{"id":91729,"date":"2026-06-11T08:22:36","date_gmt":"2026-06-11T08:22:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91729"},"modified":"2026-06-11T08:22:37","modified_gmt":"2026-06-11T08:22:37","slug":"james-hillman-gli-archetipi-e-il-tempo-archetipale-come-visione-ermeneutica-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91729","title":{"rendered":"James\u00a0Hillman. Gli archetipi e il tempo archetipale come visione ermeneutica dell\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-91730\" style=\"width:294px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000268920-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un mondo di alchimie e di onirici segni sciamanici in James Hillman. Ci\u00f2 che chiama \u00abpsicologia alchemica\u00bb. Metafore e archetipi. Una griglia che tocca l&#8217;anima perch\u00e9 l&#8217;anima ha la sua voce e il suo silenzio tra l&#8217;aurora e la notte. James Hillman. Uso una metafora per scendere negli archetipi. \u00abLe parole, al pari degli angeli, sono forze dotate di poteri occulti&nbsp;su di noi. Sono presenze personali corredate da intere mitologie&#8230; e dei loro effetti monitori, blasfemi, creativi e distruttivi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Hillman&nbsp; un bosco archetipale. Lui non cura: coltiva. Non interpreta: ascolta. Ha preso Jung e lo ha portato fuori dallo studio, per le strade, nei sogni, nelle patologie, nei miti che l\u2019Occidente ha rimosso e che ora si vendicano sotto forma di depressione, di panico, di anoressia, di guerra. Per Hillman l\u2019anima non \u00e8 un\u2019entit\u00e0. \u00c8 una prospettiva. \u00c8 il modo in cui il mondo si fa profondo, si fa immagine, si fa pathos. \u00abL\u2019anima \u00e8 data con il corpo\u00bb, scrive, \u00abma \u00e8 persa con la coscienza\u00bb. E la psicologia del profondo, da Freud in poi, ha tradito l\u2019anima per inseguire l\u2019Io. Ha ridotto il mito a complesso, il simbolo a sintomo, l\u2019angelo a meccanismo di difesa. Hillman restituisce l\u2019angelo all\u2019angelo. Restituisce il mito al mito. E dice: non siamo qui per guarire. Siamo qui per vedere. Il tempo archetipale non \u00e8 cronologia. \u00c8 kairos. \u00c8 il tempo in cui Afrodite attraversa la stanza e tu ti innamori. \u00c8 il tempo in cui Saturno ti siede sul petto e tu chiami depressione ci\u00f2 che i greci chiamavano melaina chol\u00e9, bile nera, iniziazione. Gli archetipi non sono concetti: sono d\u00e8i. E gli d\u00e8i non abitano l\u2019Olimpo. Abitano le nostre malattie, i nostri amori, i nostri sogni. La visione ermeneutica dell\u2019uomo, per Hillman, comincia da qui: l\u2019uomo non ha archetipi. \u00c8 avuto dagli archetipi.<\/p>\n\n\n\n<p>In \u00abIl suicidio e l\u2019anima\u00bb del 1964, Hillman compie il gesto pi\u00f9 scandaloso: toglie il suicidio alla psichiatria e lo restituisce all\u2019anima. Il suicidio non \u00e8 patologia. \u00c8 idea. \u00c8 l\u2019anima che chiede trasformazione. \u00abL\u2019impulso suicida\u00bb, scrive, \u00ab\u00e8 l\u2019impulso a uccidere l\u2019Io affinch\u00e9 l\u2019anima possa vivere\u00bb. Non \u00e8 desiderio di morte. \u00c8 desiderio di altra vita. L\u2019anima muore? No. L\u2019anima \u00e8 immortale perch\u00e9 non \u00e8 nata. \u00c8 anima mundi, anima del mondo, che si incarna, che si ammala, che si perde, ma non perisce. Ci\u00f2 che muore \u00e8 l\u2019Io letterale, l\u2019Io che si crede padrone, che non sopporta l\u2019immagine, che vuole fatti, risultati, guarigioni. L\u2019anima, invece, vuole storia. Vuole met\u00e0fora. Vuole che la caduta