{"id":92435,"date":"2026-06-20T18:42:08","date_gmt":"2026-06-20T18:42:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=92435"},"modified":"2026-06-20T18:42:08","modified_gmt":"2026-06-20T18:42:08","slug":"enrico-berlinguer-e-il-pensiero-come-responsabilita-tra-hegel-croce-e-gentile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=92435","title":{"rendered":"Enrico Berlinguer e il pensiero come responsabilit\u00e0 tra Hegel Croce e Gentile"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92436\" style=\"width:376px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000276341-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero se non \u00e8 responsabilit\u00e0 diventa trauma dell&#8217;effimero. La politica che muore \u00e8 la perdita della responsabilit\u00e0 storica e culturale.&nbsp; Dietro la politica nel \u00abc&#8217;era una volta\u00bb viveva la responsabilit\u00e0 della conoscenza dell&#8217;assenza culturale.&nbsp; In politica campeggiava soprattutto una filosofia della consapevolezza. Pi\u00f9 volte mi sono soffermato du Alfo Moro. Ora il ricordo mi porta a Berlinguer. Negli anni universitari Enrico Berlinguer pensava a una tesi su Hegel, Croce e Gentile. Scegliere quei tre nomi significava scegliere il luogo in cui la filosofia italiana si \u00e8 fatta Stato, coscienza storica, destino. Significava interrogare la dialettica, l\u2019idealismo, l\u2019attualismo, per capire come un\u2019idea diventa istituzione e come un\u2019istituzione pu\u00f2 tradire l\u2019idea. Un politico non sceglie Hegel per citazione. Lo sceglie perch\u00e9 avverte che la storia non \u00e8 somma di fatti. \u00c8 movimento. \u00c8 contraddizione che lavora. Croce e Gentile sono i figli inquieti di quel movimento. Uno ha cercato di salvare la libert\u00e0 dalla furia della sintesi. L\u2019altro ha tentato di far coincidere pensiero e azione fino all\u2019identit\u00e0. Berlinguer, gi\u00e0 allora, stava sulla soglia tra la fedelt\u00e0 al reale e la tentazione del sistema. La tesi crrdo mai scritta, vorrei sbagliarmi per\u00f2, \u00e8 rimasta come interrogazione aperta: come tenere insieme la ragione della storia e la storia della ragione senza sacrificare l\u2019uomo. Hegel consegna all\u2019Occidente l\u2019idea che il vero \u00e8 l\u2019intero. La realt\u00e0 \u00e8 processo. Lo Spirito si realizza alienandosi, perdendosi per ritrovarsi. Ogni epoca \u00e8 momento. Ogni momento \u00e8 necessario. Da qui nasce la tentazione totalizzante: se tutto \u00e8 necessario, anche il potere \u00e8 giustificato dal suo apparire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Benedetto Croce raccoglie Hegel e lo disarma. Distingue. Separa estetica, logica, economia, etica. Salva la libert\u00e0 come categoria dello Spirito, ma la sottrae alla prigione della necessit\u00e0. La storia \u00e8 storia della libert\u00e0, non della necessit\u00e0. Il liberalismo crociano \u00e8 metafisica della distinzione perch\u00e9 l\u2019uomo non \u00e8 ingranaggio. Giovanni Gentile porta Hegel alle estreme conseguenze. L\u2019attualismo dice che pensare \u00e8 fare. Il soggetto non contempla il mondo. Lo crea nell\u2019atto stesso del pensiero. Cos\u00ec la filosofia diventa pedagogia di Stato. Lo Stato etico non \u00e8 fuori dell\u2019individuo. \u00c8 l\u2019individuo nella sua forma compiuta. Qui la libert\u00e0 rischia di diventare identit\u00e0 con il potere. Tra questi tre fuochi Berlinguer avrebbe dovuto camminare. Cosa avrebbe scritto? Forse che la dialettica non pu\u00f2 essere alibi. Che la distinzione crociana \u00e8 presidio contro l\u2019idolatria della Storia. Che l\u2019attualismo gentiliano, quando perde il senso del limite, trasforma la politica in religione. E la politica, se diventa religione, smette di essere laica. Da un politico come Berlinguer non ci si sarebbe aspettato esegesi. Ci si sarebbe aspettato scavo. La filosofia, per lui, non era ornamento. Era metodo. Era il modo di stare nel conflitto senza trasformarlo in annientamento. In Hegel avrebbe cercato la ragione del mutamento. In Croce il senso del limite. In Gentile il rischio dell\u2019assoluto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua politica porta i segni di quella tesi mancata. Il compromesso storico non \u00e8 calcolo. \u00c8 dialettica senza sintesi forzata. \u00c8 riconoscimento che l\u2019avversario non \u00e8 errore da sopprimere. \u00c8 parte della totalit\u00e0 che non si chiude. L\u2019eurocomunismo \u00e8 crociano: rivendica l\u2019autonomia del soggetto storico italiano rispetto alla necessit\u00e0 del blocco. La questione morale \u00e8 gentiliana rovesciata: se pensare \u00e8 fare, allora la corruzione del pensiero \u00e8 corruzione dello Stato. Ma \u00e8 anche anti-gentiliana: lo Stato non \u00e8 etico per definizione. Nel 1976 dice: \u201cIo voglio che l\u2019Italia non esca dal Patto Atlantico \u00abanche\u00bb per questo, e non solo perch\u00e9 la nostra uscita sconvolgerebbe l\u2019equilibrio internazionale. Mi sento pi\u00f9 sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia\u201d. \u00c8 frase hegeliana e crociana insieme. Hegeliana perch\u00e9 legge la realt\u00e0 come equilibrio di forze, come razionalit\u00e0 del reale. Crociana perch\u00e9 difende l\u2019autonomia del particolare, dell\u2019Italia che non \u00e8 funzione