{"id":87749,"date":"2026-03-25T09:28:29","date_gmt":"2026-03-25T09:28:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=87749"},"modified":"2026-03-25T09:28:30","modified_gmt":"2026-03-25T09:28:30","slug":"nel-dante-di-non-basta-la-tradizione-leggiamo-dante-oltre-tra-metafisica-e-linguaggi-musicali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=87749","title":{"rendered":"Nel DANTE D\u00cc non basta la tradizione. Leggiamo Dante oltre.\u00a0 Tra metafisica e linguaggi musicali"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-87750\" style=\"width:330px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000210268-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel Marzo del \u00abDante d\u00ec\u00bb il tempo dei linguaggi diventa dimensione mai \u00abmoralistica\u00bb ma onirico-filosofica. La sola parola potrebbe avere una peculiarit\u00e0 secondaria se non si entra in un linguaggio del pensiero. Dante \u00e8 in quella musicalit\u00e0 delle esistenza che hanno cambiato il linguaggio moderno. Penso alla poesia del Novecento. Da Pound a Eliot. Da Ungaretti a Pavese. Penso ai cantautori in poesia o alla canzone di autori dagli anni Sessanta ai nostri giorni. Da De Andr\u00e9 a Battiato. A quella letteratura musicale che ha cercato il verso cantato e viceversa. Esempi? Eccoli.<\/p>\n\n\n\n<p>In Fabrizio De Andr\u00e9 la letteratura si fa mistero. Da Dante a Pavese, da Lee Masters ad Alvaro Mutis. &nbsp;E da questo viaggiare a Pound. &nbsp;Ma l\u2019incastro linguistico resta Dante con un De Andr\u00e9 che usa l\u2019attrazione delle ballate alla Villon. Ma con Dante De Andr\u00e9 recupera tutta la ballata provenzale, Cecco Angiolieri sino al tardo Medioevo. &nbsp;Letteratura e musica sono un linguaggio non dell\u2019oltre (ovvero che va al di l\u00e0 del quotidiano) ma del profondo. Ci sono in questo linguaggio, per restare alla letteratura e alla musica, delle memorie sommerse che catturano metafore e realt\u00e0, luoghi e un sentire attraverso scenari che creano ombre e maschere, appartenenze e dimensioni oniriche.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 uno speciale incontro tra due personaggi che hanno realizzato dei riferimenti unici ma nello stesso momento universali.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;Ho cercato di inserirmi all\u2019interno di questo mondo. Fatto di nuvole, come quello di Aristofane e di Dante e Poliziano. Ho cercato di entrare, con la mia esperienza di scrittore, tra le pieghe di un percorso che \u00e8 fatto di nomi (scrittori, cantautori, poeti, luoghi, geografie di sentieri e di anime) per cercare di capire il senso delle parole. Le parole come sentimento nella sensibilit\u00e0 dell\u2019essere. Se nelle parole c\u2019\u00e8 un\u2019ansia ci deve anche essere il coraggio di penetrarla questa ansia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Mi riferisco ora a Cesare Pavese (per ci\u00f2 che riguarda l\u2019ambito strettamente letterario e poetico in particolare) e a Fabrizio De Andr\u00e9 (per ci\u00f2 che interessa, invece, il connubio tra musica e parola). Ma non saranno solo questi a farci o farmi compagnia. Due proposte che non sono avulse dalla nostra attuale temperie. Anzi, passate e nuove generazioni si riflettono in quel loro messaggio che richiama fedelt\u00e0 alle radici, maggiore consapevolezza identitaria, pi\u00f9 intenso coinvolgimento ai temi della vita e della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Dante \u00e8 presente sia con la Commedia che con la Vita nova. In una stratigrafia di poesia vissuta pensata articolata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Il linguaggio non \u00e8 fatto solo di segni ma di comunicazione o di partecipazione ad una griglia simbolica che vive costantemente nella realt\u00e0. Parola e musica sono i termini di un linguaggio dell\u2019anima perch\u00e9 sono i codici di un pensare che appartiene non alla storia ma alla memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ci sono temi e problematiche che accomunano questi &nbsp;autori \u2013 personaggi. Ho accennato al tema del viaggio. Il viaggio \u00e8 un luogo del vissuto (quindi della memoria) ma \u00e8 soprattutto un luogo dell\u2019attesa. Ci sono poeti e scrittori che fanno parte della loro esperienza. Cito: Omero e Lee Masters, Dante e Pound dentro De Andr\u00e9.. L\u2019unione tra due mondi: la cultura Occidentale\/Meditteranea e quella prettamente Occidentale\/Americana. Ma il viaggio \u00e8 una costante come \u00e8 una costante i paragrafi che caratterizzano il viaggio stesso. Il mito, la memoria e la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Scriveva Cesare Pavese: \u201cCome i morti di Dante, che sono pi\u00f9 vivi che in vita, i morti di Spoon River prolungano in una forma sepolcrale tutti i loro malcontenti, le loro passioni\u201d. Ricordi e atmosfere sono un intreccio di malinconie dove tutto ha una sua proiezione. Ancora Pavese: \u201cLe figure crepuscolari nell\u2019ora crepuscolare, i ricordi, le ombre, le reticenze del racconto, tutto si fonde a creare una scena che ha intorno quasi un alone soprannaturale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; \u201cIl mio aquilone \u00e8 sul vento,\/bench\u00e9 a tratti sussulti\/come un uomo che scrolla le spalle\u201d. Lee Masters \u00e8 un navigatore che naviga nelle coscienze. I suoi personaggi non sono solo figure fisiche. Sono