{"id":93447,"date":"2026-07-10T14:00:28","date_gmt":"2026-07-10T14:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93447"},"modified":"2026-07-10T14:00:29","modified_gmt":"2026-07-10T14:00:29","slug":"san-lorenzo-del-vallo-un-paese-bisogna-amarlo-con-il-coraggio-della-devozione-il-luogo-e-la-geografia-dellanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93447","title":{"rendered":"San Lorenzo del Vallo. Un paese bisogna amarlo con il coraggio della devozione. Il luogo \u00e8 la geografia dell\u2019anima"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Paesi nell&#8217;alba. Paesi nella notte. Il mio paese mi mi racconta. Quando un paese racconta ha il dovere di raccontare la bellezza. San Lorenzo del Vallo non nasce ieri o oggi. Ha una storia. Si riconosce. Le origini non sono pietra. Sono amore. Perch\u00e9 le radici, quando sono vere, non trattengono. Appartengono. Cosa \u00e8 appartenere? Appartiene di pi\u00f9 che ha lasciato il paese e ritorna non come storia. Ma come Tempo. La vera appartenenza \u00e8 qui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io torno come si torna al respiro. Non per cercare. Per ritrovare. Il paese non ti chiede chi sei. Ti ricorda chi sei stato. E bisogna amarlo cos\u00ec. Con amore. Mai con diffidenza. La diffidenza \u00e8 per gli estranei. Qui siamo tutti di casa. Tra le vie il castello il cielo. Chi abita la quotidianit\u00e0 non conosce la diaspora. Il ritorno \u00e8 Ulisse nell&#8217;isola del ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Metafore? Cammino tra le vie. Sono strette. Sono memoria che si fa passo. I muri antichi trattengono il sole e lo restituiscono la sera.&nbsp; In alto il Castello. Non \u00e8 rovina. \u00c8 struttura aperta. Le pietre non difendono pi\u00f9. Accolgono. \u00c8 un cielo aperto, il castello. Dove le rondini scrivono lettere che nessuno legge ma tutti capiscono. Da l\u00ec si vede tutto. Il Vallo. Le case. I tetti che fumano. E si capisce che un paese non si guarda dall\u2019alto. Si guarda dall\u2019interno. Il suo interno \u00e8 un cammino d&#8217;anime. La devozione deve essere respiro abitato. La Chiesa? \u00c8&nbsp; sempre devozione abitata. La Chiesa \u00e8 al centro. Non per geografia. Per cuore. Non \u00e8 monumento. \u00c8 appunto devozione abitata. La porta \u00e8 sempre aperta. Dentro c\u2019\u00e8 odore di cera e di tempo. Ci sono le sedie consumate dalle preghiere. Ci sono i santi con gli occhi bassi, come chi ha visto troppo e continua ad amare. I sacerdoti passano. Sono pezzi di vita. Sono pezzi di infanzia. Quello che ti battezzava. Quello che ti rimproverava all\u2019oratorio. Quello che alla domenica alzava l\u2019ostia e con l\u2019ostia alzava anche noi. Non sono figure. Sono presenze. Sono la voce che ti dice: \u201cTorna. Anche se tardi\u201d. Si ritorno. La devozione \u00e8 ritornare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono voci nel vento. La piazza \u00e8 una grammatica delle voci. Perch\u00e9 la piazza \u00e8 fatta di voci. La mattina \u00e8 mercato. La sera \u00e8 teatro. La notte \u00e8 confidenza. I vecchi seduti sulle panche raccontano le stesse storie. Non per noia. Per fedelt\u00e0. Le donne parlano dalle finestre. I bambini corrono e sporcano l\u2019asfalto di gessetti. Qui la parola non si spreca. Si abita. Abitare. \u00c8 una costante. Se stai fermo un attimo, senti la piazza respirare. \u00c8 il luogo dove il paese si misura. Dove si ride forte e si piange piano. Dove nessuno \u00e8 solo, anche quando lo \u00e8. Le solitudini corrono con pazienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono altri viaggi. Viaggi di luoghi e nei luoghi. La contrada Fedula \u00e8 un orizzonte oltre L\u2019Esaro. Pi\u00f9 gi\u00f9 c\u2019\u00e8 la contrada Fedula.