{"id":91280,"date":"2026-06-07T08:09:45","date_gmt":"2026-06-07T08:09:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91280"},"modified":"2026-06-07T08:09:46","modified_gmt":"2026-06-07T08:09:46","slug":"coltivare-il-dubbio-il-ritorno-alluomo-nel-tempo-delle-macerie-e-della-rabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91280","title":{"rendered":"Coltivare il dubbio. Il ritorno all\u2019uomo nel tempo delle macerie e della rabbia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000001305.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"364\" height=\"360\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000001305.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-91281\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000001305.jpg 364w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000001305-300x297.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 364px) 100vw, 364px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Non conosco. Posso percepire. \u00c8 gi\u00e0 abbastanza. Percepire in un tempo devastato dalla rabbia \u00e8 gi\u00e0 comprendere che la rabbia l&#8217;ira l&#8217;odio capeggiano. \u00c8 inutile giustificare. Siamo dentro un linguaggio sospeso in cui l&#8217;amore non riesce a duventa neppure piet\u00e0. Siamo mancanti di contemplazione e di rigore. Cos&#8217;altro \u00e8 il rigore se non ubbidiente ascolto del cuore.&nbsp; Non coltiviamo nulla. Anzi il nulla. Dovremmo almeno catturare il dubbio. Sarebbe gi\u00e0 andare oltre la miseria della mediocrit\u00e0. Coltivare il dubbio. Non dirlo: coltivarlo. Perch\u00e9 il dubbio non \u00e8 vizio, \u00e8 semina. Dubium, dal latino duo e habere: avere due strade, stare tra due. L\u2019uomo che dubita \u00e8 uomo in bilico, e il bilico \u00e8 l\u2019unico luogo in cui si nasce davvero. La nostra societ\u00e0, invece, ci educa alla velocit\u00e0. La velocit\u00e0 non sopporta il bilico: taglia, decide, archivia. Ma ogni decisione che non ha tremato, \u00e8 gi\u00e0 maceria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci hanno insegnato a correre. A consumare l\u2019istante. L\u2019immediato \u00e8 diventato dio, e questo dio non ha templi: ha notifiche. Cos\u00ec la civilt\u00e0 corre e, correndo, dimentica. Dimenticare \u00e8 il vero peccato del secolo. Perch\u00e9 un popolo che dimentica, riduce i processi dell\u2019uomo in idee da scaffale, in slide, in slogan. E quando le idee sostituiscono i processi, l\u2019uomo scompare. Restano le cose. E le cose, senza uomo, sono polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la tradizione si riduce in folklore, abbiamo gi\u00e0 smesso di credere. Il folklore \u00e8 la tradizione imbalsamata. \u00c8 il presepe che non nasce pi\u00f9, \u00e8 il canto che non sanguina pi\u00f9, \u00e8 la festa che non inizia pi\u00f9 nessuno. La memoria, allora, diventa archivio impolverato. E un archivio non salva: conserva cadaveri.&nbsp; Eppure avremmo bisogno non solo di intelligenze, ma di un sapere saggio. L\u2019intelligenza calcola. La saggezza indugia. L\u2019intelligenza taglia il nodo. La saggezza lo scioglie con le mani, e nel gesto si fa preghiera. Viviamo in un\u2019epoca in cui facciamo fatica a capire perch\u00e9 abbiamo sostituito il pensare con il connettere. Siamo connessi a tutto, fuorch\u00e9 a noi. Abbiamo smarrito il mito degli d\u00e8i, e con gli d\u00e8i abbiamo smarrito la religiosit\u00e0 del limite. Non la religione dei dogmi: la religiosit\u00e0 del tremore davanti al mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo scettici nonostante ci si sforzi di credere in Dio. E questo \u00e8 il paradosso pi\u00f9 feroce: crediamo