{"id":93080,"date":"2026-07-04T10:56:44","date_gmt":"2026-07-04T10:56:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93080"},"modified":"2026-07-04T10:56:45","modified_gmt":"2026-07-04T10:56:45","slug":"la-solitudine-del-consulente-di-sinistra-se-londra-non-vuole-piu-i-consigli-di-baffino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93080","title":{"rendered":"La solitudine del consulente di sinistra: se Londra non vuole pi\u00f9 i consigli di Baffino"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Carlo-Di-Stanislao-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Carlo-Di-Stanislao-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-93081\" style=\"width:238px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Carlo-Di-Stanislao-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-768x746.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><br>\u200b<em>Vae victis.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tito Livio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u200bLa&nbsp;<strong>solitudine del leader<\/strong>, specie quando si trasforma nella malinconia del fatturato e nel silenzio dei telefoni che un tempo squillavano senza sosta, assume le tinte fosche di un autunno londinese decisamente precoce, umido e privo di risposte. Scopriamo infatti, con quel pizzico di sadica meraviglia e inevitabile fustigazione dei costumi che la pubblica opinione riserva da sempre alle sfortune finanziarie dei grandi timonieri della politica nostrana, che la Gran Bretagna ha improvvisamente e radicalmente smesso di avere sete della sapienza geopolitica di&nbsp;<strong>Massimo D\u2019Alema<\/strong>. Proprio cos\u00ec: la&nbsp;<strong>DL &amp; M advisor<\/strong>, la corazzata di consulenza strategica con cui l&#8217;ex premier e storico leader della sinistra italiana ha dispensato per anni perle di saggezza d&#8217;alto bordo ai mercati internazionali e ai fondi d&#8217;investimento, ha vissuto un anno da vero e proprio incubo contabile. Il valore della propria produzione \u00e8 crollato vertiginosamente dai fasti dei&nbsp;<strong>2,5 milioni di euro<\/strong>&nbsp;alla modesta e quasi proletaria cifra di&nbsp;<strong>685.739 euro<\/strong>. Un taglio netto, una rasata senza schiuma che farebbe invidia al miglior barbiere di Westminster, che riduce il giro d&#8217;affari complessivo di quasi quattro volte rispetto all&#8217;esercizio precedente, lasciando la struttura aziendale in una condizione di forzata e dolorosa austerit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bIl motivo di questo clamoroso tracollo? Semplice, spietato e squisitamente capitalista: l&#8217;<strong>azzeramento totale del fronte britannico<\/strong>, un mercato che da solo aveva garantito l&#8217;anno prima la bellezza di&nbsp;<strong>1,22 milioni di euro<\/strong>&nbsp;e che oggi, nei registri ufficiali analizzati dalle cronache finanziarie, brilla soltanto per la sua totale, gelida e impenetrabile assenza. Viene da chiedersi, con la dovuta ironia che si deve alle parabole della sinistra d&#8217;affari e dei salotti buoni, come faranno oltremanica a sopravvivere senza quelle dritte felpate, sussurrate con l&#8217;inconfondibile piglio di chi ha navigato con disinvoltura le acque della transizione dal comunismo al jet-set internazionale. Re Carlo III sar\u00e0 rimasto orfano di analisi sul posizionamento strategico del Mediterraneo? La City si muover\u00e0 alla cieca nelle nebbie della post-Brexit senza i memorandum riservati firmati dal nostro&nbsp;<strong>Baffino nazionale<\/strong>? L&#8217;evidenza dei numeri suggerisce che i britannici abbiano infine deciso di fare da soli, o che abbiano trovato un altro oracolo meno costoso e, forse, meno incline a rimproverarli con quell&#8217;aria di superiorit\u00e0 intellettuale che in Italia conosciamo fin troppo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bSe Londra piange, Roma di certo non ride, configurando uno scenario di crisi bilaterale. Il dramma della&nbsp;<strong>DL &amp; M advisor<\/strong>&nbsp;non si limita infatti a una Brexit dei profitti e delle commesse, ma assume contorni quasi autarchici quando si analizza il mercato interno. Quell&#8217;Italia che nell&#8217;anno precedente aveva generosamente tributato ben&nbsp;<strong>1,277 milioni di euro<\/strong>&nbsp;alla causa dei consigli d&#8217;autore e delle mediazioni internazionali, ha improvvisamente deciso di stringere la cinghia in modo drastico. Le consulenze nostrane si sono&nbsp;<strong>letteralmente dimezzate<\/strong>, contribuendo alla contrazione complessiva e confermando una tendenza che sa di disaffezione commerciale: persino i capitalisti di casa nostra, storicamente affascinati dal brivido intellettuale di farsi spiegare il funzionamento del mondo da un ex presidente del Consiglio con un passato nel PCI, sembrano aver scoperto che la geopolitica si pu\u00f2 trovare anche gratuitamente su Wikipedia o sui canali specialistici, o forse, pi\u00f9 prosaicamente, hanno semplicemente esaurito i fondi da destinare alle pubbliche relazioni d&#8217;alto bordo e alle relazioni istituzionali di rappresentanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bOvviamente, non dobbiamo disperare n\u00e9 tantomeno avviare una colletta alimentare nei pressi di Piazza Campo de&#8217; Fiori o organizzare un fondo di solidariet\u00e0 di partito. I&nbsp;<strong>guadagni netti<\/strong>&nbsp;si saranno anche ridotti in modo drastico, passando da un utile fantasmagorico di&nbsp;<strong>1,578 milioni di euro<\/strong>&nbsp;alla pi\u00f9 modesta, ma pur sempre