{"id":91854,"date":"2026-06-14T15:26:20","date_gmt":"2026-06-14T15:26:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91854"},"modified":"2026-06-14T15:26:20","modified_gmt":"2026-06-14T15:26:20","slug":"lantifascismo-in-carta-bollata-quando-la-cultura-firma-labiura-di-se-e-un-gesto-di-anti-democrazia-a-piu-libri-piu-liberi-ovvero-ignoranza-storica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=91854","title":{"rendered":"L\u2019antifascismo in carta bollata: quando la cultura firma l\u2019abiura di s\u00e9. \u00c8 un gesto di anti democrazia a Pi\u00f9 Libri pi\u00f9 Liberi. Ovvero ignoranza storica"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-91855\" style=\"width:442px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000271558-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>E menomale che si parla che leggendo pi\u00f9 libri si dovrebbe essere pi\u00f9 liberi. Che contraddizione. Siamo sul terreno&nbsp; dell&#8217;inverosimile. Abbiamo toccato il colmo e il fondo con la non cultura. C\u2019\u00e8 un punto in cui il paradosso diventa specchio. Un punto in cui la Storia, che non ama le ripetizioni ma spesso le subisce, si guarda e non si riconosce. Sta accadendo con \u00abPi\u00f9 libri pi\u00f9 liberi\u00bb, Fiera nata a Roma (nella prima settimana di dicembre, alla quale sono stato sempre presente) per celebrare la bibliodiversit\u00e0, il rischio dell\u2019editore, la libert\u00e0 della pagina. Ed \u00e8 accaduto con una richiesta: firmare una dichiarazione di antifascismo per poter esistere nello spazio pubblico della cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Il colmo \u00e8 stato toccato. Il fondo, forse, anche. Perch\u00e9 quando la libert\u00e0 deve essere dichiarata per essere concessa, allora non \u00e8 pi\u00f9 libert\u00e0: \u00e8 lasciapassare. \u00c8 dogana dell\u2019anima. \u00c8 l\u2019abiura preventiva chiesta a chi, per mestiere, dovrebbe avere come unico dogma il dubbio. Qui la cultura abdica. Si fa burocrazia. Si fa modulo. Si fa funzionario di un\u2019idea, e tradisce la sua natura pi\u00f9 vera. La cultura non giura: interroga. Non firma: scrive. Non si autentica: si rischia. \u00c8 praticamente il modulo comunista che si vuole applicare-imporre. Quello degli anni terribili dei Gulag sovietici.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiedere a un editore di sottoscrivere l\u2019antifascismo \u00e8 gesto che rivela due malattie del nostro tempo: l\u2019anticultura e l\u2019ignoranza storica. Anticultura perch\u00e9 riduce il valore a bollino, la coscienza a certificato, l\u2019ethos a compliance. \u00c8 la logica dell\u2019algoritmo applicata allo spirito: spunta la casella se non sei fascista. Ma la cultura, da Omero a Dante, da Agostino a Gramsci, non ha mai avuto caselle. Ha avuto ferite. Ha avuto domande. Ha avuto l\u2019inquietudine di chi non sa e per questo cerca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ignoranza storica perch\u00e9 confonde il piano della memoria con quello della milizia. L\u2019antifascismo \u00e8 valore fondativo della Repubblica, \u00e8 sangue della Costituzione, \u00e8 lezione della Storia. Ma la Storia non si difende con le firme. Si difende con il pensiero. Con il libro che sta sul banco anche se non ci piace. Con l\u2019editore che pubblica ci\u00f2 che interroga, non ci\u00f2 che rassicura. Trasformare l\u2019antifascismo in pedaggio significa svuotarlo. Significa farlo diventare folklore, rito civile, liturgia senza dei.&nbsp; \u00c8 il rovesciamento tragico: per difendere la libert\u00e0, si impone un giuramento. Per salvare la democrazia, si nega il suo fondamento: il conflitto delle idee.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che a insorgere siano state voci come Massimo Cacciari e Luciano Canfora. Non sono editori. Sono coscienze. Sono uomini che hanno attraversato il Novecento senza scorciatoie, che conoscono il peso delle parole e il pericolo delle patenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Cacciari pare che abbia detto: \u201cPenso si siano bevuti il cervello, chiedono di firmare una dichiarazione come quella in cui dichiari di non essere mafioso. Una dichiarazione di questo genere supera ogni limite, tra poco dovremo firmare le dichiarazioni per dire che si \u00e8 contro Putin o contro Trump\u201d. Non \u00e8 provocazione: \u00e8 teologia politica. \u00c8 il monito di chi sa che la libert\u00e0 muore quando diventa obbligo. Che la morale, se imposta, diventa morale di Stato. E lo Stato etico, da Hegel in poi, \u00e8 cosa seria: non \u00e8 ufficio anagrafe delle opinioni. Vuole dire che chi impone ci\u00f2 non ha mai letto un rigo di filosofia. Oppure quel rigo non lo ha capito.