{"id":93662,"date":"2026-07-15T08:08:42","date_gmt":"2026-07-15T08:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93662"},"modified":"2026-07-15T08:08:43","modified_gmt":"2026-07-15T08:08:43","slug":"lettera-per-san-lorenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93662","title":{"rendered":"LETTERA PER\u00a0 SAN LORENZO"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Dopo un mio viaggio negli Orienti\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000291188.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"588\" height=\"369\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000291188.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-93663\" style=\"width:412px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000291188.jpg 588w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/1000291188-300x188.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un paese si lascia ma non si abbandona. Perch\u00e9 io sono fatto di paese. In questi giorni, dopo un viaggio di conferenze nei miei Otienti, penso alle mie estati tra il mare Ionio e San Lorenzo. La vita mi ha portato altrove. Chi lascia il proprio paese non lo abbandona. Corrono tra le dita i fili della memoria.&nbsp; Mi legano le onde del vento. Il vento \u00e8 un paese che non si perde. Anche dopo secoli ritorna come immagine o come nuvole. Mi trovo tra le stanze della mia grande casa. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Casa con giardino. Giardino di fichi, di aranci, di palme. &nbsp;Le palme fanno ombra lunga la sera. Gli aranci profumano anche quando non hanno fiori. I fichi, d\u2019agosto, si aprono da soli e offrono la polpa come un segreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo qui non corre. Cammina. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Passa lungo i passi delle ore. Uno dopo l\u2019altro. Senza fretta. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E io lo ascolto. Perch\u00e9 scrivere \u00e8 questo: ascoltare il tempo e raccontarsi. I pomeriggi in Via Carmelitani. Voglio stare in pace con me stesso. Perch\u00e9 chi \u00e8 in pace con il proprio cuore \u00e8 in pace con Cristo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scritto tanto. Quaderni, libri, pagine lasciate a met\u00e0. &nbsp;Scrivere non \u00e8 mestiere. \u00c8 confessione. &nbsp;\u00c8 mettersi nudi davanti alla memoria e non vergognarsi. Non amo la storia. La storia \u00e8 rumore. \u00c8 date. \u00c8 vincitori. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io amo il destino. E il mistero. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono loro i veri compagni degli uomini. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il destino ti porta dove non avresti voluto. Il mistero ti tiene l\u00ec, senza spiegazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho radici antiche. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Greche e romane. Come il mio paese. San Lorenzo del Vallo. Un nome che sa di santo e di confine. Di valle che trattiene e di vento che passa. Qui le pietre parlano basso. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qui ogni muro ha visto passare eserciti, pellegrini, contadini. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qui l\u2019Esaro ha lavato sangue e ha tenuto i nomi. &nbsp;L\u2019archeologia non \u00e8 passato. \u00c8 dettaglio che torna. Un coccio nel campo. Una moneta sotto l\u2019ulivo. &nbsp;E tu capisci che non sei il primo. E non sarai l\u2019ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p>I ricordi si incastrano nei dettagli del tutto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019odore dei fuori all&#8217;alba.. Nel cigolio di una porta. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel modo in cui la luce di settembre entra dalla finestra e si posa sul tavolo. Mia madre canta. &nbsp;Canta mentre sale le scale. Sempre. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una canzone che non ha titolo. Una melodia che ha imparato da bambina e non ha pi\u00f9 dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua voce riempie il vano delle scale. Sale prima di lei. &nbsp;Io, da piccolo, la seguivo solo per sentirla. &nbsp;Oggi che sono vecchio, la cerco. Perch\u00e9 quando una madre canta in casa, la casa non invecchia mai. Cime sono invece invecchiatp io.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, la sera, parlava piano. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi parlava di donne che la storia ha bruciato.&nbsp; Di Claretta Petacci. Di Luisa Ferida. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Volti belli e destini tragicii. Amori diventati colpa. &nbsp;A loro ho dedicato un libro. Perch\u00e9 la piet\u00e0 \u00e8 una forma di giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi mi parlava di Carolina Invernizio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La regina del romanzo d\u2019appendice. Delitti, passioni, veleni. &nbsp;Nelle sere d\u2019inverno, mentre lui recitava il rosario in silenzio, &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>mio padre sfogliava i libri della Invernizio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Uno per uno. Con le mani lente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rosario e i romanzi. &nbsp;La preghiera e la colpa. La fede e la letteratura. Stavano insieme sul tavolo di cucina. &nbsp;E io capivo che un uomo pu\u00f2 tenere insieme il cielo e la terra. &nbsp;Senza fare confusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sere d\u2019inverno a San Lorenzo sono lunghe.&nbsp; Fuori piove. Dentro odora di legna e di brodo.&nbsp; Mio padre conta le Ave Maria. Mia madre riassetta. &nbsp;Io sto in un angolo e leggo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Leggo Carolina e penso a Claretta. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Penso a quanto \u00e8 sottile il filo tra amore e rovina. &nbsp;E scrivo. Sempre scrivo. Jo sempre scritto. Perch\u00e9 se non scrivo, il pensiero mi fa male.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo passa. Lo so. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo vedo sugli alberi del giardino. I fichi si spogliano. Gli aranci restano verdi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo vedo sulle mani di mia madre. Lo vedo nel silenzio di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo obito. &nbsp;Non nel senso di dimenticare. Nel senso di attraversare. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come si attraversa un fiume. Con l\u2019acqua alla vita. &nbsp;E mentre lo attraverso, scrivo questa lettera. &nbsp;Da San Lorenzo. Dalla mia casa. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle stanze che mi hanno visto nascere e mi vedranno tornare.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostalgia non \u00e8 rimpianto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 bellezza che si \u00e8 fermata un attimo in pi\u00f9. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il profumo degli aranci a gennaio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la voce di mia madre sulle scale. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 mio padre che chiude il libro della Invernizio e apre il Vangelo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il castello senza tetto che guarda il cielo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la piazza che la sera sa di voci. \u00c8 tutto quello che non torna pi\u00f9, eppure torna. &nbsp;Ogni volta che scrivo. &nbsp;Ogni volta che ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p>San Lorenzo del Vallo mi tiene. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con le sue radici greche e romane. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con il suo fiume che ha memoria. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con le sue donne cantate e le sue donne pregate. Io resto qui, tra i fichi e le palme. &nbsp;Tra i libri e il rosario. &nbsp;Tra il destino e il mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivo.&nbsp; In fondo \u00e8 il mio mestiere. Perch\u00e9 scrivere \u00e8 l\u2019unico modo che ho &nbsp;per non lasciare andare via mia madre mentre canta, &nbsp;per non lasciare solo mio padre mentre racconta con la voce bassa, per non lasciare che il tempo passi &nbsp;senza che qualcuno dica: \u201cIo c\u2019ero. E ho amato\u201d. E allora vado avanti. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la penna. Con la nostalgia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la bellezza di chi sa che tutto passa, &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>ma niente si perde davvero. Chi perde \u00e8 stato sempre un perduto tra ombre e le rugiada. Cammino per abitare. Salgo anche io le scale come faceva mia madre. Ma il tempo \u00e8 passato e il passato \u00e8 tutto il vissuto che mi porto dentro. Bisogna andar via e poi ritornare. Ritornare il tempo necessario per non dimenticare. Perch\u00e9 chi \u00e8 andato via si porta dietro radici che hanno senso. E quando si ritorna il sorriso ha la sua maestosit\u00e0.&nbsp; Aveva ragione Pavese. Un paese vuol dire non esser soli. A questo interessa. Il resto \u00e8 una noia indecifrabile.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo un mio viaggio negli Orienti\u00a0 Pierfranco Bruni\u00a0 Un paese si lascia ma non si abbandona. 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