{"id":89472,"date":"2026-04-28T13:45:21","date_gmt":"2026-04-28T13:45:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=89472"},"modified":"2026-04-28T13:45:22","modified_gmt":"2026-04-28T13:45:22","slug":"open-arms-tribunale-di-massa-annulla-il-fermo-della-missione-106-camps-soccorrere-non-e-un-reato-se-ci-sono-persone-in-mare-andremo-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=89472","title":{"rendered":"Open Arms: Tribunale di Massa annulla il fermo della missione 106. Camps: \u201cSoccorrere non \u00e8 un reato. Se ci sono persone in mare, andremo. Sempre\u201d"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ci3.googleusercontent.com\/meips\/ADKq_NbQzcthDwRk2Unkujm7E6eyjFCkeL9U11OWNb3tH3VeV-ly3wCD-iX9mxPUS24bNRJrAukZS9gpaFY9E2YAyXCHjYNEcTd1bzxVhU9vRb8vFILJkcu7fzjMuXqLaB1DaKMNv7GgHSx8sfisgz3L=s0-d-e1-ft#https:\/\/gbfa4.img.sp1-brevo.net\/im\/sh\/CYjKOUZ8yK58.png?u=7xwQLFBtniwQn1M7ZYW8IhiFwEavAM5\" width=\"182\"><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><th>Open Arms: Tribunale di Massa annulla il fermo della missione 106. Camps: \u201cSoccorrere non \u00e8 un reato. Se ci sono persone in mare, andremo. Sempre\u201dMassa (MS) 28.04.2026 &#8211; &nbsp;La&nbsp;<strong>ONG Open Arms ha vinto il ricorso contro il fermo amministrativo della propria nave omonima relativo alla missione 106&nbsp;<\/strong>nel Mediterraneo centrale. Il&nbsp;<strong>Tribunale di Massa ha annullato il provvedimento, riconoscendo la piena legittimit\u00e0 dell\u2019operato dell\u2019ONG<\/strong>&nbsp;e riaffermando un principio fondamentale: il soccorso in mare non pu\u00f2 essere sanzionato.<br><strong>I fatti risalgono al settembre 2023<\/strong>&nbsp;&#8211; Durante la missione 106, Open Arms ha effettuato diverse operazioni di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo centrale, portando in salvo complessivamente 178 persone che si trovavano in pericolo. Le operazioni si sono svolte in un contesto complesso e in rapido evolversi. Nella mattinata del 30 settembre, dopo una prima segnalazione di un\u2019imbarcazione in difficolt\u00e0 trasmessa da Alarm Phone e presa in carico dal centro di coordinamento marittimo di Roma, l\u2019equipaggio aveva raggiunto e soccorso un primo gruppo di persone, tra cui donne e bambini, fornendo assistenza immediata e procedendo al trasbordo in sicurezza.<br>Mentre queste operazioni erano ancora in corso, \u00e8 arrivata una nuova segnalazione di emergenza relativa a un\u2019altra imbarcazione in pericolo nelle vicinanze. In assenza di altri mezzi di soccorso presenti nell\u2019area e a fronte di una comunicazione di \u201cmayday relay\u201d diramata da un velivolo di monitoraggio, Open Arms ha informato le autorit\u00e0 competenti e si \u00e8 diretta verso il nuovo evento di distress. Il gommone \u00e8 stato individuato in condizioni critiche, fortemente sovraccarico e con persone gi\u00e0 in acqua. Anche in questo caso, tutte le comunicazioni e gli aggiornamenti sono stati trasmessi in tempo reale alle autorit\u00e0 marittime.Dopo i soccorsi, alla nave \u00e8 stato assegnato un porto sicuro \u2013 inizialmente Genova, poi Marina di Carrara \u2013 che \u00e8 stato raggiunto nei tempi previsti il 4 ottobre. Nonostante ci\u00f2, all\u2019arrivo, la nave \u00e8 stata sottoposta a fermo amministrativo per 20 giorni e multata. Secondo le autorit\u00e0, l\u2019equipaggio avrebbe dovuto dirigersi immediatamente verso il porto assegnato dopo il primo soccorso senza effettuare ulteriori interventi, violando cos\u00ec la normativa nota come \u201cdecreto Piantedosi\u201d. Ed \u00e8 proprio il secondo soccorso, effettuato per rispondere a una richiesta urgente di aiuto in mare, a essere stato contestato.