{"id":86804,"date":"2026-03-03T19:40:35","date_gmt":"2026-03-03T19:40:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=86804"},"modified":"2026-03-03T19:40:52","modified_gmt":"2026-03-03T19:40:52","slug":"il-dualismo-tra-nicchia-e-nazione-nella-televisione-contemporanea-la-parabola-di-alessandro-cattelan-e-lascesa-di-stefano-de-martino-verso-sanremo-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=86804","title":{"rendered":"Il dualismo tra nicchia e nazione nella televisione contemporanea: la parabola di Alessandro Cattelan e l&#8217;ascesa di Stefano De Martino verso Sanremo 2026"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/descarga-3-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/descarga-3-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-86616\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/descarga-3-1.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/descarga-3-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u200b\u00bb<em>Il pubblico \u00e8 una bestia che bisogna saper accarezzare, ma che non bisogna mai stare a sentire troppo da vicino, altrimenti si rischia di perdere la propria voce nel suo ruggito.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2014 Ennio Flaiano<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u200bIl panorama televisivo italiano sta vivendo una fase di profonda ridefinizione identitaria, un momento in cui i vecchi paradigmi del \u00abpredestinato\u00bb si scontrano con la realt\u00e0 pragmatica degli ascolti e del consenso popolare. Al centro di questa tempesta perfetta troviamo due figure polari, quasi archetipiche:&nbsp;<strong>Alessandro Cattelan<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Stefano De Martino<\/strong>. La recente decisione di affidare la direzione artistica e la conduzione del&nbsp;<strong>Festival di Sanremo<\/strong>&nbsp;a De Martino non \u00e8 soltanto una scelta di palinsesto, ma un segnale politico e culturale su cosa debba essere oggi la televisione generalista in Italia: un luogo di aggregazione che non pu\u00f2 prescindere dal rito collettivo e dalla capacit\u00e0 di parlare a tutti, senza distinzioni di classe o di istruzione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bLa sindrome del predestinato e il limite invalicabile della \u00abcoolness\u00bb<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200bPer anni, il nome di Alessandro Cattelan \u00e8 circolato nei corridoi di Viale Mazzini come l&#8217;unico vero erede dei grandi conduttori del passato, l&#8217;uomo capace di traghettare la Rai nel ventunesimo secolo grazie a un linguaggio fresco, dinamico e internazionale. Arrivato dal mondo Sky con un\u2019aura di modernit\u00e0 e una competenza tecnica cristallina, Cattelan portava con s\u00e9 un\u2019estetica nuova per l&#8217;ammiraglia della televisione di Stato: ritmi serrati, citazionismo anglosassone e una naturale propensione per tutto ci\u00f2 che \u00e8 considerato \u00abdi tendenza\u00bb. Tuttavia, proprio questa sua identit\u00e0 cos\u00ec definita e rifinita si \u00e8 rivelata, col tempo, il suo limite pi\u00f9 invalicabile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bCattelan \u00e8, per sua natura, il conduttore di chi la televisione tradizionale la guarda poco o la critica molto. \u00c8 amato dai critici televisivi, dai giovani urbanizzati e da chi consuma l&#8217;intrattenimento in pillole sui social media. Ma la Rai, e in particolare&nbsp;<strong>Rai 1<\/strong>, \u00e8 un transatlantico che richiede una navigazione differente, fatta di profondit\u00e0 e pazienza. Il fallimento \u2013 o meglio, il mancato exploit \u2013 di programmi ambiziosi come&nbsp;<em>Da grande<\/em>&nbsp;ha evidenziato una frattura sociale e culturale profonda: il tentativo di Cattelan di non \u00absporcarsi le mani\u00bb con la tradizione, di non scendere a patti con il nazionalpopolare, \u00e8 stato percepito dal grande pubblico come un atto di alterit\u00e0. Come gli disse saggiamente&nbsp;<strong>Antonella Clerici<\/strong>, nella televisione di Stato bisogna saper \u00absporcarsi di sugo\u00bb. Senza quella macchia metaforica sulla camicia bianca, il pubblico della provincia italiana ti percepir\u00e0 sempre come un ospite elegante ma sostanzialmente estraneo, qualcuno che parla una lingua corretta ma priva di quel calore necessario a scaldare le case nelle fredde serate invernali.