{"id":88415,"date":"2026-04-05T18:16:07","date_gmt":"2026-04-05T18:16:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=88415"},"modified":"2026-04-05T18:16:08","modified_gmt":"2026-04-05T18:16:08","slug":"le-riviste-del-novecento-tra-prima-e-dopo-la-grande-guerra-letteratura-e-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=88415","title":{"rendered":"Le Riviste del Novecento. Tra prima e dopo la Grande Guerra.\u00a0Letteratura e storia\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-88416\" style=\"width:384px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000218802-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riviste, letteratura e Grande Guerra. Le riviste letterarie e il dibattito intorno &nbsp;alla Prima Guerra Mondiale e oltre. Il tema assume rilevanze culturali interessanti. Tutta la cultura italiana prese una precisa posizione. Tra interventisti e neutralisti. La dialettica fu abbastanza forte e aperta. Ma si guardava sempre al futuro. Vide in primo piano protagonisti della politica e protagonisti della letteratura che andarono a morire nelle trincee.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi Renato Serra. Ma ancora oggi il dibattito prosegue. Io ho cercato di enucleare una sintesi e una apertura di discussione attraverso alcune considerazioni che toccano soltanto pochi elementi soltanto di ordine letterario.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Storia e letteratura. Dentro la vita. L\u2019impegno politico, l\u2019interventismo nella Prima guerra mondiale, 1914 \u2013 1915 \u2013 1918, &nbsp;e gli scrittori italiani. Da Ungaretti a Marinetti, da Renato Serra, che morir\u00e0 in guerra, a Malaparte sino a Papini. Un ruolo fondamentale venne disputato da Giuseppe Prezzolini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da \u201cLa voce\u201d a \u201cLacerba\u201d. Il novecento fu l\u2019epoca della riviste che svilupparono uno straordinario dibattito. Un capitolo che presenta una molteplicit\u00e0 di visioni e di impostazioni sia di ordine giornalistico sia di ordine storico. Il Novecento \u00e8 stato il secolo in cui le riviste hanno costituito un modello formativo oltre che una palestra di sicura dialettica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che la storia del Novecento \u00e8 costellata, nella letteratura e nell\u2019arte, da una miriade di organi di stampa che hanno segnato percorsi significativi, le cui tracce indelebili restano testimonianze della valenza di indirizzi, di scuole e di correnti che hanno fortemente caratterizzato il secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Furono \u201cLa Voce\u201d e \u201cLacerba\u201d le riviste che pi\u00f9 e meglio, come scrivemmo io e Pio Rasulo in un saggio dedicato alla rivista \u201cPrimato\u201d del 2001 e poi 2004, esprimeranno le inquietudini e le speranze dei primi decenni del secolo. Tra l\u2019una e l\u2019altra si colloca \u201cL\u2019Anima\u201d, nata dalle difficolt\u00e0 interne che inizialmente percorsero il cammino de \u201cLa Voce\u201d. \u201cL\u2019Anima\u201d fu l\u2019espressione diretta degl\u2019interessi filosofici di Papini e di Amendola che la fondarono nel 1911, estintasi nel giugno di quello stesso anno, senza alcun preavviso o congedo. Ai due fondatori si erano uniti altri vociani: Boine, Marracchi, Vannicola. La rivista usciva in fasci\u00adcoli mensili di trentadue pagine ed era gestita direttamente da &nbsp;Papini &#8211; Amendola. Non ebbe una propria redazione e l\u2019indirizzo risultava quello dell\u2019abitazione fiorentina di Papini.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interventismo e il dibattito sulla Prima Guerra Mondiale vide protagonista, dunque, \u201cLa Voce\u201d, la quale venne fondata a Firenze nel dicembre del 1908 da Giuseppe Prezzolini, che la diresse fino al novembre del 1914, eccetto un breve periodo (aprile-ottobre 1912) durante il quale la direzione fu tenuta da Giovanni Papini.<\/p>\n\n\n\n<p>La periodicit\u00e0, settimanale fino al 1914, divenne quin\u00addicinale. Antipositivista e vicina al pensiero di Croce e di Gentile, si mosse entro il solco dell\u2019idealismo e di un certo spiritualismo di maniera. Affront\u00f2 con coerenza i problemi del Mezzogiorno, quelli del suffragio universale, i problemi della scuola e dell\u2019educazione. Nondimeno registr\u00f2 contrasti interni e scismi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1911 Salvemini se ne allontan\u00f2, dando vita a \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d e altrettanto fece Amendola che, come si \u00e8 accennato, insieme a Papini fond\u00f2 \u201cL\u2019Anima\u201d. Ripreso