{"id":86374,"date":"2026-02-21T00:50:20","date_gmt":"2026-02-21T00:50:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=86374"},"modified":"2026-02-21T00:50:40","modified_gmt":"2026-02-21T00:50:40","slug":"giornata-internazionale-della-lingua-madre-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=86374","title":{"rendered":"Giornata internazionale della lingua madre 2026:"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>il bilinguismo letterario da Deledda a Pirandello<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-86375\" style=\"width:418px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Sulle-sponde-della-Magna-Grecia_-lingua-madre.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Grazia Deledda e Luigi Pirandello. Due nomi incisi nella storia della Letteratura italiana e mondiale; due vincitori del Premio Nobel per la Letteratura; due isolani.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, in vita furono spesso in disaccordo, agli antipodi e rivali e, bisogna ammetterlo, in primo luogo a causa dell\u2019atteggiamento di Pirandello nei confronti di Deledda e di suo marito. Tuttavia, ad accomunarli era sicuramente un profondo radicamento nell\u2019humus delle proprie terre nat\u00ece, un costante ritorno alle origini anche e soprattutto per mezzo delle proprie lingue: il dialetto di Girgenti nel caso di Pirandello e la lingua sarda nel caso di Deledda. In entrambi i casi non si deve pensare a un \u201csemplice\u201d elemento folcloristico ma una scelta spesso ponderata e frutto di studi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si parta da Deledda.<\/p>\n\n\n\n<p>In quanto sarda si pu\u00f2, a tutti gli effetti, definire una scrittrice bilingue e, in quanto bilingue, \u00e8 indispensabile ricordare che ella pensava per l\u2019appunto in due lingue: il sardo e l\u2019italiano. Tale bilinguismo, per\u00f2, pi\u00f9 che nel lessico (pure presenti, come nel caso dell\u2019alternanza fra gli allotropi <em>grembiule<\/em> e <em>grembiale<\/em> o ai termini <em>tacca <\/em>e <em>leppa<\/em>) \u00e8 in questo caso riscontrabile nell\u2019impianto della frase, nell\u2019<em>ordo verborum <\/em>che, spesso, ricalca proprio quello della lingua sarda pi\u00f9 che quello della lingua italiana e in modo particolare dell\u2019oralit\u00e0 sarda, testimoniato anche dal ricorso costante alla paratassi. Va detto che, al tempo di Deledda, il sardo non era ancora considerato una lingua e, anzi, l\u2019utilizzo ne era stato a lungo scoraggiato anche attraverso l\u2019imposizione, dall\u2019alto, di leggi pressappochiste, figlie di uno snobismo derivante in gran parte anche da una certa ostilit\u00e0 nei confronti della cultura meridionale e ancor pi\u00f9 di quella isolana. A tal proposito, si esprimeva, nel 1848, Carlo Baudi di Vesme, storico e amico di Carlo Alberto di Savoia, parlando della necessit\u00e0 di incivilire il popolo sardo per mezzo della progressiva riduzione dello spazio concesso al dialetto (all\u2019epoca definito tale!) locale, colpevole dunque di rappresentare un ostacolo allo spirito di nazione e del progresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre per\u00f2 ricordare, come si accennava, che quella di Deledda \u00e8 stata una decisione derivante da una precisa volont\u00e0 e non da una presunta \u2013 e a lungo impropriamente citata \u2013 mancanza di conoscenza dell\u2019italiano standard dell\u2019epoca. Deledda, insomma, scelse deliberatamente di mettere in atto un\u2019operazione di decostruzione \u2013 della lingua imposta e dei luoghi comuni \u2013 e di riconferimento di dignit\u00e0 letteraria al suo sardo.<\/p>\n\n\n\n<p>E d\u2019altronde, la stessa scrittrice di Nuoro ricordava quanto le risultasse pi\u00f9 naturale e semplice parlare in sardo ma scrivere in italiano che, pertanto, era una lingua che ben padroneggiava. Si cita, a tal proposito, un estratta da una lettera che ella, ancora giovane e dunque acerba autrice, invi\u00f2 a Stanis Manca nel 1891:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>L\u2019abitudine di parlare, per forza, i nostri dialetti, sempre, sempre, fa s\u00ec che non ci possiamo mai spiegare bene in italiano. Cominciando da me, se son riuscita a scarabocchiare la presente \u00e8 per\u00f2 certo che non sarei mai riuscita a dirgliela a viva voce: mi \u00e8 pi\u00f9 facile scrivere un romanzo che raccontare una fiaba, e cos\u00ec quasi tutti, mentre conosco qualche signora o signorina continentale che avvezza a parlare sempre in italiano parla, racconta e chiacchiera elegantemente nel medesimo tempo che non sa scrivere una lettera\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Anche per Pirandello si tratt\u00f2 di una scelta, forse anche pi\u00f9 consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Pirandello