{"id":8708,"date":"2019-11-29T11:18:02","date_gmt":"2019-11-29T11:18:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8708"},"modified":"2019-11-29T11:18:02","modified_gmt":"2019-11-29T11:18:02","slug":"embargo-ore-1000-del-29-novembre-2019-il-diritto-dasilo-presentato-a-modena-il-report-2019-allinterno-del-festival-della-migrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8708","title":{"rendered":"Embargo ore 10,00 del 29 Novembre 2019 &#8211; Il Diritto d\u2019Asilo: presentato a Modena il Report 2019 all\u2019interno del Festival della Migrazione"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/index-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8709\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/index-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"299\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/index-1.jpeg 299w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/index-1-150x84.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 299px) 100vw, 299px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div dir=\"ltr\">\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif;\">Il Diritto d\u2019Asilo<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif;\">Presentato a Modena il Report 2019 all\u2019interno del Festival della Migrazione <\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif;\">(28-29-30 Novembre 2019)<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>P<\/strong>er il terzo anno consecutivo la Fondazione Migrantes dedica un rapporto al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati, cercando di mantenere e promuovere l\u2019attenzione su <strong>un diritto<\/strong>, quello alla protezione, che oggi sembra, piuttosto che tutelato, sempre pi\u00f9 <strong>\u201csotto attacco\u201d<\/strong> in Europa e in Italia.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il <em>report<\/em> <em>2019<\/em> su <em>Il diritto d\u2019asilo<\/em>, come nelle passate edizioni, \u00e8 curato da un\u2019<strong><em>\u00e9quipe<\/em><\/strong> di persone che, oltre ad essere seri studiosi di questi temi, nel corso degli anni hanno seguito e continuano a <strong>seguire direttamente e concretamente<\/strong> i richiedenti asilo e i rifugiati nel nostro Paese. Si tratta di autrici e autori che si lasciano \u201ctoccare e interrogare\u201d dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo portano scritte nei loro volti e nei loro corpi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Con questo animo, i diversi capitoli del rapporto spaziano dalla dimensione europea a quella nazionale, estendendosi anche alle sponde a sud del Mediterraneo per analizzare le conseguenze delle politiche di esternalizzazione, e anche quest\u2019anno si fanno guidare dalle parole e dal <strong>Messaggio di Papa Francesco<\/strong> per la <strong>105\u00aa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato<\/strong> (celebrata il 29 settembre 2019 in piazza San Pietro), che gi\u00e0 nel titolo porta un monito fondamentale: <strong><em>Non si tratta solo di migranti<\/em><\/strong>, ma appunto di tutti noi e dell\u2019idea di societ\u00e0, umanit\u00e0, comunit\u00e0, citt\u00e0 e Paese che abbiamo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Su queste basi, si \u00e8 voluto dedicare l\u2019<strong>approfondimento<\/strong> del volume all\u2019<strong>Italia che \u201cresiste\u201d e che accoglie<\/strong>, fin troppo trascurata dai riflettori della politica e dei media, sottolineando l\u2019esigenza di una nuova \u201cpolitica della somiglianza\u201d che superi i rischi della contrapposizione amico-nemico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il volume \u00e8 poi articolato in <strong>tre sezioni<\/strong> principali:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la prima ha uno sguardo rivolto all\u2019Europa: da una parte, ricostruisce il <strong>quadro delle guerre, delle situazioni di tensione<\/strong>, <strong>degli attentati terroristici e di violazione dei diritti umani<\/strong>, insieme alla ricostruzione delle <strong>rotte principali<\/strong> percorse da chi cerca di entrare e chiedere asilo nell\u2019UE; dall\u2019altra parte prova a fare il punto rispetto alle <strong>politiche di esternalizzazione<\/strong> che sono divenute un robusto pilastro dell\u2019intera politica migratoria europea, andando a recuperare la precoce esperienza della Spagna per confrontarla con le pi\u00f9 recenti evoluzioni che hanno coinvolto Paesi terzi extraeuropei, in particolare in Nordafrica (<strong>Marocco <\/strong>e <strong>Tunisia<\/strong>); <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la seconda approfondisce le questioni di <strong> esternalizzazione fra Europa e Italia<\/strong>: si parte da un\u2019analisi degli accordi di collaborazione internazionali e nazionali con la <strong>Libia<\/strong>, proseguendo con il caso del <strong>Niger<\/strong> come sintomatico della convergenza sull\u2019esternalizzazione tra Unione europea ed Italia; <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la terza e ultima sezione si rivolge all\u2019<strong>Italia<\/strong>. Qui, al centro dell\u2019attenzione si trovano le conseguenze del primo <strong>decreto \u201csicurezza e immigrazione\u201d<\/strong>: che cosa significa aver abolito la protezione umanitaria e a quali contraddizioni, tra enunciazioni ed effetti reali, questa abolizione conduce? Ma anche: che cosa sta comportando la trasformazione dello SPRAR in SIPROIMI, ben pi\u00f9 che un semplice cambio di etichetta?