<br><strong>La sentenza<\/strong>&nbsp;&#8211; Il Tribunale di Massa ha ora stabilito che quel fermo non doveva essere disposto. Nella sentenza si chiarisce che non vi \u00e8 stato alcun ritardo nel raggiungere il porto assegnato; che il soccorso aggiuntivo \u00e8 avvenuto in presenza di una reale situazione di emergenza: il tempo impiegato per salvare altre vite non ha inciso sul tempo complessivo di navigazione. Di conseguenza, non sussistevano i presupposti per applicare il fermo amministrativo. Il giudice ha quindi riconosciuto che l\u2019operato dell\u2019equipaggio \u00e8 stato conforme alle norme e agli obblighi internazionali di soccorso in mare.<br><strong>Il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, ha commentato la decisione<\/strong>&nbsp;&#8211;<em>&nbsp;\u201cHanno cercato di punirci per aver fatto ci\u00f2 che \u00e8 giusto: salvare vite. Oggi la giustizia afferma un principio semplice e incontestabile: soccorrere non \u00e8 un reato. Hanno tentato di trasformare il dovere di soccorso in una violazione amministrativa. Oggi il giudice ha sancito che questa cosa non sussiste, ma il problema resta: quando salvare vite viene messo sotto accusa, significa che qualcosa non funziona. Noi non chiederemo mai il permesso per fare ci\u00f2 che \u00e8 giusto. Se ci saranno persone in mare, andremo. Sempre.\u201d<\/em><br>La decisione rappresenta un passaggio importante non solo per Open Arms, ma per tutte le organizzazioni impegnate nel soccorso in mare. Riafferma con chiarezza che intervenire di fronte a persone in pericolo non \u00e8 una violazione, ma un obbligo. E che salvare vite umane, in mare come altrove, viene prima di tutto.<br><strong>Le vite delle persone&nbsp;<\/strong>&#8211; Tra le persone portate in salvo dall\u2019Open Arms c\u2019era K., all\u2019epoca del salvataggio aveva 17 anni, fuggito dalla Siria e sopravvissuto a detenzioni e violenze in Libia. Durante uno dei tentativi di attraversamento \u00e8 rimasto in mare per 16 ore dopo il rovesciamento della barca: cinque persone, tra cui quattro bambini, sono morte accanto a lui. Soccorso da Open Arms anche S., all\u2019epoca di 16 anni, anche lui siriano, che aveva lasciato il suo Paese a causa della guerra, in fuga per anni tra Libano e Libia, subendo prigionia, richieste di denaro e persino spari mentre tentava di partire. Soccorse anche Wedad, sua madre Naves e sua figlia Ganan, tre generazioni in fuga dalla Siria insieme al loro gatto Cookie, parte della famiglia, che hanno scelto di non abbandonarlo nemmeno nelle condizioni pi\u00f9 estreme. Tragica la storia di Mouatz e di suo fratello Yaser, partiti dalla Siria nella speranza di poter curare una grave ferita causata dalla guerra a Yaser. Dopo giorni di navigazione, nonostante il soccorso da parte di Open Arms, data la grande stanchezza, Yaser \u00e8 morto per un infarto poco dopo l\u2019arrivo della nave che lo ha portato in salvo nel porto di Massa Carrara.<br>SILVIA BELLUCCIUFFICIO STAMPA OPEN ARMS+39 3461561637<\/th><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Open Arms: Tribunale di Massa annulla il fermo della missione 106. Camps: \u201cSoccorrere non \u00e8 un reato. 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