si era infatti laureato in Filologia a Bonn proprio con una tesi sul dialetto di Girgenti (Agrigento). Il suo, dunque, era un approccio che si basava, oltre che su un sentimento di appartenenza a una terra spesso bistrattata, anche su una conoscenza pi\u00f9 approfondita della questione e con un taglio propriamente filologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Pirandello partiva anzitutto dall\u2019assunto che la lingua italiana, al di l\u00e0 di ogni rigido dogmatismo, nell\u2019atto della pratica quotidiana non esistesse. La lingua unitaria, perci\u00f2, risultava poco adatta, ai suoi occhi, a esprimere i sentimenti, le pulsioni e le intricate rivolte dell\u2019animo spesso oggetto delle sue narrazioni poich\u00e9 lontana dalla verit\u00e0, dal sentire pi\u00f9 profondo. L\u2019italiano, altra o forse seconda lingua madre dell\u2019autore, era considerato adatto a esprimere concetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo, si badi bene, era un uso del dialetto lontano da qualsivoglia forma di letteralit\u00e0 classica. Era un dialetto dal lessico aspro, proprio della sua terra, e al contempo dolce dal punto di vista fonico, che si interfacciava s\u00ec con la lingua italiana, ma anche con arcaismi e neologismi. Era dunque una pacifica convivenza fra due lingue (un dialetto e una lingua ufficiale, per la precisione) in cui Pirandello rintracciava comunque segni di una certa continuit\u00e0. Egli scriveva infatti nella prefazione di Liol\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>nella parlata di Girgenti che \u00e8 incontestabilmente la pi\u00f9 pura, la pi\u00f9 dolce, la pi\u00f9 ricca di suoni, per certe sue particolarit\u00e0 fonetiche, che forse pi\u00f9 di ogni altra l\u2019avvicinano alla lingua italiana\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In un certo qual modo si potrebbe perfino avere l\u2019ardire che Pirandello abbia creato una sua grammatica oppure che abbia rintracciato una terza via tutta sua (della quale non si entrer\u00e0 qui nel merito), sfuggendo quindi alla diglossia e all\u2019artificiosit\u00e0 che, a suo avviso, risiedeva nella lingua italiana dei puristi. Una terza via che, per il lettore meno avezzo a ci\u00f2 oppure settentrionale, potrebbe comportare una fatica non indifferente.<\/p>\n\n\n\n<p>Come infatti osservava, qualche anno fa, la Dott.ssa Sara Dugo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Luigi Pirandello narra la complessa fenomenologia della vita con un lessico contenente sicilianismi, arcaismi, neologismi e parole onomatopeiche non sempre presenti nei dizionari di lingua italiana. Il suo linguaggio creativo produce alcuni problemi di traduzione, pertanto diventa difficile enunciare nella lingua di arrivo quello che \u00e8 stato detto nella lingua di partenza, cercando di mantenere la corrispondenza semantica con le espressioni e con lo stile pirandelliano. La traduzione permette di comunicare al lettore quello che \u00e8 narrato dall\u2019autore nell\u2019opera originale, si tratta di decodificazione a livello denotativo (il contenuto del testo) e connotativo (lo stile), ricorrendo alla parafrasi finale nel codice linguistico e culturale del destinatario (il nuovo idioma del traduttore). Il testo originale viene estratto dal suo contesto linguistico e culturale per essere modificato nel nuovo idioma. Il problema etico della traduzione \u00e8 il tema principale del dibattito tra i filosofi del linguaggio e i critici letterari.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Certo, traduttore traditore, afferma il detto. Ma non \u00e8 questo il punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8, semmai, che questi due scrittori hanno saputo dare lustro alle proprie lingue madri in contesti a loro ostili. Non \u00e8 di certo un segreto che ai tempi \u2013 e ancora oggi \u2013 sopravvivesse una certa avversione nei confronti di tutto ci\u00f2 che era frutto e manifestazione della cultura meridionale (non a caso si parla ancora oggi di \u2018questione meridionale\u2019!). La lingua italiana, in fondo, \u00e8 tenuta in vita anche dai dialetti e dalla molteplicit\u00e0 di lingue minoritarie che l\u2019arricchiscono e nel tramandarli e dar loro dignit\u00e0 letteraria centrale \u00e8 stato il ruolo degli autori e delle autrici del Novecento. \u00c8 imprescindibile, a nostro avviso, in quanto autori e curatrice, ricordarlo oggi, proprio in occasione della Giornata internazionale della lingua madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Rosaria Scialpi,<\/p>\n\n\n\n<p>curatrice di Sulle sponde della Magna Grecia<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il bilinguismo letterario da Deledda a Pirandello Grazia Deledda e Luigi Pirandello. 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