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Ogni sezione quest\u2019anno \u00e8 accompagnata da un <strong> approfondimento statistico<\/strong> specifico su <strong>Europa, Africa ed Italia<\/strong> e le questioni riguardanti il diritto d\u2019asilo e la protezione internazionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">L\u2019augurio, come gli anni precedenti, \u00e8 che questo rapporto possa contribuire a costruire un <strong>sapere fondato<\/strong> rispetto a chi, nel mondo, \u00e8 costretto, per varie cause, a fuggire dal proprio Paese, e cerca di raggiungere il nostro continente e il nostro Paese. E che possa esserci d\u2019aiuto a <strong>\u201crestare umani\u201d<\/strong>, ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">PRIMA PARTE &#8211; Con lo sguardo rivolto all\u2019Europa<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">La protezione internazionale in Europa nel 2017-2018<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<strong>M<\/strong>igrazioni forzate e \u201cmiste\u201d e protezione internazionale: \u00e8 evidente che vi \u00e8 uno scarto preoccupante tra la <strong>sovra-rappresentazione<\/strong> del fenomeno in Italia e in Europa e la sua dimensione reale, come pure permane un grosso <em>gap<\/em> tra le <strong>dichiarazioni di ossequio dei diritti umani<\/strong> e delle convenzioni internazionali e i risultati pratici a cui invece stanno portando le politiche messe in atto. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Se infatti si osservano il numero di <strong>conflitti nel mondo<\/strong>, gli <strong>interessi<\/strong> economici come la <strong>vendita delle armi<\/strong> e le politiche messe in atto, non sembra che la preoccupazione principale sia la tutela delle persone in difficolt\u00e0 o il raggiungimento di una maggiore equit\u00e0 nella distribuzione delle risorse e delle ricchezze del pianeta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">I rappresentanti istituzioni europee e nazionali hanno dichiarato pi\u00f9 volte, in questi ultimi anni, di avere tra gli obiettivi principali il <strong>contrasto allo sfruttamento delle persone in fuga <\/strong>da parte dei trafficanti di uomini e quello di ridurre il numero delle persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l\u2019Europa. Ma se andiamo a vedere quali \u201calternative\u201d si danno alle persone che fuggono da situazioni di conflitto, guerre e povert\u00e0 per arrivare in maniera legale in Europa o in Italia, non si pu\u00f2 che concludere che, al momento, continua ad essere quasi impossibile, per chi cerca protezione, <strong>ottenere un visto per arrivare in sicurezza<\/strong>. E i numeri di chi riesce ad arrivare in Europa o nel nostro Paese attraverso iniziative di reinsediamento o di apertura di canali umanitari sono ancora troppo bassi per farci dire che questo \u00e8 un fine che stiamo perseguendo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00c8 un fatto: negli <strong>ultimi tre anni<\/strong> sono entrate <strong>meno persone<\/strong> in cerca di protezione, in seguito all\u2019\u201caccordo UE-Turchia del 2016 e del memorandum siglato nel 2017 dall\u2019Italia con il Governo di Tripoli, nonostante la situazione di guerra civile e le informazioni pi\u00f9 che fondate sul non rispetto dei diritti umani in Libia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Ma intanto i morti e dispersi in mare sono aumentati in proporzione a chi \u00e8 riuscito a partire. E le <strong>condizioni<\/strong> di chi rimane bloccato in <strong>Turchia<\/strong>, lungo la <strong>rotta balcanica<\/strong>, in <strong>Grecia<\/strong> o <strong>fuori dai nostri porti<\/strong> e, soprattutto, di chi viene intercettato e riportato in <strong>Libia <\/strong>sono pi\u00f9 che <strong>preoccupanti<\/strong> e allarmanti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Pi\u00f9 che \u00abproteggere\u00bb le persone in fuga, semplicemente non le si fa entrare; e cos\u00ec gli sforzi e le risorse (pubbliche) sembrano convergere in un\u2019unica direzione: rendere ancora pi\u00f9 lungo, difficile e pericoloso il percorso di coloro che vorrebbero chiedere protezione in Italia e nell\u2019Europa \u201cdei diritti\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Esternalizzazione delle politiche migratorie dell\u2019Unione Europea: focus su alcuni Paesi del Maghreb<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>L\u2019<\/strong>altra faccia del processo di integrazione europea (che si \u00e8 espresso in particolare nell\u2019area \u201cSchengen\u201d di libera circolazione) \u00e8 l\u2019\u201cesternalizzazione\u201d delle politiche migratorie dell\u2019Unione Europea, realizzata principalmente attraverso tre strumenti: 1) il rafforzamento e la <strong>\u201csecurizzazione\u201d dei confini esterni<\/strong> dell\u2019UE, 2) la creazione di un <strong>sistema di sorveglianza<\/strong> per controllare e reagire a potenziali movimenti migratori irregolari, e 3) il potenziamento della <strong>collaborazione con i Paesi terzi<\/strong>. