{"id":90143,"date":"2026-05-14T09:16:20","date_gmt":"2026-05-14T09:16:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=90143"},"modified":"2026-05-14T09:16:20","modified_gmt":"2026-05-14T09:16:20","slug":"pavese-junger-evola-il-novecento-delle-contraddizioni-diversi-e-inconciliabili-e-lo-scrittore-di-leuco-che-vive-il-tragico-nietzsche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=90143","title":{"rendered":"Pavese, J\u00fcnger, Evola. Il Novecento delle contraddizioni. Diversi e inconciliabili. \u00c8 lo scrittore di Leuc\u00f2 che vive il tragico Nietzsche\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-90144\" style=\"width:372px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1000246549-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ci saranno altri giorni e altre notti. Ma il destino richiama il tragico avrebbe detto Cesare Pavese. Una sottolineatura significativa in un Novecento delle contraddizioni e delle sfide che restano come ferite nel cuore straziato del tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Novecento \u00e8 un secolo non lungo non corto. Definizioni senza senso. \u00c8 piuttosto il secolo delle cadute e delle ribellioni ma anche delle riprese. Ha conosciuto scontri e confronti. Ideologie tristi e tristezze ironiche. Un p\u00f2 cime tutte le epoche passate. Fare distinzioni non ha fondamenta e non \u00e8 fondamentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro questo tempo vivono tre uomini diversi per formazione e contesti ma legati da un attraversamento filosofico che \u00e8 quello di Nietzsche. Cesare Pavese, Ernst J\u00fcnger, Julius Evola. Un poeta delle Langhe. Un soldato della trincea. Un filosofo della Tradizione. Tre scrittori che non Hanno mai accettato la modernit\u00e0 ma sono vissuti tra la ricerca del mito e la metafora della rovina.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger si confronta con l&#8217;uomo e osserva la battaglia che diventa \u201cun brutale scontro di masse, una lotta sanguinosa della produzione e dei materiali\u201d. Vede che \u201cil destino del singolo scompariva\u201d. Vede che si muore senza vedere il nemico. Che si spara \u201csenza sapere da che parte arrivava lo sparo\u201d. Il fronte \u00e8 la fabbrica. La fabbrica \u00e8 il fronte. L\u2019uomo \u00e8 ingranaggio. L\u2019uomo \u00e8 numero. L\u2019uomo \u00e8 statistica. Non si pensa che possa essere destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Evola osserva il mondo moderno o lo definisce come ultima et\u00e0. Entra nel mondo in rovina. Scrive: \u201cLi si lascino alle loro \u2018verit\u00e0\u2019 e ad un&#8217;unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine\u201d. Il mondo \u00e8 crollato. \u00c8 crollato perch\u00e9 ha tradito la Tradizione. Ha tradito il sacro e lo spirito. \u00c8 rimasto orizzontale. \u00c8 rimasto sostanzialmente plebeo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese porta la sua inquietudine nel \u201cmestiere di vivere\u201d. Vivere \u00e8 mestiere? Osserva: \u201cMa la grande, la tremenda verit\u00e0 \u00e8 questa: soffrire non serve a niente\u201d. La citt\u00e0 \u00e8 senza d\u00e8i. La citt\u00e0 \u00e8 senza miti. La citt\u00e0 \u00e9 l\u2019attesa ma l&#8217;attesa spesso tradisce.