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bStefano De Martino: l&#8217;estetica dell&#8217;accoglienza e il richiamo delle radici partenopee<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200bDall&#8217;altra parte della barricata troviamo Stefano De Martino. Se Cattelan rappresenta la nicchia che si sente \u00e9lite, De Martino incarna il popolo che si fa eleganza senza mai rinnegare le proprie origini. Partito dai talent show e passato attraverso le forche caudine del gossip pi\u00f9 sfrenato, ha saputo compiere un percorso inverso e difficilissimo: non ha cercato di imporre un modello straniero precostituito, ma ha scavato nelle radici dell&#8217;intrattenimento italiano, dichiarandosi apertamente figlio di&nbsp;<strong>Renzo Arbore<\/strong>&nbsp;e di quella scuola napoletana che sa fondere ironia, improvvisazione e un&#8217;innata capacit\u00e0 di creare empatia immediata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bLa sua forza risiede in quella che potremmo definire \u00abl&#8217;estetica dell&#8217;accoglienza\u00bb. Laddove Cattelan seleziona il suo pubblico attraverso riferimenti culturali specifici \u2014 la musica indie, lo stile hipster, il sarcasmo asciutto \u2014 De Martino spalanca le braccia a ogni tipo di spettatore. La sua conduzione \u00e8 rassicurante e profondamente legata a un&#8217;idea di intrattenimento che non vuole educare il pubblico a nuovi gusti, ma vuole celebrarne le abitudini, i sogni e le sicurezze. La scelta di De Martino per Sanremo 2026 \u00e8 la vittoria definitiva del \u00abvicino di casa\u00bb carismatico sul \u00abcompagno di classe brillante ma distaccato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl conflitto dei modelli: Late Night americano vs variet\u00e0 mediterraneo<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200bPer comprendere appieno questa dinamica, bisogna guardare ai due modelli televisivi che i due conduttori incarnano. Alessandro Cattelan ha costruito la sua intera carriera sul miraggio dei grandi&nbsp;<em>late-night talk show<\/em>&nbsp;statunitensi. Il riferimento a&nbsp;<strong>Jimmy Fallon<\/strong>,&nbsp;<strong>James Corden<\/strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>Jimmy Kimmel<\/strong>&nbsp;\u00e8 presente in ogni sua mossa: il monologo iniziale al leggio, i giochi di societ\u00e0 con le celebrit\u00e0, l&#8217;interazione costante con la band in studio. \u00c8 una televisione pensata per essere \u00abspacchettata\u00bb in brevi clip virali, perfetta per l&#8217;algoritmo di YouTube ma spesso percepita come fredda da chi cerca un&#8217;emozione prolungata e genuina davanti al piccolo schermo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bTuttavia, il modello americano si basa su un presupposto che in Italia fatica ad attecchire: il cinismo ironico e la velocit\u00e0 urbana tipica di una metropoli come New York. In Italia, la televisione generalista assolve ancora a una funzione di \u00abcompagnia\u00bb e di focolare domestico. De Martino lo ha capito perfettamente, recuperando il concetto di \u00abcaos organizzato\u00bb e di convivialit\u00e0 tipico di programmi storici come&nbsp;<em>Quelli della notte<\/em>. Mentre Cattelan punta alla perfezione tecnica dell&#8217;esecuzione, cercando di essere il pi\u00f9 bravo della classe, De Martino punta alla creazione di un \u00abclima\u00bb dove lo spettatore si sente parte del gioco. In sintesi, Cattelan rappresenta il club esclusivo e ricercato di una metropoli europea; De Martino rappresenta la piazza del paese durante la festa patronale, dove c&#8217;\u00e8 posto per tutti e la musica invita al ballo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bSanremo: il palco che non ammette la \u00abpuzza sotto il naso\u00bb e il rito dei superospiti<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200bIl Festival di Sanremo non \u00e8 un semplice programma televisivo; \u00e8 il Ministero della Cultura Popolare in sessione plenaria. Gestirlo richiede una dote che va oltre il talento: richiede l&#8217;empatia assoluta con la \u00abmassa\u00bb. Alessandro Cattelan ha spesso dichiarato che il sogno di Sanremo esisteva, ma senza ossessione, quasi a voler mantenere una distanza di sicurezza per non compromettere la propria aura di \u00abcoolness\u00bb. Questo distacco, seppur nobile dal punto di vista dell&#8217;integrit\u00e0 artistica, \u00e8 stato probabilmente letto dai vertici Rai come una mancanza di fame o, peggio, come una certa sufficienza verso la liturgia sanremese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bQuesta divergenza si rifletter\u00e0 drasticamente anche sulla scelta degli ospiti internazionali. Se con Cattelan avremmo assistito a un Festival dal sapore di Coachella \u2014 con artisti&nbsp;<em>indie-pop<\/em>&nbsp;anglosassoni e band di culto della scena londinese \u2014 la gestione De Martino promette un ritorno a una dimensione pi\u00f9 calda e riconoscibile. L&#8217;ascesa di De Martino