{"id":93349,"date":"2026-07-08T16:02:30","date_gmt":"2026-07-08T16:02:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93349"},"modified":"2026-07-08T16:02:31","modified_gmt":"2026-07-08T16:02:31","slug":"vivere-pienamente-non-significa-fare-qualcosa-di-diverso-ma-fare-diversamente-da-rumi-a-don-giussani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93349","title":{"rendered":"Vivere pienamente non significa fare qualcosa di diverso, ma fare diversamente. Da Rumi a don Giussani\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"689\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-689x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-93350\" style=\"width:361px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-689x1024.jpg 689w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-202x300.jpg 202w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-768x1141.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-1034x1536.jpg 1034w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177-1378x2048.jpg 1378w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000289177.jpg 1723w\" sizes=\"(max-width: 689px) 100vw, 689px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Paolo Arces*<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Scrivere \u00e8 la catarsi del vivere. Eppure &nbsp;se non vivo, non scrivo. E se non scrivo? Vivo<\/p>\n\n\n\n<p>realmente? Questa \u00e8 la situazione che mi si \u00e8 posta dinanzi ultimamente. Pu\u00f2 apparire<\/p>\n\n\n\n<p>banale, ma la scrittura non si pu\u00f2 limitare a quello cui tutti pensiamo. Scrittura non \u00e8 solo<\/p>\n\n\n\n<p>questo. \u00c8 la cristalizzazione di un\u2019esperienza di vita. \u00c8 un tentativo di dare l\u2019eterno al fugace istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancor pi\u00f9, \u00e8 una vanga che \u201cscavar deve profondo\u201d, perch\u00e8 dalla realt\u00e0 si aspetta \u201cun tesoro\u201d. Senza scrittura, senza pensiero, tutto finisce con i sensi. Scrittura \u00e8 Giudizio. L\u2019atto pi\u00f9 umano possibile \u00e8 il giudizio. Cosa \u00e8 il giudizio, se non il paragone tra quello che viviamo e il cuore? Eppure ogni istante \u00e8, consciamente o no, sottoposto al nostro giudizio. L\u2019urgenza del giudizio \u00e8 l\u2019urgenza della verit\u00e0. &lt;&lt;La vita \u201ccanta\u201d che c\u2019\u00e8 un giudizio: in un senso o in un altro, ma c\u2019\u00e8, sempre. \u00c8 impossibile vivere anche un solo istante &#8211; come ci fa osservare don Giussani &#8211; senza che uno dica perch\u00e9 in fondo in fondo vale la pena vivere quell\u2019istante, non c\u2019\u00e8 minuto in cui uno non affermi qualcosa di ultimo>>. \u00c8 evidente come il giudizio sia un\u2019urgenza esistenziale che, per quanto ultima, si rispiega in ogni singola esperienza che viviamo. Nel suo essere \u201cesistenziale\u201d, il giudizio, \u00e8 l\u2019apice dell\u2019essere umani. &lt;&lt;Basta che uno senta qualcosa che preme nella vita per avvertire tutta l\u2019urgenza di giudicare. \u00c8 insopportabile non arrivare a un giudizio vero. Quando non avvertiamo questa \u201cinsopportabilit\u00e0\u201d, vuol dire che la nostra umanit\u00e0 \u00e8 venuta meno, che ci stiamo avvicinando all\u2019essere di un sasso: il problema non \u00e8 che giudicare sia un\u2019aggiunta per gente con qualche sfizio, ma che ci avviciniamo ai sassi. Quando uno \u00e8 uomo e sta lealmente davanti al reale, non giudicare \u00e8 insopportabile >>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che ho sofferto nell\u2019ultimo periodo \u00e8 esattamente questo: la mancanza di qualcosa che prema nella vita, la mancanza di qualcosa che risvegli questo prurito del giudizio, insomma, la mancanza di umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0Allora mi parla il sillogismo iniziale. Ho vissuto tante esperienze. *Eppure* mi sono allontanato dalla scrittura, dal pensiero, dal giudizio. Non riesco a smettere di chiedermi se ho vissuto veramente. Senza giudizio nulla \u00e8 vissuto. Una simile avversione \u00e8 quella della nostalgia. Spesso viviamo pi\u00f9 nel ricordare che nel vivere. Abitando la memoria, ridiamo vita all\u2019istante passato. Il giudizio \u00e8 impropriamente questo: un tentativo presente di restituire questo valore infinito di Vita al reale. *Eppure* il senso ultimo \u00e8 che questo giudizio sia vero: che corrisponda alla nostra esigenza di felicit\u00e0 davanti alla totalit\u00e0 delle nostre esperienze. Il giudizio allora prende il nome di Sguardo. Giudicare \u00e8 Guardare alla realt\u00e0. Ma come?