{"id":9001,"date":"2019-12-20T10:24:30","date_gmt":"2019-12-20T10:24:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9001"},"modified":"2019-12-20T10:24:30","modified_gmt":"2019-12-20T10:24:30","slug":"laquila-presente-nel-libro-di-tiziana-grassi-sui-migranti-accoglienza-e-buone-pratiche-lintervista-a-don-dante-di-nardo-e-una-testimonianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9001","title":{"rendered":"L\u2019Aquila presente nel libro di Tiziana Grassi sui Migranti &#8211; Accoglienza e buone pratiche: l\u2019intervista a don Dante Di Nardo e una testimonianza"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-9001 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9002'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/don-Dante-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9003'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Pettino-chiesa-S.-Francesco-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9004'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9005'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20191219_095709_resized-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9006'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/La-presentazione-del-volume-a-Roma-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9007'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/al-centro-leditrice-Francesca-Pompa-e-Tiziana-Grassi-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>20 dicembre 2019<\/p>\n<p>L\u2019Aquila presente nel libro di Tiziana Grassi sui Migranti<br \/>\nAccoglienza e buone pratiche: l\u2019intervista a don Dante Di Nardo e una testimonianza<\/p>\n<p>L\u2019AQUILA \u2013 \u201cL\u2019accoglienza delle persone migranti\u201d, a cura di Tiziana Grassi, \u00e8 un bel libro appena pubblicato da One Group Edizioni. L\u2019insigne studiosa di fenomeni migratori, giornalista e scrittrice, \u00e8 un corposo testo di elevato valore scientifico, civile e sociale in un tempo in cui la verit\u00e0 del fenomeno migratorio ha sub\u00ecto le pi\u00f9 bolse torsioni ad uso e consumo di una politica che alla responsabilit\u00e0 di governo ha sostituito la propaganda elettorale. Il volume, con Prefazione di David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, \u00e8 un\u2019opera di grande interesse che ha impegnato non poco la curatrice per condurla finalmente in porto: 128 studiosi, ricercatori, rappresentanti di istituzioni, giornalisti, operatori sociali e umanitari; 976 giorni di lavoro; 784 pagine; 21 Facolt\u00e0, Dipartimenti, Osservatori e Centri di ricerca; 47 tra fondazioni, istituzioni, associazioni, onlus, scuole italiane; 4 esempi tra i numerosi Comuni illuminati di un&#8217;Italia pensante. Tante le testimonianze, i modelli di buone pratiche, le proposte su un tema centrale del nostro tempo.<\/p>\n<p>Il volume ha avuto una presentazione riservata esclusivamente alla Stampa e ai 128 Autori, lo scorso 18 dicembre, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. La presentazione al pubblico \u00e8 prevista nel prossimo mese di gennaio a Roma, L\u2019Aquila e poi in molte altre citt\u00e0 italiane. Il volume affronta il fenomeno migratorio in tutte le sue peculiarit\u00e0 e sfaccettature, fornendo un quadro d\u2019insieme di voci e testimonianze dal quale pu\u00f2 ricavarsi un\u2019idea oggettiva e compiuta della \u201cquestione delle migrazioni\u201d che controverte l\u2019enormit\u00e0 delle distorsioni che da tempo una certa narrazione del fenomeno sta inoculando nella societ\u00e0 italiana. Tutti i contributi sono tessere rilevanti d\u2019un