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Le politiche europee di esternalizzazione hanno soprattutto l\u2019obiettivo di tenere (o portare) migranti e rifugiati lontano dal territorio europeo. Sebbene siano ampiamente criticate nella stessa Europa, specialmente a causa della <strong>persistente serie di morti e dispersi<\/strong> fra i migranti in viaggio verso l\u2019Europa, sono divenute un robusto \u201cpilastro\u201d dell\u2019intera politica migratoria europea. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Essendo stata uno dei primi Paesi europei a ricevere migranti dall\u2019Africa negli anni \u201890, la <strong>Spagna<\/strong> ha ricoperto un <em>ruolo di primo piano<\/em> nella creazione di strumenti per l\u2019esternalizzazione delle politiche di gestione migratoria. Tali strumenti hanno fatto da modello per le politiche dell\u2019UE. Ma in tutto questo hanno giocato un ruolo cruciale anche i Paesi terzi extra-europei, in particolare nel Nordafrica, come <strong>Marocco<\/strong> e <strong>Tunisia<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>I dati\/ Periferie e confini<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<table width=\"100%\" cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono 88.200, secondo dati provvisori, gli <strong>attraversamenti \u201cirregolari\u201d<\/strong> di migranti e rifugiati scoperti alle frontiere esterne dell\u2019UE fra gennaio e ottobre 2019. Sulle rotte migratorie verso l\u2019Europa e in Europa, nel periodo si sono registrati 1.089 <strong>morti\/dispersi in mare<\/strong> e 97 in percorsi <strong>via terra<\/strong>.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono circa 81.000 gli <strong>arrivi<\/strong> di migranti e rifugiati in Europa lungo le rotte via mare del <strong>Mediterraneo<\/strong> registrati da gennaio a ottobre 2019 (dati provvisori). Tendenza in calo dal 2016: 1.016.000 in tutto il \u201915, 363.000 nel \u201916, 172.000 nel \u201917 e 117.000 nel \u201918. In diminuzione anche i <strong>morti\/dispersi<\/strong> in numero assoluto. Ma \u00e8 aumentata l\u2019<strong>incidenza <\/strong>di morti\/dispersi in rapporto agli arrivi: da 1 morto\/disperso ogni 269 arrivi nel \u201915 fino a 1 ogni 51 nel \u201918 (1 ogni 74 nei dati parziali \u201919).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il 2019 vede nuovamente in crescita gli arrivi sulla rotta del <strong>Mediterraneo orientale<\/strong> (circa 45.000 da gennaio a ottobre, dati provvisori, contro 32.500 in tutto il 2018). Ancora in calo la rotte del <strong>Mediterraneo occidentale<\/strong> (21.400 gli arrivi gennaio-ottobre) e del <strong>Mediterraneo centrale<\/strong>, quella verso l\u2019Italia (12.400 gli arrivi gennaio-ottobre, contro i 23.400 di tutto il 2018). Ma quest\u2019ultima si conferma come la rotta migratoria pi\u00f9 letale del mondo: nel 2016 aveva registrato 1 <strong>morto\/disperso<\/strong> ogni 40 arrivi, ma nel 2018 e 2019 \u00e8 arrivata a 1 ogni 18; 694 le vittime solo fra gennaio e ottobre (dati UNHCR). Secondo l\u2019OIM, i dati 2019 per la <strong>rotta centrale<\/strong> sono addirittura in peggioramento rispetto al 2018: 3,5% di morti\/dispersi in rapporto a tutti i migranti e rifugiati che hanno <em>tentato<\/em> la traversata, contro il 3% del \u201918).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00abNei pressi delle frontiere esterne dell\u2019UE nei <strong> Balcani occidentali<\/strong>, centinaia di rifugiati e migranti continuano a denunciare di essere stati <strong>picchiati e respinti <\/strong>oltre il confine (alcuni senza la possibilit\u00e0 di fare <strong>richiesta di asilo<\/strong>). Al 30 settembre 2019 l\u2019UNHCR e i suoi partner in Serbia hanno ricevuto segnalazioni di 384 incidenti, in cui 2.674 persone hanno dichiarato di essere state respinte dalla Croazia nel corso dell\u2019anno; nello stesso periodo sono 289 le segnalazioni di incidenti che hanno riguardato 2.194 persone respinte dalla Croazia in Bosnia-Erzegovina\u00bb (dati UNHCR).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono 307.110 i <strong>richiedenti asilo<\/strong> per la prima volta <strong>nell\u2019UE<\/strong> nel 1\u00b0 semestre 2019 (+ 7% rispetto al 1\u00b0 semestre 2018), soprattutto siriani, venezuelani e afghani. Nel semestre, sempre nell\u2019UE hanno <strong>ottenuto protezione<\/strong> in prima istanza solo il 35% dei richiedenti asilo esaminati.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nel 2018 l\u2019UE ha registrato 580.845 <strong>richiedenti asilo<\/strong>. Per numero assoluto l\u2019<strong>Italia<\/strong> si \u00e8 collocata quinta, dopo <strong>Germania, Francia, Grecia<\/strong> e Spagna. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti <strong>in rapporto agli abitanti<\/strong>: qui il primato \u00e8 di <strong>Cipro<\/strong> (8.805 per milione), seguita dalla <strong>Grecia<\/strong> (6.051), da <strong>Malta,<\/strong> ecc. L\u2019<strong>Italia<\/strong>, con 813 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea (1.133 per milione).