senza fede, dubitiamo senza ricerca. Abbiamo trasformato Dio in idea, e l\u2019idea non salva. Gli antichi avevano d\u00e8i immmortali, e proprio per questo erano religiosi. Sapevano che il sacro passa per la ferita. Noi vogliamo un Dio-manager, che risolva, che garantisca. Ma il divino non garantisce: interroga. Siamo sempre mortali nel tempo, perch\u00e9 la vanit\u00e0 di inseguire l\u2019immortalit\u00e0 \u00e8 soltanto illusione. L\u2019immortalit\u00e0 che ci vendono \u00e8 protesi, \u00e8 filtro, \u00e8 metaverso. Ma l\u2019uomo non \u00e8 eterno: \u00e8 intenso. E l\u2019intensit\u00e0 non abita nella durata, abita nella fedelt\u00e0. Fedeli a cosa? Al labirinto. Al cammino. Al dubbio che coltiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovremmo ritornare a pensare senza chiuderci nella caverna. Platone ci ha avvertiti: la caverna \u00e8 comoda. Ci sono ombre, ci sono catene, c\u2019\u00e8 un fuoco che proietta. Oggi la caverna \u00e8 algoritmo. Ci mostra solo ci\u00f2 che conferma. E noi, prigionieri felici, chiamiamo verit\u00e0 l\u2019eco della nostra voce.&nbsp; Ma pensare \u00e8 uscire. \u00c8 percorrere il labirinto restando fedeli. Fedeli a chi? All\u2019uomo. Non alle cose, non al mercato, non al like. Rimettere l\u2019uomo al centro non \u00e8 umanesimo da convegno: \u00e8 rivoluzione. Perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico animale che ricorda. E ricordare \u00e8 opporsi alle macerie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il labirinto fa paura perch\u00e9 non ha scorciatoie. La societ\u00e0 della velocit\u00e0 odia il labirinto: vuole mappe, vuole GPS, vuole arrivare. Ma il labirinto non si attraversa per arrivare: si attraversa per diventare. Teseo non uccide il Minotauro per tornare a casa: lo uccide per tornare diverso. E il filo di Arianna non \u00e8 sicurezza: \u00e8 memoria. Senza memoria, nel labirinto si muore. Si riuscir\u00e0 in ci\u00f2? Forse. Ma solo se smettiamo di ridurre. Ridurre l\u2019uomo a dato, la tradizione a evento, il sacro a opinione, il dubbio a debolezza. Il pensiero forte non \u00e8 pensiero che urla: \u00e8 pensiero che ara. Scende nella zolla, tocca la radice, accetta il tempo del seme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornare al mito degli d\u00e8i non significa resuscitare l\u2019Olimpo. Significa restituire religiosit\u00e0 al limite. Significa sapere che siamo mortali, e che proprio per questo ogni gesto \u00e8 sacro. Bere un bicchiere d\u2019acqua, se sai di essere mortale, \u00e8 rito. Amare, se sai di essere mortale, \u00e8 eterno. E allora usciamo. Usciamo dalla caverna con il dubbio in mano come una lampada. Percorriamo il labirinto con la memoria come filo. Non per vincere, ma per restare umani. Perch\u00e9 l\u2019unica immortalit\u00e0 concessa \u00e8 questa: aver dubitato, aver pensato, aver amato nel tempo. Il resto \u00e8 velocit\u00e0. Il resto \u00e8 maceria. Il resto non \u00e8 noi. Per essere noi dovremmo prima di tutto essere io. Un io con la reciprocit\u00e0 di altri io. Perch\u00e9 l&#8217;altro esiste. Se pensassimo che anche l&#8217;altro \u00e8 un io riusciremmo non solo ad accorgerci che esistere non \u00e8 solitudine. L&#8217;altro \u00e8 in noi. Riusciremmo a capire che ascoltare se stessi \u00e8 un mondo da ricostruire. Sono dubbio certamente. E in questo dubbio ogni fede non \u00e8 distacco o distanza.&nbsp; Ma \u00e8 superare il tempo delle rovine e andare oltre pensando che l&#8217;uomo ha bisogno di Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Non conosco. Posso percepire. \u00c8 gi\u00e0 abbastanza. 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