mosaico di conoscenza che fa piazza pulita di ogni strumentalizzazione, restituendo la dimensione autentica e vera d\u2019un fenomeno epocale che riguarda e riguarder\u00e0 per molti anni il nostro Paese e l\u2019Europa intera. Tra i contributi di cui si compone il volume c\u2019\u00e8 anche quello di chi scrive. Parla di una buona pratica a L\u2019Aquila, in una parrocchia della periferia della citt\u00e0, raccontata in un\u2019intervista da don Dante Di Nardo parroco a Pettino e in una testimonianza d\u2019un migrante accolto in quella parrocchia. Con il consenso dell\u2019editore, qui di seguito si riporta il contributo presente nel libro.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>L\u2019Aquila, citt\u00e0 accogliente e multiculturale da secoli<\/p>\n<p>Goffredo Palmerini *<\/p>\n<p>L\u2019Aquila \u00e8 davvero una citt\u00e0 magnifica, con una storia singolare sin dalla fondazione. Nacque infatti nel 1254 con il concorso di 99 Castelli &#8211; secondo la tradizione, ma in realt\u00e0 furono una settantina &#8211; di un esteso territorio, ciascuno realizzando il proprio quartiere, con chiesa piazza e fontana. Una citt\u00e0 particolare, unica nel Medioevo, nata non per un\u2019aggregazione casuale come le altre ma secondo un disegno armonico che non trova precedenti nella storia dell&#8217;architettura urbana europea.\u00a0Solo tre secoli e mezzo dopo si definisce un caso simile di costruzione d\u2019una nuova citt\u00e0: nel 1703, con la nascita di San Pietroburgo.<\/p>\n<p>La pianta urbana \u00e8 pressoch\u00e9 sovrapponibile a quella di Gerusalemme: novella \u201ccitt\u00e0 santa\u201d quasi a marcare la cifra della dimensione spirituale che assumer\u00e0. L\u2019impianto urbano \u00e8 diviso a croce, in quattro \u201cQuarti\u201d, e il reticolo viario \u00e8 organizzato secondo lo schema romano del cardo e decumano. La citt\u00e0 palesa subito una sua forza, nello stretto legame tra i cittadini intus moenia e i cittadini extra, rimasti nei Castelli d\u2019origine, anche nella condivisione della vita civile e politica. Per tre secoli L&#8217;Aquila conosce il suo migliore splendore. Gode nel regno di un\u2019autonomia spiccata. Ha privilegi fiscali da marca di confine, batte la sua moneta, ha proprie leggi, intrattiene commerci intensi con l&#8217;Europa vendendo lana, zafferano e il panno aquilano. In citt\u00e0 s&#8217;insediano vere e proprie comunit\u00e0 di finissimi maestri artigiani &#8211; impegnati nelle costruzioni di chiese, case e palazzi &#8211; e mercanti: francesi, tedeschi, veneziani, fiorentini, lombardi, albanesi, come testimoniano ancor oggi i nomi delle vie del centro storico.<\/p>\n<p>A quarant&#8217;anni dalla fondazione, L&#8217;Aquila vive un evento epocale per la storia della Chiesa, scossa in quegli anni da gravi turbamenti che Gioacchino da Fiore e Francesco d&#8217;Assisi, nel secolo precedente, avevano fortemente avvertito, vaticinando un\u2019Era dello Spirito ed invocando il ritorno ad una Chiesa lontana dal potere e dalla ricchezza, un&#8217;Ecclesia spiritualis. Il 29 agosto 1294 il monaco Pietro Angelerio del Morrone, eletto al soglio pontificio il 5 luglio dal Conclave di Perugia, viene incoronato Papa con il nome di Celestino V nella Basilica di Collemaggio. Giusto un mese dopo l\u2019incoronazione, il Papa istituisce all&#8217;Aquila il primo Giubileo della storia della Cristianit\u00e0, la Perdonanza, per chiunque entrer\u00e0 nella Basilica di Collemaggio dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto di ogni anno, sinceramente pentito e confessato, avendo perdonati tutti i peccati commessi sin dal battesimo. Atto gratuito di riconciliazione con Dio e tra gli uomini che acquista rilevanza rivoluzionaria, come rivoluzionario sar\u00e0 il gesto delle dimissioni dal papato il 13 dicembre 1294.