il controllo, dopo il breve abbandono del 1912, Prezzolini ne accentu\u00f2 l\u2019indirizzo antidemocratico e interventista e diede pi\u00f9 spazio alla letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del 1914, violentemente attaccato sulle pagine di \u201cLacerba\u201d da Papini e da Soffici, lasci\u00f2 la direzione al De Robertis che la conserv\u00f2 fino all\u2019ultimo numero uscito nel dicembre del 1916. Durante la direzione di De Robertis fu detta \u201cLa Voce bianca\u201d, dalla sua nuova copertina. In quest\u2019ultima fase vi collaborarono Ungaretti, Cardarelli, Campana, Onofri, Baldini, Bacchelli, Cecchi e molti autori abbastanza noti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLacerba\u201d, quindicinale fiorentino, edito da Vallecchi, inizi\u00f2 le pubblica\u00adzioni il 1\u00b0 gennaio 1913 e stamp\u00f2 69 numeri. Nacque in conseguenza della secessione di Papini e Soffici da \u201cLa Voce\u201d. Fu diretta da Papini che intanto era entrato in contatto col gruppo futurista.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019avvento della prima guerra mondiale tutto fu riassorbito dall\u2019impegno politico: \u201cl\u2019ansia della libert\u00e0 artistica di \u201cLacerba\u201d fin\u00ec per risol\u00adversi nella elaborazione dei temi della propaganda interventista\u201d (Cfr. Pierfranco Bruni e Pio Rasulo in \u201cPrimato. La sfida delle idee\u201d, Csr, 2001, 2004, e poi in \u201cIl coraggio delle parole. Scrittori in Primato\u201d di Micol Bruni e Marilena Cavallo, Mibac \u2013 Iral, 2010; Pierfranco Bruni, \u201cGiuseppe Caradonna e la Destra nazionale\u201d, Ciarrapico, 1997; \u201cTemi e percorsi della poesia italiana del Novecento\u201d, Il Coscile, 1998).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ma chi furono i protagonisti di questo dibattito? Voglio soltanto citare alcuni, oltre al gi\u00e0 menzionato D\u2019Annunzio e Marinetti che espressero le loro opinioni oltre le riviste citate. Mi riferisco, in modo particolare, a Papini, Prezzolini, Piero Jahier.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Papini, nato a Firenze il 1881 &nbsp;e morto sempre a Firenze il 1956).segn\u00f2 un percorso preciso nella storia della letteratura. Un percorso in cui la testimonianza diventa un rapporto costante tra la vita e la letteratura e la stessa letteratura diventa il pi\u00f9 delle volte una dichiarazione esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00bb La Tribuna fu la sua prima palestra e il suo primo cenacolo. Fu un laboratorio di idee e di incontri. Significativo fu certamente il suo incontro con Giuseppe Prezzolini. E significativi restano indubbiamente le esperienze e i contributi alle riviste come \u00abLeonardo\u00bb, \u00abLa Voce\u00bb, \u00abLacerba\u00bb, \u00abIl Frontespizio\u00bb. Nella Prima Guerra Mondiale occup\u00f2 una posizione interventista. Al 1906 risale \u201cTragico quotidiano\u201d e al 1907 \u201cIl pilota cieco\u201d. Sono due volumi in cui vi campeggia una letteratura (ma soprattutto una poetica) metafisica. Infatti sono dei versi e propri \u00abracconti metafisici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al 1911 appartengono i racconti racchiusi in L&#8217;altra met\u00e0 e all&#8217;anno successivo i racconti \u201cPagine e sangue\u201d. Tra gli altri scritti non si pu\u00f2 non ricordare \u201cI testimoni della passione\u201d del 1937, \u201cConcerto fantastico\u201d del 1954 e alcuni scritti pubblicati postumi come \u201cLa seconda nascita\u201d del 1958 e i \u201cDiari\u201d. Pubblic\u00f2 testi di poesia e numerosi testi di saggistica come Il crepuscolo dei filosofi del 1906, \u201cIl mio futurismo\u201d del 1914, \u201cStroncature\u201d del 1916, \u201cItalia mia\u201d del 1939, \u201cSanti e poeti\u201d del 1948, \u201cIl diavolo\u201d del 1953 e altri scritti usciti postumi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Uno dei testi che segna inevitabilmente la vita di Papini \u00e8 certamente \u201cStoria di Cristo\u201d che porta la data del 1921. Un testo vissuto completamente sella sua diretta esperienza umana e religiosa. \u00c8 uno scritto che pubblicizza sostanzialmente la sua conversione al cattolicesimo. Papini era un ateo intransigente. Con \u201cStoria di Cristo\u201d si racconta appunto il suo accostamento alla religione cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; L&#8217;opera pi\u00f9 conosciuta resta indubbiamente \u201cUn uomo finito\u201d che risale al 1912. Si tratta di una autobiografia in cui il narratore fa una resa dei conti della propria vita. Cos\u00ec sottolinea: \u00abChe cosa volevo imparare? Che cosa volevo fare? Non lo sapevo. N\u00e9 programmi n\u00e9 guide: nessuna idea precisa. Di qua o di l\u00e0, est od ovest, in profondit\u00e0 o in altezza. Soltanto sapere, sapere, saper tutto. (Ecco la parola del mio disastro tutto!). Fino d&#8217;allora sono stato di quelli per cui il poco o la met\u00e0 non contano. O tutto o nulla! E ho voluto sempre il tutto &#8211; e che niente sfugga o resti fuori! Completezza totalit\u00e0 &#8211; pi\u00f9 niente da desiderare, dopo! Cio\u00e8 la fine, l&#8217;immobilit\u00e0, la morte!