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il vero argomento di tutto resta il tempo. O meglio il tragico del tempo. Un tempo senza mito senza forma senza destino. Ci\u00f2 impone una ricerca dura. Ovvero una cura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Pavese: il mito \u00e8 ritorno e destino. Ma il mito non si pensa. Si ricorda. Si ripete. Si vive. \u00c8 gesto. \u00c8 archetipo. \u00c8 Dialoghi con Leuc\u00f2. Sono d\u00e8i che parlano come contadini. Stanchi. Soli. Sapienti. Dicono una cosa semplice. Dicono che \u201cNon sai che quello che ti tocca una volta si ripete? Che come si \u00e8 reagito una volta, si reagisce sempre? Non \u00e8 mica per caso che ti metti nei guai. Poi ci ricaschi. Si chiama il destino\u201d. Il destino \u00e8 dunque ripetizione. Il destino \u00e9 morte e poesia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia di Pavese nasce qui. Nasce prima del concetto. Nasce dall\u2019immaginazione. Nasce dal sangue. Nasce dal mare. Nasce dal bosco: \u201cTu fiuti l&#8217;aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura \u00e8 la morte\u201d. La natura \u00e8 morte. La morte \u00e8 donna. La morte \u00e8 ritorno. La morte \u00e8 destino. E il destino non si cambia. Si racconta. Si subisce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese scava nel diario che \u00e8 vita: \u201cNon \u00e8 che accadano a ciascuno cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso \u2013 vale a dire, un destino\u201d. Il destino \u00e8 interpretazione. \u00c8 racconto. \u00c8 mito. \u00c8 l\u2019unica forma che abbiamo per non impazzire. Direi per non sparire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per J\u00fcnger invece: il mito \u00e8 forma, \u00e8 acciaio, \u00e8 figura. Ovvero entra nel mito con Der Arbeiter. \u00c8 l\u2019operaio. \u00c8 la figura che attraversa la tecnica. Che non la fugge. Che la domina. Che d\u00e0 forma al caos. Che d\u00e0 forma alla massa. Che d\u00e0 forma alla guerra. La guerra \u00e8 mito perch\u00e9 \u00e8 iniziazione. Perch\u00e9 \u00e8 fuoco. Perch\u00e9 \u00e8 pericolo. Perch\u00e9 \u00e8 \u201cla rigida maschera dei titani\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo di J\u00fcnger \u00e8 il singolo che cammina nella metropoli ma non le appartiene. Che usa la legge ma non crede nella legge. Che sta nella tempesta ma ha il cuore freddo. Il destino per J\u00fcnger \u00e8 prova. \u00c8 metallo da forgiare e da rendere stile: \u201cSi poteva pensare un contrasto pi\u00f9 grande di quello tra un uomo che si sprofonda amorosamente negli stati in cui la vita, ancora allo stato fluido, si raccoglie in minuscoli nuclei, e uno che a sangue freddo, spara sulla creatura pi\u00f9 sviluppata?\u201d. \u00c8 la lacerazione. \u00c8 il tragico. \u00c8 la forma che tiene insieme l\u2019abisso. Ma \u00e8 complesso dover fare una comparazione con Pavese anche se ci\u00f2 che potrebbe unirli in questo caso \u00e8 il tragico.<\/p>\n\n\n\n<p>Pee Evola il mito \u00e8 Tradizione e rito. Ma \u00e8 anche metafisica. \u00c8 quella Rivolta contro il mondo moderno che diventa un vero manifesto. La prima parte \u00e8 \u201cinteramente dedicata ad una esposizione comparata delle dottrine e delle simbologie di quelle civilt\u00e0 antiche definite dall&#8217;autore \u2018tradizionali\u2019\u201d. La seconda parte \u00e8 storia letta come involuzione. Come \u201cregresso\u201d. Dalle et\u00e0 dell\u2019oro al ferro e dal satya al kali yuga. Elementi che non appartengono a Pavese ma neppure a Junger.