<\/p>\n<p>Un\u2019aura di santit\u00e0 accompagna l\u2019anziano pontefice tornato umile monaco. L&#8217;elevazione agli altari viene invocata gi\u00e0 all&#8217;indomani della sua morte, il 19 maggio 1296. La proclamazione di santit\u00e0 per Pietro Celestino avviene nel 1313. Ma un altro Santo, un secolo e mezzo dopo, avr\u00e0 forte rilevanza nella storia dell&#8217;Aquila e della Chiesa universale: San Bernardino da Siena. Enorme l&#8217;influsso della predicazione e della presenza del francescano senese. L&#8217;Aquila vive la riforma del francescanesimo, l&#8217;Osservanza, direttamente con il propulsore San Bernardino, e con i suoi confratelli pi\u00f9 stretti San Giacomo della Marca e San Giovanni da Capestrano. Grande influenza avranno i francescani nella crescita della citt\u00e0, nella sua evoluzione sociale. Bernardino torna per sua ferma volont\u00e0 all&#8217;Aquila nel 1444, per morirvi il 20 maggio ed esservi finalmente sepolto.<\/p>\n<p>Ci fermiamo qui nel racconto della storia dell\u2019Aquila, avendo parlato della spiritualit\u00e0 penetrata nella memoria collettiva della comunit\u00e0 aquilana: i valori del messaggio celestiniano, che richiamano alla concordia, alla riconciliazione, al perdono, alla pace, e la forte impronta dell\u2019Osservanza francescana, con una schiera di Santi e Beati. Non solo ai Celestini e ai Francescani si deve per\u00f2 questa impronta spirituale aquilana, giacch\u00e9 una straordinaria fioritura di ordini religiosi e congregazioni ha connotato la vita spirituale all\u2019Aquila, dai Benedettini ai Domenicani, dai Cistercensi ai Gerosolimitani, dai Minimi agli Agostiniani, dai Gesuiti ai Filippini, dagli Olivetani ai Barnabiti, tutti importanti nel consolidare lo spirito di accoglienza e di aiuto verso i bisognosi.<\/p>\n<p>Ma la storia dell\u2019Aquila \u00e8 costellata anche da terribili terremoti, almeno cinque i pi\u00f9 distruttivi, nel 1315, 1349, 1461, 1703 (il pi\u00f9 grave in perdite di vite umane, 6000 vittime), infine il terremoto del 6 aprile 2009. Da poco L\u2019Aquila ha fatto memoria del terremoto che dieci anni fa la sconvolse. La citt\u00e0 sta rinascendo, come sempre ha fatto dopo tutti i terremoti devastanti della sua storia. Sta risorgendo pi\u00f9 bella di prima. La ricostruzione della citt\u00e0 antica, uno dei centri storici pi\u00f9 vasti e preziosi d\u2019Italia, procede. Come in tutte le precedenti ricostruzioni grazie a provetti mastri costruttori e raffinate maestranze artigiane, anche questa volta c\u2019\u00e8 il concorso di professionalit\u00e0 giunte da ogni dove, dall\u2019Italia e dall\u2019estero, che la stanno restaurando e riedificando con tecniche costruttive antisismiche d\u2019avanguardia.<\/p>\n<p>Molti gli immigrati che lavorano nelle imprese impegnate nella citt\u00e0 che risorge, nel cantiere pi\u00f9 grande d\u2019Europa. Passando tra i cantieri e le gru erette a L\u2019Aquila, nell\u2019intrico medievale di vie vicoli e \u201ccoste\u201d, risuonano tra le mura dei palazzi e sulle impalcature dialetti e inflessioni regionali italiane, ma anche tanti idiomi ed accenti di terre straniere. Sembra una babele, in un brulich\u00eco di uomini e mezzi. Ma in fondo c\u2019\u00e8 una sorta di gradevole armonia nel vociare fecondo che accompagna la rinascita. Rivive l\u2019antica attitudine dell\u2019Aquila, come nelle