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono circa 28.000 i <strong>trasferimenti<\/strong> di richiedenti asilo effettuati a norma del regolamento dell\u2019UE \u201c<strong>Dublino III<\/strong>\u201d nel 2018 fra i vari Paesi membri (+ 5% rispetto al 2017): 9.209 sono stati effettuati dalla sola <strong>Germania<\/strong> e ben 6.351 sono stati effettuati nella sola <strong>Italia<\/strong>.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono 24.815 i rifugiati accolti in <strong>reinsediamento<\/strong> nell\u2019UE da precari Paesi di primo asilo nel 2018, a fronte di una lista di 1,4 milioni di persone con questa necessit\u00e0 fatta arrivare da UNHCR ai Paesi con pi\u00f9 mezzi nel Mondo\u00a0 <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">SECONDA PARTE &#8211; Tra l\u2019Europa e l\u2019Italia<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Amiche, nemiche, complici. <\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">L\u2019Italia, la Libia e un secolo di caccia agli stranieri<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>L<\/strong>a relazione \u201cprivilegiata\u201d che ha legato l\u2019Italia alla Libia nell\u2019ultimo secolo, in una trama di <strong>crudelt\u00e0, accordi, ricatti e complicit\u00e0<\/strong>, \u00e8 speciale anche nelle date. Cinquant\u2019anni dopo l\u2019Unit\u00e0 gli italiani conquistano Tripoli, 100 anni dopo la rivoluzione abbatte il regime di Muhammar Gheddafi. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">In mezzo si collocano la scoperta dei giacimenti petroliferi, la parabola del Colonnello, la guerra civile seguita alla fine del <em>Ra\u00ecs<\/em>. E nelle pieghe della storia sono nascosti gli eserciti degli \u201cinvisibili\u201d: ieri le popolazioni della Cirenaica segregate nei campi di concentramento italiani, quindi i ribelli alla dittatura reclusi nell\u2019infernale carcere di Abu Salim, oggi <strong>migliaia di migranti<\/strong> costretti a un coprifuoco continuo o ammassati come carne da macello nei <strong>campi di \u201caccoglienza\u201d<\/strong>. Sul destino di questi ultimi soffia il vento feroce della <strong><em>Realpolitik <\/em><\/strong><strong>italiana<\/strong>: \u201cmeno immigrati, pi\u00f9 petrolio\u201d, mirabile sintesi dei desiderata tricolori. La Libia \u00e8 il teatro di una tragedia moderna, luogo di travisamenti e oppressione, la sabbia mobile che inghiotte i sogni di una generazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Niger, Europa, Italia: un\u2019oscura gestione dei fenomeni migratori<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>A<\/strong> partire dal 2015, con l\u2019adozione dell\u2019Agenda Europea sulle Migrazioni, il Niger \u00e8 divenuto un <strong>Paese prioritario nelle politiche migratorie<\/strong> esterne dell\u2019Unione Europea e di vari Stati membri, tra cui l\u2019Italia, a motivo della sua posizione strategica lungo una delle principali rotte migratorie mediterranee, quella del Mediterraneo centrale. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nell\u2019arco di pochi anni, la presenza internazionale in Niger e gli interventi di natura diplomatica, militare, politica ed economica sono cresciuti in maniera esponenziale. Questo insieme di azioni, a cui concorrono diversi soggetti, mira a far s\u00ec che in Niger prenda piede un quadro politico-istituzionale, giuridico e socio-economico che consenta di rafforzare il controllo del territorio e delle frontiere e di <strong>limitare il flusso di migranti e richiedenti asilo<\/strong> in transito verso la Libia e l\u2019Europa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il Niger viene cos\u00ec a rappresentare il nuovo avamposto delle politiche di esternalizzazione dell\u2019Unione Europea, descritto come la nuova frontiera esterna dell\u2019Europa. In questo quadro, l\u2019Italia \u00e8 fra gli Stati europei a giocare un ruolo di primo piano in questo Paese. Lo fa ricorrendo, per\u00f2, a <strong>strumenti controversi e poco trasparenti<\/strong>, come l\u2019accordo bilaterale in materia di difesa del settembre 2017 e la missione militare avviata nel 2018, o come l\u2019uso discutibile delle risorse stanziate nell\u2019ambito del Fondo per l\u2019Africa, di cui il Niger \u00e8 il principale beneficiario (cos\u00ec come del Fondo fiduciario europeo per l\u2019Africa).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>I dati\/ La loro Africa<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<table width=\"100%\" cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Dei quasi 20,4 milioni di <strong> rifugiati<\/strong> a livello globale di competenza dell\u2019UNHCR, alla fine del 2018 oltre tre su 10 erano accolti in <strong>Paesi dell\u2019Africa subsahariana<\/strong>, per un totale di circa 6,3 milioni. Vivono in Africa subsahariana anche oltre quattro <strong>sfollati <\/strong>globali su 10: 17,7 milioni su 41,4.