{"id":8722,"date":"2019-12-03T15:23:14","date_gmt":"2019-12-03T15:23:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8722"},"modified":"2019-12-03T15:23:14","modified_gmt":"2019-12-03T15:23:14","slug":"mimino-miccoli-e-i-suoi-splendidi-presepi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8722","title":{"rendered":"MIMINO MICCOLI E I SUOI SPLENDIDI PRESEPI"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-8722 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8723'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/77010896_1776432869160968_6865327831916740608_n-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8724'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/75369245_1776472662490322_6095607007425855488_n-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MIMINO MICCOLI E I SUOI SPLENDIDI PRESEPI<\/p>\n<p>di Franco Presicci<\/p>\n<p>\u201cChe Natale sarebbe senza il presepe?\u201d, dice un amico che gi\u00e0 quando era un moccioso faceva da assistente al nonno, che allestiva presepi cos\u00ec grandi da dover impegnare allo scopo quasi un un\u2019intera stanza. \u201cQuando il caro vecchietto ci lasci\u00f2 il suo impegno venne assunto da mio padre, che \u00e8 ancora vivo, ma poi, stanco e malandato, ha affidato l\u2019incarico a me. Si limita a fornirmi suggerimenti, e guai se compio un errore di prospettiva. E ha ragione: la prospettiva \u00e8 importante. Se manca, il presepe \u00e8 piatto\u201d.<\/p>\n<p>Per fare un bel presepe occorre talento, arte, immaginazione, esperienza, pazienza. Come ne hanno quelli che in san Gregorio Armeno, a Napoli, via nota in tutto il mondo, realizzano grotte e statuine bellissime e cos\u00ec ben curate da sembrare \u2026viventi. Sotto il Vesuvio la passione del presepe \u00e8 sempre stata diffusa: nel secolo XVII, molto prolifico da questo punto di vista, persino il re Carlo III, nelle ore di riposo, che dovevano essere tante, tirava su capanne e grotte, alberi e pendii, mentre la consorte allestiva con maestria gli abiti di madonne, lavandaie, magi e via dicendo.<\/p>\n<p>Nell\u2019affollato Museo del presepe di Brembo di Dalmine (Bergamo), accanto a scenografie provenienti da tutto il mondo, sono allineate anche quelle pi\u00f9 esemplari provenienti dalla Campania e dalla Puglia. In ogni casa in Italia e altrove si fabbricava, e si continua a farlo, il presepe: aristocratici e borghesi non si sottraevano al manufatto. E il popolo neppure. Certo i proletari non disponevano dei mezzi dei signori, ma per quanto riguarda i risultati facevano la loro esaltante figura. Non mancavano, e non mancano, i laboratori, visitati da indigeni e turisti, ammirati dalle scenografie suggestive.<\/p>\n<p>Elena Sica riferisce che nel primo Ottocento la viaggiatrice tedesca Friedericke Brun (nei suoi viaggi conobbe e strinse amicizia con Goethe, Schiller, Madame de Stael, Herder, Schlegel), dopo aver contemplato una delle tante rappresentazioni plastiche, cos\u00ec si esprimeva: \u201cAttraverso un paesaggio boscoso e roccioso, attraverso ruscelli e profonde valli si snoda il pomposo corteo dei re magi, ricco di doni orientali; sono accompagnati dalla servit\u00f9 su dei bei cavalli riccamente bardati e cammelli, dromedari e asini carichi di oggetti preziosi\u201d.<\/p>\n<p>Nel presepe partenopeo, oltre alle figure canoniche, come il guardastelle, il dormiente, i pastori che portano a spasso il loro gregge, il ciabattino, la lavandaia, il pescatore (l\u2019acqua \u00e8 uno degli componenti-simboli del presepe, come la fiammella sotto il treppiede; la luce che illumina antri e sentieri), compaiono personaggi della vita quotidiana, come la casalinga che cala dal balcone il cestino legato a una corda per prendere la spesa fatta dal marito; il venditore di maccheroni; esponenti politici in vista che si esibiscono nei cosiddetti salotti televisivi. E il pi\u00f9 amabile Pulcinella, maschera storica napoletana che fu interpretata in teatro anche da Eduardo De Filippo.<\/p>\n<p>Nel presepe lombardo sino a qualche tempo fa erano assenti le figure del pescivendolo e del pizzaiolo: sono comparsi con l\u2019immigrazione dal Sud, e soprattutto il secondo \u00e8 diventato assiduo nel \u201929, quando nel ristorante \u201cSanta Lucia\u201d, in via Agnello, frequentato da Eduardo, Tot\u00f2, Wanda Osiris, Gabriele d\u2019Annunzio\u2026, si accese il forno per fare la prima pizza, che, detto per inciso, non riport\u00f2 subito il successo degli anni successivi: i primi divoratori furono i poliziotti meridionali della questura, che allora era in piazza San Fedele, a due passi dal locale che la serviva.<\/p>\n<p>In passato, nei presepi non c\u2019erano ortolani con sacchetti di frutta sulle spalle o con esposizione di contenitori colmi di pere e arance. Nei presepi milanesi, ben piazzati gli ambulanti, ma nella realt\u00e0 le voci degli arrotini, degli impagliatori di sedie, degli ombrellai, degli spazzacamini\u2026 si sono spente: fanno parte della storia. E della storia fa parte il fondale fatto con il foglio di carta azzurra, poi sostituito da paesaggi dipinti.