quattro ricostruzioni precedenti, ad accogliere genti venute da ogni dove. Genti con culture e provenienze diverse, ma sempre poi integrate nella sua comunit\u00e0. Nel difficile tempo che viviamo, con epocali migrazioni dall\u2019Africa, dall\u2019Asia e dal Medio Oriente di popolazioni colpite da guerre, persecuzioni etniche e religiose, dittature e carestie, dalla fame e dalle conseguenze dei cambiamenti del clima, in cerca di avvenire nella ricca Europa, un nuovo umanesimo s\u2019impone nelle politiche di accoglienza e di integrazione dei migranti.<\/p>\n<p>Stanno rinascendo stigmi e muri, paure e becere operazioni che le alimentano. La storia dell\u2019umanit\u00e0 e delle sue migrazioni non sembra insegnare nulla alle nostre societ\u00e0, sul bisogno di comprendere prima, e poi di governare, i fenomeni migratori. C\u2019\u00e8 per\u00f2 chi sa leggere il segno dei tempi, chi sa aprire alla speranza di un umanesimo nuovo, che sa accogliere e integrare. Le loro testimonianze sono il sale della terra, l\u2019antidoto alle paure, la visione di un mondo diverso e possibile, migliore. Il terremoto del 2009 ha esonerato L\u2019Aquila dai programmi di ripartizione dell\u2019accoglienza agli immigrati, rifugiati e migranti economici. Eppure, tanti esempi di buone pratiche hanno costellato questi nostri anni difficili, richiamando l\u2019attitudine aquilana all\u2019accoglienza, all\u2019ospitalit\u00e0, all\u2019attenzione verso le culture diverse, in tante associazioni, parrocchie e nel centro d\u2019accoglienza del Movimento Celestiniano.<\/p>\n<p>Ne parlo con don Dante Di Nardo, un prete dell\u2019Aquila alla guida di una Parrocchia nella periferia della citt\u00e0, la pi\u00f9 popolosa delle periferie del capoluogo d\u2019Abruzzo. Dal 2007 don Dante conduce la Parrocchia di San Francesco a Pettino. Vi era arrivato da Paganica, dove in 16 anni aveva portato avanti un lungo percorso di catechesi e pastorale, formando e maturando in quella comunit\u00e0 parrocchiale una forte consapevolezza all\u2019accoglienza, al dialogo multiculturale, alla mondialit\u00e0. Belle esperienze si erano realizzate a Paganica: l\u2019accoglienza estiva, in pi\u00f9 occasioni, di gruppi di ragazzi e bambini Saharawi, l\u2019ospitalit\u00e0 ai ragazzi di Bucarest che vivevano abbandonati nei tunnel dei sottoservizi stradali, recuperati con il progetto del francese Miloud Oukili e da questi formati all\u2019arte circense, altre accoglienze realizzate con diversi gruppi etnici. Insomma una palestra, per tanti giovani, di attenzione al mondo, e al mondo del bisogno. Un intenso esercizio durato anni, per la comunit\u00e0 paganichese, nella sensibilizzazione ai temi dell\u2019accoglienza e del dialogo interculturale, di apertura al terzo mondo, di educazione alla pace e all\u2019attenzione verso gli ultimi.<\/p>\n<p>Don Dante, da dove vogliamo iniziare il racconto dell\u2019accoglienza nella tua esperienza pastorale?<\/p>\n<p>Non saprei da dove cominciare. Parto da una convinzione: niente si improvvisa e nulla avviene per caso. C\u2019\u00e8 una mano discreta, un occhio che vede oltre\u2026 e un cuore vigile che silenziosamente depone negli uomini il seme dei grandi ideali. E aspetta. Aspetta che il seme incontri il terreno della storia: volti, eventi, fatti, storie\u2026 Nascosto nel terreno buono della storia il seme muore, germoglia e cresce. Potrei cominciare da lontano, lasciandomi condurre dai ricordi, navigando tra i gesti di un tredicenne che trascorreva il suo tempo libero in una parrocchia attenta alle storie\u2026 Ma forse \u00e8 meglio venire all\u2019oggi, al grande desiderio di stare nella storia, negli avvenimenti che riguardano gli uomini e le donne con i quali condivido un tratto di strada.