{"id":83140,"date":"2025-12-07T20:45:46","date_gmt":"2025-12-07T20:45:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=83140"},"modified":"2025-12-07T20:46:10","modified_gmt":"2025-12-07T20:46:10","slug":"la-guerra-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=83140","title":{"rendered":"La guerra dimenticata"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/descarga.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/descarga.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-83141\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/descarga.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/descarga-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u201cLa guerra non determina chi ha ragione, ma chi sopravvive.\u201d \u2014 Bertrand Russell<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<strong>guerra<\/strong>, nella sua brutalit\u00e0 che attraversa la storia come un fiume torbido, \u00e8 anche ci\u00f2 che spesso fingiamo di non vedere. Cos\u00ec nasce l\u2019espressione&nbsp;<em>la guerra dimenticata<\/em>, quella che brucia lontano dai riflettori, che non conquista le aperture dei quotidiani, che resta intrappolata in un cono d\u2019ombra fatto di disinteresse politico, saturazione mediatica e stanchezza morale. Eppure riguarda tutti noi. Un nome, un territorio, un frammento di mondo \u2014 come il&nbsp;<strong>Sudan<\/strong>, oggi ridotto a un campo di rovine \u2014 pu\u00f2 diventare la fenditura attraverso cui osservare ci\u00f2 che preferiremmo ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le guerre che non vediamo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La nostra epoca \u00e8 immersa in un consumo compulsivo di informazioni: l\u2019urgenza dura pochi secondi, la sofferenza qualche ora, lo scandalo un giorno. La guerra, invece, no. La guerra resta. Ma la guerra del Sudan, iniziata ben prima del 2023 e radicata in tensioni vecchie di decenni, \u00e8 stata accantonata dal mondo perch\u00e9 politicamente scomoda, geograficamente remota e mediaticamente poco utile. Non ha i simboli della \u201cgrande guerra contemporanea\u201d: non ha un fronte netto, non ha leader riconoscibili, non ha immagini iconiche capaci di esplodere sui social.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure al suo interno vivono milioni di persone. Non c&#8217;\u00e8 un volto che rappresenti tutti, ma un mosaico di vite interrotte: famiglie sradicate, bambini senza scuola, anziani costretti a camminare per giorni sotto il sole cercando acqua e riparo, donne che fuggono da citt\u00e0 un tempo vivaci e oggi ridotte a scheletri di cemento. \u00c8 questo il cuore pulsante \u2014 e ignorato \u2014 di una guerra dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Sudan e la frattura del presente<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Parlare di Sudan significa parlare di un Paese gigantesco, complesso, stratificato. Significa ricordare che la guerra non nasce dal nulla, ma cresce come una malattia silenziosa: prima scava nell\u2019economia, poi corrode la fiducia nelle istituzioni, infine esplode attraverso milizie, esercito, clan, potentati locali. Le fazioni che oggi si combattono nelle strade di Khartoum \u2014 l\u2019esercito regolare e le Rapid Support Forces \u2014 non sono piovute dal cielo: sono figlie di decenni di compromessi sporchi, impunit\u00e0 sistemica, gestione predatoria del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando una guerra si accende cos\u00ec, la prima vittima \u00e8 il territorio stesso. I ponti diventano posti di blocco, gli ospedali diventano obiettivi militari, le scuole diventano rifugi improvvisati. L\u2019altra vittima, spesso invisibile, \u00e8 la memoria collettiva: la capacit\u00e0 di ricordare che quelle vite non sono statistiche. Che ogni persona costretta alla fuga non \u00e8 un\u2019astrazione, ma un futuro spezzato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il silenzio degli osservatori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 allora il Sudan \u00e8 diventato una guerra dimenticata? La risposta non \u00e8 univoca, ma passa attraverso almeno tre livelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 politico: il Sudan non \u00e8 un attore economico decisivo nel sistema internazionale. Non possiede una posizione strategica insostituibile, n\u00e9 un peso diplomatico tale da costringere le potenze globali a intervenire. A livello geopolitico, \u00e8 una pedina sacrificabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo \u00e8 mediatico: nel mare infinito delle tragedie globali, i media sono costretti \u2014 o credono di esserlo \u2014 a selezionare ci\u00f2 che attrae l\u2019attenzione. E la sofferenza, per essere \u201cnotizia\u201d, purtroppo deve avere una forma riconoscibile, un\u2019iconografia decodificabile. Il Sudan non ce l\u2019ha. O meglio: ce l\u2019ha, ma non abbastanza da rompere il rumore di fondo dell\u2019informazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo livello \u00e8 emotivo: esiste una soglia psicologica oltre la quale i nostri sentimenti si ritirano per autodifesa. \u00c8 lo stesso meccanismo che ci porta a ricordare un volto e dimenticare una strage; a rimanere colpiti da un singolo racconto e non da un numero enorme. L\u2019astrazione ci anestetizza, l\u2019eccesso ci disattiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La resistenza quotidiana<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Sudan, la guerra non \u00e8 un evento, ma una condizione. La resistenza non \u00e8 quella epica dei film, ma una pratica quotidiana, ostinata, quasi invisibile. Resistere significa trovare acqua pulita. Significa proteggere i bambini quando arrivano gli uomini armati. Significa camminare due giorni per raggiungere un campo profughi. Significa continuare a riconoscere gli altri come esseri umani mentre tutto intorno invita alla disumanizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa forma di resistenza non ha un nome nelle nostre categorie politiche, ma \u00e8 forse la pi\u00f9 pura. \u00c8 la resistenza di chi non ha scelta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa significa ricordare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare una guerra dimenticata non \u00e8 un gesto retorico. \u00c8 un modo di reimpostare lo sguardo. Significa riconoscere che una vita in Sudan vale quanto una vita in Europa. Significa capire che la geografia non deve essere un criterio etico. Significa, soprattutto, accettare che ignorare non \u00e8 mai neutrale:&nbsp;<em>ogni oblio \u00e8 una forma di complicit\u00e0<\/em>, anche se involontaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare \u00e8 il contrario di rassegnarsi. Ricordare \u00e8 il primo atto politico possibile per chi, come noi, non impugna armi ma pu\u00f2 decidere dove posare l\u2019attenzione. Ricordare \u00e8 un argine contro la normalizzazione del dolore altrui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un appello alla lucidit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Sudan, oggi, \u00e8 una ferita aperta. Ma potrebbe guarire. Le guerre non sono eterne, anche quando sembrano tali. Ci\u00f2 che serve \u00e8 una volont\u00e0 internazionale reale, non solo dichiarazioni di facciata; una pressione diplomatica capace di creare corridoi umanitari, di garantire cessate il fuoco, di fermare gli arsenali che alimentano il conflitto. E serve anche un cambiamento nel modo in cui noi, cittadini informati, accediamo alle notizie: non pi\u00f9 come consumatori distratti, ma come persone consapevoli delle conseguenze del proprio sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusione: un nome per l\u2019oblio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Forse non possiamo salvare il Sudan da qui. Ma possiamo salvarlo dal silenzio. Possiamo ricordare che le guerre non diventano dimenticate da sole: le dimentichiamo noi. Possiamo ripetere il nome \u2014 Sudan \u2014 come un atto di responsabilit\u00e0. Possiamo scegliere di non distogliere lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il contrario della guerra non \u00e8 la pace, ma la memoria. E una memoria vigile, ostinata, umana pu\u00f2 ancora essere la prima alleata di chi lotta per sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cLa guerra non determina chi ha ragione, ma chi sopravvive.\u201d \u2014 Bertrand Russell La&nbsp;guerra, nella sua brutalit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-83140","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83140","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=83140"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83140\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":83142,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/83140\/revisions\/83142"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=83140"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=83140"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=83140"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}