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il compito sembra uno: \u201c\u00c8 importante, \u00e8 essenziale, che si costituisca una \u00e9lite la quale, in una raccolta intensit\u00e0, definisca secondo un rigore intellettuale ed un&#8217;assoluta intransigenza l&#8217;idea, in funzione della quale si deve essere uniti, ed affermi questa idea soprattutto nella forma dell&#8217;uomo nuovo, dell&#8217;uomo della resistenza, dell&#8217;uomo dritto fra le rovine\u201d. L\u2019uomo dritto. Il kshatriya. Il guerriero. Il guerriero interiore. Il guerriero della Tradizione. Il destino \u00e8 missione. \u00c8 ascesi. \u00c8 differenziazione. \u00c8 cavalcare la tigre. \u00c8 stare nel Kali Yuga senza esserne. \u00c8 restare in piedi quando tutto crolla. \u00c8 appartenere \u201ca quella patria, che da nessun nemico potr\u00e0 mai essere n\u00e9 occupata n\u00e9 distrutta\u201d. Una simbologia che resta astratta. A volte tutte il simbolico \u00e8 astratta perch\u00e9 \u00e8 metafora dell&#8217; incompreso o del non conosciuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe affermare che tutti e tre vengono da radici nicciane? Tutti e tre vengono da Nietzsche. Tutti e tre tornano in Grecia. Ma tornano in tre Grecie completamente diverse. C&#8217;\u00e8 da una parte una profonda classicit\u00e0 e dall&#8217;altra una antimodernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono comunque diversit\u00e0 di fondo. Pavese torna nella Grecia di Leuc\u00f2. Grecia quotidiana di ninfe e pastori di d\u00e8i stanchi. Grecia del fato. Grecia dove \u201cqueste notti moderne, \u2013 disse Pieretto. \u2013 Sono vecchie come il mondo\u201d. Il tragico \u00e8 ripetizione. \u00c8 destino. \u00c8 collina. \u00c8 donna. \u00c8 morte che ha i tuoi occhi. Una metafora che attraversa comunque completamente la poesia nel mito.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger torna nella Grecia di Omero. Grecia di bronzo. Grecia di eroi. Grecia di Ettore di Achille e della forma. Una Grecia che d\u00e0 figura al caos con il tragico che \u00e8 pericolo. Pavese entra nel tragico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evola torna nella Grecia di Platone. Grecia dei misteri. Grecia dorica. Grecia apollinea. Grecia iniziatica. Grecia dell\u2019Uno. Grecia che ordina. Grecia che comanda. Grecia che trascende.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse da questo punto di vista il pi\u00f9 vicino a Nietzsche resta Pavese. Perch\u00e9? Perch\u00e9 Nietzsche come Pavese nasce nella poesia.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 da dire che per tutti e tre insiste la necessit\u00e0di il tempo. Ma si combatte con strumenti completamente diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese ferma il tempo con il ricordare: \u201cQuale mondo giaccia di l\u00e0 di questo mare non so, ma ogni mare ha l&#8217;altra riva, e arriver\u00f2\u201d. L\u2019altra riva \u00e8 il mito. \u00c8 l\u2019eterno. \u00c8 la poesia. Anche la donna \u00e8 tempo. \u00c8 attesa. \u00c8 assenza. \u00c8 isola: \u201cNella carne e nel sangue di ognuno rugge la madre\u201d. Ma anche la morte perch\u00e9 \u00e8 riposo: \u201cla morte \u00e8 il riposo, ma il pensiero della morte \u00e8 il disturbatore di ogni riposo\u201d. E quando il riposo non arriva, resta il suicidio. Resta quel suo \u201cnon scrivo pi\u00f9\u201d. Ed \u00e8 la fine.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger doma il tempo con la forma perch\u00e9 la morte \u00e8 iniziazione. \u00c8 passaggio. \u00c8 lucidit\u00e0. \u00c8 parte della bellezza. \u00c8 parte dell\u2019ordine. Si sta nel pericolo con gli occhi aperti. Si sta nella tecnica con il cuore freddo e senza esserne travolti.