{"id":87522,"date":"2026-03-19T08:37:24","date_gmt":"2026-03-19T08:37:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=87522"},"modified":"2026-03-19T08:37:25","modified_gmt":"2026-03-19T08:37:25","slug":"la-ribellione-e-le-macerie-del-pensiero-ho-viaggiato-con-junger-e-hesse-camus-e-kierkegaard-sgalambro-e-schopenhauer-e-alla-fine-con-zarathustra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=87522","title":{"rendered":"La ribellione e le macerie del pensiero. Ho viaggiato con\u00a0 J\u00fcnger e Hesse. Camus e kierkegaard.\u00a0 Sgalambro e Schopenhauer\u00a0e alla fine con Zarathustra"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-87523\" style=\"width:356px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000205532-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La ribellione \u00e8 una rivolta? L&#8217;angoscia nasce dalla perdita della seduzione? La disperazione dal fallimento. Non saprei. Sono cos\u00ec terribilmente disilluso che non ho risposte. Ma hanno senso le risposte? Allora ho cercato di creare delle comparazioni con quattro testi: \u00abIl ribelle\u00bb di J\u00fcnger, \u00abL\u2019uomo in rivolta\u00bb di Camus, \u00abSiddhartha\u00bb di Hesse, \u00abAnatol\u00bb di Sgalambro \u2014 disposti a tavola, mostrano la stessa linea di usura, gesto che toglie peso all\u2019Io perch\u00e9 resti misura, non titolo. Poi arriveranno altri due. In chiusura di pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Li leggo non in sequenza storica ma in stratigrafia. Sotto il bosco del Waldg\u00e4nger scorre la rivolta mediterranea di Camus. Sotto il fiume di Siddhartha brilla l\u2019aridit\u00e0 di Anatol. Ogni libro \u00e8 una tessera, l\u2019unit\u00e0 resta affidata al lettore, come mosaico incompleto che accoglie il bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger pone il Ribelle come chi abita la foresta interiore, rifiuta la mobilitazione totale, custodisce sovranit\u00e0 povera. Non propone un programma: si ritira, traccia una linea, accetta che il potere lo sorvegli. Qui il linguaggio si fa ascesi militare, precisione di inventario: orologio, mappa, coltello. La perfetta letizia appare capovolta \u2014 gioia che nasce dalla sottrazione dell\u2019ubbidienza, non dalla preghiera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio Camus riprende la linea ma la immerge nel sole: l\u2019uomo in rivolta dice no, e quel no crea un noi. Non metafisica dura, come il monolite del Ribelle, ma intesa laica, esposta, revocabile. La giustizia nasce dalla comune misura, dal confine che il carnefice e la vittima riconoscono insieme. Anche qui il peso \u00e8 levato \u2014tolto l\u2019appello a Dio, resta l\u2019argomento \u2014 e la rivolta diventa procedura, non sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Hesse sposta il tavolo pi\u00f9 a Oriente. Siddhartha lascia maestri, ascolta il fiume, impara che la saggezza non si trasmette, si patisce. La sensualit\u00e0 delle mani di Kamala, il denaro, la barca: prove che incidono, non dogmi che resistono. Il protagonista custodisce la ferita senza farne vessillo. Il fiume \u00e8 isola liquida dal quale osservare il buio perfetto del tempo. La parola arriva solo quando accetta il proprio invecchiamento. Sgalambro, all\u2019opposto geografico ma analogo per gesto, scrive Anatol come elogio del nulla. Il personaggio vaga in stanze d\u2019hotel, fuma, ripete sillabe sapendo che il mondo \u00e8 gi\u00e0 commutato in spettacolo. Nessuna foresta, nessun fiume: solo contre-jour di lampada e specchio. Eppure l\u2019ascesi \u00e8 identica, togliere predicato all\u2019Io, ridurre la biografia a sintassi stanca, perch\u00e9 l\u2019assenza pesi pi\u00f9 della promessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto rivela