{"id":91137,"date":"2026-06-01T16:33:57","date_gmt":"2026-06-01T16:33:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91137"},"modified":"2026-06-01T16:33:58","modified_gmt":"2026-06-01T16:33:58","slug":"2-giugno-1946-mio-padre-non-voto-per-la-repubblica-essere-fedeli-al-ricordo-e-virtu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91137","title":{"rendered":"2 giugno 1946. Mio padre non vot\u00f2 per la Repubblica. Essere fedeli al ricordo \u00e8 virt\u00f9"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"746\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-1024x746.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-91139\" style=\"width:472px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-1024x746.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-768x560.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-1536x1119.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/20260601_154009-2048x1492.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ricordi indelebili. Segnano le vite. Avere il coraggio di non rinnegare e di ricordare \u00e8 fondamentale. Il ricordo ci allontana dalle funzioni e dalle menzogne. Repubblica o Monarchia? 2 giugno 1946. Non voglio essere controcorrente. A distanza di ottant\u2019anni tutto \u00e8 deposito nella storia. Anche con distacco, nonostante da l\u00ec parta il presente che si vive. Le date non sono pietre: sono fiumi. Scorrono, e mentre scorrono portano via i nomi, ma lasciano il letto. E nel letto resta il segno di chi c\u2019era, di chi scelse, di chi tacque. La storia non chiede consenso. Chiede memoria. E la memoria, quando \u00e8 vera, non alza bandiere: accende lumi. Uno per ogni casa, uno per ogni padre, uno per ogni silenzio che non ha avuto voce nell\u2019urna ma l\u2019ha avuta a tavola, la sera, quando si spegneva la radio e restavano solo gli sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia famiglia non vot\u00f2 per la Repubblica. Aveva radici dentro il fascismo ma anche nella Monarchia. Radici doppie, come quegli alberi che crescono storti perch\u00e9 cercano due soli. Infatti il colonnello Gaudinieri, zio di mio padre e dei cinque fratelli, era stato colonnello del Re. Uomo dritto, con la schiena che non conosceva l\u2019inchino, solo il saluto. Portava la fedelt\u00e0 come si porta un orologio: al polso, non per esibirla, ma per non perdere l\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho raccontato questa storia nel mio \u00abI cinque fratelli\u00bb. Cinque volti, cinque destini, una sola tavola la domenica. Uno era partito e non era tornato. Uno insegnava e non parlava mai di politica, solo di numeri. Uno coltivava la terra e diceva che la terra non ha partito: ha stagioni. Uno era ragazzo quando cadde il Regime, e rimase ragazzo per sempre, con l\u2019incredulit\u00e0 negli occhi. E mio padre, il quinto, ma che non era il pi\u00f9 piccolo, che teneva i conti e teneva i silenzi. Mio padre vot\u00f2 dunque per la Monarchia nonostante la Notte del Gran Consiglio e il prosieguo. Vot\u00f2 con la mano ferma, senza retorica. Non per il Duce, che in quella casa non si nominava pi\u00f9 da tempo. Non per il Re, che aveva lasciato la notte e il porto. Vot\u00f2 per il colonnello Gaudinieri. Vot\u00f2 per la divisa piegata nell\u2019armadio, per la sciabola che non tagliava pi\u00f9 ma luccicava ancora. Vot\u00f2 per un\u2019idea di ordine che non era potere: era forma. Era il padre che torna, il pane a tavola, la porta chiusa quando fuori c\u2019\u00e8 tempesta. Fedelt\u00e0 non \u00e8 ripetere il voto di mio padre. Sarebbe troppo facile, e anche troppo vile. Fedelt\u00e0 \u00e8 portare la stessa misura nel tempo che \u00e8 cambiato. Lui vot\u00f2 Monarchia con lo stesso animo con cui avrebbe accolto la Repubblica il giorno dopo: senza odio, senza rivincita, senza rinnegare l\u2019ieri per comprare l\u2019oggi. Coerenza \u00e8 questo: restare uomo quando le forme cadono. Restare figlio quando i padri sbagliano. Restare padre quando i figli non capiscono.<\/p>\n\n\n\n<p>La Notte del Gran Consiglio l\u2019aveva vissuta come si vive un lutto: senza capire, senza perdonare, senza dimenticare. Il prosieguo lo vide con gli occhi di chi ha gi\u00e0 visto troppo. Eppure, il 2 giugno, mise la scheda nell\u2019urna e non disse nulla. Torn\u00f2 a casa, si lav\u00f2 le mani, sedette. La Repubblica vinse. Lui non perse. Perch\u00e9 non aveva giocato per vincere. Aveva giocato per restare fedele a un\u2019immagine antica, come si \u00e8 fedeli a una madre anche quando sbaglia. Non so oggi cosa avrebbe votato. Il tempo \u00e8 passato ma il ricordo no, e le parole di mio padre neppure. Diceva: \u201cLe bandiere cambiano, l\u2019uomo resta\u201d. Diceva: \u201cNon si sceglie con la rabbia. Si sceglie con la terra che hai sotto i piedi\u201d. Diceva: \u201cLa