{"id":8486,"date":"2019-11-11T09:42:58","date_gmt":"2019-11-11T09:42:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8486"},"modified":"2019-11-11T09:42:58","modified_gmt":"2019-11-11T09:42:58","slug":"recensione-lorenzo-tomasin-il-caos-e-lordine-le-lingue-romanze-nella-storia-della-cultura-europea-einaudi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8486","title":{"rendered":"Recensione &#8211; Lorenzo Tomasin, \u201cIl caos e l\u2019ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea\u201d (Einaudi)"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-8486 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8487'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/cover-Tomasin-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8488'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Lorenzo-Tomasin-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Lorenzo-Tomasin-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Lorenzo-Tomasin-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Lorenzo-Tomasin.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>Lorenzo Tomasin: \u201cIl caos e l\u2019ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea\u201d, Einaudi<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Il testo che si presenta \u00e8 un agile quanto denso saggio di linguistica che parte da un presupposto decisamente spiazzante. Ciclicamente si assiste alla solita, e spesso sterile, polemica sull\u2019utilit\u00e0 dello studio del latino nelle nostre scuole, essendo considerata la lingua di <b>Cicerone<\/b> una \u201clingua morta\u201d. <b>Lorenzo Tomasin<\/b>, con una tesi tanto interessante quanto paradossale, interpreta le lingue romanze non come derivate dal latino ma come \u201cla sua (del latino) varia trasformazione nel tempo e nello spazio\u201d (pag. 6). A sostegno di questa tesi riporta un esempio interessante: il 10 giugno 1898 moriva <b>Tuone Udaina<\/b>, l\u2019ultimo uomo al mondo a parlare il dalmatico, una lingua neolatina che con lui si estinse. Noi per\u00f2 non solo non conosciamo l\u2019ultimo uomo a parlare latino che certifichi, in tal modo, la morte di questa lingua, ma milioni di persone nel mondo parlano \u201clingue romanze [che]\u2026 altro non sono che il latino stesso nella sua naturale e ininterrotta sopravvivenza attraverso il tempo e lo spazio\u201d (pag. 7). Il latino quindi non \u00e8 morto ma si \u00e8 semplicemente trasformato ed \u00e8 sopravvissuto nelle lingue romanze in cui continua a operare, a manifestarsi e a trasformarsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">A partire da questa interessante tesi che supera d\u2019un colpo le discussioni sull\u2019insegnamento del latino (studiare ad esempio il castigliano vuol dire studiare una moderna e particolare manifestazione del latino!), l\u2019autore ci conduce con precisa e stimolante ricostruzione sia attraverso la storia della linguistica romanza sia attraverso i molti tentativi di interpretazione del fenomeno linguistico in senso ampio. Le lingue ci appaiono cos\u00ec come un mutevole, proteiforme sempre inafferrabile fenomeno di cui la ragione umana fatica a venirne a capo; come suggerisce il titolo siamo di fronte a un \u201ccaos\u201d linguistico che gli studiosi cercano di ricondurre a un \u201cordine\u201d. Da un lato il tentativo di regolare la parlata all\u2019interno di schemi e regole, dall\u2019altro la quotidiana espressione, spesso non particolarmente attenta alle regole ma che, altrettanto spesso, sulla lunga durata, crea, con l\u2019uso, nuove regole, nuove parole, nuove costruzioni non previste dalle sistematizzazioni regolatrici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il testo quindi si articola, coerentemente, intorno ad una serie di capitoli (analogia\/anomalia, diastole\/sistole, lessico\/grammatica, eccezione\/regola, antico\/moderno, natura\/storia) in cui emergono polarit\u00e0 in tensione tra loro, con molte sfumature intermedie, ma che insieme tentano di rendere conto di quel processo per certi versi sorprendente che \u00e8 il linguaggio umano. Sotto gli occhi del lettore scorre cos\u00ec sia l\u2019affascinantissima storia della riflessione sulla lingua latina e sulle sue sopravvivenze moderne, sia, con finezza di ricostruzione e passione mai prevenuta, i dibattiti, gli scontri, gli approfondimenti, le conquiste della linguistica in generale. Questi due diversi filoni sono sapientemente declinati all\u2019interno delle polarit\u00e0 poc\u2019anzi indicate e rendono vivace e piacevole la lettura di un testo originalmente fecondo di riflessioni. Due piccole annotazioni a margine.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il libro termina con un motivato rovesciamento di quello che \u00e8 un presupposto di molta linguistica: non solo la lingua \u00e8 storicamente determinata, ma \u00e8 la storia stessa ad essere un fenomeno linguistico. Una tesi interessante che andrebbe collocata, ma il taglio strettamente linguistico del saggio ovviamente non lo permette, in tutto l\u2019amplissimo panorama filosofico del Novecento ove non solo l\u2019ermeneutica assume un ruolo filosofico centrale nel pensiero di vari autori (Heidegger, Gadamer, Wittgenstein, Ricouer e molti altri) ma si riconosce espressamente che \u201cil linguaggio non \u00e8 solo una delle doti di cui dispone l\u2019uomo che vive nel mondo; su di esso si fonda, e in esso si rappresenta, il fatto stesso che gli uomini abbiano un mondo\u201d (Gadamer, \u201cVerit\u00e0 e metodo\u201d).<\/p>\n<p align=\"justify\">La seconda riflessione attiene pi\u00f9 alla discussione sulle lingue neolatine. <b>Tomasin<\/b> cita un grande e mai abbastanza studiato autore tedesco del Novecento: <b>Ernst Robert Curtius<\/b>. L\u2019opera di Curtius con la sua investigazione accuratissima dei cosiddetti \u201ctopoi\u201d (metafore e temi ricorrenti) nella letteratura latina, nel periodo che va dal V secolo a Dante, rappresenta uno snodo fondamentale sia nella conferma della originale tesi secondo cui il latino non \u00e8 mai morto, sia nella riemersione di un sostrato culturale comune a tutta l\u2019Europa che ancor oggi, molto spesso a nostra insaputa, agisce nel nostro operare, plasmandolo in caratteri che superano l\u2019ambito delle lingue nazionali e assurgono a peculiarit\u00e0 europee.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Nicola F. Pomponio<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Lorenzo Tomasin: \u201cIl caos e l\u2019ordine. 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