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nella lista globale dei 10 principali <strong>Paesi di provenienza<\/strong> dei rifugiati quelli <strong>africani<\/strong> sono sette. Il giovanissimo <strong>Sud Sudan<\/strong> (\u00e8 indipendente solo dal 2011), terzo Paese assoluto, ha visto fuggire all\u2019estero ben 2,3 milioni di suoi cittadini. Sempre a livello globale sono africani tre dei principali <strong>Paesi di accoglienza<\/strong>, che per\u00f2 salgono a cinque se si considera l\u2019incidenza dei rifugiati rispetto al numero di abitanti: qui in quarta posizione assoluta si trova il <strong>Ciad<\/strong> (29 rifugiati\/1.000 abitanti), seguito da <strong>Uganda <\/strong> e <strong>Sudan<\/strong>; per trovare il primo Paese del Nord del mondo, la Svezia, occorre scendere alla settima posizione (25 rifugiati\/1.000 abitanti).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nella lista globale dei 10 Paesi dove nel \u201918 si sono prodotti pi\u00f9 sfollati da <strong>disastri ambientali<\/strong> (causati perlopi\u00f9 da eventi <strong>climatici<\/strong>) si trovano tre Paesi africani: <strong>Nigeria<\/strong> (613.000 sfollati), <strong>Somalia<\/strong> (547.000) e <strong>Kenya <\/strong>(336.000).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>Libia<\/strong>, i dati chiave: <strong>indice di pace<\/strong> interna \u201cmolto basso\u201d (156<sup>a<\/sup> posizione su 163 Paesi); 301.000 <strong>sfollati interni<\/strong>; 655.000 <strong>migranti presenti<\/strong> nel Paese; 4.500 <strong>migranti <\/strong>rinchiusi nei <strong>centri di detenzione<\/strong> \u201cgovernativi\u201d (dato al 25 settembre 2019); 8.155 i migranti <strong>soccorsi\/intercettati dalla Guardia costiera<\/strong> \u201clibica\u201d e fatti sbarcare in Libia (nel 2019 al 31 ottobre).<\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>Niger<\/strong>, i dati chiave: <strong>indice di pace<\/strong> interna \u201cbasso\u201d (126<sup>a<\/sup> posizione su 163 Paesi); 424.000 le <strong>persone di competenza dell\u2019UNHCR<\/strong> (rifugiati, sfollati); 142.000 i <strong>migranti in uscita<\/strong> \u201cosservati\u201d fra gennaio e agosto 2019; 131.000 quelli <strong>in entrata<\/strong> (sempre fra gennaio e agosto \u201919); 22.400 circa i <strong> migranti assistiti nel rimpatrio<\/strong> dal Niger (maggio 2017-luglio 2019); 4.400.000 circa i rifugiati, sfollati, sfollati rientrati e immigrati coinvolti nella <strong>\u201ccrisi del lago Ciad\u201d<\/strong>, che oltre al Niger coinvolge Ciad, Nigeria e Camerun.<\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">L\u2019<strong>Africa<\/strong> continente di <strong>migrazioni (interne)<\/strong>: su 25 milioni circa di emigrati subsahariani regolari totali nel 2017 (ultimo anno disponibile), solo sette milioni hanno superato i confini dell\u2019Africa per emigrare in Europa o negli altri continenti: 18 milioni, ben il 71% del totale, vi sono rimasti.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">TERZA PARTE &#8211; Guardando all\u2019Italia<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il principio di umanit\u00e0 alla prova dell\u2019abrogazione <\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">del permesso di soggiorno per motivi umanitari<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>I<\/strong>l cosiddetto \u201cdecreto sicurezza\u201d (d.l. 113\/2018, convertito in legge 132\/2018), con una delle sue principali disposizioni ha <strong>abrogato il permesso per motivi umanitari<\/strong>. Tale permesso aveva rappresentato per anni, insieme allo status di rifugiato previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e alla protezione sussidiaria introdotta dal diritto dell\u2019Unione Europea, una delle forme di attuazione del diritto d\u2019asilo sancito dalla nostra Costituzione. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Il <strong>Testo unico sull\u2019immigrazione<\/strong> (il D.Lgs. 286\/1998), prima del decreto del 2018, conteneva infatti una disposizione secondo la quale non si poteva negare a un cittadino straniero il permesso di soggiornare sul territorio nazionale quando ci\u00f2 era impedito da \u00ab<strong>seri motivi<\/strong>\u00bb di carattere umanitario o derivanti da obblighi internazionali o costituzionali. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Negli anni quest\u2019ultima espressione \u00e8 stata oggetto di un\u2019interpretazione che ha valorizzato tra gli altri, oltre ai caratteri pi\u00f9 strettamente \u201cumanitari\u201d della forma di protezione, il dovuto rispetto del <strong>diritto al non respingimento<\/strong> verso Paesi nei quali il cittadino straniero potrebbe essere vittima di persecuzione, tortura o trattamenti inumani o degradanti o verso i quali il rimpatrio non sarebbe attuabile per calamit\u00e0 o situazioni di generale insicurezza, del suo diritto alla salute o al rispetto della sua vita privata o familiare. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">La protezione umanitaria \u00e8 stata ora sostituita con <strong>permessi di soggiorno residuali<\/strong> e perlopi\u00f9 precari. Venuta cos\u00ec meno una delle forme di attuazione del diritto di asilo previsto dalla Costituzione, al cittadino straniero che ne abbia i requisiti non resta che invocare direttamente il riconoscimento dell\u2019asilo costituzionale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Esclusa tale possibilit\u00e0, infatti, la norma del decreto sicurezza che ha abrogato la protezione umanitaria dovrebbe ritenersi incostituzionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">La demolizione del fragile sistema pubblico di accoglienza<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">e protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>A<\/strong>ttraverso alcuni recenti interventi normativi e amministrativi, il \u201csistema\u201d nazionale di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati \u00e8 stato oggetto di una vera e propria <strong>demolizione<\/strong>.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Si registra prima di tutto l\u2019impatto sul sistema SPRAR (il \u201cSistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati\u201d): mettendo a confronto le condizioni giuridiche che vengono confermate o inserite per la prima volta nel raggio d\u2019azione del nuovo <strong>SIPROIMI<\/strong> (il \u201cSistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati\u201d che, come stabilito dal d.l. \u201csicurezza\u201d n. 113 del 4 ottobre 2018, ha preso il posto dello SPRAR) e quelle che invece vengono escluse, appare con chiarezza che il SIPROIMI <em>non assomiglia affatto<\/em> allo SPRAR, ma sia \u00ab<strong>un generico e bizzarro contenitore<\/strong>\u00bb nel quale trovano collocazione persone con condizioni e bisogni del tutto diversi tra loro, mentre altre persone con condizioni e bisogni vicini a quelli dei rifugiati (quali i titolari di un permesso di soggiorno per \u201cprotezione umanitaria\u201d, per \u201ccasi speciali\u201d o di \u201cprotezione speciale\u201d) non hanno accesso al sistema. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Ma ci sono anche gli interventi amministrativi che hanno reso possibile ci\u00f2 che viene definito la \u00ab<strong>truffa delle etichette<\/strong>\u00bb, ovvero l&#8217;eliminazione del sistema di accoglienza <em>ordinario<\/em> a favore di un <strong>sistema di accoglienza di natura esclusivamente<\/strong> <strong>\u201c<\/strong><strong><em>straordinaria<\/em><\/strong><strong>\u201d<\/strong> la cui gestione \u00e8 affidata in via esclusiva allo Stato (i CAS, cio\u00e8 i centri di accoglienza straordinaria). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in attuazione di un disegno politico lucido e spregiudicato: quello di produrre una situazione di confusione e incertezza in tutto il territorio italiano prevedendo l\u2019<strong>eliminazione<\/strong>, nel minor tempo possibile, <strong>di ogni intervento pubblico<\/strong> mirato a rendere l\u2019<strong>accoglienza <\/strong>dei richiedenti asilo e dei rifugiati <strong>un fenomeno sociale da gestire con strumenti ordinari<\/strong>. L\u2019obiettivo sembra, all\u2019opposto, quello di mantenere una eterna dimensione emergenziale, in modo da poter sfruttare appieno le rendite politiche di quella che \u00e8 stata chiamata da vari commentatori, con efficace espressione, la \u00abfabbrica della paura\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>I dati\/ Meno asilo, pi\u00f9 irregolari<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<table width=\"100%\" cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nonostante alcune martellanti dichiarazioni politiche di propaganda circa il \u201critorno\u201d di un\u2019ondata di sbarchi \u201cindiscriminati\u201d fra la tarda estate e l\u2019inizio dell\u2019autunno 2019, l\u2019anno sembra avviato a concludersi con un totale di <strong>arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare<\/strong> ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (- 56% rispetto allo stesso periodo 2018, e nell\u2019ambito di un trend di drastica diminuzione inizato nel \u201917). Al 31 ottobre 2019 i migranti arrivati nell\u2019anno sono salpati da Libia (2.800 ca.), Tunisia (3.500), Algeria (900) e Grecia\/Turchia (2.400). Ben 7.500 gli <strong>sbarchi \u00abfantasma\u00bb<\/strong> o autonomi, contro i 6.000 dell&#8217;intero 2018.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nel 2019, fra i principali <strong>Paesi d\u2019origine<\/strong> dei migranti arrivati via mare, sono quattro quelli caratterizzati da condizioni di \u201cpace interna\u201d molto basse o basse: <strong>Pakistan<\/strong> (secondo Paese assoluto), <strong>Iraq<\/strong>, <strong> Sudan<\/strong> e <strong>Iran<\/strong>.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">In forte calo nel 2019 anche i <strong>richiedenti asilo<\/strong> registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018). Sino a tutto luglio, le prime nazionalit\u00e0 sono nell&#8217;ordine: <strong>Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Per\u00f9, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania <\/strong>e<strong> Venezuela<\/strong>. Oltre al Pakistan, anche Nigeria e Ucraina sono classificate a livello mondiale fra i Paesi con indice di \u201cpace interna\u201d molto basso. Consistente, rispetto al totale di 26.997, il numero di richiedenti asilo arrivati nell\u2019anno in Friuli-Venezia Giulia dalla tormentata <strong>\u201crotta\u201d balcanica via terra<\/strong>: ben 5.526 fra il 1\u00b0 gennaio e il 15 settembre.