una medesima operazione. J\u00fcnger sottrae cittadinanza. Camus sottrae assoluto. Hesse sottrae dottrina. Sgalambro sottrae consolazione. Tutti e quattro depositano la sovranit\u00e0 in un oggetto scarno (mappa, pietra, remo, sigaretta) e sulla sua usura fondano l\u2019etica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia \u2014 parafrasando l\u2019appunto che custodisco da anni \u2014 \u00e8 l\u2019isola dalla quale osservano il buio perfetto del potere, e la luce che accettano \u00e8 angolo, non abbaglio. Ne esce una misura comune. Ribellione come la manutenzione della soglia. Rivolta come l&#8217;intesa esposta. Illuminazione come ascolto. Nichilismo come la cortesia verso il vuoto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Immetto in questo discorso, come gi\u00e0 detto, altri due testi che agiscono da contrappeso: \u00abL\u2019arte di conoscere se stessi\u00bb di Schopenhauer e \u00abDiario di un seduttore\u00bb di Kierkegaard. Non cambiano la linea gi\u00e0 tracciata \u2014 J\u00fcnger, Camus, Hesse, Sgalambro. Anzi. La approfondiscono, come fosse necessario calcare ancora il bordo perch\u00e9 regga.<\/p>\n\n\n\n<p>Schopenhauer d\u00e0 il lessico metafisico. Ovvero conoscere se stessi \u00e8 sospendere la volont\u00e0 che ci rapina il respiro, fissare l\u2019individuo come rappresentazione e non come pretesa. Il mondo come volont\u00e0 \u00e8 fiume senza argini. L&#8217;asceta che ritira il gettone \u2014 contemplazione estetica o piet\u00e0 \u2014 compie gesto affine al Ribelle J\u00fcngeriano. Esce dalla mobilitazione totale e si apposta. Per J\u00fcnger la sottrazione \u00e8 una guardia armata. Per Schopenhauer \u00e8 il digiuno dello sguardo, visione che toglie la brama perch\u00e9 resti limpida fenomenicit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Kierkegaard entra con passo obliquo. Diario di Johannes che seduce Cordelia per esperimento estetico e poi archivia la ragazza come nota musicale. Qui la sottrazione opera dall\u2019interno della forma: il Seduttore toglie all\u2019amore la durata, ne custodisce solo l\u2019intensit\u00e0. Toglie la promessa, lascia la variazione. \u00c8 una procedura simile a Camus \u2014 il no che crea un noi \u2014 ma senza il noi: piacere come ascesi negativa, attrazione senza rapina, solo pi\u00f9 crudele perch\u00e9 consapevole. Il confronto svela un triangolo. Camus lega l\u2019altro con un confine condiviso. Schopenhauer lega il fenomeno con il silenzio della volont\u00e0. Kierkegaard scioglie il legame appena lo nomina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una osservazione ulteriore mi sia consentita.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger ritira la cittadinanza. Camus ritira l&#8217;assoluto. Hesse ritira la dottrina. Sgalambro ritira la consolazione. Schopenhauer ritira la volont\u00e0. Kierkegaard ritira la durata dell\u2019eros.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec? Cosi siamo tutti felici per abitare le nostre solitudini in attesa che si trasformino in tragedia in disperazione e in un inquieto vivere. Ma dietro tutto questo itinerario cosa resta? Un nome che non ho citato. Un viaggio che mi appresto a viaggiare attraverso una passeggiata: Zarathustra. Il mio antico Nietzsche. Non so se sia breve o lunga la passeggiata in cerca di un bar dove poter sorseggiare caff\u00e8 e dare a Proust il segno di un tempo perduto e ritrovato.<\/p>\n\n\n\n<p>Io e Zarathustra con un caff\u00e8. Proust con le maddalene. Un incontro inventato? Cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 reale della finzioni tra il sogno il pensiero e la vita?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 La ribellione \u00e8 una rivolta? 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