{"id":89982,"date":"2026-05-09T10:10:14","date_gmt":"2026-05-09T10:10:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=89982"},"modified":"2026-05-09T10:10:14","modified_gmt":"2026-05-09T10:10:14","slug":"leclissi-dellegemone-americano-e-la-frammentazione-del-vecchio-ordine-il-ritiro-dalla-germania-il-castigo-pakistano-e-le-nuove-faglie-nel-sahel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=89982","title":{"rendered":"L\u2019eclissi dell\u2019egemone americano e la frammentazione del vecchio ordine: il ritiro dalla Germania, il castigo pakistano e le nuove faglie nel Sahel"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-89680\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u200b\u00bb<em>Il mondo non \u00e8 minacciato dalle persone cattive, ma da quelle che permettono il male.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2014 Albert Einstein<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u200bIl panorama geopolitico di questa prima decade di maggio 2026 restituisce l\u2019immagine di un sistema internazionale in stato di fibrillazione permanente. Mentre Washington ricalibra la propria presenza nel cuore del Vecchio Continente, le scosse di assestamento si propagano dall&#8217;Asia Centrale al&nbsp;<strong>Sahel<\/strong>, passando per l&#8217;Estremo Oriente. Non si tratta di crisi isolate, ma dei sintomi di una transizione d&#8217;epoca: la fine dell&#8217;ombrello americano incondizionato e la brutale emersione di medie potenze costrette a fare i conti con la propria solitudine strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bLe dinamiche osservate nell&#8217;ultima settimana evidenziano come la ritirata \u2013 o anche solo la minaccia di essa \u2013 da parte della superpotenza statunitense agisca da catalizzatore per antichi rancori e nuove ambizioni regionali. Dalle foreste della Baviera alle sabbie del Mali, il vuoto lasciato dal disimpegno americano viene rapidamente riempito da attori locali disposti a tutto pur di ridefinire la propria sfera d&#8217;influenza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bLo strappo di Trump e il dilemma della sicurezza tedesca: il significato profondo del ritiro dei militari dagli avamposti europei<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bL\u2019annuncio di Donald Trump sulla piattaforma Truth ha avuto l\u2019effetto di un terremoto tattico: l\u2019intenzione di ritirare cinquemila militari statunitensi dal suolo tedesco non \u00e8 solo una contrazione numerica, ma un messaggio politico dirompente rivolto al cuore dell&#8217;Europa. La misura, che ridurrebbe sensibilmente la presenza americana riportandola ai livelli precedenti l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina del 2022, colpisce direttamente infrastrutture simboliche come la base di Vilseck.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl casus belli immediato risiede nell&#8217;attrito tra la Casa Bianca e il cancelliere Friedrich Merz. Merz, succeduto a un\u2019epoca di ambiguit\u00e0 strategica, ha alzato i toni criticando aspramente la gestione americana della guerra in Iran, definendola priva di strategia e umiliante per l\u2019Occidente. Ma dietro la superficie delle scaramucce personali si cela una frattura pi\u00f9 profonda. Da un lato vi \u00e8 la visione di Trump, che percepisce il sistema atlantico come un apparato che mortifica la potenza americana e premia nazioni che non investono abbastanza nella propria difesa. Dall&#8217;altro, la resistenza degli apparati federali, del Pentagono e del Congresso, consci che la presenza in Germania rimanga il pilastro del primato globale e il fulcro delle operazioni in Medio Oriente e Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIn questo scontro tra la repubblica imperiale e la monarchia anarchica, la Germania si ritrova improvvisamente nuda. Con l\u2019industria in affanno e l\u2019ombra dell\u2019AfD che incombe sulle istituzioni, Berlino \u00e8 costretta a decidere cosa vuole diventare da grande. Il riarmo tedesco non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;opzione accademica, ma una necessit\u00e0 esistenziale in un mondo dove la protezione di Washington \u00e8 diventata transazionale, umorale e revocabile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bLa fine della fratellanza