imporr\u00e0 un cambio di rotta: non pi\u00f9 l&#8217;ospite \u00abtrofeo\u00bb per convalidare il gusto raffinato del conduttore, ma l&#8217;ospite \u00abdi famiglia\u00bb. Vedremo probabilmente il ritorno delle grandi icone del pop latino, di leggende della musica melodica internazionale e di quegli attori che hanno saputo costruire un rapporto duraturo con l&#8217;immaginario italiano. De Martino far\u00e0 sentire la star internazionale \u00aba casa\u00bb, magari coinvolgendola in un momento di spettacolo leggero, un balletto o una gag improvvisata, trasformando l&#8217;intervista in un momento di convivialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bLa beffa del destino e il peso della percezione nell&#8217;era dei social<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200b\u00c8 ironico osservare come i social media abbiano giocato un ruolo opposto per i due protagonisti. Per Cattelan, i social sono lo strumento di validazione di una nicchia: i suoi video funzionano e i suoi meme circolano tra gli addetti ai lavori, ma rimangono confinati in una \u00abbolla\u00bb che non si traduce necessariamente in voti sul telecomando o in affetto popolare spontaneo. Per De Martino, i social sono stati il ponte fondamentale per ripulire la propria immagine da \u00abpersonaggio del gossip\u00bb e trasformarsi in un \u00abvolto rassicurante\u00bb, usando la sua vita privata e la sua simpatia naturale per accorciare le distanze con il pubblico pi\u00f9 maturo e conservatore, quello che ancora decide le sorti dello share.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl passaggio di Cattelan verso l&#8217;addio alla Rai e il contemporaneo trionfo di De Martino segnano la fine di un&#8217;illusione durata quasi un decennio: quella che si potesse trasformare Rai 1 in una versione generalista di una piattaforma streaming o di una TV satellitare \u00abdi ricerca\u00bb. La televisione generalista resta un focolare che richiede calore umano, spontaneit\u00e0 e una buona dose di umilt\u00e0. La \u00abpuzza sotto il naso\u00bb \u2014 reale o semplicemente percepita \u2014 di chi seleziona i propri spettatori sulla base di gusti troppo ricercati \u00e8 diventata un muro insormontabile di fronte alla porta dorata dell&#8217;Ariston.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u200bConclusione: l&#8217;importanza di saper frequentare la cucina del Paese reale<\/h3>\n\n\n\n<p>\u200bIn definitiva, la parabola di Alessandro Cattelan ci insegna che l&#8217;identit\u00e0 artistica pu\u00f2 essere un&#8217;arma a doppio taglio. Proteggerla a ogni costo, rifiutando di contaminarsi con il gusto della maggioranza e con le tradizioni popolari, pu\u00f2 portare a un isolamento dorato dove tutti ti applaudono per la tua bravura, ma nessuno ti sente davvero \u00abuno di famiglia\u00bb. Stefano De Martino ha invece compreso che per guidare il Paese reale bisogna saperne parlare la lingua, con tutti i suoi dialetti, le sue imperfezioni e le sue passioni viscerali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bSanremo 2026 sar\u00e0 la prova del nove per questa visione. Se De Martino riuscir\u00e0 a mantenere l&#8217;eredit\u00e0 di Amadeus, avremo la conferma definitiva che il nazionalpopolarismo \u00e8 l&#8217;unica vera moneta sonante della nostra televisione. Per Cattelan resta il prestigio di essere il \u00abmigliore\u00bb per una classe dirigente culturale che per\u00f2, purtroppo per lui, non possiede le chiavi della casa degli italiani. La lezione per il futuro della conduzione in Italia \u00e8 chiara: per comandare il castello, bisogna prima saper frequentare la cucina, accogliere gli ospiti con un sorriso sincero e, soprattutto, non aver mai paura di sporcarsi le mani con il sugo della realt\u00e0 quotidiana. Il pubblico non vuole essere istruito o stupito da una perfezione asettica; vuole essere emozionato, riconosciuto e, infine, abbracciato.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u200b\u00bbIl pubblico \u00e8 una bestia che bisogna saper accarezzare, ma che non bisogna mai stare a sentire [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-86804","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86804","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=86804"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86804\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86805,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/86804\/revisions\/86805"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=86804"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=86804"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=86804"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}