{"id":93853,"date":"2026-07-20T20:44:00","date_gmt":"2026-07-20T20:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93853"},"modified":"2026-07-20T20:44:00","modified_gmt":"2026-07-20T20:44:00","slug":"nova-gorica-gorizia-capitale-europea-della-cultura-il-senso-di-un-confine-europeo-a-50-anni-da-helsinki","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=93853","title":{"rendered":"\u00abNova Gorica\/Gorizia, Capitale europea della cultura\u00bb: il senso di un confine europeo, a 50 anni da Helsinki"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"712\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia-712x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-93854\" style=\"width:320px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia-712x1024.jpg 712w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia-768x1104.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Copertina_Verga_Gorizia.jpg 945w\" sizes=\"(max-width: 712px) 100vw, 712px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pietro Antonini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> A prima vista una capitale della cultura ha poco a che fare con la diplomazia. Ma quando la capitale \u00e8 doppia e si trova a cavallo di un confine, il legame diventa evidente. Con GO! 2025, per la prima volta nella storia del riconoscimento due citt\u00e0 di due Stati membri dell&#8217;Unione Europea, Nova Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia, sono state congiuntamente proclamate Capitale Europea della Cultura. Il volume curato da Daniele Verga per l&#8217;Editoriale Scientifica, quattordicesimo titolo della collana \u00abMemorie e studi diplomatici\u00bb diretta da Stefano Baldi, raccoglie gli atti della Conferenza che il 23 ottobre 2025 ha voluto leggere questo evento alla luce di un anniversario tutt&#8217;altro che casuale: i cinquant&#8217;anni dall&#8217;Atto Finale di Helsinki, firmato il 1\u00b0 agosto 1975. Pubblicato in separate edizioni italiana e slovena, il libro nasce dalla collaborazione fra l&#8217;ASSDIPLAR e il Club degli ex Ambasciatori sloveni, con l&#8217;Universit\u00e0 di Trieste \u2013 Polo di Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da Helsinki a Osimo: l&#8217;anno dei diplomatici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1975 due trattati hanno segnato la storia del confine orientale italiano, e di conseguenza delle relazioni tra Gorizia e Nova Gorica. Ad agosto, a Helsinki, trentacinque Stati dei due blocchi firmarono l&#8217;Atto Finale della CSCE; a novembre, a Osimo, Italia e Jugoslavia chiusero definitivamente la questione del confine orientale, prima applicazione pratica dello spirito di Helsinki. O quantomeno, come ricordano nel volume gli storici Raoul Pupo e Georg Meyr con opportuno rigore, del clima che quello spirito aveva reso possibile. In entrambi i casi, i protagonisti furono i diplomatici, che seppero trasformare una proposta sovietica pensata per congelare lo status quo in un processo che avrebbe finito per scongelarlo. I contributi di Francesco Bascone, Bo\u017eo Cerar, Andrej Grasselli e degli altri ambasciatori italiani e sloveni ricostruiscono questa doppia vicenda con la competenza di chi il mestiere lo ha esercitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il libro non \u00e8 un esercizio di memoria. Perch\u00e9 l&#8217;Atto di Helsinki aveva un&#8217;architettura che parla direttamente al presente: i suoi \u00abcesti\u00bb legavano per la prima volta, in un unico documento firmato da Est e Ovest, la sicurezza e l&#8217;inviolabilit\u00e0 delle frontiere al rispetto dei diritti umani e alla libera circolazione delle persone e delle idee. \u00c8 la relazione, indicata con chiarezza in pi\u00f9 contributi, tra diritti umani, libert\u00e0 di attraversamento dei confini, democrazia e pace: quattro principi che la storia successiva, dalla nascita dei movimenti dissidenti alla caduta del Muro, ha dimostrato inseparabili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il confine messo al centro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La scelta pi\u00f9 originale del volume, e della Conferenza da cui nasce, \u00e8 per\u00f2 un&#8217;altra: mettere il confine al centro. Non come tema tecnico da delegare ai cartografi, n\u00e9 come argomento secondario del discorso politico, ma come luogo generatore di incontri, di valori e potenzialmente di ricchezza (la zona franca transfrontaliera immaginata a Osimo, i valichi aperti, l&#8217;Interreg di oggi) e quindi come materia prima della costruzione del dialogo. I contributi di Moreno Zago e Jania Hojnik sulla cooperazione transfrontaliera, e le testimonianze degli ambasciatori Spinetti, Benko, Kirn, Varvesi e dello stesso Verga, raccontano come queste terre, un tempo divise dalla cortina di ferro, siano passate da luogo di scontro a laboratorio di convivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso \u00e8 emblematico avere una capitale della cultura a cavallo di un confine. Lo slogan scelto per GO! 2025, <em>borderless<\/em>, non significa che il confine sia stato abolito: significa che \u00e8 stato trasformato da barriera in punto di incontro. Gorizia e Nova Gorica sono cos\u00ec diventate il simbolo di un insieme di valori e di pratiche tra Stati, come il rispetto della sovranit\u00e0, l\u2019inviolabilit\u00e0 delle frontiere, la tutela delle minoranze e la soluzione pacifica delle controversie. Valori che oggi, e il libro non lo nasconde, vengono rimesse in discussione con una gravit\u00e0 che non si vedeva da decenni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che Europa vogliamo costruire?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il volume non ha paura di affrontare anche i dilemmi a cui, oggi, l\u2019Atto Finale di Helsinki pone di fronte. L&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraina ha colpito esattamente i principi scolpiti nel 1975; l&#8217;OSCE, l&#8217;organizzazione nata da quel processo, versa oggi in una grave crisi, paralizzata e marginalizzata dalle nuove logiche di potenza. Si pone quindi la domanda di come riprendere l&#8217;eredit\u00e0 di Helsinki: rivitalizzare l&#8217;esistente o attendere una nuova conferenza paneuropea? E soprattutto: se i diplomatici sono stati fondamentali per Helsinki e per Osimo, che cosa possono fare oggi? Il libro non offre risposte facili, ma indica un metodo, basato sul mantenere vivo il dialogo anche negli scenari pi\u00f9 complessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Confrontarsi con l&#8217;Atto Finale di Helsinki, insomma, spinge a chiedersi che tipo di Europa vogliamo costruire: un&#8217;Europa chiusa e difensiva, che si limita a reagire, o un&#8217;Europa capace di tornare attore politico e forza di equilibrio. La risposta, suggerisce il volume, \u00e8 gi\u00e0 scritta sul confine dell&#8217;Isonzo. Come ha detto il Presidente Mattarella, Gorizia e Nova Gorica sono una \u00absintesi del passato e augurio per il futuro\u00bb: il luogo dove l&#8217;Europa pu\u00f2 leggere insieme ci\u00f2 che \u00e8 stata capace di superare e ci\u00f2 che deve ancora saper difendere. Il libro (disponibile gratuitamente anche in versione digitale) merita di essere letto proprio cos\u00ec: non come la cronaca di un anniversario, ma come una bussola per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nova Gorica\/Gorizia, Capitale europea della cultura. Dall&#8217;Atto Finale di Helsinki a GO! 2025<\/em>, a cura di Daniele Verga, Napoli, Editoriale Scientifica, collana \u00abMemorie e studi diplomatici\u00bb, 2026, pp. 161, 13,00 \u20ac.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pietro Antonini A prima vista una capitale della cultura ha poco a che fare con la diplomazia. 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