invidiabile, somma di&nbsp;<strong>292.630 euro<\/strong>, ma la struttura aziendale tiene botta. Con&nbsp;<strong>una sola impiegata<\/strong>&nbsp;a tempo pieno e indeterminato \u2013 un vero capolavoro di efficienza aziendale, ottimizzazione dei costi e flessibilit\u00e0 che farebbe impallidire i teorici del Jobs Act e della deregulation \u2013 la societ\u00e0 vanta ancora un&nbsp;<strong>patrimonio netto di 4,4 milioni di euro<\/strong>, frutto prezioso degli utili accantonati con lungimiranza negli anni delle vacche grasse. Insomma, la ditta \u00e8 solida dal punto di vista patrimoniale, anche se il fatturato corrente somiglia sempre pi\u00f9 a quello di una media officina meccanica della bergamasca o di uno studio associato di provincia piuttosto che a quello di una roboante multinazionale della diplomazia parallela e del lobbismo internazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bIl tracollo autarchico: quando nemmeno la patria ti capisce<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bMa dove vanno a finire i tesori accumulati negli anni d&#8217;oro, quando i bilanci sorridevano, le grandi aziende di Stato cercavano sponde e i primi ministri di mezzo mondo facevano pazientemente la fila dietro la sua porta blindata? La risposta ci porta dritti tra le dolci, nebbiose e decisamente pi\u00f9 opache colline dell&#8217;Umbria. Qui, lontano dagli occhi indiscreti dei registri societari pubblici e dalle rigide regole di trasparenza dei mercati azionari, sorge la&nbsp;<strong>Societ\u00e0 Agricola La Madeleine<\/strong>, l&#8217;azienda di famiglia gestita e custodita insieme alla moglie Maria Rosaria Giuva e ai figli Francesco e Giulia. Costituita sotto forma di&nbsp;<strong>societ\u00e0 semplice<\/strong>&nbsp;\u2013 una formula giuridica meravigliosa, un vero colpo di genio normativo che esenta dall&#8217;obbligo di pubblicare i bilanci d&#8217;esercizio e permette di mantenere un aristocratico e quasi feudale riserbo sulle vendite e sui margini \u2013 la tenuta vinicola sembra essere diventata il vero pozzo senza fondo e la destinazione prediletta delle fortune dalemiane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bI documenti della societ\u00e0 di consulenza rivelano infatti un&nbsp;<strong>travaso di liquidit\u00e0<\/strong>&nbsp;continuo e massiccio, degno di una complessa operazione di ingegneria finanziaria transfrontaliera: ai&nbsp;<strong>2 milioni di euro<\/strong>&nbsp;gi\u00e0 concessi in passato come prestito infruttifero alla Madeleine, nel corso degli ultimi mesi se ne sono aggiunti altri&nbsp;<strong>750 mila<\/strong>. In totale, fanno la bellezza di&nbsp;<strong>2,75 milioni di euro di crediti<\/strong>&nbsp;vantati da D&#8217;Alema nella sua veste di consulente strategico verso D&#8217;Alema nella sua veste di appassionato vignaiolo. Si tratta di una scommessa familiare che sa di romanticismo d&#8217;altri tempi e di ritorno alla terra: convertire i profitti volatili della consulenza geopolitica anglo-italiana in solidi ettolitri di rosso umbro, sperando che la terra e le vigne siano alla fine pi\u00f9 riconoscenti e stabili dei banchieri d&#8217;affari di Londra o dei manager di Roma. Resta il dubbio squisitamente satirico e pungente: chiss\u00e0 se il vino dalemiano, per essere pienamente apprezzato dal palato dei consumatori, richieda lo stesso immane sforzo intellettuale delle sue vecchie relazioni alla Camera dei Deputati, o se, molto pi\u00f9 semplicemente, sia diventato l&#8217;ultimo rifugio dorato di un leader che, non potendo pi\u00f9 imbottigliare il potere politico, ha deciso di imbottigliare l&#8217;uva.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">\u200bDalle nebbie della City alle vigne dell&#8217;Umbria<\/h2>\n\n\n\n<p>\u200bIn fondo, questa parabola contabile e societaria ci insegna che il&nbsp;<strong>mercato \u00e8 un giudice spietato<\/strong>, cinico e privo di memoria, persino pi\u00f9 dei severi congressi di partito o delle correnti interne della sinistra. Quando il vento delle consulenze smette di soffiare e le porte girevoli della politica si bloccano, non restano che i freddi numeri dei bilanci a testimoniare la durezza e la prosaicit\u00e0 del reale. Il passaggio repentino dai salotti dorati della finanza internazionale e dalle cene di gala alle vigne umbre pu\u00f2 essere letto romanticamente come un ritorno alle origini contadine della terra, o pi\u00f9 realisticamente come la&nbsp;<strong>ritirata strategica<\/strong>&nbsp;di chi ha capito, prima degli altri, che i consigli e le analisi geopolitiche, per essere venduti a caro prezzo, hanno assoluto bisogno di un pubblico che sia ancora disposto a farsi stupire dal prestigio del nome.<\/p>\n\n\n\n<p>\u200bE se il mercato britannico ha definitivamente chiuso i rubinetti del business, non resta che consolarsi e brindare alle spalle dei capitalisti inglesi con un bicchiere di&nbsp;<strong>Pinot Nero<\/strong>, rigorosamente autoprodotto e chilometro zero, sperando che almeno l&#8217;annata del vino sia pi\u00f9 generosa, profumata e fruttuosa dell&#8217;ultimo anno fiscale. La storia, si sa, si ripete sempre due volte: la prima come tragedia ideologica, la seconda come grigio bilancio d&#8217;esercizio di una s.r.l. E per Massimo D&#8217;Alema, la transizione finale verso la quiete della campagna umbra sembra essere l&#8217;ultimo, inevitabile capitolo di una lunghissima, complessa e a tratti profondamente ironica autobiografia della nostra nazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u200bVae victis. 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