenacchi<\/strong> per l\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p>Lo spazio espositivo, di 160 mq, si sviluppa su tre piani di <strong>Palazzo Ghiselli Vasselli<\/strong>, edificio del Cinquecento situato in Via Santo Stefano 63, nel <strong>centro di Bologna<\/strong>. La galleria ha proposto artisti che si esprimono con i pi\u00f9 diversi medium. Durante le mostre vengono organizzati eventi culturali di vario genere quali presentazione critica della mostra in corso, spettacoli teatrali, musicali, dibattiti e altro.<\/p>\n<p>Tra le mostre si segnalano:<\/p>\n<p>\u201cCauti racconti immaginari\u201d dell\u2019architetto e fotografa piemontese <strong>Elena Franco<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cTempera\u201d di <strong>Giorgio Zucchini<\/strong>, tra i pi\u00f9 importanti pittori bolognesi del dopoguerra; presente con alcune opere alla mostra antologica \u201cBologna dopo Morandi\u201d, allestita a Palazzo Fava a fine 2016 e curata dal Prof. Renato Barilli.<\/p>\n<p>\u201cFictionalism\u201d del fotografo <strong>Diego Macr\u00ec<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cCarnival\u201d di <strong>Francesco Bocchini<\/strong>, Uno dei pi\u00f9 interessanti artisti italiani contemporanei; apprezzato in Italia e all\u2019estero.<\/p>\n<p>\u201cPer trasparenze\u201d del fotografo <strong>Mario Lamma<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cRacconti brevi\u201d della pittrice <strong>Fiorenza Puggioni Giori<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cSfioramenti\u201d di <strong>Morena Pedrini<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cRitratti in galleria\u201d del fotografo ritrattista <strong>Ennio D\u2019Altri<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cTutto il silenzio che c\u2019era\u201d del fotografo piacentino <strong>Marco Rigamonti<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cLa grafica\u201d di <strong>Sigfrido Bartolini<\/strong>, tra i massimi incisori del secondo \u2018900 italiano oltrech\u00e9 importantissimo pittore e critico.<\/p>\n<p>\u201cKido, il suo Batik, la sua Arte\u201d dell\u2019artista faentino <strong>Euclide \u201cKido\u201d Emiliani<\/strong>, del quale sono stati esposti batik (tra i quali raffinati capi d\u2019abbigliamento) disegni, ceramiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INFORMAZIONI UTILI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TITOLO: <em><strong>Berlin, Brandenburger Tor 1989<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>con fotografie inedite in bianco e nero colorate con i colori della memoria di Massimo Golfieri<\/strong><\/p>\n<p>A CURA DI: <strong>Jacopo Cenacchi<\/strong><\/p>\n<p>DOVE: <strong>Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63, Bologna<\/strong><\/p>\n<p>INAUGURAZIONE: <strong>31 ottobre 2019, ore 18.00<\/strong><\/p>\n<p>DATE DI APERTURA: <strong>31 ottobre \u2013 28 novembre 2019<\/strong><\/p>\n<p>ORARI:<strong> Da marted\u00ec a sabato dalle 15.30 alle 19.00 e su appuntamento<\/strong><\/p>\n<p>APERTURA STRAORDINARIA: <strong>venerd\u00ec 1 novembre dalle 15.30 alle 19.00<\/strong><\/p>\n<p>CHIUSURA STRAORDINARIA: <strong>sabato 2 novembre<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SOFFIETTO DELLA MOSTRA REALIZZATO DA <strong>Studio Grafico Massimo Golfieri<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SPONSOR: <strong>Madera Engineering<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Berlin, Brandenburger Tor 1989 Fotografie in bianco e nero con i colori della Memoria di Massimo Golfieri \u00a0 A cura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,10],"tags":[],"class_list":["post-8285","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8285"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8285\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}