{"id":8864,"date":"2019-12-12T09:59:06","date_gmt":"2019-12-12T09:59:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8864"},"modified":"2019-12-12T09:59:06","modified_gmt":"2019-12-12T09:59:06","slug":"il-treno-della-pennsylvania-cera-un-a-volta-in-america","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=8864","title":{"rendered":"IL TRENO DELLA PENNSYLVANIA (C\u2019ERA UN A VOLTA IN AMERICA&#8230;)"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-8864 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8865'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/MINATORI-CARBONE-1-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=8866'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/MINATORI-DUE-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL TRENO DELLA PENNSYLVANIA<br \/>\n(C\u2019ERA UN A VOLTA IN AMERICA&#8230;)<\/p>\n<p>di Giuseppe Lalli<\/p>\n<p>Ho sentito parlare dell&#8217;America fin da bambino dai racconti di mio nonno materno, che si chiamava Giambattista. Spesso, nelle sere d&#8217;inverno, quando nelle case del paese la televisione non era ancora diffusa, insieme alla famiglia raccolta intorno al grande focolare della casa patriarcale, lo ascoltavo rapito mentre descriveva a forti tinte le sue giornate di lavoro nelle miniere di carbone della Pennsylvania. Raccontava di massacranti turni di lavoro sotto terra, in una condizione di costante pericolo, \u201ccon la morte sempre davanti agli occhi\u201d, come ripeteva spesso, e con baracche di legno per ricovero. Ricordava perfino, con tragico realismo, di avere a volte riportato alla luce pezzi di corpo di minatori morti sotto terra.<\/p>\n<p>Ma riferiva anche di episodi allegri e piacevoli, come quando, complici la giovane et\u00e0 e le tempeste ormonali, la domenica usciva con i suoi compagni di lavoro e insieme cercavano di abbordare le ragazze del posto. La frase di rito era sempre la stessa: \u201cWill you go along with me?\u201d, che nel loro inglese maccheronico voleva significare: \u201cVuoi fare una passeggiata con me?\u201d; o come quando prendevano in giro un compaesano pi\u00f9 attempato che, bench\u00e9 stesse in America da qualche anno, non riusciva a spiccicare una sola parola d&#8217;inglese, ad accezione di una frase (\u201cGive me car!\u201d) che ripeteva come un mantra ogni volta che, nel lavoro in miniera, doveva chiedere al compagno di turno che gli avvicinasse il carrello da riempire con palate di carbone appena estratto. Appena lo vedevano arrivare, i pi\u00f9 giovani si davano di gomito e si ripetevano a turno, sottovoce: \u201cGive me car&#8230;Give me car\u201d; e scoppiavano a ridere.<\/p>\n<p>Ricordo ancora i nomi delle localit\u00e0 in cui era vissuto: Minersville, Port Carbon, Altoona. I primi erano poco pi\u00f9 che villaggi sorti accanto alle miniere, mentre Altoona doveva essere gi\u00e0 allora una popolosa cittadina non molto lontana, nonch\u00e9 un importante snodo ferroviario. Pi\u00f9 raramente nominava Pittsburgh, parlandone come di una grande citt\u00e0 lontana, ma non troppo. Raccontava di aver montato una volta su un treno che era diretto a Cleveland. Raccortava anche di sparatorie a cui aveva assistito in citt\u00e0, come quella volta che aveva visto crollare a terra un poliziotto assai conosciuto, un omone che, colpito dai proiettili dei malviventi, aveva camminato a lungo prima di stramazzare a terra: una scena impressionante che mi \u00e8 parso di rivedere nel celebre film di Sergio Leone C\u2019era una volta in America.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 i suoi ricordi fossero colorati di fatica e di sacrificio, mi pareva di cogliere sempre nelle sue parole una grande nostalgia. Non si trattava solo di rimpianto per la lontana giovinezza: c&#8217;era dell&#8217;altro. Era cresciuto, come tanti figli di contadini poveri del tempo, con il mito dell&#8217;America come promessa di benessere e di riscatto da una eredit\u00e0 di miseria. Bench\u00e9 si trovasse in un remoto posto della provincia americana, pure, aveva visto schiudersi davanti ai suoi occhi di giovane un orizzonte nuovo, un modo diverso di vivere. Parlando dell&#8217;America a volte sospirava, come se pensasse a un paradiso perduto o a una bellissima donna conosciuta e che non avrebbe pi\u00f9 rivisto. Si leggeva nel suo viso il rammarico per aver perso il treno della sua vita, quello che passa una volta sola. E proprio di un treno si era trattato.