diventi discesa, che la ferita diventi bocca. Per questo Hillman non previene il suicidio con il protocollo. Lo ascolta con il mito. Edipo si acceca: \u00e8 suicidio degli occhi per vedere dentro. Psiche scende nell\u2019Ade: \u00e8 suicidio dell\u2019Io per amore di Eros. Cristo muore in croce: \u00e8 suicidio del dio per diventare umano. L\u2019anima non vuole sopravvivere. Vuole significare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl codice dell\u2019anima\u00bb del 1996 \u00e8 il suo libro testamentario. L\u00ec dice: ognuno nasce con una ghianda. Con un\u2019immagine, un daimon, un destino che non \u00e8 scritto nelle stelle ma nelle pieghe del carattere. La psicologia del s\u00e9 ha cercato le cause nell\u2019infanzia. Hillman cerca la chiamata nella vocazione. Non siamo il prodotto dei genitori. Siamo il progetto dell\u2019anima. E l\u2019anima sceglie i genitori, sceglie le ferite, sceglie le malattie perch\u00e9 le servono per scolpirsi. Amore, anima e psiche sono la stessa triade. Psiche \u00e8 l\u2019anima che ama Eros. Ma per amare Eros deve attraversare prove, deve perdere, deve sporcarsi. L\u2019amore non \u00e8 sentimento. \u00c8 iniziazione. \u00abAmare\u00bb, scrive Hillman, \u00ab\u00e8 immaginare l\u2019altro\u00bb. Non possederlo. Non capirlo. Immaginarlo. E l\u2019immaginazione \u00e8 l\u2019organo dell\u2019anima. \u00c8 il cuore che vede.<\/p>\n\n\n\n<p>Anima e cuore, infatti, non sono qui metafore. Sono luoghi. Il cuore antico non era pompa: era kardia, era tempio, era il punto dove gli d\u00e8i parlavano. Hillman riprende la medicina ippocratica, la teologia di Ficino, la poesia di Keats: il cuore \u00e8 l\u2019organo estetico. Soffre non per pompa male, ma per bellezza negata. La depressione \u00e8 nostalgia di bellezza. L\u2019ansia \u00e8 Afrodite che bussa e non trova casa. No. Non si deve fuggire dagli d\u00e8i. Si deve smettere di essere monoteisti in psicologia. Il monoteismo dell\u2019Io ha prodotto l\u2019ego, la clinica, il DSM. Ha ridotto la molteplicit\u00e0 dell\u2019anima a disturbo dissociativo. Hillman rivendica il politeismo: Marte per la rabbia, Venere per l\u2019eros, Saturno per la malinconia, Mercurio per il furto, Dioniso per la follia. Ogni patologia \u00e8 un dio che non \u00e8 stato riconosciuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa psicopatologia\u00bb, scrive in \u00abRe-visione della psicologia\u00bb del 1975, \u00ab\u00e8 mitologia\u00bb. Curare non \u00e8 normalizzare. \u00c8 ricondurre ogni sintomo al suo dio. La depressione \u00e8 Saturno: porta piombo, porta peso, porta profondit\u00e0. Non si cura con la serotonina. Si onora con il tempo, con la notte, con il lutto. L\u2019attacco di panico \u00e8 Pan: il dio che irrompe. Non si seda. Si ascolta. Andare oltre l\u2019umanesimo significa questo: smettere di mettere l\u2019uomo al centro. L\u2019uomo non \u00e8 misura. \u00c8 luogo. \u00c8 teatro. \u00c8 campo di battaglia degli d\u00e8i. L\u2019umanesimo ha tolto gli d\u00e8i e ha lasciato l\u2019Io solo. E l\u2019Io, da solo, impazzisce. Per questo serve il ritorno agli d\u00e8i. Non per credere. Per immaginare. Il sogno, per Hillman, non si interpreta. Si frequenta. Non dice qualcosa d\u2019altro. \u00c8. \u00c8 immagine autonoma, \u00e8 poesia notturna, \u00e8 l\u2019anima che parla la sua lingua. \u00abAtteniamoci all\u2019immagine\u00bb, ripete. Non tradurre il serpente in fallo, la casa in madre, il volo in desiderio. Il serpente \u00e8 serpente. E il serpente sa. Il sogno \u00e8 l\u2019essere dell\u2019anima. E l\u2019essere dell\u2019anima \u00e8 estetico. Per questo bellezza e malinconia sono sorelle. La bellezza, diceva Plotino, \u00e8 lo splendore del vero. Ma il vero, quando appare, fa male. Perch\u00e9 ci ricorda l\u2019esilio. La malinconia \u00e8 la coscienza della bellezza perduta. \u00c8 Saturno che piange Venere. \u00c8 l\u2019anima che sa di essere stata in paradiso e ora abita il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Hillman ha il coraggio di dirlo: la terapia non rende felici. Rende profondi. E la profondit\u00e0 \u00e8 malinconica. Perch\u00e9 vede. E vedere, in un mondo di ciechi, \u00e8 una condanna. Ma \u00e8 anche l\u2019unica salvezza. L\u2019anima sa. Ma il suo sapere non \u00e8 informazione. \u00c8 alchimia. \u00c8 nigredo, albedo, rubedo. \u00c8 putrefazione, purificazione, incarnazione. La nigredo \u00e8 la depressione, \u00e8 la notte dell\u2019anima, \u00e8 il piombo. L\u2019albedo \u00e8 il sogno, \u00e8 la riflessione, \u00e8 l\u2019argento. La rubedo \u00e8 l\u2019amore, \u00e8 il sangue, \u00e8 l\u2019oro. Hillman riprende Jung, ma lo porta a valle. L\u2019alchimia non \u00e8 metafora dell\u2019individuazione. \u00c8 l\u2019individuazione che \u00e8 metafora dell\u2019alchimia. Perch\u00e9 l\u2019anima lavora come il metallo: brucia, si scioglie, si coagula. E il terapeuta non \u00e8 medico. \u00c8 adepto. Non guida: assiste. Non interpreta: cuoce. Il sapere dell\u2019anima \u00e8 sapore. \u00c8 sapientia che viene da sapere, avere gusto. L\u2019anima conosce assaggiando. Assaggia il lutto, assaggia l\u2019eros, assaggia la follia. E in ogni assaggio diventa pi\u00f9 s\u00e9 stessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>James Hillman muore il 27 ottobre 2011. Era nato nel 1926. Si dissolve nelle immagini che ha liberato. Nei sogni che non interpretiamo pi\u00f9. Nelle depressioni che non curiamo pi\u00f9, ma abitiamo. Nelle malattie che non riduciamo pi\u00f9 a sintomo, ma leggiamo come mito. Ci ha lasciato un compito: fare anima. Fare anima significa restituire profondit\u00e0 alle cose. Guardare un tavolo e vedere Saturno. Guardare una rosa e vedere Afrodite. Guardare una ferita e vedere dove l\u2019angelo \u00e8 entrato. Non si deve fuggire dagli d\u00e8i. Si deve invitarli a cena. Dargli un posto a tavola. Ascoltare ci\u00f2 che hanno da dire. Anche se dicono cose terribili. Perch\u00e9 gli d\u00e8i terribili sono gli d\u00e8i necessari. E quando l\u2019anima fa male, non chiedere perch\u00e9. Chiedi chi. Chi sta parlando? Quale dio, quale archetipo, quale immagine vuole vivere attraverso te? L\u00ec \u00e8 il codice. L\u00ec \u00e8 la bellezza. L\u00ec \u00e8 la malinconia che salva. L\u00ec \u00e8 l\u2019alchimia che trasforma il piombo del dolore nell\u2019oro della visione. Hillman non ha salvato l\u2019anima. Le ha ridato voce. E la voce dell\u2019anima, quando parla, non consola. Rivela. E rivelando, ci fa umani. Non di un umanesimo di Io. Di un umanesimo di d\u00e8i. Cos\u00ec: \u00abAttraverso la forza dell&#8217;immagine, che si esprime come sintomo e avanza le pretese erratiche di Necessit\u00e0, noi scopriamo una visione psicologica dell&#8217;uomo, un uomo che n\u00e9 il naturalismo, n\u00e9 lo spiritualismo, n\u00e9 il normalismo valgono a definire\u00bb. C&#8217;\u00e8 dunque la forza delle immagini. Rivelano. Le immagini anche in ombre rivelano sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 C&#8217;\u00e8 un mondo di alchimie e di onirici segni sciamanici in James Hillman. Ci\u00f2 che chiama \u00abpsicologia alchemica\u00bb. 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