{"id":85153,"date":"2026-01-25T14:22:39","date_gmt":"2026-01-25T14:22:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=85153"},"modified":"2026-01-25T14:22:54","modified_gmt":"2026-01-25T14:22:54","slug":"a-50-anni-dalla-scomparsa-di-alfonso-gatto-con-quel-suo-se-a-voltarmi-piu-non-ti-vedo-chi-di-noi-manca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=85153","title":{"rendered":"A 50 anni dalla scomparsa di Alfonso Gatto con quel suo \u00abse a voltarmi pi\u00f9 non ti vedo chi di noi manca\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-85154\" style=\"width:268px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-2048x1536.jpg 2048w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1000170889-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Alfonso Gatto. Ho &nbsp;appreso la notizia della morte mentre cenavo alla casa dello studente a Roma. Era l&#8217;otto marzo del 1976. Muore in un incidente stradale. In quegli anni, ero appena ventenne, ovvero&nbsp; 21 anni,&nbsp; avevo una frequentazione costante con Salerno. Ritorno dopo un p\u00f2 di tempo su questo poeta amico di nostalgie e immaginari. Vi ritorno dopo alcuni programmi realizzati su di lui con la Rai. Una poesia un poeta nella mia memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei poeti che ha tracciato un preciso percorso lirico \u2013 metaforico,<\/p>\n\n\n\n<p>sempre su una linea di \u201cimmaginaria\u201d realt\u00e0, all\u2019interno del<\/p>\n\n\n\n<p>Novecento italiano resta, senza alcun dubbio, un poeta che<\/p>\n\n\n\n<p>ha raccolto le pieghe di un incontro tra la parola come elemento<\/p>\n\n\n\n<p>espressivo e i linguaggi che sono racchiusi dentro la pagina dei<\/p>\n\n\n\n<p>simboli. Percorsi indelebili che raccontano certamente la vita di<\/p>\n\n\n\n<p>un uomo ma in modo pi\u00f9 articolato raccontano esistenze.<\/p>\n\n\n\n<p>La terra e il mare, i paesi e i luoghi, la madre e il destino sono<\/p>\n\n\n\n<p>coordinate nel vissuto di una memoria che incide trasparenze<\/p>\n\n\n\n<p>indissolubili. Titolo inconfondibili, i suoi.<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia di Alfonso Gatto \u00e8 la metafora di un\u2019isola che lacera<\/p>\n\n\n\n<p>il vento che alza le onde del mare e costringe, comunque, la<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cbufera\u201d ad arginarsi nel cavo di uno scoglio. La sofferenza<\/p>\n\n\n\n<p>dell\u2019uomo \u00e8 un\u2019eco che fa trasmigrare le onde e lascia per\u00f2 solchi<\/p>\n\n\n\n<p>sul palmo della mano. Solchi che individuano il cammino. La<\/p>\n\n\n\n<p>poesia di Gatto \u00e8 un cammino nella sensualit\u00e0 che trasforma i<\/p>\n\n\n\n<p>giorni raccogliendoli nel quotidiano e nel tempo. La storia \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>trafitta perch\u00e9 il tempo \u00e8 nella percezione dell\u2019orologio ma anche<\/p>\n\n\n\n<p>nei sentieri incantati delle sensazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mitico volare di sabbia nel deserto che fa dell\u2019isola un<\/p>\n\n\n\n<p>labirinto. Un magico cerchio nell\u2019infinito della memoria. E l\u2019isola<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 il cerchio dove la grecit\u00e0 dispersa si ritrova e dove l\u2019approdo del<\/p>\n\n\n\n<p>naufrago diventa una allegoria che non ha bisogno del gioco delle<\/p>\n\n\n\n<p>immagini. In fondo se la poesia ha un senso il filo della memoria<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 un destino che d\u00e0 voce all\u2019orizzonte della metafora. Il poeta isola<\/p>\n\n\n\n<p>non \u00e8 il poeta solitudine. \u00c8 il poeta memoria, viaggio. Appunto<\/p>\n\n\n\n<p>come nell\u2019isola.208<\/p>\n\n\n\n<p>Or nella solitaria<\/p>\n\n\n\n<p>cadenza d\u2019un approdo,<\/p>\n\n\n\n<p>svanita la memoria<\/p>\n\n\n\n<p>al suo tepore effusa,<\/p>\n\n\n\n<p>esala bianca l\u2019isola<\/p>\n\n\n\n<p>la brezza del mio cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 una poesia fatta di cocci n\u00e9 di spine o di ossi. Ma \u00e8 una<\/p>\n\n\n\n<p>poesia nella quale ci sono \u201cpezzi\u201d di anima. Una metafora per<\/p>\n\n\n\n<p>raccogliere il dolore di un viaggio che \u00e8 completamente