{"id":88081,"date":"2026-03-29T19:46:58","date_gmt":"2026-03-29T19:46:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=88081"},"modified":"2026-03-29T19:46:59","modified_gmt":"2026-03-29T19:46:59","slug":"dentro-gaber-verso-gurdjieff-una-continua-fuga-alla-ricerca-dellio-individuando-un-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=88081","title":{"rendered":"Dentro Gaber verso Gurdjieff. Una continua fuga alla ricerca dell&#8217;io individuando un confine"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-88082\" style=\"width:426px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1000213253-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Paolo Arces\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La poesia \u00e8 morta direbbero alcuni. E forse \u00e8 vero. O forse, \u00e8 solo la comune e stretta definizione di \u201cpoesia\u201d, che tutti ci ostentiamo a dare, che l\u2019ha resa cosi sterile?<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia \u00e8 ovunque, \u00e8 quel salto oltre la superficie che cerca un vuoto in cui cadere, che crea allora una profondit\u00e0. Si reinventa e non smette mai di esistere, vive insieme all\u2019uomo e alla sua necessit\u00e0 di scavo, \u00e8 nella sua natura. E allora, sotto forma di cantautorato, trova piena espressione in Gaber, che al pari stilistico di una \u201cpoesia onesta\u201d sabiana, dipinge la profondit\u00e0 inconsolabile del nostro malessere, in una struttura sociale in cui vogliamo tutti \u201cfar finta di essere sani\u201d o, ancor prima, \u201cfar finta di essere\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVivere, non riesco a vivere, ma la mente mi autorizza a credere, che una storia mia, positiva o no, \u00e8 qualcosa che sta dentro la realt\u00e0\u201d. Siamo impotenti, siamo miseri, siamo schiavi dell\u2019inenarrabilit\u00e0 di ci\u00f2 che realmente siamo. Perch\u00e8, chi sono io? E\u2019 una domanda cosi semplice eppure cosi tagliente. Perch\u00e8, per poter Vivere (e non semplicemente vivere, esistere), bisogna ancor prima essere: \u00e8 necessario che ci sia io. Eppure, se a voi appare come una considerazione cos\u00ec banale, \u00e8 perch\u00e8 ci autorizziamo a \u201ccredere\u201d, ci illudiamo, che una storia \u201cmia\u201d sia dentro la realt\u00e0. E\u2019 curioso notare come noi amiamo abusare tutti questi possessivi senza neanche sapere a chi realmente li rimandiamo. Ogni filosofia orientale, e non, pone particolare enfasi su questo concetto, e lo f\u00e0 con estrema lucidit\u00e0 e logicit\u00e0, mettendo in crisi qualunque scettico \u201crazionalista\u201d. Pieno esempio ne \u00e8 il filosofo e mistico armeno Gurdjieff, dal suo materialismo \u201cspirituale\u201d: \u201cA ogni attimo l\u2019uomo dice e pensa Io. E ogni volta il suo io \u00e8 differente. Un attimo fa era un pensiero, ora \u00e8 un desiderio, poi una sensazione, poi un altro pensiero e cosi via, senza fine\u2026 L\u2019alternarsi di questi io, le loro lotte manifeste, di ogni istante, per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali\u201d. E allora Gaber delinea scherzosamente la nostra fuga dinanzi a questioni insostenibili: \u201cNel dubbio mi compro una moto, telaio e manubrio cromato..\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora siamo in continua fuga, in una continua corsa che cerca di cucire un io. Nel Vangelo di Marco un \u201cposseduto\u201d afferma \u201cIl mio nome \u00e8 Legione, perch\u00e8 siamo molti\u201d, eppure, forse, \u201cindemoniati\u201d siamo tutti noi, cos\u00ec flebili e meccanici, vittime di consumi destinate a \u201cvolere e disvolere la stessa cosa\u201d. Eppure questa illusione di libert\u00e0 \u00e8 cosi connaturata in noi che affoga ogni possibile coscienza di \u201cimpotenza\u201d: \u201cChiss\u00e0 nella mia vita quante maschere ho costruito, queste maschere, ormai, sono una cosa mia, che dolore che fatica buttarle via\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora in \u201cCerco un gesto naturale\u201d a parlare \u00e8 un uomo con il \u201cdente della conoscenza\u201d che, seppur sotto il giogo delle influenze esterne e delle finzioni, \u00e8 comunque gi\u00e0 \u201clui\u201d nel tentativo di essere conscio. \u201cMi guardo dal di fuori come fossimo due persone. Osservo la mia mano che si muove la sua decisione. Da fuori vedo chiaro, quel gesto non \u00e8 vero, e sento che in quel movimento io non c\u2019ero\u201d. In nessun gesto siamo noi. Siamo realmente solo macchine, frutto di influenze e di accadimenti? Nessun valore pu\u00f2 salvare da questa struggente realt\u00e0. Dopo averne acquisito coscienza, nessuna medicina allevia la ferita tranne il tremendo tentativo di ricucirla. Il punto di non ritorno \u00e8 questo: \u201cnon so niente, sono a pezzi, non so pi\u00f9 chi sono. Capisco solo che continuamente io mi condiziono\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cLa nave\u201d \u00e8 invece tutto un grande impazzare, un borbottante motore che \u201cnon sa dove va ma continua ad andare\u201d. Nella continua corsa, fuga dall\u2019oceano \u201cimmobile\u201d che \u00e8 la vacuit\u00e0 dell\u2019essere, tutti i passeggeri iniziano a soffrire il mal di mare, il mal dell\u2019io: tutti iniziano a correre, tutti iniziano a perdersi. Eppure la grande nave altro non \u00e8 che la societ\u00e0, dove la nausea \u00e8 ormai superflua, anzi sana. Gaber, invitato in un manicomio per una rappresentazione teatrale, viene accolto da uno psichiatra:\u00abNon \u00e8 che il disturbo psichico non sia una devianza, non \u00e8 questo che vogliamo dire; \u00e8 che questa devianza spesso appartiene anche ai cosiddetti sani. Dov\u2019\u00e8 il confine, dunque?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il confine \u00e8 allora vedere oltre la nostra apparente normalit\u00e0, perch\u00e8 solo cercando un gesto naturale si scopre che \u201cLibert\u00e0 \u00e8 partecipazione\u201d: il ricordo di un io.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Arces\u00a0 La poesia \u00e8 morta direbbero alcuni. E forse \u00e8 vero. 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