{"id":83030,"date":"2025-12-03T10:17:31","date_gmt":"2025-12-03T10:17:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=83030"},"modified":"2025-12-03T10:17:46","modified_gmt":"2025-12-03T10:17:46","slug":"dieci-anni-di-soccorso-in-mare-le-ong-fondamentali-nel-salvare-vite-garanti-del-diritto-al-soccorso-italia-e-ue-progressivamente-sempre-piu-assenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=83030","title":{"rendered":"DIECI ANNI DI SOCCORSO IN MARE. LE ONG FONDAMENTALI NEL SALVARE VITE: GARANTI DEL DIRITTO AL SOCCORSO ITALIA E UE PROGRESSIVAMENTE SEMPRE PI\u00d9 ASSENTI"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table aligncenter\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ci3.googleusercontent.com\/meips\/ADKq_NZrGAYDC5FZBkI5FoG6BPjH909EpwLOiO2WAXZmKae3XvTRUmTrxRp3NDlkG5TZxW0NXiw9nENTZ5N1qlv_X-Nor8_MXKqK6mzpflvw2kXtx01o0SDef-5fA5fVs5xoFzInylzV4F8WRVeAEdLwORhl=s0-d-e1-ft#https:\/\/gbfa4.img.a.d.sendibm1.com\/im\/sh\/Liq6tknOqCXl.png?u=7xwQLFBtniwQn1M7ZYW8IhiFwEavAM5\" width=\"48\"><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><strong>DIECI ANNI DI SOCCORSO IN MARE. LE ONG SAR FONDAMENTALI NEL SALVARE VITE: GARANTI DEL DIRITTO AL SOCCORSO<\/strong><strong>ITALIA E UE PROGRESSIVAMENTE SEMPRE PI\u00d9 ASSENTI<\/strong><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table aligncenter\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ci3.googleusercontent.com\/meips\/ADKq_NZrxiTclTSvtwShxlhfcNB4i95lTqvUe6zEc9YFT-i-ZiiiQUN1i8pr-gfSrm3NW3HtI1Bro6_Ska2B7Zzm8v3HqUxFpeB7W56wsv1QJwuba5qOp10YiHPuwGWZya-B3TQgW9Y0iuP3zDD7HdQQPph1QQ=s0-d-e1-ft#https:\/\/gbfa4.img.a.d.sendibm1.com\/im\/sh\/kgFaWskX3g5e.jpeg?u=7xwQLFBtniwQn8DZiNTJSrCLlXKtSwL\" width=\"600\"><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td>Roma 03 dicembre 2025 &#8211; Oltre 180 mila persone in pericolo di vita in mare soccorse dal 2015 a oggi dalla flotta civile delle ONG impegnate in attivit\u00e0 di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale (CMRCC, Sar Archive), che sono state in prima linea nella protezione del diritto alla vita. Dieci anni in cui le ONG, di fronte al progressivo disimpegno dalle operazioni di soccorso in mare degli Stati costieri e dell\u2019Unione Europea e alla loro decisa virata su politiche di esternalizzazione delle frontiere, hanno esercitato una funzione sussidiaria e sono diventate garanti dell\u2019obbligo di prestare assistenza alle persone in pericolo di vita in mare sancito dal diritto internazionale marittimo.&nbsp;<br>A oggi con 15 navi, 7 imbarcazioni a vela e 4 aerei, le ONG continuano a operare per il diritto alla vita, ma a essere invariata nel tempo \u00e8 la pericolosit\u00e0 del Mediterraneo centrale, che si conferma una delle rotte migratorie pi\u00f9 letali al mondo: il bilancio delle persone morte o disperse dal 2015 a oggi ha superato la drammatica soglia delle 22 mila vittime, di cui 1.184 solo nel 2025 (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni &#8211; OIM). Le persone tratte in salvo riferiscono con frequenza agli operatori umanitari di aver tentato senza successo di ottenere un visto regolare e di essere state costrette a partire per sfuggire a conflitti, violenze, persecuzioni, gravi violazioni dei diritti umani, insicurezza alimentare o calamit\u00e0 naturali. Molte di loro raccontano inoltre di aver sub\u00ecto estorsioni, sfruttamento e diverse forme di violenza lungo tutto il percorso migratorio.