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; In Papini d&#8217;altronde la consapevolezza della crisi \u00e8 la ritrovata memoria. In \u201cVita di Cristo\u201d c&#8217;\u00e8 questa ritrovata memoria che non \u00e8 pi\u00f9 attesa ma coinvolgimento di una sperata e definita consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; In una sua poesia Papini recita: \u00ab\u2026Ma quando al finire del giorno\/ ritrovo, stracco e freddo, la fossa della strada\/ nella mezzombra lilla del ritorno,\/ sono il povero triste a cui nessuno bada\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Con questi versi eravamo al 1917, alla \u201cVenti poesie\u201d di \u201cOpera prima\u201d. Il Papini successivo non \u00e8 soltanto lo scrittore della \u00abredenzione\u00bb \u00e8 anche lo scrittore di quel gioco nostalgico che vive la malinconia del tempo su una dimensione che \u00e8 anche, come ha sostenuto Borges, intrecciata da quei segni fantastici fatti di crepuscoli e di sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Giuseppe Prezzolini, (Perugia 1882 &#8211; Lugano 1982), infatti, ha scritto una \u201cStoria tascabile della letteratura italiana\u201d in 70 cartelle. Identit\u00e0 nazionale e letteratura: un intreccio che non smette di affascinare e suscitare discussioni e che ha trovato in Prezzolini il custode di queste istanze. Istanze che trovano proprio nel valore della classicit\u00e0 un punto di sicuro riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro autore che si inserisce nel quadro dello studio dei classici resta certamente il suo lavoro su Machiavelli e il suo saggio scritto nel 1926 &nbsp;con un titolo che recita gi\u00e0 di per s\u00e9 uno spaccato storico: \u201cVita di Nicol\u00f2 Machiavelli Fiorentino\u201d. Con Machiavelli si entra nell\u2019epoca moderna. Proprio in questo scritto si legge: \u201cSavonarola era il Medio Evo, Machiavelli era il tempo moderno che nemmeno i suoi tempi potevano intendere. Machiavelli aspettava tutto da Dio, Machiavelli tutto dall\u2019uomo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Direttore della rivista \u00abLa Voce\u00bb dal 1908 (dalla sua fondazione, 20 dicembre 1908) sino al novembre del 1914 (nel periodo compreso tra i mesi di aprile e ottobre la diresse insieme a Giovanni Papini, con il quale gi\u00e0 nel 1903 aveva fondato \u00abIl Leonardo\u00bb). Il 1914 \u00e8 l&#8217;anno della guerra e Prezzolini \u00e8 tra gli interventisti. Viene mandato al fronte come ufficiale. \u00abLa Voce\u00bb fu una rivista che ha suscitato un vivace dibattito in quegli anni. Una rivista che ha chiaramente formato e stimolato generazioni. Rimase in vita sino al 1916. &nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Impegno filosofico, letterario, ideologico. Dopo la guerra lavor\u00f2 all&#8217;Istituto internazionale per la cooperazione intellettuale. Visse a New York. Qui insegn\u00f2 alla Columbia University dirigendo, tra l&#8217;altro, la Casa italiana con un assiduo impegno per la diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. &nbsp;Nel 1936 pubblic\u00f2 i primi due volumi del \u201cRepertorio bibliografico della storia e della critica della letteratura italiana\u201d. I successivi volumi usciranno dieci anni dopo. Prima di fermarsi a Lugano soggiorn\u00f2 in Italia. Collabor\u00f2 a quotidiani e a settimanali. Scrisse e pubblic\u00f2 saggi sulla cultura italiana, su personaggi della storia e del pensiero politico (su Machiavelli), su esperienze di viaggi. &nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I temi letterari sono stati sempre al centro delle sue ricerche e delle sue attenzioni dialettiche. Tra i suoi scritti e le sue pubblicazioni c&#8217;\u00e8, appunto, la \u201cStoria tascabile della letteratura italiana\u201d di Giuseppe Prezzolini che resta un riferimento storico di estrema sintesi con la quale tuttora bisognerebbe confrontarsi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Piero Jahier era nato a Genova nel 1884. Muore a Firenze nel 1966. fu uno dei maggiori esponenti della storica rivista \u201cLa Voce\u201d. Le sue prime esperienze poetiche appartengono