<\/p>\n<p>Nel presepe leccese troviamo anche l\u2019albero della cuccagna, che s\u2019innalzava davvero nelle piazze per la festa del patrono o per le altre ricorrenze; il ficodindia; il banco del venditore di angurie, i suonatori, che portavano le serenate. E come sempre le code di pastori che attraversando mulattiere, viottoli erbosi o innevati con contadini al lavoro portano ogni sorta di doni.<\/p>\n<p>Il presepe popolare, pur non presentando lo sfarzo di quelli patrizi per i pochi mezzi a disposizione, si serviva di ci\u00f2 che si poteva recuperare, ma il risultato era comunque rilevante. Oggi per i presepisti c\u2019\u00e8 tutto e tante ricostruzioni della Nativit\u00e0 raggiungono livelli d\u2019arte. Come nel Settecento, tra l\u2019altro ricco di statuine ottimamente sagomate, fortemente espressive. Il presepe \u00e8 magia, favola, incanto, racconto. Il presepe reca gioia, serenit\u00e0. Tutto questo, a mio parere, manca nei presepi in cui si fa nascere il Bambinello in un trullo, in un appartamento, nell\u2019androne di uno stabile. Non c\u2019\u00e8 l\u2019atmosfera tradizionale, il fascino, il calore.<\/p>\n<p>Ci sono tanti modi di fare il presepe. C\u2019\u00e8 chi lo fa con l\u2018argilla immersa in un secchio d\u2019acqua e chi con il sughero. Mimino Miccoli, uno scultore di grande talento di Statte, in provincia di Taranto, ex dipendente dell\u2019Arsenale della bimare, utilizza ogni materiale: dadi, bulloni, viti con la testa a brugola o a croce, ganci, piastre di giunzione, tiranti, moschettoni, filo di ferro, molle\u2026, ottenendo opere d\u2019arte vere e proprie, che definisce microarcheologia industriale. Fertile, inesauribile, la sua creativit\u00e0. Ecco uno dei suoi presepi. L\u2019ho visto, ne sono rimasto colpito e gli ho rivolto domande soprattutto sui materiali impiegati.<\/p>\n<p>\u201cQuello che hai visto \u00e8 in garza metallica che avvolge cavi coassiali per trasportare le varie frequenze di onde radio. La base, una scheda elettronica, mentre il resto si compone di varie cianfrusaglie con parti di selettori di centralizzate\u201d. Con la stessa ferramenta, Miccoli esegue non soltanto ricostruzioni della Nativit\u00e0, che regala agli amici o alle associazioni, ultima la Societ\u00e0 operaia di mutuo soccorso; ma anche don Chisciotte, a volte con il suo Sancho Panza al seguito. Ed \u00e8 cos\u00ec efficace, il suo personaggio, sia pure nell\u2019interpretazione sintetica dell\u2019artista, che l\u2019osservatore se lo immagina, il protagonista del libro di Miguel de Cervantes Saavedra e le sue imprese dedicate a una giovane contadina, Aldonza Lorenzo, trasformata nella sua fantasia in una nobildonna, Dulcinea del Toboso. Miccoli \u00e8 artisticamente attratto dalla figura di don Chisciotte, e lo rende in tutti i suoi atteggiamenti di cavaliere errante. L\u2019ha studiata e ristudiata; l\u2019ha meditata.<\/p>\n<p>Chiedendo scusa per la digressione, i presepi e tutti gli altri manufatti che Miccoli realizza con i soliti elementi saggiamente assemblati, ribadisco, sono autentici capolavori molto apprezzati, anche nelle mostre. Lo scultore di Statte (citt\u00e0 di gravine, dolmen e con la bella facciata del municipio con l\u2019orologio in alto) meriterebbe che un critico consacrato si scomodasse per valorizzare maggiormente il suo talento. Ebbi modo di conoscere Mimino alla Masseria Pilano di Crispiano (anche questa in provincia di Taranto: un quarto d\u2019ora appena in macchina), in una interessantissima manifestazione in cui c\u2019erano anche figuranti vestiti da briganti con tanto di fucile ad armacollo e donne affaccendate in lavori di tessitura.<\/p>\n<p>Mimino Miccoli esponeva su un banco i suoi don Chisciotte in filo speciale, colto nel suo portamento severo e baldanzoso, con lancia e cappello a mo\u2019 di quello di solito usato dai preti. Michele Annese, dinamico e intelligente direttore della Biblioteca \u201cCarlo Natale\u201d e segretario generale della Comunit\u00e0 Montana, mi si avvicin\u00f2, mentre ascoltavo il sottofondo di un tagliaerba e alcuni visitatori tarantini che ricordavano i tempi della guerra, quando molti loro concittadini si rifugiavano a Crispiano per sfuggire alle bombe, mi si avvicin\u00f2 per esprimere il suo desiderio di farmi conoscere un artista. Era appunto Mimino Miccoli, capelli bianchi, sorridente, cortese, affabile, felice di vedermi interessato al suo \u201ceroe\u201d. Non mi parl\u00f2 dei presepi, che tra l\u2019altro vantano una buona espansione nello spazio. Ora li contemplo e ne resto estasiato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; MIMINO MICCOLI E I SUOI SPLENDIDI PRESEPI di Franco Presicci \u201cChe Natale sarebbe senza il presepe?\u201d, dice un amico [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[],"class_list":["post-8722","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-religion"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8722","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8722"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8722\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}