{"id":91289,"date":"2026-06-07T20:23:08","date_gmt":"2026-06-07T20:23:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91289"},"modified":"2026-06-07T20:23:08","modified_gmt":"2026-06-07T20:23:08","slug":"lillusione-della-periferia-oltre-il-pessimisimo-geopolitico-e-il-mito-della-nazione-minore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91289","title":{"rendered":"L\u2019illusione della periferia: oltre il pessimisimo geopolitico e il mito della nazione minore"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1-1-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1-1-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-90926\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1-1-1.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/descarga-3-1-1-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><br>\u200b\u00bb<em>L&#8217;Italia \u00e8 un paese in cui nascono molte cose, ma in cui poche giungono a maturazione; un paese ricco di germi e povero di frutti.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2014 Giacomo Leopardi<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>\u200bIl dibattito sull\u2019identit\u00e0 internazionale dell&#8217;Italia e sul suo reale peso specifico nello scacchiere globale oscilla da sempre tra due opposti estremismi retorici: da un lato, un velleitario e anacronistico nazionalismo muscolare; dall\u2019altro, un\u2019inclinazione quasi terapeutica all\u2019auto-svalutazione. In questo solco si inserisce la tesi, volutamente provocatoria, espressa da Marcello Veneziani, il quale tratteggia un&#8217;immagine del Paese strutturalmente marginale, una \u00abnazione minore\u00bb la cui salvezza risiederebbe proprio nel sapersi confondere nel gruppo, nel non esporsi e nel godere di una sorta di felice irrilevanza geopolitica. Sebbene tale narrazione sia sorretta da una notevole forza stilistica, la sua efficacia letteraria non coincide necessariamente con la solidit\u00e0 dell&#8217;analisi. Dietro l\u2019apparente realismo della sua descrizione si nasconde infatti una visione riduttiva e parziale, che rischia di trasformare una condizione complessa e ricca di chiaroscuri in una semplificazione quasi compiaciuta della debolezza nazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bL&#8217;anacronismo della potenza: l&#8217;errore della lente novecentesca<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bIl primo e pi\u00f9 evidente limite metodologico di questa impostazione risiede nel suo assunto di fondo: l&#8217;idea che il valore e l&#8217;influenza di una nazione si misurino quasi esclusivamente sulla base della potenza militare, della centralit\u00e0 geopolitica dura (<em>hard power<\/em>) e della capacit\u00e0 di incidere direttamente e unilateralmente nei conflitti internazionali. Si tratta di una prospettiva marcatamente novecentesca \u2014 e in parte persino ottocentesca \u2014 dei rapporti tra Stati, legata a un&#8217;epoca in cui la sovranit\u00e0 si esprimeva principalmente attraverso il controllo territoriale e la proiezione degli eserciti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bNel mondo contemporaneo, caratterizzato dalla globalizzazione e da reti globali diffuse, l\u2019influenza di un Paese segue dinamiche radicalmente diverse. La rilevanza globale non si esaurisce affatto nella dimensione bellica o nella partecipazione diretta ai teatri di guerra. Elementi chiave quali l\u2019interdipendenza finanziaria, il controllo delle filiere industriali strategiche, la capacit\u00e0 di mediazione nella diplomazia multilaterale e il cosiddetto&nbsp;<em>soft power<\/em>&nbsp;culturale \u2014 inteso come capacit\u00e0 di attrazione, autorevolezza scientifica e prestigio accademico \u2014 sono pilastri fondamentali del potere moderno che la tesi della \u00abnazione minore\u00bb tende sistematicamente a sottovalutare o a ignorare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl peso reale dell&#8217;Italia: i dati oltre la retorica<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bPer comprendere quanto sia deformante la lente dell&#8217;irrilevanza, \u00e8 sufficiente abbandonare per un attimo la suggestione letteraria e osservare i fattori strutturali che definiscono il posizionamento italiano nel contesto internazionale. Ridurre l&#8217;Italia a una \u00abnazione che conta poco o nulla\u00bb significa compiere