soprattutto delle coscienze. Sono delle meteore che come quell\u2019aquilone dei suoi versi ondeggia trasportato \u201csul vento\u201d. Un navigatore che in ogni temperie si lascia leggere senza perdere il suo fascino e il suo mistero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Commentando i versi di Spoon River Fabrizio De Andr\u00e9, per il suoNon al denaro, non all\u2019amore, dichiarava: \u201cPoi lo rilessi nel \u201968, e non lo trovai invecchiato per niente. Riscontrai in quei personaggi qualche cosa di noi, mi parve che, in quella collina popolata di morti, si parlasse il linguaggio di una verit\u00e0 che i vivi non possono esprimere. E che Lee Masters, con una lucidit\u00e0 insieme cronachistica e profetica, avesse dato vece ai mille scheletri che la societ\u00e0 d\u2019allora, ma anche quella di oggi nasconde nei propri armadi. Armadi che erano, naturalmente, anche i miei\u201d. Ma qui c\u2019\u00e8 Dante!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Personaggi che diventano destini e si aggrappano alle pareti di una continua avventura che lacera ogni desiderio. In Pavese e in De Andr\u00e9 ci sono personaggi che si fanno destini e destini che non smettono di occupare la tensione della nostra esistenza. Luoghi e destini sono approcci e riferimenti come in Dante.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Nel vocabolario del poeta, infatti, ci sono quei vocabolari che intrecciano le lingue del mondo nelle civilt\u00e0 che ritornano con le immagini delle memorie. In questo nostro tempo di confusioni e lacerazioni la parola ha bisogno di ci\u00f2 che si usa chiamare ritmo, musicalit\u00e0, battuto lirico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp;Fabrizio De Andr\u00e9 ha saputo bene raccogliersi in quel linguaggio che racconta ma racconta grazie sia alla parola, sia all\u2019immagine, sia al ritmo. E\u2019 questa una letteratura che ritrova il suo vocabolario nella parola e nel recitativo musicale. Cesare Pavese sosteneva che: \u201cFonte della poesia \u00e8 sempre un mistero, un\u2019ispirazione, una commossa perplessit\u00e0 davanti a un irrazionale \u2013 terra incognita\u201d. E in Fabrizio De Andr\u00e9 questo mistero \u00e8 avvertibile. &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dante comunque \u00e8 inevitabile. Ecco: \u201cDante alla porta di Paolo e Francesca\/spia chi fa meglio di lui:\/l\u00ec dietro si racconta un amore normale\/ma lui sapr\u00e0 poi renderlo tanto geniale\u201d in \u201cAl ballo mascherato\u201d. O si pensi a \u201cLa cattiva strada\u201d nella quale la \u201cteologia\u201d del peccato va dai Vangeli apocrifi a Dante.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; In De Andr\u00e9 c\u2019\u00e8 Omero e tutta la tradizione classica, ma c\u2019\u00e8 soprattutto la comparazione tra le letterature occidentali e quelle orientali, c\u2019\u00e8 la cultura americana e quella araba e islamica. Un esempio ad una educazione alla tolleranza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp;De Andr\u00e9 sa ben giocare con le rime e le ballate. Prende anche in prestito, tra l\u2019altro, &nbsp;un verso della Divina Commedia del Canto XXXIII dell\u2019Inferno, il Canto di Ugolino per capirci, nel quale si dice: \u201cMa pi\u00f9 dell\u2019onor, pot\u00e9 il digiuno\u201d trasformandolo, con capacit\u00e0 ironica, in \u201cPoscia pi\u00f9 che \u2018l dolor, pot\u00e9 \u2018l digiuno\u201d. &nbsp;Il volgare diventa in De Andr\u00e9 una lingua vera. &nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Ha ragion, dunque, Mogol (Giulio Rapetti) quando sostiene che: \u201cLa grande cultura \u00e8 quella popolare, vera e sanguigna rispetto all\u2019anemica cultura d\u2019elite. Non a caso Dante scrisse la Commedia in volgare e non in latino\u201d (\u201cCorriere della Sera\u201d, 20 marzo 1998). De Andr\u00e9 \u00e8 una forte testimonianza di grande spessore semantico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Dante grazie al Cantico di San Francesco costruisce una musicalit\u00e0 abitata nella vita. Penso ancora a la Vita nova. Il prosimetro che canta e racconta. Una linea che su ritrover\u00e0 nel Novecento e solcher\u00e0 l&#8217;istante della parola spezzata. De Andr\u00e9 ha recuperato tutto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Insomma \u00e8 con Fabrizio De Andr\u00e9 che si porta il \u201cpopolare\u201d ironico e decadente, della letteratura nella musica \u201calta\u201d a cominciare proprio di Dante. E non con altri come pi\u00f9 volte ho dimostrato nei miei libri su De Andr\u00e9, Califano, Tenco e il saggio su De Andr\u00e9 e Pavese per la Rizzoli, oltre alle mie numerose conferenze e ai diversi saggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dante resta un riferimento oltre la classicit\u00e0 e lo cosiddetta Opera aperta. Ma non va studiato soltanto secondo la fenomenologia della tradizione. Bens\u00ec dentro le epoche post rinascimentali. Qui il discorso diventerebbe letterario ontologico filosofico. \u00c8 ci\u00f2 che mi interessa particolarmente per la complessit\u00e0 delle crisi che sviluppa in un tempo in cui le macerie sono diventate polvere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Nel Marzo del \u00abDante d\u00ec\u00bb il tempo dei linguaggi diventa dimensione mai \u00abmoralistica\u00bb ma onirico-filosofica. 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