storia la fanno i vivi, ma la custodiscono i morti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, a ottant\u2019anni da quel giorno, la Repubblica \u00e8 la casa. La Monarchia \u00e8 la stanza chiusa. Il fascismo \u00e8 la crepa nel muro. Ma la casa sta in piedi perch\u00e9 ha fondamenta, e le fondamenta non hanno colore. Hanno peso. Hanno nome. Hanno i volti dei cinque fratelli, e del colonnello, e di mio padre che vot\u00f2 e tacque. Non voglio essere controcorrente. Ma la memoria, quando \u00e8 onesta, lo \u00e8 sempre. Perch\u00e9 non segue la corrente: segue la sorgente. E la sorgente, in quella casa, era doppia. Era il Re e era l\u2019Italia. Era l\u2019ordine e era la vergogna. Era la marcia e era la ritirata. Era tutto insieme, come sono insieme le vene nel corpo: sangue pulito e sangue sporco, ma lo stesso cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>A distanza di ottant\u2019anni, tutto \u00e8 deposito. Anche il voto di mio padre. Anche il mio non sapere. Ma il deposito non \u00e8 polvere. \u00c8 seme. E dal seme nasce il presente che si vive: con distacco, s\u00ec, ma senza disprezzo. Con giudizio, ma senza tribunale. Perch\u00e9 i tribunali li fa il tempo, e il tempo \u00e8 gi\u00e0 passato. Il 2 giugno 1946 fin\u00ec una forma e ne cominci\u00f2 un\u2019altra. Ma le forme passano, l\u2019uomo resta. Resta mio padre con la scheda in mano. Resta il colonnello Gaudinieri con la fedelt\u00e0 senza trono. Restano i cinque fratelli, uno per ogni punto cardinale, e il quinto per tenere il centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo \u00e8 passato. Il ricordo no. E finch\u00e9 c\u2019\u00e8 un figlio che scrive, le parole di un padre non muoiono. Non sono ragione, non sono torto. Sono radice. E dalle radici non si scappa: si cresce. Anche storte. Anche controcorrente. Anche nel giorno in cui tutto comincia, e tu scegli di ricordare invece di dimenticare. \u00c8 giusto che sia cos\u00ec. Non dimenticare \u00e8 una virt\u00f9 ma forse anche una tradizione. Resta la tradizione come ricordo e come anima o come infinito orizzonte che mi d\u00e0 il coraggio di essere coerente anche quando tutto crolla.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 crollano i muri, crollano i regni, crollano le idee che sembravano ferro. Non crolla l\u2019orizzonte. L\u2019orizzonte \u00e8 la linea che tuo padre ti ha messo negli occhi il giorno in cui ti ha insegnato a guardare lontano senza alzare la voce. La tradizione non \u00e8 ripetere. \u00c8 riconoscere. Riconoscere che prima di te c\u2019\u00e8 stato un passo, e quel passo ha lasciato l\u2019orma. Tu puoi allargarla, puoi spostarla, ma non puoi cancellarla senza perdere la direzione. Per questo non dimenticare \u00e8 virt\u00f9: perch\u00e9 ti impedisce di diventare orfano di te stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la storia ha deciso. Ma la storia decide i regni, non gli uomini. Gli uomini li decide il cuore. E il cuore, quando \u00e8 figlio, non archivia il padre: lo continua. Mio padre \u00e8 dentro di me con la sua nobilt\u00e0 la sua pazienza e il suo non giudicare mai. I figli hanno il dovere di non spezzare nulla perch\u00e9 la fedelt\u00e0 \u00e8 destino. La nobilt\u00e0 non stava nel colonnello Gaudinieri, non stava nel Re, non stava nella scheda del 2 giugno. Stava nel gesto di lavarsi le mani prima di sedersi a tavola, anche dopo aver perso. Stava nel dire \u201cla terra non ha partito\u201d mentre fuori la terra bruciava di bandiere. Stava nel tenere insieme i cinque fratelli senza chiedere a nessuno di pensarla allo stesso modo. Quella \u00e8 nobilt\u00e0: tenere insieme senza spezzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando tutto crolla, l\u2019orizzonte resta. \u00c8 l\u2019unica cosa che non puoi possedere e che nessuno ti pu\u00f2 togliere. Mio padre lo sapeva. Per questo non giudicava: chi giudica ha bisogno di macerie per sentirsi in piedi. Lui stava in piedi da solo. Stava in piedi perch\u00e9 aveva dentro una tradizione che non era passato: era anima. E l\u2019anima non vota. L\u2019anima testimonia. Il 2 giugno 1946 croll\u00f2 un mondo. Ne nacque un altro. Mio padre vide il crollo e la nascita, e non maledisse n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altra. Mise la giacca, usc\u00ec, vot\u00f2, torn\u00f2. E a tavola parl\u00f2 d\u2019altro. Perch\u00e9 la fedelt\u00e0 non \u00e8 discorso: \u00e8 pane. Lo spezzi, non lo sbandieri. \u00c8 stato sempre cos\u00ec mio padre. La nostra famiglia ha saputo capire e dal capire ha saputo comprendere. Il resto \u00e8 memoria. Mai nostalgia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni Ci sono ricordi indelebili. Segnano le vite. Avere il coraggio di non rinnegare e di ricordare \u00e8 fondamentale. 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