un&#8217;operazione pi\u00f9 polemica che descrittiva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl Paese si attesta stabilmente come la seconda potenza industriale e manifatturiera dell&#8217;Unione Europea, nonch\u00e9 come l&#8217;ottava economia del pianeta. Questa posizione si traduce in un ruolo di hub fondamentale per le catene del valore globali, in particolare nei settori della meccanica di precisione, della farmaceutica, della chimica e dell&#8217;aerospazio. Inoltre, la partecipazione dell&#8217;Italia come membro stabile del G7, del G20, della NATO e come Stato fondatore dell&#8217;Unione Europea garantisce un accesso diretto e permanente ai tavoli decisionali che orientano le politiche dell&#8217;intero blocco occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bA livello geopolitico regionale, la proiezione dell&#8217;Italia nel Mediterraneo allargato la rende un attore imprescindibile per la sicurezza energetica del continente, per la gestione dei flussi migratori e per i tentativi di stabilizzazione dell&#8217;Africa settentrionale. Davanti a questo quadro, l&#8217;idea di un&#8217;Italia costantemente periferica si scontra con la realt\u00e0 di un Paese che, pur gravato da un debito pubblico imponente e da croniche inefficienze istituzionali, rimane un ingranaggio insostituibile dell&#8217;ordine geopolitico attuale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl rischio della rassegnazione: l&#8217;iperbole come destino<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bUn secondo punto critico della narrazione della marginalit\u00e0 riguarda il tono di auto-svalutazione generalizzata su cui essa si regge. L\u2019argomentazione di Veneziani procede attraverso una sequenza di immagini iperboliche \u2014 la periferia, la piccolezza, l&#8217;invisibilit\u00e0 \u2014 che rischiano di scivolare dal piano dell&#8217;analisi a quello della profezia che si autoavvera, traducendosi in un discorso di rassegnazione culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bAffermare che la nostra salvezza sia stata storicamente il \u00abconfondersi nel gruppo\u00bb suggerisce una lettura fatalistica e passiva della storia italiana, come se la penisola fosse stata soltanto un oggetto della storia altrui e mai un soggetto capace di scelte autonome. Questa \u00e8 un&#8217;evidente semplificazione storica. La traiettoria dell&#8217;Italia repubblicana, pur nelle svariate complessit\u00e0, \u00e8 costellata di momenti di straordinario protagonismo diplomatico (si pensi alla firma dei Trattati di Roma del 1957 o alla politica mediorientale di mediazione della Prima Repubblica), di profonda innovazione economica (il miracolo economico e la nascita dei distretti industriali) e di una persistente influenza scientifica e culturale a livello planetario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bInoltre, la valorizzazione della strategia del \u00abnon esporsi\u00bb, presentata quasi come una forma di furbizia o di sopravvivenza intelligente, merita un&#8217;attenta decostruzione. Se \u00e8 indubbio che la prudenza diplomatica sia stata spesso una necessit\u00e0 dettata dai rapporti di forza usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, trasformare questa contingenza in una virt\u00f9 strutturale significa legittimare il disimpegno. La debolezza di lungo periodo di alcuni nostri strumenti strategici e l&#8217;esitazione nel firmare impegni internazionali non sono il frutto di una superiore saggezza e preveggenza, bens\u00ec il riflesso di limiti irrisolti del nostro sistema politico, caratterizzato da una cronica instabilit\u00e0 istituzionale e dalla difficolt\u00e0 di elaborare una visione strategica di lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl fraintendimento dello spazio europeo<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bAll&#8217;interno di questa visione pessimistica, anche la rappresentazione dell\u2019Unione Europea viene piegata alla logica della marginalit\u00e0. L&#8217;UE viene implicitamente percepita come un&#8217;entit\u00e0 burocratica e distante, uno spazio grigio dove le identit\u00e0 nazionali si annullano nell&#8217;irrilevanza. Anche in questo caso, l&#8217;analisi non coglie la reale natura del potere contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bL\u2019Unione Europea, pur con tutte le sue evidenti