<\/p>\n<p>Pensi che per il cristiano l\u2019attenzione verso chi soffre e verso le persone lacerate dai drammi del nostro tempo sia un impegno primario per vivere autenticamente la Fede, un imperativo di umanit\u00e0 e fratellanza verso gli ultimi?<\/p>\n<p>La regola dell\u2019incarnazione vissuta da Ges\u00f9 Cristo non permette al cristiano di stare fuori della storia. Risuonano ancora dentro di me le parole di un vecchio amico e maestro: \u201cDio opera non nonostante l\u2019umano ma mediante l\u2019umano\u201d. Questa premessa mi sembra importante per mettere in evidenza ci\u00f2 che dirige i miei passi e sostiene le mie scelte.<\/p>\n<p>In questo spirito, la sensibilit\u00e0 individuale all\u2019accoglienza come pu\u00f2 diventare fatto consapevole di una comunit\u00e0? Come si forma ed opera una parrocchia che accoglie?<\/p>\n<p>Rispondendo all\u2019appello di Papa Francesco, alcuni anni fa abbiamo fatto nostro il progetto di Caritas italiana \u201crifugiato a casa mia\u201d, coinvolgendo l\u2019intera comunit\u00e0 parrocchiale e alcune famiglie, in particolare. Da questo primo impegno ne sono nati altri, tuttora in corso: il progetto \u201cUna casa per ripartire &#8211; Casa giovani\u201d e l\u2019accoglienza per richiedenti asilo, in collaborazione con la Cooperativa sociale L\u2019Ape. \u201cCasa giovani\u201d \u00e8 una realt\u00e0 che accoglie i neo maggiorenni che hanno concluso il percorso nelle case-famiglia per minori e sono intenzionati a proseguire la formazione scolastica iniziata precedentemente. Questi giovani, compiuto il diciottesimo anno di et\u00e0, usciti dalle comunit\u00e0, avrebbero dovuto interrompere il loro percorso scolastico. Mi sono reso conto che questa necessit\u00e0 era ben presente sul nostro territorio e ho cercato di rispondere come meglio potevo. Ho iniziato contando sulle sole forze della Parrocchia e sulla buona volont\u00e0 di alcuni parrocchiani. In seguito ho interpellato la Caritas diocesana e nazionale ed il progetto \u00e8 stato inserito nell\u2019ambito di una attivit\u00e0 gi\u00e0 esistente, \u201cUna casa per ripartire &#8211; Casa giovani\u201d.<\/p>\n<p>Come avviene l\u2019ingresso in casa?<\/p>\n<p>La richiesta viene inoltrata alla Caritas diocesana e vagliata dall\u2019\u00e9quipe del Centro d\u2019ascolto. Al momento dell\u2019accoglienza in casa usiamo lanciare una provocazione: \u201ca noi interessa il tuo futuro, se interessa anche a te cammineremo insieme\u201d. In questo momento sono accolti 9 giovani di diverse nazionalit\u00e0 (Sudan, Egitto, Mali, Albania), impegnati in diversi settori della formazione scolastica (universit\u00e0, scuola professionale, scuola media superiore nel Centro Provinciale Istruzione per Adulti C.P.I.A., Istituto alberghiero). I giovani sono accolti in una struttura della parrocchia e grazie al sostegno della Caritas abbiamo la certezza di portare avanti il progetto per i prossimi due anni. Debbo un grazie grande a tutti i nostri parrocchiani, al nostro Arcivescovo e alla Caritas.<\/p>\n<p>Mi dici qualcosa in pi\u00f9 sulla cooperativa sociale, sui richiedenti asilo accolti e sulla loro provenienza?