agli anni Dieci del Novecento. Appunto tra il 1912 e il 1917 risalgono le pagine di \u201cCon me e con gli alpini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono scrittori che scompaiono dall\u2019immaginario letterario ma che non si dimenticano. Non si dimenticano e ritornano proprio nel momento in cui le epoche rivivono alcune loro fratture e le civilt\u00e0 hanno bisogno di memoria per incidere nel cuore del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Scrive Piero Jahier: \u201cSono nato a Genova &#8211; dove mio padre era Pastore Evangelico \u2013 l\u201911 aprile 1884. A Genova ho avuto i miei primi ricordi d\u2019infanzia, fino a 5 anni. Mio padre &#8211; Pier Enrico Jahier \u2013 in italiano Giaiero \u2013 discendeva da antichissima famiglia valdese, nota come \u2018la famille des Pasteurs et Capitanes Jahier\u2019, che ha dato alle guerre di religione sulle montagne valdesi pastoni e capitani, un eroe \u2013 il Capitano Barth\u00e8lemy (1655), creatore della guerra partigiana in montagna, e un apostata \u2013 il Capitano Bernardino Jahier, di Pramol (1958). Mio padre era assai fiero di queste origini, e io non avevo dieci anni che essendo egli pastore a Susa (che \u00e8 la citt\u00e0 descritta in \u2018Morte del Padre\u2019) mi fece fantasticare a piedi in un fantastico pellegrinaggio di due notti e due giorni \u2013 gerla in spalla \u2013 il Colle dell\u2019Assietta, discendere in Val Chisone, e poi risalire a Pramol (- prato molle \u2013 un gruppetto di casupole montanare, culla della famiglia), dove il vecchio R\u00e9gent del luogo \u2013 un Jahier \u2013 mi fece lezioni di tradizioni familiari davanti ad una scodella di trifola sal\u00e0 (patate salate) e polenta di grano saraceno\u201d (\u201cCronaca personale\u201d in \u201cPoesie in versi e in prosa\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Uno scrittore e la tragedia della guerra. Questo \u00e8 stato sempre il punto che vide protagonisti i letterati che parteciparono alla Grande Guerra. Una delle osservazioni pi\u00f9 forti ma anche pi\u00f9 belle resta quella di Renato Serra &nbsp;nato a Cesena il 5 dicembre 1884 &nbsp;e morto in pieno conflitto sul Monte Podgora il &nbsp;20 luglio 1915. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec afferm\u00f2 in \u201cEsame di coscienza di un letterato\u201d: \u201cCredo che abbia ragione De Robertis &nbsp;quando reclama per s\u00e9 e per tutti noi il diritto di fare della letteratura, malgrado la guerra. La guerra\u2026 Son otto mesi, poco pi\u00f9 poco meno, ch\u2019io mi domando sotto quale pretesto mi son potuta concedere questa licenza di metter da parte tutte le altre cose e di pensare solo a quella\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una dichiarazione di fede per la letteratura. La letteratura ha un senso e una memoria che va oltre le parole e resta nei sentimenti dei popoli e delle genti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La letteratura, dunque, \u00e8 sempre oltre. Gli scrittori qui menzionati, sono soltanto pochissimi, non si sono fermati ad una discussione e ad una partecipazione legata al momento della guerra. Ma sono andati oltre. Si pensi a Prezzolini, a Papini e poi anche a Curzio Malaparte. La letteratura cerca di cucire le divisioni e le ferite e resta un cammino in una memoria indelebile.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Riviste ebbero un ruolo predominante nel dibattito che precedettero l\u2019entro dell\u2019Italia in guerra. Forse, per la prima volta, i poeti e gli scrittori ebbero una funzione predominate all\u2019interno di una dialettica anche politica. Il tutto cominci\u00f2, comunque, con il Pascoli del 1911 a Barga con il suo discorso su \u201cLa Grande Proletaria si \u00e8 mossa\u201d. Un poeta che preannuncia non soltanto l\u2019interventismo ma preannuncia ci\u00f2 che sar\u00e0 il Fascismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Riviste, letteratura e Grande Guerra. Le riviste letterarie e il dibattito intorno &nbsp;alla Prima Guerra Mondiale e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-88415","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88415","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=88415"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88415\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88417,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/88415\/revisions\/88417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=88415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=88415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=88415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}