&nbsp;<br>Durante la conferenza stampa \u201cDieci anni di soccorso in mare nel Mediterraneo centrale\u201d, tenutasi oggi presso il Senato della Repubblica, sono stati presentati numeri e analisi dell\u2019ultimo decennio. All\u2019incontro sono intervenuti: il Sen. Graziano Delrio, Presidente del Comitato parlamentare Schengen, il Professor Luigi Manconi, gi\u00e0 Senatore e presidente di A Buon Diritto, Valentina Brinis, advocacy officer di Open Arms, Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY, Abdullahi Ahmed, Consigliere Comunale della citt\u00e0 di Torino e l\u2019Ammiraglio Sandro Gallinelli, ex consulente legale del Capo del 3\u00b0 reparto della Guardia Costiera. Le analisi e i temi trattati saranno poi affrontati nell&#8217;appuntamento pomeridiano &nbsp;\u201c10 Anni di Ricerca e Soccorso in Prima Linea &#8211; Salvare Vite Umane, Difendere Diritti\u201d presso la Fondazione Basso, in cui si confronteranno tra gli altri Giorgia Linardi di Sea-Watch, Valeria Taurino per SOS M\u00e9diterran\u00e9e, Juan Matias Gil di Medici Senza Frontiere, Don Mattia Ferrari per Mediterranea e Lam Magok Refugees in Libya.&nbsp;<br>Quella nel Mediterraneo \u00e8 a tutti gli effetti una crisi umanitaria non riconosciuta: l\u2019Italia e l\u2019Europa hanno puntato sull\u2019esternalizzazione delle frontiere, finanziando Paesi come Libia e Tunisia con oltre 240 milioni di euro. Fondi investiti in accordi con Paesi che non possono essere considerati come sicuri, invece di finanziare operazioni SAR finalizzate alla tutela del diritto alla vita. In Libia e in Tunisia, le persone in movimento sono sistematicamente esposte a gravi violazioni dei diritti umani, detenzione arbitraria e tortura (fonte OHCHR): gli accordi con queste due Paesi rendono l\u2019Italia e l\u2019Europa complici di tali violazioni.&nbsp;<br>Nel 2014, dopo la fine della missione Mare Nostrum, che aveva salvato oltre 100.000 persone in un anno, il Mediterraneo \u00e8 tornato a essere una rotta mortale. \u00c8 in questo vuoto che nel 2015 \u00e8 nata la flotta civile, come risposta all\u2019abbandono istituzionale. Mentre nei primi anni di questo fenomeno autorit\u00e0 e Guardia Costiera italiana cooperavano con le ONG, dal 2017 c\u2019\u00e8 stata un\u2019inversione di rotta fatta di criminalizzazione e ostruzionismo, che ha di fatto limitato la capacit\u00e0 operativa e la legittimit\u00e0 della flotta civile. Se fin dall\u2019inizio delle operazioni SAR in mare si sono registrati deliberati attacchi da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica contro le imbarcazioni della flotta civile, negli ultimi anni si \u00e8 assistito a un allarmante aumento in intensit\u00e0 e violenza di tali attacchi. Dal 2016 a oggi, sono stati documentati 60 incidenti a danno delle ONG (fonte Sea Watch), fra cui episodi di sparatorie dirette contro o in prossimit\u00e0 delle navi umanitarie da parte delle autorit\u00e0 e delle milizie libiche (fonte SOS M\u00e9diterran\u00e9e). L\u2019ultimo solo due giorni fa verso l\u2019imbarcazione dell\u2019ONG Louise Michel. Questo nuovo corso \u00e8 iniziato nel 2017 con la firma del famigerato Memorandum d\u2019Intesa Italia-Libia, che prevede il sostegno alla cosiddetta Guardia costiera libica e che l\u2019Italia da allora non ha voluto sospendere nonostante in questo paese torture, violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani siano documentate da Onu e organizzazioni indipendenti.<br>&nbsp;Inoltre, dal 2019, con la politica dei \u201cporti chiusi\u201d c\u2019\u00e8 stato un nuovo salto di scala in questo processo di criminalizzazione e ostruzionismo che si \u00e8 rafforzato negli ultimi due anni con il Decreto &nbsp;fermi per le ONG. Assegnando porti lontani centinaia di miglia dal luogo del soccorso, le autorit\u00e0 italiane costringono le navi Sar delle ONG a molti giorni di viaggio in pi\u00f9, tanto che dal 2023 le navi delle ONG &#8211; come calcolato da SOS Humanity &#8211; hanno impiegato oltre 760 giorni di navigazione in pi\u00f9 per raggiungere i porti di sbarco distanti e percorrendo oltre 300mila chilometri in pi\u00f9 rispetto a quanto sarebbe stato necessario se si fossero potute recare nel primo porto limitrofo alla zona operativa.