<\/p>\n\n\n\n<p>Canfora, con l\u2019ironia del filologo che ha visto cadere imperi, sembra aver chiosato: \u201c\u00c8 una cosa che fa ridere, gli editori non sono partiti politici. Il problema \u00e8 molto semplice. Io ritengo l\u2019antifascismo un valore positivo, ma c\u2019\u00e8 anche un grande storico come il mio amico Franco Cardini che quando gli chiesero in una trasmissione televisiva se fosse antifascista rispose: \u2018lo diventer\u00f2\u2019\u2026 \u00e8 una decisione dissennata che si espone a critiche di ogni tipo, l\u2019editore non \u00e8 un funzionario pubblico che deve giurare sulla Costituzione ma una figura che fa impresa e pu\u00f2 fare quello che gli pare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il nodo: \u201clo diventer\u00f2\u201d. Cardini, con una battuta, smaschera l\u2019inganno. L\u2019antifascismo non \u00e8 un dato anagrafico. \u00c8 una scelta, una conquista, un cammino. \u00c8 krisis, giudizio, discernimento. Imporlo per decreto significa negare proprio quella libert\u00e0 di coscienza che il fascismo calpestava. \u00c8 la nemesi: per combattere il fantasma del totalitarismo, si usa il suo metodo. Il timbro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019editore, dice Canfora, \u201c&#8230;non \u00e8 un funzionario pubblico che deve giurare\u201d. \u00c8 parola antica e fondativa. L\u2019editore \u00e8 colui che edita, che porta alla luce. \u00c8 ostetrica del pensiero, non gendarme del pensiero. Pu\u00f2 pubblicare Gentile e Gramsci, Evola e Gobetti, perch\u00e9 la cultura non \u00e8 selezione morale: \u00e8 complessit\u00e0. \u00c8 tenere insieme ci\u00f2 che brucia. \u00c8 far parlare anche il nemico, perch\u00e9 solo cos\u00ec lo si conosce, lo si smaschera, lo si supera.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019editore diventa funzionario, la cultura diventa nomenclatura. Le nomenclature dei partiti, lo insegna il Novecento, hanno sempre amato i moduli. Hanno sempre amato i registri. Hanno sempre amato le liste: di buoni e di cattivi, di puri e di impuri. \u00c8 la tentazione eterna della cultura ideologizzata. Ovvero la pseudo cultura. Che sia fascista o antifascista, quando la cultura \u00e8 ideologia di fazioni, smette di essere cultura. \u00c8 faziosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Che a intervenire sia stata anche Giorgia Meloni, aggiunge un ulteriore strato di tragedia. Perch\u00e9 il tema non \u00e8 destra o sinistra. Il tema \u00e8 libert\u00e0. Quando la politica entra nella fiera del libro con il metro del giuramento, perde. Perde tutta. Perde la destra, che vede confermato il sospetto di una egemonia culturale che esclude. Perde la sinistra, che vede l\u2019antifascismo ridotto a lasciapassare. Perde la cultura, che diventa campo di battaglia tra fazioni, non luogo di incontro tra anime. La politica ha il dovere di difendere la Costituzione. Non ha il diritto di chiedere abiure. Perch\u00e9 la Costituzione \u00e8 casa comune, non contratto di affitto con clausola etica. E in quella casa entrano tutti: anche quelli che non ci piacciono. Anzi, soprattutto quelli. Perch\u00e9 la democrazia non \u00e8 il consenso dei simili. \u00c8 la convivenza dei diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo al colmo, s\u00ec. Siamo al fondo anche. Perch\u00e9 abbiamo sostituito l\u2019auctoritas con l\u2019autorizzazione. Abbiamo messo il timbro al posto dell\u2019ala. Ma la cultura, quando \u00e8 vera, non chiede permesso. Non firma. Non si autentica. \u00c8. \u00c8 il libro che sta sul banco e interroga. \u00c8 l\u2019editore che rischia. \u00c8 il lettore che sceglie. \u00c8 la pagina che brucia le dita perch\u00e9 non \u00e8 tiepida. L\u2019antifascismo non si dichiara: si pratica. Si pratica leggendo, discutendo, dubitando, scegliendo. Si pratica lasciando che anche l\u2019idea che detesto abbia diritto di cittadinanza, perch\u00e9 solo cos\u00ec la mia idea diventa forte. Il resto \u00e8 anticultura. \u00c8 ignoranza storica. \u00c8 la paura che si fa legge. \u00c8 l\u2019ancora che abbiamo scambiato per patria.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, a \u00abPi\u00f9 libri pi\u00f9 liberi\u00bb, non servono firme. Serve coraggio. Serve il coraggio di essere davvero pi\u00f9 liberi. Di non chiedere a nessuno di giurare. Di lasciare che i libri facciano il loro mestiere: inquietare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 la cultura, quando firma, smette di essere viaggio. E noi, da sempre, siamo viandanti. Non funzionari. Pi\u00f9 libri pi\u00f9 liberi. Ma si sono chiesto il significato di ci\u00f2? \u00c8 uno scandalo. Gli uomini veri di cultura e seriamente attrezzati facciano sentire il loro sdegno su una tale questione drammaticamente ridicola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 E menomale che si parla che leggendo pi\u00f9 libri si dovrebbe essere pi\u00f9 liberi. Che contraddizione. 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