<\/p>\n\n\n\n<p>Quale occhio \u00e8 realmente in grado di comprendere ci\u00f2 che si gioca tra l\u2019infinit\u00e0 del nostro desiderio e le esperienze che facciamo? Se non comprendiamo la questione dello sguardo corriamo il rischio di vivere alla giornata: rischiamo di sfiorare l\u2019esperienza senza mangiarneil frutto. Giudicare questa realta significa vedere il nesso che c\u2019\u00e8 tra il lavoro, gli amici, la famiglia ed il mistero della nostra felicit\u00e0. Insomma, vivere pienamente non significa fare qualcosa di diverso, ma fare diversamente. La felicit\u00e0 non sta nei soldi, tantomeno nel fidanzarsi, quanto in come io mi pongo davanti a questi fatti. Sono io a scegliere come vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Posso decidere di vivere la scuola o il lavoro in attesa della pausa, tra lamentele e disattenzioni, oppure posso scegliere di vivere ogni singolo istante come indizio di ci\u00f2 che intimamente mi pu\u00f2 rendere pieno, quindi con piena onest\u00e0 e interesse. Non siamo pi\u00f9 abituati a guardare, ma solo a vedere. Ci fermiamo alla superficie, ma ogni esperienza ha un valore infinito. Riecheggiano come vento le parole dell\u2019immenso Rumi: \u201cChi ha occhi e orecchie aperti al mondo sente la voce delle pietre, la voce dell\u2019acqua e la voce del fiore\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La questione si gioca tutta nell\u2019apertura al mondo. Ogni realt\u00e0 parla della nostra felicit\u00e0. \u201cOgni rosa che emana un delizioso profumo narra dell\u2019universo il mistero\u201d. Siamo capaci di sentirne il racconto? Siamo disposti a giudicare i nostri pre-giudizi? Siamo inebriati di certezze e giudichiamo irrazionale e pazzo chi invece diserta dal nostro fideismo. Il vero irrazionale \u00e8 chi crede senza ragione. Ad oggi, noi che crediamo senza ragione, siamo i primi a giudicare chi, invece, crede secondo ragione. Il discorso sullo sguardo si propone di mostrare il destino positivo che la vita promette. Allora, se ci sforziamo di guardare, vedremo che al mio desiderio di pienezza c\u2019\u00e8 una risposta. Eppure lo sguardo richiede sforzo. Lo sforzo \u00e8 l\u2019onest\u00e0. L\u2019onest\u00e0 dinanzi alla realt\u00e0 implica il dubbio di ci\u00f2 che crediamo perch\u00e8 altrimenti viviamo fideisticamente e non fedelmente. Siamo pi\u00f9 fideistici noi nel credere senza sapere, che i veri fedeli. L\u2019onest\u00e0 significa allora accettare ogni possibilit\u00e0 di risposta, abbandonare lo scetticismo, abbandonare il preconcetto. Per Vivere bisogna promettere onest\u00e0: \u201ci miei occhi fanno una promessa esattamente come il sole, che fa la sua promessa di vita ogni mattina.\u201d La lealt\u00e0 allora deve andare sino in fondo e farsi apertura. L\u2019apertura penetra la realt\u00e0 nella totalit\u00e0 e non si limita a ci\u00f2 che falsamente pensa di vedere, perch\u00e8 gi\u00e0 concepisce un oltre. Di cosa ci parla il mito della caverna, se non di questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo pensare che la realt\u00e0 si limiti all\u2019ombra, perch\u00e8 l\u2019ombra \u00e8 riflesso di Altro. E se trovassimo quell\u2019Altro che \u00e8 la propria identit\u00e0 di ci\u00f2 di cui viviamo? Se tutta la realt\u00e0 che conosciamo cos\u00ec bene e che ci risulta quasi indifferente, apparisse all\u2019improvviso con un nuovo bagliore, come una scoperta, come una novit\u00e0? Se questa noia di vivere, questa indifferenza, venissero riscoperte da uno \u201csguardo rivelatore dell\u2019umano\u201d? \u00c8 degno di nota come questo sguardo sia miracoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 Giussani a dire che \u201cil miracolo pi\u00f9 grande da cui i discepoli erano colpiti non era quello delle gambe raddrizzate\u2026\u201d ma \u201c&#8230; uno sguardo rivelatore dell\u2019umano cui non ci si poteva sottrarre\u201d. \u00c8 evidente l\u2019urgenza esistenziale dello sguardo. Imparando a vedere una trama di bene in ogni esperienza, allora viviamo l\u2019Infinito. Il proposito \u00e8 questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapete come dovremmo svegliarci ogni mattina, appena apriamo gli occhi? Un amico ha risposto, \u00e8 Marco Gallo, servo di Dio: \u201c Come quando si \u00e8 innamorati, con quello sguardo sul mondo che ti fa vivere tutto in una maniera che prima nemmeno conoscevi. Parlo dell\u2019innamoramento vero. Ecco, io vorrei svegliarmi sempre cos\u00ec. Certo, non mi succede tutti i giorni, ma \u00e8 quello il bello, altrimenti il desiderio dove andrebbe a finire?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>*Studioso di filosofie&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Arces* Scrivere \u00e8 la catarsi del vivere. Eppure &nbsp;se non vivo, non scrivo. E se non scrivo? Vivo realmente? 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