<br><em>\u201cUna pratica vessatoria e punitiva che posticipa senza motivo l\u2019assistenza di cui hanno bisogno le persone soccorse, mettendo a rischio la loro salute psico-fisica e ritardando il loro accesso ai servizi essenziali, come il supporto psicologico e la richiesta di protezione internazionale. E che tiene lontane le navi di soccorso dall\u2019area operativa, cos\u00ec da limitarne sia la capacit\u00e0 operativa che di testimonianza. Il decreto Piantedosi, insieme alla pratica dei porti lontani, continua a sottrarre tempo e risorse preziose alla tutela della vita di chi \u00e8 in mare\u201d<\/em>&nbsp;commenta la presidente di&nbsp;<strong>EMERGENCY Rossella Miccio.&nbsp;<\/strong><br><em>\u201cA dieci anni dall\u2019inizio delle nostre operazioni nel Mediterraneo centrale, possiamo affermare con chiarezza che la flotta civile \u00e8 nata e cresciuta per colmare un vuoto lasciato dagli Stati. In questo decennio abbiamo salvato centinaia di migliaia di persone, ma il nostro lavoro \u00e8 stato ostacolato da un ostruzionismo sistematico: dal 2023, ben 35 volte le navi delle ONG sono state bloccate in porto, mentre l\u2019assegnazione di porti sempre pi\u00f9 distanti ha aggiunto pi\u00f9 di 760 giorni di navigazione forzata. I tribunali italiani hanno confermato l\u2019illegittimit\u00e0 dei fermi, mostrando come queste misure non tutelino la sicurezza, ma la mettano a rischio: ostacolare il soccorso \u00e8 una scelta politica che produce morte. Per questo continueremo a essere in mare: perch\u00e9 la solidariet\u00e0 non \u00e8 un crimine, ma un dovere\u201d&nbsp;<\/em>ha dichiarato&nbsp;<strong>Valentina Brinis, Advocacy Officer di Open Arms<\/strong>.&nbsp;<br>Nel 2024 &nbsp;\u00e8 stata inoltre riconosciuta dall\u2019IMO \u2013 International Maritime Organization una zona SAR tunisina: al pari di quelle della Libia, le autorit\u00e0 della Tunisia sono responsabili di intercettazioni violente e respingimenti illegali in mare tali da non potersi considerare un porto sicuro per i naufraghi alla luce delle documentate e reiterate violazioni dei diritti fondamentali dei migranti.&nbsp;<br>L\u2019incontro di questa mattina, dopo un\u2019attenta analisi dei dati degli ultimi 10 anni, si \u00e8 concluso con quattro raccomandazioni delle ONG allo Stato italiano e all\u2019Unione Europea affinch\u00e9 si riduca il rescue gap. La prima \u00e8 quella di porre la tutela della vita in mare al centro di ogni decisione che riguarda il Mediterraneo centrale e rafforzare la capacit\u00e0 di ricerca e soccorso in mare, attivando una missione SAR europea. La seconda prevede di riconoscere il ruolo umanitario delle ONG, abbandonando qualsiasi pratica di criminalizzazione, abrogando il decreto Piantedosi e assicurando l\u2019assegnazione del porto di sbarco pi\u00f9 vicino. La terza chiede di interrompere ogni azione a supporto dei respingimenti verso Libia e Tunisia che non possono essere considerati un luogo sicuro per lo sbarco dei naufraghi e di non replicare le politiche di esternalizzazione in Paesi terzi. La quarta chiede di investire in programmi di cooperazione di lungo periodo nei Paesi di origine e transito e di ampliare le vie di accesso sicure e legali in Europa.&nbsp;<br><strong>Ufficio Stampa Open Arms Silvia Bellucci, +39 346 1561637,&nbsp;<a href=\"mailto:silviabellucci@live.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">silviabellucci@live.it<\/a>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.openarms.es\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.openarms.es\/it<\/a>&nbsp;<\/strong><br><strong>Ufficio stampa EMERGENCY Laura Genga, +39 380 7067441,&nbsp;<a href=\"mailto:ufficiostampa@emergency.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ufficiostampa@emergency.it<\/a>,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.emergency.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">www.emergency.it<\/a><\/strong><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DIECI ANNI DI SOCCORSO IN MARE. 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