<\/p>\n<p>L\u2019Ape cooperativa sociale \u00e8 una realt\u00e0 nata da un gruppo di volontari della parrocchia. Come tutte le realt\u00e0 che si immettono nel sociale, guarda le emergenze che si determinano nella nostra societ\u00e0 con una particolare attenzione alle categorie pi\u00f9 deboli. Rispondendo al bando della Prefettura dell\u2019Aquila, la cooperativa si occupa dell\u2019accoglienza e del percorso d\u2019integrazione dei richiedenti asilo. Le presenze oscillano da un minimo di 20 ad un massimo di 26 persone. Gli operatori della cooperativa sono 10: mediatore culturale, psicologa, insegnanti di lingue, assistente sociale, consulente giuridico, addetti ai servizi. Oltre a queste figure, regolarmente inserite nell\u2019organico della cooperativa, ci sono i volontari e operatori della Parrocchia. Diverse sono le nazionalit\u00e0 dei richiedenti asilo: Bangladesh, Pakistan, Palestina, Iraq, Iran, Somalia, Mali e altre nazionalit\u00e0 africane. Convinti che l\u2019integrazione passi soprattutto attraverso la molteplicit\u00e0 delle relazioni, gli operatori si impegnano ad instaurare con ognuno degli accolti un\u2019amicizia autentica, vera e leale. Assumendosi questo compito, e svolgendolo con spirito di servizio, gli operatori precedono gli abitanti del quartiere e dei fratelli della comunit\u00e0 parrocchiale sul cammino dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019impegno primario e prevalente nella formazione degli accolti?<\/p>\n<p>Un ambito che assorbe gran parte dei nostri sforzi \u00e8 la formazione scolastica, dalla prima alfabetizzazione alla capacit\u00e0 di comprendere, leggere e scrivere la lingua italiana. Le lezioni si svolgono in parrocchia e, quando \u00e8 possibile, nel C.P.I.A., mattina e pomeriggio. Nella realizzazione di questo servizio i componenti della cooperativa sono coadiuvati dai volontari della parrocchia e dai giovani del servizio civile in essa presenti. \u00c8 superfluo sottolineare che la maggior parte dell\u2019insegnamento, date le diversit\u00e0 e la disparit\u00e0 del livello culturale, \u00e8 diretto verso interventi personalizzati.<\/p>\n<p>Quali sono i principali momenti di socializzazione?<\/p>\n<p>Alcuni momenti belli che accomunano le due modalit\u00e0 dell\u2019accoglienza si realizzano con la condivisione dei pasti e dei servizi, la frequenza alle attivit\u00e0 dell\u2019oratorio, le giornate ludico-formative &#8211; giornata della gratitudine, giornata ecologica, ecc.-, le gite culturali (Roma, Assisi, Foggia, Matera), la scoperta e conoscenza della nostra citt\u00e0 e del nostro territorio. Un momento non strutturato, ma \u201csbriciolato\u201d in ogni ambito di attivit\u00e0, \u00e8 l\u2019ascolto del \u201cvicendevole raccontarsi\u201d. Quanto coraggio! Quante ferite! Quante guarigioni! Quanti corpi sepolti nel deserto, e quanti visti galleggiare nel mare. Quante speranze coltivate da chi parte e quante attese racchiuse nel cuore di chi resta! Quanta gioia nel ricominciare a L\u2019Aquila un\u2019amicizia interrotta nell\u2019infanzia, in Iraq! Ascoltando i racconti di Mohamed, Suleman, Ibrahim, Kalifa, Chatok\u2026 si pu\u00f2 percepire l\u2019odore che sale da quella \u201cterra\u201d nella quale l\u2019aratro, con violenza, ha tracciato il solco. Solchi aperti, pronti ad accogliere il seme di una umanit\u00e0 nuova, autentica. Quanta responsabilit\u00e0 ci sta dando chi guida la storia!<\/p>\n<p>Quali valutazioni trai da queste esperienze vissute a contatto con i migranti?