contraddizioni, le sue lentezze decisionali e i deficit democratici che spesso la rallentano, rappresenta uno dei poli economici, commerciali e normativi pi\u00f9 influenti del pianeta. Essere uno dei paesi cardine di questo blocco non significa diluire la propria importanza, ma amplificarla. Il potere globale oggi si esercita stabilendo gli standard tecnologici, ecologici e di mercato (il cosiddetto&nbsp;<em>Brussels Effect<\/em>), ambiti in cui l&#8217;Europa detta le regole del gioco a livello mondiale. Ignorare questa dimensione significa rimanere ancorati a una definizione di sovranit\u00e0 che non esiste pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bConclusione: il compiacimento del disincanto<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bIn ultima analisi, il vero pericolo della tesi della \u00abnazione minore\u00bb risiede nella sua tendenza retorica al compiacimento della propria condizione. L\u2019invito a \u00abgodere del nostro statuto di nazione minore\u00bb non \u00e8 una semplice constatazione clinica, ma un suggerimento a interiorizzare la subalternit\u00e0 come se fosse un destino naturale o, peggio, un rifugio confortevole per evitare le responsabilit\u00e0 che derivano dall&#8217;essere una grande democrazia occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bQuesto atteggiamento finisce per produrre una forma di disincanto politico che non ha nulla a che vedere con il sano realismo o con la rigorosa analisi critica. Si tratta, al contrario, di una rinuncia preventiva alla possibilit\u00e0 di incidere sul presente e sul futuro. La visione dell\u2019Italia come Paese strutturalmente marginale si rivela cos\u00ec debole e parziale: una narrazione costruita su un pessimismo selettivo che illumina i nostri reali difetti e le nostre storiche debolezze, ma oscura deliberatamente le nostre risorse, le nostre eccellenze e le nostre potenzialit\u00e0. L&#8217;Italia non \u00e8 una potenza imperiale, ma non \u00e8 nemmeno uno spettatore inerte; \u00e8 un Paese complesso che richiede soluzioni complesse, lontano tanto dalle illusioni di grandezza quanto dal conforto dell&#8217;irrilevanza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bNote di lettura consigliate<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bPer approfondire i nodi storici, politici e geopolitici affrontati nell&#8217;articolo, si suggeriscono i seguenti testi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u200b<strong>Sergio Romano,\u00a0<\/strong><em><strong>Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi<\/strong><\/em><strong>\u00a0(Rizzoli)<\/strong>\u00a0\u2013 Una ricostruzione lucida delle costanti e delle debolezze strutturali della nostra diplomazia, utile per comprendere i margini di manovra reali del Paese dalla fine del secondo conflitto mondiale.<\/li>\n\n\n\n<li>\u200b<strong>Vittorio Emanuele Parsi,\u00a0<\/strong><em><strong>Vulnerabili: Come la pandemia cambia il mondo<\/strong><\/em><strong>\u00a0(Piemme)<\/strong>\u00a0\u2013 Un&#8217;analisi contemporanea su come le interdipendenze globali e le crisi sistemiche ridefiniscono il concetto di potere, superando la sola dimensione militare dell&#8217;influenza statale.<\/li>\n\n\n\n<li>\u200b<strong>Marta Dass\u00f9,\u00a0<\/strong><em><strong>Mondo privato. Diario di politica estera<\/strong><\/em><strong>\u00a0(Laterza)<\/strong>\u00a0\u2013 Una prospettiva ravvicinata sulle dinamiche decisionali internazionali, sui tavoli europei ed atlantici, essenziale per smentire la narrativa dell&#8217;irrilevanza assoluta italiana nei processi decisionali globali.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u200b\u00bbL&#8217;Italia \u00e8 un paese in cui nascono molte cose, ma in cui poche giungono a maturazione; un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-91289","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91289","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=91289"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91289\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":91290,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/91289\/revisions\/91290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=91289"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=91289"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=91289"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}