<\/p>\n\n\n\n<p>Evola trascende il tempo con il rito. Con la Tradizione: \u201cSe la nebbia si sollever\u00e0, apparir\u00e0 chiaro che \u00e8 la \u2018visione del mondo\u2019 ci\u00f2 che, di l\u00e0 da ogni \u2018cultura\u2019, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell&#8217;anima\u201d. La morte cos\u00ec \u00e8 superamento. \u00c8 distacco dal ciclo. \u00c8 vittoria. \u00c8 regale. \u00c8 ritorno all\u2019origine. \u00c8 fuori dal tempo. \u00c8 eterno. Concetti chiave in un ordine. Pavese invece \u00e8 disordine completo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur nelle loro diversit\u00e0 restano tre solitudini. Cercano una risposta al buio. Pavese risponde con la poesia. Con il mito che nomina il dolore. Con il mito che non salva ma accompagna. Con il mito che si fa destino e si fa morte. J\u00fcnger risponde con la forma. Con il mito che ordina il caos. Con il mito che arma l\u2019uomo. Con il mito che permette di attraversare il fuoco. Evola risponde con la Tradizione. Con il mito che fonda. Con il mito che comanda. Con il mito che trascende. Con l\u2019ascesi di chi resta dritto fra le rovine.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono differenza. Non si conciliano. Sono tre strade. Una porta alla collina e al silenzio. Una porta nella trincea e nel bosco. Una porta sulla vetta e nel rito. Tutte e tre dicono la stessa cosa con voce diversa. Dicono che senza mito l\u2019uomo \u00e8 nudo. Dicono che senza mito il tempo \u00e8 vuoto. Dicono che senza mito il destino \u00e8 cieco. Dicono che senza mito non c\u2019\u00e8 storia. Non c\u2019\u00e8 poesia. Non c\u2019\u00e8 guerra. Non c\u2019\u00e8 sacro. Non c\u2019\u00e8 vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque sono in un secolo inquieto qual \u00e9 il Novecento. Il Novecento \u00e8 stato Pavese che si uccide perch\u00e9 il destino \u00e8 pi\u00f9 forte. \u00c8 stato J\u00fcnger che vive cent\u2019anni perch\u00e9 la forma \u00e8 pi\u00f9 forte. \u00c8 stato Evola che scrive immobile perch\u00e9 la Tradizione \u00e8 pi\u00f9 forte. \u00c8 stato il mito che torna. Torna perch\u00e9 il moderno non basta. Torna perch\u00e9 l\u2019uomo, quando tutto crolla, cerca un nome una figura il destino. E il destino, alla fine, \u201csi chiama il destino\u201d. Infatti \u00e8 proprio Pavese che attraversa la parola e la vita con il destino tragico in un incastro tra umano e immortale superando completamente la storia. Se dovessi creare una comparazione dovrei ammettere che il poeta \u00e8 il tragico che ha trovato in Nietzsche l\u2019inquietudine greca dell\u2019abisso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio Pavese che avendo conosciuto Zarathustra lo supera perch\u00e9 Leuc\u00f2 potrebbe accoglierlo nel mito perfetto. Perfezione? Una pesante domanda. Forse la perfezione pavesiana \u00e8 nello scendere nel gorgo muto. \u00c8 lo scrittore di Leuc\u00f2 che vive il tragico Nietzsche.<\/p>\n\n\n\n<p>In Pavese non c&#8217;\u00e8 esoterismo. Almemo come quello di Evola. Il mito greco \u00e8 altro in Pavese. \u00c8 Ibico. \u00c8 Leuc\u00f2 appunto. \u00c8 il tratteggio tra Omero e Ovidio in modo pi\u00f9 concreto. Non c&#8217;\u00e8 un aspetto propriamente nichilistico. C&#8217;\u00e8 il superamento di Junger. C&#8217;\u00e8 la tragedia intesa nella grecit\u00e0 profonda. Ma anche la consolazione dell&#8217;inconsolabile di \u00abquel che \u00e8 stato sar\u00e0\u00bb. Tutto qursto lo riporta a Nietzsche ma un Nietzsche che conosceva molto bene Kierkegaard. Infatti in Pavese compare il concetto di \u00absalto\u00bb. Tipico in Kierkegaard. Saltare il tempo. Saltare la tragedia stessa. Saltare il dolore della mancanza. Perch\u00e9 tutto \u00e8 destino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Ci saranno altri giorni e altre notti. Ma il destino richiama il tragico avrebbe detto Cesare Pavese. 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