tracciato<\/p>\n\n\n\n<p>non da segmenti o da linee ma da costanti ritorni. Ci sono spaccati<\/p>\n\n\n\n<p>di realt\u00e0 che non si leggono o non restano come tali perch\u00e9 nella<\/p>\n\n\n\n<p>sua poesia subentra sempre un \u201cterritorio\u201d particolare che \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>quella della lacerazione della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia lacerata non \u00e8 una storia dispersa o perduta o<\/p>\n\n\n\n<p>smarrita che smarrisce l\u2019uomo. La storia lacerata, invece, \u00e8 un<\/p>\n\n\n\n<p>emblematico desiderio di addentrarsi in una ragnatela fitta di<\/p>\n\n\n\n<p>coriandoli in cui il tempo si sposta tra il passato e il presente.<\/p>\n\n\n\n<p>La madre, il padre, i paesi che si rincorrono sono ricordi e<\/p>\n\n\n\n<p>dolori reali ma il dolore diventa ancora pi\u00f9 tragico quando<\/p>\n\n\n\n<p>subentra il superamento del reale, ovvero del momento immediato per cedere luogo e spazio alla contemplazione e alla meditazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile rintracciare \u201cporti sepolti\u201d lungo il vento delle<\/p>\n\n\n\n<p>attese di una poesia che recita la disarmonia. E i porti sepolti<\/p>\n\n\n\n<p>chiedono ancoraggi per ritornare a vivere. Ma ritornano a vivere<\/p>\n\n\n\n<p>solo se la memoria va oltre ogni percorso della realt\u00e0 e rimane<\/p>\n\n\n\n<p>incancellabile nel sogno dei giorni. Ma il ricordo, per Gatto, \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>nell\u2019eterno oblio, quell\u2019oblio che non concede pause alla pazienza<\/p>\n\n\n\n<p>del cammino.<\/p>\n\n\n\n<p>Avventuriero e naufrago come presenza randagia gli affetti<\/p>\n\n\n\n<p>restano immobili nelle parole che definiscono un poeta nella<\/p>\n\n\n\n<p>dispersione e nell\u2019inquieto esistere. Il poeta \u00e8 un disperso nell\u2019estetica del vivere. Di viaggio in viaggio o \u201cda isola a isola\u201d, come<\/p>\n\n\n\n<p>direbbe Silvio Ramat il centro della parola non si strappa nel<\/p>\n\n\n\n<p>rimpianto ma in una lenta, e mai passeggera, nostalgia. Chi vive<\/p>\n\n\n\n<p>di isole o chi si stabilisce, metaforicamente, nell\u2019isola non pu\u00f2 fare<\/p>\n\n\n\n<p>a meno della nostalgia. Alfonso Gatto ha stabilito un dialogo<\/p>\n\n\n\n<p>importante con lo spazio \u2013 tempo \u2013 nostalgia. Ma \u00e8 proprio in questa triangolatura che l\u2019immaginario mediterraneo trova una<\/p>\n\n\n\n<p>sua chiave interpretativa straordinaria. Il sentire e l\u2019essere<\/p>\n\n\n\n<p>mediterranei, per un poeta come Alfonso Gatto, significa rendere<\/p>\n\n\n\n<p>il senso dell\u2019appartenenza il valore prioritario nell\u2019intreccio tra la<\/p>\n\n\n\n<p>parola e la tensione del sentimento.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra poesia sempre dal titolo Isola, che appartiene<\/p>\n\n\n\n<p>per\u00f2 alla raccolta Desinenze, che raccoglie gli strascichi della<\/p>\n\n\n\n<p>sensualit\u00e0 del tempo che non muore. Un tempo immortale.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvicinarsi all\u2019isola, a quel soffio<\/p>\n\n\n\n<p>marino ch\u2019\u00e8 nel lascito del cielo,<\/p>\n\n\n\n<p>e scoprirla di pietra, di silenzio<\/p>\n\n\n\n<p>nell\u2019agrore dell\u2019erba, nel relitto<\/p>\n\n\n\n<p>del lastrico squamato dai suoi scisti:<\/p>\n\n\n\n<p>questo \u00e8 rabbrividire sul mio nome<\/p>\n\n\n\n<p>improvviso nel m\u00f2nito del vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 nessuno lo chiama, e l\u2019esser solo<\/p>\n\n\n\n<p>a scala del mio sorgere, riemerso<\/p>\n\n\n\n<p>dal mio sparire all\u2019avvistarmi, \u00e8 spazio<\/p>\n\n\n\n<p>che l\u2019aperto raggiunge per fermare,<\/p>\n\n\n\n<p>per chiudere alla stretta del suo scoglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio, l\u2019amore, in quell\u2019arrivo<\/p>\n\n\n\n<p>fermano il conto e il tempo, nello spazio<\/p>\n\n\n\n<p>il nome nel raggiungermi mi chiude.