di un disegno altrui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1986, parlando con Oriana Fallaci disse: \u201cUn regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libert\u00e0\u201d. Qui \u00e8 Croce che parla, contro ogni totalit\u00e0 che sacrifica l\u2019individuo. La libert\u00e0 non \u00e8 momento da superare. \u00c8 fondamento. Senza libert\u00e0 la storia \u00e8 meccanica. E la meccanica non ha anima. Nella lettera a monsignor Bettazzi (c&#8217;\u00e8 un ricco carteggio) del 1977: \u201cNel Pci esiste ed opera la volont\u00e0 non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch&#8217;esso dunque non teista, non ateista, non antiteista\u201d. \u00c8 la distinzione crociana portata nella carne della politica. Lo Stato non \u00e8 chiesa. Il partito non \u00e8 fede. La laicit\u00e0 non \u00e8 negazione. \u00c8 spazio. \u00c8 soglia. \u00c8 riconoscimento che il destino dell\u2019uomo non si risolve in una formula, n\u00e9 di partito n\u00e9 di altare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSul sole dell\u2019avvenire oggi discutono pi\u00f9 gli scienziati che i comunisti\u201d. Adornato raccoglie questa confessione. \u00c8 il tramonto dell\u2019utopia come teologia. Berlinguer avverte che la dialettica, se non resta aperta, diventa retorica. Il sole dell\u2019avvenire non \u00e8 pi\u00f9 meta della storia. \u00c8 ipotesi, ricerca, rischio. La politica che non sa dubitare diventa religione secolarizzata. E ogni religione secolarizzata finisce per chiedere sacrifici.&nbsp; Qui Gentile \u00e8 ammonimento. L\u2019identit\u00e0 di pensiero e azione, quando perde la mediazione del limite, brucia il reale sull\u2019altare dell\u2019Idea. Berlinguer sceglie la mediazione. Sceglie la lentezza. Sceglie la democrazia come metodo, non come esito. Perch\u00e9 il metodo salva l\u2019uomo. L\u2019esito, da solo, pu\u00f2 perderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse ancora oggi avrebbe scritto che Hegel insegna a non temere la contraddizione. Che Croce insegna a non idolatrarla. Che Gentile insegna che senza atto non c\u2019\u00e8 pensiero, ma che l\u2019atto senza limite \u00e8 violenza. Avrebbe scritto che la filosofia non \u00e8 algebra della storia. \u00c8 custodia del possibile. Che la politica non \u00e8 applicazione di un sistema. \u00c8 assunzione di responsabilit\u00e0 dentro il tempo.&nbsp; Avrebbe scritto che il comunismo, se vuole restare umano, deve farsi crociano: deve accettare che la libert\u00e0 non \u00e8 momento da superare, ma orizzonte da custodire. Che deve farsi hegeliano: deve leggere la realt\u00e0, non sognarla. Che deve rifiutare Gentile quando Gentile consegna l\u2019individuo allo Stato.&nbsp; Avrebbe scritto che la laicit\u00e0 \u00e8 la forma politica della distinzione. Che senza distinzione tra Stato e Chiesa, tra partito e verit\u00e0, tra potere e spirito, la democrazia muore. E muore non con un colpo. Muore per soffocamento. Berlinguer non si laure\u00f2 con Hegel, Croce e Gentile. Si laure\u00f2 con la storia. La sua politica fu la tesi. Ogni discorso, ogni scelta, ogni esitazione furono note a margine di quel testo mai consegnato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come nel suo ultimo discorso a Padova del 7 giugno del 1984: \u00abNoi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, pu\u00f2 essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell&#8217;uomo, del suo benessere, della sua felicit\u00e0. La prova per questo obbiettivo \u00e8 una prova che pu\u00f2 riempire degnamente una vita\u00bb. Uomo e vita. \u00c8 la sintesi dei trent&#8217;anni filosofi citati.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia, per lui, non era citazione. Era stile. Stile di stare nel mondo senza possederlo. Stile di stare nel conflitto senza odiare. Stile di stare nel partito senza farne chiesa. Stile di stare nell\u2019Occidente senza farne idolo. Resta la tesi non scritta. Ma resta soprattutto il metodo: pensare \u00e8 gi\u00e0 agire, ma agire \u00e8 gi\u00e0 limitarsi. Tra Hegel, Croce e Gentile, Berlinguer scelse la soglia. E sulla soglia, ancora oggi, la politica pu\u00f2 ritrovare il suo spessore. Perch\u00e9 la soglia \u00e8 il luogo in cui l\u2019uomo non \u00e8 n\u00e9 dio n\u00e9 numero. \u00c8 uomo. E basta. Quindi trattasi di una visione in cui la politica, non solo in termini aristotelici, ha bisogno di scavare dentro per restituire la formazione, l&#8217;ermeneutica, il pensare. Perch\u00e9 senza questi tre criteri non c&#8217;\u00e8 alcun dovere. Il&nbsp; dovere nasce non dai valori. Oggi. Ma dal pretendere una politica che abbia la capacit\u00e0 di dirsi tale. Ma la politica \u00e8 fatta dagli uomini.&nbsp; Se mi trovo davanti a espressioni politiche che non siano in grado di capire la storia il tempo che viviamo la forza intellettuale perch\u00e9 \u00abio\u00bb dovrei sentirmi l&#8217;obbligo di mantenere fede a un dovere? Un interrogativo che resta. I tempi di Hegel di Croce di Gentile, dello stesso Berlinguer, avevano cultura capacit\u00e0 dialettica,&nbsp; pur tra scontri, e forza progettuale. Siamo oggi in un tempo di macerie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Il pensiero se non \u00e8 responsabilit\u00e0 diventa trauma dell&#8217;effimero. 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