{"id":9244,"date":"2020-01-21T09:34:59","date_gmt":"2020-01-21T09:34:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9244"},"modified":"2020-01-21T09:34:59","modified_gmt":"2020-01-21T09:34:59","slug":"il-sosia-abruzzese-di-charlot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9244","title":{"rendered":"IL SOSIA ABRUZZESE DI CHARLOT"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/VINCENZO-PELLICCIONE-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9246\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/VINCENZO-PELLICCIONE-1.jpg\" alt=\"\" width=\"139\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/VINCENZO-PELLICCIONE-1.jpg 139w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/VINCENZO-PELLICCIONE-1-99x150.jpg 99w\" sizes=\"(max-width: 139px) 100vw, 139px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/5_opt.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-9247\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/5_opt.jpg\" alt=\"\" width=\"279\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/5_opt.jpg 400w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/5_opt-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/5_opt-150x112.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Coriandoli<br \/>\nFU COS\u00cc CHE UN ABRUZZESE CON LA VALIGIA DI CARTONE DIVENNE \u201cCHAPLIN DELL\u2019ITAL\u00cc\u201d<\/p>\n<p>di Daniela Musini<\/p>\n<p>Era nato a Rosciolo dei Marsi, un borgo di Magliano dei Marsi in provincia de L\u2019Aquila, il 21 giugno 1893 da Sebastiano e Carolina Marini, ma in quella piccola frazione abruzzese lui, pur amandola, non ci voleva stare, perch\u00e9 esuberante e fantasioso com&#8217;era, sognava di lavorare nel variet\u00e0. I suoi genitori e i suoi cinque fratelli (Nicola, Giovannino, Benedetto, Pasquale e Maria), mentre si recavano nei campi a lavorare duro, scuotevano la testa sorridendo di fronte a queste sue fantasie fumiste e un po&#8217; megalomani, ma Vincenzo Pelliccione era testardo come tutti gli Abruzzesi e deciso a perseguire i suoi sogni.<\/p>\n<p>E cos\u00ec in quel 1915 funestato dalla Grande Guerra, Vincenzo salut\u00f2 i genitori, i familiari e i compaesani e s&#8217;imbarc\u00f2 per l\u2019America al grido di \u00abVoglio diventare famoso\u00bb: dalla sua aveva la giovane et\u00e0 (22 anni), un bell&#8217;aspetto, una valigia legata con lo spago, una buona dose di ottimismo e uno straordinario talento nelle imitazioni. Approd\u00f2 in Pennsylvania e si impieg\u00f2 nei lavori pi\u00f9 umili: \u00abGuadagnavo due dollari al giorno: uno lo spendevo per mangiare, l\u2019altro per le lezioni di inglese\u00bb, ricorder\u00e0 in seguito. Lavorava senza tregua, con tenacia e determinazione per inseguire il suo sogno: approdare a Los Angeles. Ci riuscir\u00e0 quattordici anni dopo, nel 1929, dopo aver vissuto per un breve periodo anche in Ohio.<\/p>\n<p>A Los Angeles, appena poteva, si recava ad Hollywood, la Mecca del Cinema, a guardare da vicino i suoi idoli: Buster Keaton, Gloria Swanson e sopratutto lui, Charlie Chaplin, l\u2019amatissimo Charlot, di cui aveva visto e rivisto tutti i film ed imitato tutte le movenze. Con bombetta, bastone di bamb\u00f9 e la classica andatura a paperottolo, Pelliccione faceva ridere tutti i suoi compagni di lavoro e tutti gli dicevano che era identico&#8230;ma proprio identico! Ed era vero. Vincenzo, quando si metteva i baffetti finti e indossava gli abiti lisi e troppo larghi di Charlot, diventava proprio il suo sosia. E questo fu la sua fortuna. Inizi\u00f2 a fare spettacolini in piccoli locali di Los Angeles con lo pseudonimo di Eugene De Verdi, collaborando nel contempo in teatro con Mae West e al cinema con Buster Keaton, fino a che arriva la svolta inaspettata e fortunosa.