islamica nel golfo: perch\u00e9 gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di punire duramente il Pakistan e i suoi lavoratori<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bSpostandoci verso il Medio Oriente e il Sud Asia, assistiamo a una delle pi\u00f9 brutali dimostrazioni di realpolitik economica degli ultimi anni. Gli&nbsp;<strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong>&nbsp;hanno avviato l&#8217;espulsione forzata di quindicimila lavoratori pakistani, principalmente di fede sciita. Non \u00e8 una misura amministrativa legata ai visti, ma una rappresaglia politica spietata condotta su base etnica e religiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl Pakistan di oggi appare come un attore tragico intrappolato tra le sue stesse alleanze. Per decenni Islamabad ha tentato di sedersi a troppi tavoli, fungendo da mediatore tra Stati Uniti e Iran mentre incassava i depositi miliardari dei paesi del Golfo. Tuttavia, il recente ruolo di mediatore nel cessate-il-fuoco tra Washington e Teheran \u00e8 stato letto dagli&nbsp;<strong>Emirati Arabi<\/strong>&nbsp;come un affronto imperdonabile, giunto proprio mentre i missili iraniani minacciavano la sicurezza emiratina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl ricatto economico \u00e8 totale: con il rimborso forzato di miliardi di dollari preteso dagli&nbsp;<strong>Emirati Arabi<\/strong>, le riserve valutarie pakistane sono al collasso, costringendo il paese a dipendere quasi totalmente dall&#8217;Arabia Saudita. La lezione di Abu Dhabi \u00e8 elementare: chi vive del denaro altrui non pu\u00f2 permettersi il lusso dell&#8217;autonomia strategica. Mentre il Pakistan scivola verso il default e l&#8217;instabilit\u00e0 interna, gli&nbsp;<strong>Emirati Arabi<\/strong>&nbsp;si voltano con decisione verso l&#8217;India, sancendo la fine della solidariet\u00e0 islamica in favore di interessi nazionali nudi e crudi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl riarmo del Sol Levante tra l&#8217;incudine cinese e il martello dell&#8217;imprevedibilit\u00e0 americana: Tokio sceglie la via dell&#8217;autonomia<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bIn Estremo Oriente, il Giappone vive il suo momento di massima vulnerabilit\u00e0 e, paradossalmente, di massima trasformazione. Disorientato dall&#8217;imprevedibilit\u00e0 di Donald Trump e consapevole che l&#8217;alleanza formale con l&#8217;America non \u00e8 pi\u00f9 una polizza assicurativa onnicomprensiva, Tokio ha accelerato il proprio riarmo con una decisione senza precedenti dal dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bL&#8217;obiettivo primario \u00e8 il contenimento di Pechino. La Cina ha aumentato la pressione navale e aerea, accusando il Giappone di voler acquisire capacit\u00e0 nucleari per alterare la postura pacifista nipponica. In questo clima di reciproco sospetto, Tokio sta cercando di diversificare le proprie partnership regionali, temendo che l&#8217;imminente incontro tra Trump e Xi Jinping possa portare a una stabilizzazione del rapporto commerciale a scapito della sicurezza degli alleati asiatici. Per il&nbsp;<strong>Sol Levante<\/strong>, il dilemma \u00e8 diventato esistenziale: come proteggere Taiwan e le proprie rotte commerciali senza dipendere interamente da una Washington che sembra guardare sempre pi\u00f9 verso l&#8217;interno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bLo spettro di Taiwan e il ritorno di Cuba: i nuovi inneschi di un possibile conflitto globale<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bIl quadro si complica ulteriormente con il riaccendersi di due fronti storici che oggi agiscono da specchi deformanti della tensione tra superpotenze. Taiwan rimane il perno di un possibile scontro frontale: le recenti esercitazioni cinesi nello stretto e il rafforzamento tecnologico dell&#8217;isola hanno trasformato questo lembo di terra nel punto pi\u00f9 caldo del pianeta. Se Pechino percepisce un disimpegno americano troppo rapido o, al contrario, un appoggio troppo esplicito all&#8217;indipendenza, la via militare potrebbe diventare l&#8217;unica percorribile per Xi Jinping.