<\/p>\n<p>Non sono un idealista con la testa tra le nuvole. Anche se desidero un mondo senza confini, conosco tanti recinti e so quanto \u00e8 forte il desiderio di abitarvi dentro. Vedo tanti muri e, in certi momenti, mi sembrano pi\u00f9 rassicuranti degli spazi sconfinati. Vedo la terra che abito e sono tentato di farla mia. Guardo la patria, genitrice della mia identit\u00e0, e faccio fatica a pensarla ugualmente madre di altre identit\u00e0. Non sono un illuso sognatore, conosco il male: lo sento in me, lo sperimento intorno a me, lo vedo fuori di me e nella storia. Non sono nato ieri. La notte non dormo coltivando il sogno che all\u2019alba del nuovo giorno vedr\u00f2 \u201cil lupo dimorare insieme con l&#8217;agnello, la pantera sdraiata accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascolare insieme guidati da un fanciullo\u201d (cfr. Is 11,6). Ho piena coscienza del travaglio che dovr\u00e0 attraversare questa generazione e le altre che ci seguiranno. Nonostante ci\u00f2, sono convinto che bisogna osare. Bisogna abbandonare l\u2019umana ragionevolezza che blocca i desideri e dare spazio all\u2019umanit\u00e0 che preme per realizzarli. Bisogna farsi voce di uomini e donne in cammino verso la piena umanizzazione. Chi pu\u00f2 accompagnare l\u2019umanit\u00e0 in questo cammino, se gli uomini e le donne di questa generazione ci rinunciano? Desidero solo ringraziare di cuore il vice parroco e tutti i volontari e collaboratori della Parrocchia. Una squadra straordinaria, altruista e generosa, premurosa e amorevole. Senza di loro nulla sarebbe possibile.<\/p>\n<p>Don Dante, tra i ragazzi che accogliete, mi interesserebbe conoscere una storia. Immagino che tutte le storie di questi ragazzi siano un combinato di ferite, materiali e morali. Possiamo prenderne una da raccontare?<\/p>\n<p>Potremmo sentire Ibrahim. E\u2019 un giovane che ha fatto da poco 18 anni, porta ancora ferite dentro, ha un po\u2019 difficolt\u00e0 con la lingua, ma riesce a farsi capire. Lo chiamo.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ibrahim arriva. E\u2019 un giovane di colore, di media statura, gli occhi espressivi, il volto scavato come di chi ha gi\u00e0 vissuto una vita. Ma disponibile ad un sorriso quasi riservato, prudente di timidezza. Sono due anni che sta ospite alla Parrocchia di Pettino. Originario del Gambia, piccolo Paese dell\u2019Africa occidentale, una striscia di terra al confine con il Senegal, con un piccolo tratto di costa sull\u2019Atlantico, era analfabeta fin quando non \u00e8 arrivato all\u2019Aquila. Gli parlo un po\u2019, per entrare in empatia. Ma \u00e8 Don Dante che ha le chiavi del cuore di tutti, con lui tutti si aprono, come a un fratello maggiore. Anche Ibrahim, con la sua sofferente discrezione, cede al racconto, fatto di parole stentate ma soprattutto di silenzi, velati di malcelata commozione\u2026<\/p>\n<p>Gli chiedo, se vuole, e se si sente, di raccontare la sua storia di migrazione.<\/p>\n<p>\u00abSono nato in una umile e povera famiglia, in un villaggio del Gambia. Sono rimasto orfano di entrambe i genitori. La mia mamma \u00e8 morta quando avevo 4 anni, mio padre quando ne avevo 6. Sono cresciuto con l\u2019aiuto di alcuni parenti, ma le condizioni di povert\u00e0 e di fame mi hanno convinto che l\u00e0 nel mio villaggio non potevo vivere e sopravvivere. Quando avevo 14 anni ho lasciato il mio Paese. Sono partito da solo. Sono arrivato in Italia due anni fa, il 24 maggio 2017. Ora ho 18 anni. Ho attraversato a piedi o con mezzi di fortuna molti Paesi africani, dove mi sono fermato in ciascuno alcuni mesi. Lavoravo per sostenermi e per mettere da parte qualche soldo. In Senegal ho fatto il giardiniere, ma ho lavorato anche quando sono andato in Mali, dove facevo piccoli lavori di facchinaggio, e in Burkina Faso, addetto a carico e scarico dai mezzi di trasporto. Sono stato pi\u00f9 di un anno in questi tre Paesi. Poi, volendo raggiungere la Libia, sono andato in