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>Gli esiti delle domande d\u2019asilo<\/strong>: nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno <strong>riconosciuto uno dei tre benefici<\/strong> di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria) a poco pi\u00f9 di 31 mila persone, contro le 34 mila circa del \u201917 e le quasi 37 mila del \u201916. Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) \u00e8 pari ad appena 14.000: ormai a tre quarti dell\u2019anno, meno del 50% del totale dei benefici riconosciuti nel \u201918. A tutto settembre 2019, su circa 72.500 <strong>domande esaminate <\/strong>nell\u2019anno, quelle respinte sono state l\u201980%: solo l\u201911% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l\u20191,5% della protezione umanitaria. <\/span><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">La \u201c<strong>fortezza Italia<\/strong>\u201d: 9.203 i <strong> respingimenti alla frontiera<\/strong> fra agosto 2018 e luglio 2019; 5.044 i <strong> rimpatri forzati<\/strong> dal 1\u00b0 gennaio al 22 settembre 2019; 13.777 i migranti passati nel \u201918 nei cinque <strong><em>hotspot<\/em><\/strong> (oggi quattro) attivi in Sicilia e Puglia; 4.092 i migranti trattenuti nei <strong>CPR<\/strong> (Centri di permanenza per il rimpatrio) nel \u201918, di cui solo il 43% effettivamente rimpatriati; 5.044 i <strong>rimpatri forzati<\/strong> e appena <strong>200<\/strong> i rimpatri volontari assistiti fra 1\u00b0 gennaio e 22\u00a0 settembre 2019 (i volontari assistiti erano stati 1.161 nel \u201918); 94 gli <strong>\u201cscafisti\u201d arrestati<\/strong> fra agosto 2018 e luglio 2019 (ma 209 nello stesso periodo 2017-2018); fra gennaio e ottobre 2019, i migranti e rifugiati intercettati dalla <strong>Guardia costiera libica<\/strong> sono stati 8.155, una cifra non molto inferiore al totale di persone che nel periodo sono riuscite a sbarcare in Italia, 9.648; sono state 24 le <strong>\u201ccrisi navi\u201d<\/strong> causate dal \u201cblocco\u201d dei porti italiani fra giugno \u201918 e agosto \u201919; ma da gennaio all\u20198 luglio \u201819, su 3.073 arrivi nel nostro Paese quelli realizzati da <strong>ONG<\/strong> sono stati appena 248, l\u20198%.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono almeno 14 i Paesi dell\u2019UE che, oltre all\u2019Italia (dall\u2019ottobre 2019), hanno stilato una lista di \u201c<strong>Paesi sicuri<\/strong>\u201d i cui richiedenti asilo vengono sottoposti a un esame accelerato e sommario. Sempre nell\u2019UE si \u00e8 verificato che i richiedenti asilo sottoposti alle \u201c<strong>misure speciali<\/strong>\u201d d\u2019esame ottengono una risposta positiva appena nello 0-12% dei casi.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Fra i 71.000 nuovi immigrati <strong>caduti in situazione di irregolarit\u00e0<\/strong> in Italia stimabili fra giugno 2018 e giugno 2019, quelli che si possono attribuire al decreto \u201csicurezza\u201d n. 113 del 4 ottobre 2018 sono 18.000. Al giugno 2019 gli \u201cirregolari\u201d presenti in Italia sono cos\u00ec stimabili in 620.000 persone.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Nell\u2019ambito dell\u2019attuazione del regolamento \u201c<strong>Dublino III<\/strong>\u201d, nel 2018 sono stati trasferiti in Italia 6.351 richiedenti asilo, mentre ne sono stati trasferiti dall\u2019Italia verso gli altri Paesi membri appena 189. <\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Fra il 2016 e la met\u00e0 del 2019 l\u2019iniziativa dei \u201c<strong>Corridoi umanitari<\/strong>\u201d italiana ha permesso di far arrivare in Italia, soprattutto dal Libano e dall\u2019Etiopia, 2.148 rifugiati siriani, eritrei, somali e sud-sudanesi. In aggiunta, tramite <strong>evacuazioni umanitarie<\/strong>, fra la fine del \u201917 e il settembre \u201919 sono stati trasferite nel nostro Paese 859 persone dalla Libia (808) e dal Niger (51).<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Alla fine di settembre 2019 i richiedenti asilo, <strong> rifugiati e migranti in accoglienza<\/strong> sono scesi sotto la soglia delle 100 mila unit\u00e0 per la prima volta dal 2015. Del totale di 99.599 persone accolte, quelle ospitate nei CAS e nei centri di prima accoglienza eano ben il 75% del totale. Solo 24.674 le persone ospitate nei centri del\u00a0 SIPROIMI ex SPRAR.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Sono 7.272 i <strong>minori<\/strong> <strong>stranieri non accompagnati<\/strong> censiti e presenti nei servizi di accoglienza alla met\u00e0 del 2019 (- 45% rispetto a un anno prima); 4.736, invece, quelli \u201cirreperibili\u201d, che cio\u00e8 si sono allontanati da sei servizi. Sono 5.501 gli italiani che si sono formalmente resi disponibili a seguire un MSNA come \u201c<strong>tutori<\/strong>\u201d in attuazione alla legge 47\/2017 \u201cZampa\u201d.<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">QUARTA PARTE &#8211; Approfondimento<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>L\u2019Italia che resiste, l\u2019Italia che accoglie<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\"><strong>M<\/strong>algrado siano numerose le ricerche che evidenziano come in Italia stiano aumentando le tendenze xenofobe e \u201csovraniste\u201d, non si pu\u00f2 negare che nell\u2019ultimo anno si siano dispiegati a pi\u00f9 livelli interventi concreti di segno opposto. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Ci sono le <strong>reazioni istituzionali<\/strong> (di <strong>Regioni<\/strong> e <strong>Comuni<\/strong>), quelle <strong>ecclesiali<\/strong>, quelle della <strong>societ\u00e0 civile<\/strong> organizzata ma anche quelle di <strong>singoli cittadini<\/strong> e cittadine. Un\u2019attenzione particolare merita, inoltre, la <strong>campagna \u201cIo accolgo\u201d<\/strong> (promossa fra gli altri dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas italiana), che mira a dare voce e visibilit\u00e0 ai tanti cittadini che condividono i valori dell\u2019accoglienza e della solidariet\u00e0 e desiderano esprimere il proprio <strong>dissenso<\/strong> rispetto alla \u201c<strong>chiusura dei porti<\/strong>\u201d, ai <strong>decreti \u201csicurezza\u201d<\/strong> e in generale alle <strong>politiche \u201canti-migranti\u201d<\/strong>, mettendo <strong>in rete le molte iniziative gi\u00e0 attive<\/strong> e promuovendone di <strong> nuove<\/strong>, sia di forte impatto comunicativo (l\u2019esposizione di un oggetto simbolo, la coperta termica dorata), sia di rilevanza concreta nel \u201cridurre il danno\u201d dei decreti \u201csicurezza\u201d, promuovendo <strong>reti territoriali di prossimit\u00e0<\/strong> e realizzando <strong>interventi di accoglienza<\/strong>, servizi di <strong>supporto all\u2019inclusione<\/strong> sociale e azioni di <strong>tutela dei diritti<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Le contraddizioni e le tensioni evidenziate e smascherate dall\u2019Italia \u201cche resiste e che accoglie\u201d sottolineano l\u2019esigenza di una <strong>nuova \u201cpolitica della somiglianza\u201d<\/strong> che superi i rischi della logica di contrapposizione amico-nemico: quella pi\u00f9 evidente verso i <strong>migranti e rifugiati<\/strong>, ma anche quella pi\u00f9 sotterranea che riguarda i <strong>\u201cvicini\u201d italiani<\/strong> che la pensano diversamente da noi. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Conclusioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00abSolo riabituandoci a trovare <strong>somiglianze e legami<\/strong>, e quindi a pensare che possiamo non solo coesistere ma convivere, saremo in grado di ripensare quartieri, parrocchie, societ\u00e0 e Paesi nei quali ascoltarsi, parlarsi e individuare soluzioni concrete sia possibile senza escludere nessuno, ma tenendo conto dei diversi punti di vista e, nello stesso tempo, della complessit\u00e0 di comporre delle soluzioni condivise.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00abNon sar\u00e0 facile, perch\u00e9 l\u2019esclusione che sembra aver vinto negli ultimi anni si associa a una forte semplificazione delle analisi, e quindi anche delle \u201csoluzioni\u201d. Ma se vogliamo non solo salvare gli altri, ma capire che sacrificando gli altri stiamo anche uccidendo parti di noi, dobbiamo fare quel salto a cui ci invita Papa Francesco con lungimiranza, e quasi rivolgendoci un accorato appello: \u00ab<strong>Non si tratta solo di migranti<\/strong>\u00bb (di richiedenti asilo, di rifugiati, di poveri, di svantaggiati\u2026).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">\u00abSe ci eserciteremo insieme a <strong>sostituire al binomio <\/strong><strong><em>identit\u00e0\/alterit\u00e0<\/em><\/strong><strong> quello meno pericoloso e \u201cpi\u00f9 umano\u201d di <\/strong><strong><em>somiglianza e differenza<\/em><\/strong>, potremo sperare di riuscire a guardare con occhi nuovi al presente, mantenendo al contempo uno sguardo sul passato e sul futuro, e di riguadagnare una <strong>pacifica convivenza <\/strong>in cui tutti si sentano<strong> tutelati e protetti<\/strong>. Prima ancora che dalle leggi \u2013 che pure sono fondamentali \u2013 dalla forza dei legami sociali\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: georgia,serif;\">\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia,serif; font-size: small;\">Modena, 29 Novembre 2019<\/span><span class=\"HOEnZb\"><span style=\"color: #888888;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"yj6qo ajU\">\n<div id=\":6m\" class=\"ajR\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Ocultar contenido ampliado\" aria-expanded=\"true\" data-tooltip=\"Ocultar contenido ampliado\"><img decoding=\"async\" class=\"ajT\" src=\"https:\/\/ssl.gstatic.com\/ui\/v1\/icons\/mail\/images\/cleardot.gif\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Il Diritto d\u2019Asilo Presentato a Modena il Report 2019 all\u2019interno del Festival della Migrazione (28-29-30 Novembre 2019) \u00a0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,10],"tags":[],"class_list":["post-8708","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-informacion","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8708"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8708\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8708"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}