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bContemporaneamente, Cuba torna a essere un fattore di instabilit\u00e0 nel giardino di casa di Washington. Le crescenti intese militari tra l&#8217;Avana, Mosca e Pechino \u2013 con la conferma di nuove stazioni di intercettazione e il possibile stazionamento di assetti navali russi nei porti caraibici \u2013 richiamano sinistri echi della Guerra Fredda. Questa convergenza di crisi distanti rende il rischio di una guerra mondiale non pi\u00f9 un&#8217;ipotesi da manuale, ma una possibilit\u00e0 concreta: un errore di calcolo nello stretto di Taiwan potrebbe innescare una reazione a catena che, passando per i Caraibi e il Medio Oriente, coinvolgerebbe l&#8217;intero globo in un conflitto di attrito senza precedenti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl fallimento della propaganda e dei mercenari nel Sahel: l&#8217;offensiva jihadista in Mali e la fragilit\u00e0 del nuovo asse con la Russia<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bInfine, il&nbsp;<strong>Sahel<\/strong>&nbsp;si conferma il buco nero della sicurezza globale, dove la retorica della sovranit\u00e0 si scontra con la nuda realt\u00e0 del campo di battaglia. In Mali, l&#8217;offensiva jihadista di fine aprile ha squarciato il velo della propaganda del governo di transizione guidato dal colonnello Assimi Go\u00efta. Nonostante il massiccio supporto dell&#8217;Africa Corps russo e l&#8217;uso spregiudicato dei social media per narrare una nazione rinata, i fatti raccontano una disfatta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl governo di Bamako ha commesso errori strategici che peseranno per anni. Primo fra tutti, la rottura con i Tuareg: rinnegando gli accordi di pace di Algeri, il Mali ha perso alleati cruciali nel Nord, spingendo le popolazioni locali tra le braccia degli insorti o nella neutralit\u00e0 ostile. Inoltre, la convinzione di poter sbaragliare il terrorismo solo attraverso i droni turchi e il supporto dei mercenari russi si \u00e8 rivelata un&#8217;illusione fatale di fronte alla resilienza delle sigle jihadiste. Il rifiuto di ogni soluzione diplomatica ha trasformato il conflitto in una guerra di logoramento che lo Stato maliano, economicamente esausto, non pu\u00f2 permettersi di vincere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bConclusione: la geopolitica del disordine globale in un mondo senza pi\u00f9 bussole certe<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bGli ultimi sette giorni ci consegnano la fotografia di un mondo frammentato, dove la stabilit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;obiettivo primario dei grandi attori, ma un sottoprodotto accidentale di scontri di potere. Se l&#8217;America di Trump decide che il primato globale costa troppo o non serve pi\u00f9 agli interessi dei suoi elettori, il resto del pianeta non resta in attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bLa Germania torna a interrogarsi sulla sua potenza militare, il&nbsp;<strong>Sol Levante<\/strong>&nbsp;si arma per non soccombere, gli&nbsp;<strong>Emirati Arabi<\/strong>&nbsp;usano l&#8217;arma economica per punire le infedelt\u00e0 politiche e il&nbsp;<strong>Sahel<\/strong>&nbsp;brucia sotto i colpi di una strategia russa che punta pi\u00f9 alla propaganda che alla stabilizzazione. La monarchia anarchica americana sta ridefinendo le gerarchie globali non attraverso la sua onnipresenza, ma attraverso il peso della sua potenziale assenza. In questo scenario, la capacit\u00e0 di adattamento sar\u00e0 l&#8217;unica vera garanzia di sopravvivenza per le medie potenze di fronte al rischio crescente di una deflagrazione mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u200b\u00bbIl mondo non \u00e8 minacciato dalle persone cattive, ma da quelle che permettono il male.\u00bb \u2014 Albert [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-89982","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89982","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=89982"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89982\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":89983,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/89982\/revisions\/89983"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=89982"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=89982"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=89982"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}