<\/p>\n<p>Una sera che come sempre stava imitando Charlot capit\u00f2 tra il pubblico un noto, stravagante e intraprendente impresario americano, Sid Grauman, il quale sulla celebre Walk of Fame (la passeggiata della celebrit\u00e0) aveva il suo Grauman\u2019s Chinese Theatre dalla caratteristica forma a pagoda, proprio quello davanti al quale ci sono i blocchi di cemento su cui le stars di Hollywood hanno lasciato le proprie impronte di mani e piedi. Ebbene Grauman, impressionato dalla somiglianza e dalla capacit\u00e0 imitativa di Pelliccione\/De Verdi, lo present\u00f2 al suo grande amico Charlie Chaplin.<\/p>\n<p>Il sogno del giovane emigrante abruzzese si era avverato: viene scritturato come controfigura di Charlot in alcune scene di \u201cLuci della citt\u00e0\u201d e di \u201cTempi moderni\u201d, lo sostituisce nelle prove de \u201cIl Circo\u201d, \u201cIl Dittatore\u201d e appare come suo sosia negli eventi pubblicitari e durante i tour in Florida o in California: \u00abIo, povero abruzzese emigrato in cerca di fortuna, diventavo Chaplin. La gente mi fermava per strada, mi applaudiva quando facevo il numero con la bombetta e i pantaloni a fisarmonica. Riuscivo a imitarlo in modo ineccepibile, nessuno sarebbe stato in grado di distinguere la copia dall\u2019originale\u00bb, ripeteva nelle interviste.<\/p>\n<p>Una volta che per strategia di marketing se ne and\u00f2 in giro per Los Angeles vestito da Charlot, la gente, convinta di trovarsi veramente davanti al vero Chaplin, form\u00f2 una ressa tale e si cre\u00f2 un ingorgo cos\u00ec caotico con macchine e taxi, che il povero Pelliccione dovette rifugiarsi in un Teatro. E un&#8217;altra volta Grauman allest\u00ec nell\u2019atrio del suo teatro un piccolo museo delle cere in cui figuravano personaggi famosi di allora, tra i quali Fred Astaire e Jean Harlow. Non avendo fatto in tempo a far forgiare la statua di cera del mitico Charlot, l&#8217;impresario preg\u00f2 Vincenzo di fingere di essere la sua statua, restando completamente immobile con tanto di bombetta sul capo e solito il bastoncino in mano.<\/p>\n<p>Ben 300 persone sfilarono davanti a lui, senza accorgersi che quella non era una statua, ma Vincenzo Pelliccione, alias Eugene De Versi in persona, fino a quando lui, inevitabilmente, si mosse, seminando il panico tra i presenti. La collaborazione con Charlie Chaplin dur\u00f2 fino al 1940 e termin\u00f2 con l\u2019uscita del film \u201cIl grande dittatore\u201d, film-parodia sul Nazismo. Vincenzo Pelliccione smise i panni di Charlot, ma non lasci\u00f2 quel mondo dorato e amato di Hollywood. Si ricicl\u00f2 come tecnico delle luci e esperto di effetti speciali, inventando diverse macchine per i set e collaborando a kolossal come \u201cVentimila leghe sotto i mari\u201d (che vinse il premio Oscar proprio per gli effetti speciali nel 1955), \u201cBen Hur\u201d e \u201cCleopatra\u201d e dando un notevole apporto a film rimasti memorabili, fra cui \u201cIl figlio dello Sceicco\u201d con Rodolfo Valentino.<\/p>\n<p>Riusc\u00ec a conoscere e a collaborare con le sue dive preferite: Marilyn Monroe, Liz Taylor e Anna Magnani durante la lavorazione del film \u201cLa Rosa Tatuata\u201d (per il quale l&#8217;attrice italiana vinse l&#8217;Oscar e il Golden Globe come miglior attrice). Nel 1968 torn\u00f2 definitivamente in Italia e collabor\u00f2 a lungo con il produttore Dino De Laurentiis, sempre come esperto di effetti speciali e a Roma girava con un cocker nero ammaestrato che gli portava il giornale quando faceva colazione al bar. Mor\u00ec il 20 giugno 1978, a 84 anni, sei mesi dopo la scomparsa di Charlie Chaplin, il suo idolo, il suo mentore. Le sue spoglie riposano nel cimitero del suo paese d&#8217;origine, nella Marsica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Coriandoli FU COS\u00cc CHE UN ABRUZZESE CON LA VALIGIA DI CARTONE DIVENNE \u201cCHAPLIN DELL\u2019ITAL\u00cc\u201d di Daniela Musini Era nato a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,15],"tags":[],"class_list":["post-9244","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-italiani-allestero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9244\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}