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritornare \u00e8 una voce nella dimensione tra l\u2019essere di una<\/p>\n\n\n\n<p>creativit\u00e0 che \u00e8 la vita in s\u00e9 e l\u2019immagine \u2013 cerchio. Un navigare<\/p>\n\n\n\n<p>tra gli scogli e i fili raccolti da Arianna. Le dee e le muse sono<\/p>\n\n\n\n<p>archetipi nelle \u201cdesinenze\u201d del viaggiare il viaggio. Ma il ritornare<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 nella contemplazione di una poesia che non \u00e8 breviario alchemico ma passo di esistenza. Dunque, s\u00ec. Una poesia, quella di Gatto,<\/p>\n\n\n\n<p>che \u00e8 passo di esistenza nella radice terra e nell\u2019orizzonte \u2013 tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019isola non \u00e8 solo una metafora. \u00c8 il vero proprio nei segni delle<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cdesinenze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle \u201cdesinenze\u201d che superano la storia o, meglio, non si<\/p>\n\n\n\n<p>interessano della storia ma entrano in una visione che ha una sua<\/p>\n\n\n\n<p>precisa affermazione nella religiosa definizione di un viaggio, il cui senso \u00e8 segnato, appunto, dal sentimento del destino. La<\/p>\n\n\n\n<p>poesia di Alfonso Gatto \u00e8 un navigare tra le pianure e gli scogli in<\/p>\n\n\n\n<p>un \u201cfraseggio\u201d che \u00e8 espressione di un modello certamente ermetico ma che si racchiude in delle assonanze che sono espressione<\/p>\n\n\n\n<p>di un lirismo inquieto ma traccia la cifra di una esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La solitudine del naufrago \u00e8 la solitudine di un poeta che ha<\/p>\n\n\n\n<p>ben capito che i conti con il tempo bisogna farli e l\u2019isola alla quale<\/p>\n\n\n\n<p>si richiama \u00e8 un andare nella dimensione di un luogo che non \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>geografia soltanto ma infanzia. Questa infanzia diventata ormai<\/p>\n\n\n\n<p>indefinibile ma solcata nell\u2019anima e nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo diventa infinito. Un \u201cinfinito\u201d. Come nella poesia dal<\/p>\n\n\n\n<p>titolo Notturno per Mondrian: \u00abPi\u00f9 o meno, \/ croci armoniose \/<\/p>\n\n\n\n<p>dell\u2019alfabeto che non parla mai. \/ Di s\u00e9 solo perfetto \/ cimitero di<\/p>\n\n\n\n<p>segni \/ l\u2019infinito.\u00bb184<\/p>\n\n\n\n<p>I segni che riportano sulla scena del tempo le macerie di una<\/p>\n\n\n\n<p>vita. Colori di una esistenza che non tradiscono metafore ed<\/p>\n\n\n\n<p>allegorie.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ricordo soffuso \u00e8 oblio. Il sublime \u00e8 una lunga attesa. Una<\/p>\n\n\n\n<p>attesa che pi\u00f9 che attendere \u00e8 un ricongiungere le \u201cvocali\u201d dei naufragi. Una poesia che supera ogni naufragio per recitare il<\/p>\n\n\n\n<p>tempo dell\u2019isola. Alfonso Gatto \u00e8 un poeta dell\u2019indefinibile nostalgia. Penetrare il suo \u201ccorpus\u201d \u00e8 capire il senso e l\u2019orizzonte di una partenza che non ha mai smesso di chiedere un ritorno. Ritrovarsi nel ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Una metafora che ha tasselli di tempo ritrovato. I paesi che si<\/p>\n\n\n\n<p>rincorrono sono i paesi che si cercano nel tramonto e il tramonto<\/p>\n\n\n\n<p>non \u00e8 solo la deposizione del sole o la trasformazione dei colori.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel tramonto \u00e8 piuttosto \u201ccontroluce d\u2019addio\u201d in un gioco di<\/p>\n\n\n\n<p>immagini che ridestano il navigante all\u2019alba.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutto di noi gran tempo ebbe la morte.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il tramonto, dunque, \u00e8 la carezza del crepuscolo. Ma tutta la<\/p>\n\n\n\n<p>poesia di Alfonso Gatto \u00e8 una inconfondibile carezza del crepuscolo tra i silenzi dell\u2019ombra. I suoi versi sono passi nell\u2019inconfondibile inciso del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel \u00abse a voltarmi pi\u00f9 non ti vedo chi di noi fue manca\u00bb resta inciso sulla mia pelle. Mi risuona costantemente come filo sottile di un tempo diventato memoria. Alfonso Gatto era nato a Salerno il 17 luglio del 1909.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Alfonso Gatto. Ho &nbsp;appreso la notizia della morte mentre cenavo alla casa dello studente a Roma. 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