{"id":92882,"date":"2026-06-30T13:28:00","date_gmt":"2026-06-30T13:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=92882"},"modified":"2026-06-30T13:28:01","modified_gmt":"2026-06-30T13:28:01","slug":"la-lanterna-nelle-tenebre-del-filosofo-e-le-macerie-del-tempo-berto-e-ceronetti-contro-la-modernita-sradicante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=92882","title":{"rendered":"La lanterna nelle tenebre del filosofo e le macerie del tempo. Berto e Ceronetti contro la modernit\u00e0 sradicante"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-92883\" style=\"width:250px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/1000282845-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un destino che tocca il sortilegio e la profezia. Tocca la memoria con la ragnatela del tempo. Ci sono viaggi nella solitudine che diventano segni e attese. La solitudine non \u00e8 assenza. \u00c8 soglia. \u00c8 spazio dove l\u2019uomo parla con s\u00e9 e ascolta ci\u00f2 che il rumore copre. Giuseppe Berto ha compiuto questo viaggio. Da \u00abIl cielo \u00e8 rosso\u00bb a \u00abIl male oscuro\u00bb la sua scrittura \u00e8 discesa. Discesa negli inferi del s\u00e9. Discesa nella memoria. Discesa nel corpo. Ogni romanzo \u00e8 segno. Ogni pagina \u00e8 attesa. Attesa di senso. Attesa di nome. Attesa di casa. Berto tra tradizione e innovazione \u00e8 un baluardo contro la modernit\u00e0 sradicante. Tradizione non \u00e8 museo. \u00c8 radice. \u00c8 lingua del paese, dialetto del cuore, Calabria che parla anche quando tace. Capo Vaticano.<\/p>\n\n\n\n<p>Deammatizzano la vita. Resta al limite del tragico. Ci sono innovazioni nel pensare il dolore. Ma innovazione non \u00e8 rottura. \u00c8 forma. \u00c8 il monologo interiore che diventa confessione. \u00c8 l\u2019io che si smonta per ritrovarsi. \u00c8 il corpo malato che diventa testo. Contro la modernit\u00e0 sradicante Berto oppone il luogo. Oppone il volto. Oppone la storia familiare. La modernit\u00e0 sradica. Berto radica. La modernit\u00e0 velocizza. Berto rallenta. La modernit\u00e0 dimentica. Berto ricorda.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre necessariamente vivere le identit\u00e0. Non declamarle. Non esibirle. Abitarle. L\u2019identit\u00e0 di Berto \u00e8 meridiana. \u00c8 Veneto e Calabria insieme. \u00c8 borghese che guarda il popolo. \u00c8 psicanalisi che guarda la scrittura. \u00c8 uomo che non ha patria ideologica. Ha patria carnale.<\/p>\n\n\n\n<p>Berto deve a Ceronetti una lettura importante dei Vangeli ma anche di altri scritti biblici. Ovvero il testo di Ecclesiaste. Infatti traduzione e commento sono proprio di Guido Ceronetti.&nbsp;Giuseppe Berto con molta onest\u00e0 intellettuale, com&#8217;era il suo carattere, indica le fonti alle quali ha attinto: l\u2019edizione Oscar degli \u00ab<em>Evangeli\u00bb del&nbsp;<\/em>1973 e le traduzioni di Guido Ceronetti. \u00c8 una strada che permette di portare a termine nel 1978 il grande libro di Berto: \u00abLa Gloria\u00bb. Berto fa i conti con Ceronetti proprio sul piano di un petcorso mistico.