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fedula ha un nome che sa di terra. Di fatica. Di mani. Qui le case sono pi\u00f9 basse e le storie pi\u00f9 alte. Gli anziani dicono: \u201cA Fedula si nasce due volte\u201d. Una dalla madre. Una dalla contrada. Raccontano di raccolti. Di processioni a piedi. Di notti in cui si dormiva con la porta aperta perch\u00e9 il vicino era fratello. La Madonna di Lourdes \u00e8 miracolo nella Chiesa. Fedula non \u00e8 periferia. \u00c8 centro antico. \u00c8 il posto dove il paese si \u00e8 fatto prima di diventare paese. Un immaginario diventato ormai storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fiume scorre tra i limiti. Qui si ricorda Spartaco fermo tra le sponde. L\u2019Esaro. \u00c8 antico. Ha visto passare eserciti. Ha visto sangue e polvere. Qui, dicono, Spartaco si \u00e8 scontrato con Crasso. L\u2019acqua ha portato via i corpi e ha tenuto i nomi. L\u2019Esaro non \u00e8 storia sui libri. \u00c8 memoria nell\u2019acqua. D\u2019estate i ragazzi ci vanno a piedi nudi. D\u2019inverno si gonfia e ricorda che \u00e8 nato prima di noi e vivr\u00e0 dopo di noi. L\u2019archeologia non \u00e8 passato. \u00c8 memoria che risale. Un coccio. Una moneta. Un nome inciso su una pietra. Sono segnali. Dicono: \u201cNoi c\u2019eravamo. Eravamo qui. Amavamo questa terra\u201d. Con le voci in accenni arabi e accenti greci&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di sera la luna \u00e8 tra le palme. Mi fermo. Ascolto. Le voci dei passanti hanno una cadenza Brutia. Dolce. Antica. Appunto tra l\u2019arabo e il greco. \u00c8 la Calabria che parla. \u00c8 il Sud che non ha mai smesso di essere crocevia. \u00c8 il dialetto che \u00e8 latino, \u00e8 preghiera, \u00e8 mercato. Una parola detta cos\u00ec, per strada, ti fa capire che questo paese non \u00e8 isolato. \u00c8 nodo. \u00c8 dove il Mediterraneo \u00e8 arrivato a piedi e si \u00e8 fermato a vivere. Ho raccontato ci\u00f2 in molti miei libri. Nel libro della mia famiglia e della mia eredit\u00e0. Nel racconto che ha documenti. Ho la gente nel cuore. Perch\u00e9 la vita \u00e8 amore. E l\u2019amore, qui, ha un nome e un cognome. L&#8217;amore! C\u2019\u00e8 la signora che ti offre il caff\u00e8 anche se non l\u2019hai chiesto. C\u2019\u00e8 il meccanico che ti ripara la macchina e ti chiede dei tuoi. C\u2019\u00e8 il ragazzo che se ne \u00e8 andato al Nord e torna ad agosto con la valigia piena e il cuore pi\u00f9 pieno. C\u2019\u00e8 chi \u00e8 rimasto e lavora la terra come si lavora una promessa. Non domando perfezione. Nessuno \u00e8 perfetto. Ma tutti sono veri. E la verit\u00e0, in un paese, \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il 10 agosto. Il 10 agosto non \u00e8 Pascoli. Il 10 agosto \u00e8 San Lorenzo. Sulla graticola. \u00c8 fuoco. \u00c8 festa. \u00c8 devozione che si fa processione. La statua esce. La banda suona. I fuochi accendono il cielo. I santi, qui, non si guardano. Si portano. A spalla. Con fatica. Con amore. \u00c8 il giorno in cui il paese si riconosce intero. Chi \u00e8 lontano torna. Chi \u00e8 vicino si avvicina di pi\u00f9.&nbsp; Non si allontana.&nbsp; Chi appartiene a una eredit\u00e0 non ha solo luogo. Ha radici di identit\u00e0. La storia dei Cinque fratelli \u00e8 eredit\u00e0. Quando riparto me ne vado sempre con qualcosa addosso. Un po\u2019 di polvere. Un po\u2019 di voce. Un po\u2019 di amore. Perch\u00e9 un paese lo porti via solo se lo ami. E io lo amo. Con amore. Mai con diffidenza. Perch\u00e9 le radici non sono catene. Sono ali. E le ali servono per tornare. Tornare \u00e8 vivere con pazienza ci\u00f2 che resta.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Paesi nell&#8217;alba. Paesi nella notte. Il mio paese mi mi racconta. 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