Niger, facendo anche l\u00ec lavori occasionali. Poi, con altri che volevano andare in Libia, abbiamo attraversato il deserto del Niger dietro carovane o in camion. Infine abbiamo fatto in camion il lungo viaggio nel deserto libico. In Libia ho fatto lavori di fortuna, poi ho lavorato come manovale con un padrone che aveva un\u2019attivit\u00e0 nell\u2019edilizia. Un giorno, per\u00f2, sono venuti nel luogo dove avevo un posto per dormire alcuni agenti della polizia. Hanno rovistato tutto, mi hanno preso i soldi che avevo messo da parte, mi hanno picchiato con violenza perch\u00e9 volevano sapere se avevo altri soldi. Quindi mi hanno preso e portato in un campo di detenzione dove ho passato due mesi terribili.\u00bb<\/p>\n<p>Chiedo ad Ibrahim se vuole dirmi qualcosa di pi\u00f9 sulla sua prigionia. Fa un cenno di diniego e si chiude in silenzio. Poi riprende\u2026<\/p>\n<p>\u00abUn giorno i nostri carcerieri hanno preso un gruppo di quelli che eravamo nel campo, tra i quali anche io. Siamo stati portati su una spiaggia deserta, lontana da centri abitati. Siamo stati lasciati soli, ma ci hanno detto che sarebbe venuta una barca. Era quasi sera quando \u00e8 arrivato un barcone a prenderci. Non avevamo da mangiare e solo poca acqua a disposizione. Siamo andati a largo. Abbiamo navigato tutta la notte e il giorno seguente, fino a quando il barcone non si \u00e8 fermato, senza pi\u00f9 carburante, restando in balia del mare. Siamo rimasti due giorni alla deriva, poi ci ha soccorso una nave italiana, era di sabato. Ci hanno recuperato, ci hanno dato acqua e da mangiare. Il giorno dopo, di pomeriggio, siamo arrivati in porto, a Lampedusa. Siamo rimasti quattro giorni nell\u2019isola, poi chi hanno portato in Sicilia e l\u00e0 ci hanno fatto salire su un autobus che ci ha portato a L\u2019Aquila. E\u2019 venuta a prendere alcuni di noi la Cooperativa Ape, che ci ha assistito alla Questura, anche per presentare la richiesta di asilo. Qui nella Parrocchia di Pettino, insieme agli altri ragazzi, ci stanno insegnando la lingua italiana. Mi trovo molto bene. Don Dante mi dice sempre che la scuola e l\u2019istruzione sono molto importanti, come imparare un mestiere, anzi di pi\u00f9. Ho lavorato un po\u2019 anche al mercato dell\u2019Aquila, a Piazza d\u2019Armi. Ho una grande speranza di migliorare e la fiducia in chi mi sta aiutando, accogliendomi come un fratello. Spero di poter rimanere in Italia e ancor pi\u00f9 a L\u2019Aquila, dove mi trovo molto bene. Qui ho imparato a leggere e scrivere, a parlare italiano. Vorrei lavorare come giardiniere e costruirmi un futuro\u00bb.<\/p>\n<p>Don Dante mi informa che la domanda come richiedente asilo di Ibrahim \u00e8 stata respinta, ma \u00e8 stato proposto appello. Con la speranza che il futuro per questo giovane africano si possa aprire, perch\u00e9 il passato \u00e8 stato lacerante e non richiama altro che miseria e dolore.<\/p>\n<p>* Giornalista e scrittore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 20 dicembre 2019 L\u2019Aquila presente nel libro di Tiziana Grassi sui Migranti Accoglienza e buone pratiche: l\u2019intervista a don [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-9001","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9001","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9001"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9001\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9001"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9001"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9001"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}