<\/p>\n<p>Era partito in America a soli sedici anni, alla vigilia della Grande Guerra, chiamato da una sorella maggiore che stava l\u00ec con il marito da qualche anno. Era andato \u201ccome turista\u201d, come ripeteva spesso, con un permesso che doveva rinnovare ogni sei mesi. Arrivato a New York al termine di un viaggio in nave durato un mese, aveva dovuto fare la quarantena a Ellis Island, dove i medici americani, a sentir lui, facevano visite scrupolosissime (\u201cTi guardavano perfino&#8230; alle parti basse\u201d, sussurrava con un certo pudore). Si era poi diretto ai campi minerari della Pennsylvania. Aveva lavorato molto alacremente. Il direttore della miniera (\u201cu boss\u201d, come lui lo chiamava) lo aveva preso a ben volere (\u201cThat&#8217;s all right, John\u201d, gli diceva dandogli confidenzialmente una pacca sulla spalla).<\/p>\n<p>Non avendo la cittadinanza americana e essendo trascorsi i cinque anni richiesti per ottenerla, aveva deciso, un giorno in cui alla miniera non si lavorava, di andare a farne richiesta nella vicina citt\u00e0 di Altoona. Si era alzato di buon&#8217;ora, ma nonostante ci\u00f2, aveva perso il treno; e da allora alla cittadinanza non aveva pi\u00f9 pensato. Dopo qualche tempo, si era ripromesso di tornare in Italia, magari di conoscere una ragazza da sposare, e poi ripartire in America. Era il 1922 quando decise di partire, non aveva ancora compiuto ventiquattro anni. Non era informato, come tutti i suoi compaesani e compagni di lavoro, della situazione di instabilit\u00e0 politica che in quel periodo regnava in Italia e che di l\u00ec a poco avrebbe portato al potere il Fascismo. Qualcosa per\u00f2 aveva sospettato, perch\u00e9 mentre insieme a tanti altri italiani si imbarcava al porto di New York, qualcuno aveva loro gridato: \u201cMa che tornate a fare in Italia, l\u00e0 ci sta la rivoluzione!\u201d. Non ci aveva dato peso e, comunque, era troppo tardi.<\/p>\n<p>Tornato che fu, poco dopo ricevette la cartolina di precetto per il servizio militare, che non aveva fatto, e al cui obbligo doveva ottemperare essendo ancora un cittadino italiano. Prest\u00f2 servizio a Cecina Marina, in provincia di Livorno, inquadrato nel \u201c13\u00b0 Reggimento di Artiglieria Pesante Campale\u201d. Ci teneva a precisarlo, perch\u00e9 era il reparto in cui mettevano gli abruzzesi, \u201cpersone toste\u201d. Finita la naia, dovette rassegnarsi a non poter pi\u00f9 tornare in America: Mussolini, giunto al potere, aveva chiuso le frontiere a tutti coloro che non erano cittadini americani.<\/p>\n<p>Nel frattempo aveva conosciuto mia nonna, con la quale si sarebbe sposato di l\u00ec a poco. Essendo un giovane probo e laborioso (\u201clavorator e co&#8217; la testa n&#8217;desta\u201d, come si dice dalle nostre parti), utilizz\u00f2 i risparmi dell&#8217;America per acquistare qualche pezzo di terra da coltivare e per costruire insieme al fratello una modesta casetta, che io ho avuto l&#8217;onore di ereditare. Quante volte lo sentii inveire contro la malasorte che gli aveva fatto perdere quel treno. L&#8217;America se la sogn\u00f2 per tutta la vita e ancora da vecchio, quando un emigrato tornava al paese in vacanza, dava fondo a tutta la sua memoria pur di scambiare qualche parola in inglese (\u201cin americano\u201d, come diceva lui). Cos\u00ec, per nostalgia\u2026 Benedetta America!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; IL TRENO DELLA PENNSYLVANIA (C\u2019ERA UN A VOLTA IN AMERICA&#8230;) di Giuseppe Lalli Ho sentito parlare dell&#8217;America fin da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-8864","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8864","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8864"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8864\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}