&nbsp; Dentro ci\u00f2 c&#8217;\u00e8 lidentit\u00e0. Perch\u00e9 entrambi sapevano che vivere l\u2019identit\u00e0 \u00e8 resistere. \u00c8 dire: io sono qui. Non sono numero. Non sono flusso. Non sono profilo. Sono nome. Sono terra. Sono tempo. Con Berto parla Guido Ceronetti. Ceronetti anti-moderno. Anti-moderno non per nostalgia. Per verit\u00e0. Ceronetti veglia nel tempo. Scrive sulla quiete degli dei. Scrive su come pu\u00f2 4ssere pensabile il mondo. La sua voce \u00e8 lieve tra i frantumi. Non costruisce sistemi. Custodisce resti. Ceronetti odia la tecnica che cancella il corpo. Odia la velocit\u00e0 che cancella il pensiero. Odia la modernit\u00e0 che trasforma l\u2019uomo in merce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra Berto e Ceronetti c\u2019\u00e8 una parentela. Entrambi sono uomini del limite. Entrambi dicono: la modernit\u00e0 sradica. Noi restiamo. Una comparazione che pone al centro la metafora della \u201clanterna del filosofo\u201d. Diogene portava la lanterna in pieno giorno. Cercava l\u2019uomo. La lanterna del filosofo oggi non cerca folle. Cerca volto. Cerca segno. Cerca attesa. Berto alza la lanterna sul \u00abmale oscuro\u00bb. Sulla famiglia. Sul Sud. Sull\u2019io che crolla. Ceronetti alza la lanterna sui morti. Sul silenzio. Sul pensiero che non serve. Si prende atto che il pensiero&nbsp; intorno \u00e8 macerie. Macerie di ideologie. Macerie di progressi. Macerie di idoli. La lanterna non illumina tutto. Illumina ci\u00f2 che resta. Un osso. Un nome. Un verso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le macerie sono ovunque. Macerie della metafisica classica. Macerie della storia come redenzione. Macerie dell\u2019uomo come padrone. Il filosofo non ricostruisce la torre. Raccoglie cocci. Tra i cocci trova specchi infranti. In ogni frammento un pezzo di volto. Berto raccoglie i cocci del corpo. Ceronetti raccoglie i cocci del tempo. Insieme dicono: abita le macerie. Non fuggire. Perch\u00e9 solo tra le macerie si vede la lanterna. La solitudine di Berto \u00e8 clinica e poetica. \u00c8 scrittura come cura.&nbsp; La solitudine di Ceronetti \u00e8 cimiteriale e sapienziale. \u00c8 veglia. \u00c8 attesa. Entrambe sono metodo. Non fuga dal mondo. Ritorno al mondo vero. Al mondo senza slogan. Al mondo dove l\u2019uomo \u00e8 ancora uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>La modernit\u00e0 sradicante promette libert\u00e0. D\u00e0 smarrimento. Promette velocit\u00e0. D\u00e0 vertigine. Promette progresso. D\u00e0 rovina. Berto risponde con la terra. Con la malattia nominata. Con l\u2019infanzia che non mente.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ceronetti risponde con il silenzio. Con i morti. Con la pensabilit\u00e0 che non corre. Entrambi dicono: vivere le identit\u00e0 \u00e8 l\u2019unico atto metafisico possibile oggi. Non torre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La lanterna del filosofo non scalda. Mostra le macerie. Mostra i volti. Mostra l\u2019attesa. Berto e Ceronetti non salvano dalla fine. Salvano dalla menzogna. Dicono: sei finito, sei solo, sei tra le rovine. E proprio l\u00ec puoi dire: io sono.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono viaggi nella solitudine che diventano segni e attese. Il segno \u00e8 la pagina. L\u2019attesa \u00e8 la vita. Finch\u00e9 un uomo resta con la lanterna accesa tra le macerie, il pensiero non muore. Berto e Ceronetti abitano il pensiero che non muore. Perch\u00e9 in ogni pensiero si cerca e si trova e si trova senza aver cercato. Anche sul piano di una antropologia dell&#8217;umanesimo si incontrano il cercare e l&#8217;aver trovato. C&#8217;\u00e8 la lanterna che illumina le tenebre. Qui Ceronetti e Berto ancora una volta si ritrovano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 C&#8217;\u00e8 un destino che tocca il sortilegio e la profezia. Tocca la memoria con la ragnatela del tempo. 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