{"id":94796,"date":"2026-08-05T08:35:09","date_gmt":"2026-08-05T08:35:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94796"},"modified":"2026-08-05T08:35:10","modified_gmt":"2026-08-05T08:35:10","slug":"virgilio-lilli-nel-cinquantesimo-della-morte-fu-presidente-dellordine-dei-giornalisti-e-amico-di-codreanu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94796","title":{"rendered":"VIRGILIO LILLI NEL CINQUANTESIMO DELLA MORTE. FU PRESIDENTE DELL&#8217;ORDINE DEI GIORNALISTI E AMICO DI CODREANU\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-94797\" style=\"width:356px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309887-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ama la scrittura del giornalismo. Vive il suo tempo con il&nbsp; linguaggio della curiositas. Uomo colto ed esigente. Tra libri e pittura trova il suo mondo quotidiano tra vivere e scrivere.&nbsp; Virgilio Lilli nasce a Cosenza il 7 febbraio del 1907 e muore a Zurigo l\u201911 gennaio del 1976. In mezzo, ottanta inverni di inchiostro, di viaggi, di fronti, di tele dipinte e di silenzi. &nbsp;Virgilio Lilli. Un nome che suona come un titolo di giornale e come un verso.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua vita comincia con un\u2019interruzione. Si iscrive a Ingegneria a Bologna, come fanno i figli di una borghesia che crede al progresso e ai ponti. Poi lascia. I ponti non gli bastano. Vuole attraversare, non costruire. Si laurea in Giurisprudenza a Milano nel 1928, ma la legge lo annoia subito. La legge fissa. Lui invece ha bisogno di muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Entra nel giornalismo dalla porta del teatro. Critico teatrale al _Resto del Carlino_. Il teatro \u00e8 il luogo dove gli uomini recitano la vita. A lui interessa la vita senza copione. Passa alla _Tribuna_ di Roma, e da l\u00ec viene allontanato. L\u2019allontanamento \u00e8 il primo rito di iniziazione di chi scrive scomodo. Nel 1934 approda al Corriere della Sera. Prima come critico d\u2019arte. Poi come inviato di guerra. Tra la bellezza e la carne squarciata. Tra Giorgione e i cannoni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1933, mentre l\u2019Italia impara a parlare con accento americano, Lilli entra in un capannone di via Maria Cristina 5, a Roma. \u00c8 lo stabilimento di doppiaggio della Metro-Goldwyn-Mayer. Il suo compito \u00e8 tradurre i dialoghi e adattarli. Far dire \u201cti amo\u201d in italiano senza che suoni falso. L\u00ec incontra Maria Carolina Antinori, appena rientrata da Hollywood. Si sposano. Nascono Laura e Alberto. \u00c8 il tempo in cui la penna impara la duttilit\u00e0. Tradurre \u00e8 gi\u00e0 un modo di viaggiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la guerra. E dopo la guerra, nel 1945, fonda il Giornale della Sera e ne diventa direttore. Giornali che nascono sulle macerie. Caporedattore al Tempo di Roma. Poi alla Stampa di Torino. E infine il mondo. Non il mondo da cartolina. Il mondo vero. Compie viaggi intorno al globo e ne ricava reportage che diventano libri. \u00c8 tra i primi giornalisti occidentali a entrare a Hiroshima, dopo la bomba. Vede una citt\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 citt\u00e0. Vede l\u2019uomo ridotto a ombra sul muro. Torna e scrive. Perch\u00e9 scrivere, per Lilli, \u00e8 l\u2019unico modo per non impazzire.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1951 si risposa con Maria Sofia Braun von Stumm. Nasce Marina. La vita privata di Lilli \u00e8 un\u2019altra frontiera: famiglie, perdite, ricominciamenti. Nel 1967 perde il figlio Alberto. \u00c8 una ferita che non si rimargina con le parole. Allora prende i pennelli. Inizia a dipingere. Alterna la pagina al cavalletto fino all\u2019ultimo giorno. Giornalista e pittore. Cronista e artista. Due mestieri che hanno la stessa radice: guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1961 pubblica Dentro la Cina rossa. \u00c8 un libro scomodo. Rovescia il mito del maoismo quando il mito era di moda. Lilli non segue le mode. Segue i fatti. E i fatti, diceva, vengono spesso in mente come \u201cpensieri di natura eterna, massime formulate in tono semplice e nobile, popolare allo stesso tempo che rigoroso\u201d. &nbsp;E aggiunge, con una punta di malizia che \u00e8 anche difesa: \u201cNon le scrive per il timore di apparire austero. Per questo timore, anzi, scrive a volte frasi un poco malvagie, un poco frivole, un poco disdicevoli. Stiamo passando uno di quei periodi in cui l\u2019uomo ha pi\u00f9 paura d\u2019essere morale che stupido\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco Lilli. Ha paura della morale solo quando la morale diventa posa. Preferisce essere frivolo, se la frivolezza \u00e8 onest\u00e0. Preferisce essere \u201cdisdicevole\u201d, se la convenienza \u00e8 ipocrisia. Nel 1971 l\u2019Ordine dei giornalisti lo elegge presidente, succedendo a Guido Gonella. \u00c8 il riconoscimento di una corporazione a un uomo che della corporazione si \u00e8 sempre fidato poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 volte ho scritto su di lui. La sua bibliografia si guarda come si guarda una mappa.&nbsp; Da Racconti di una guerra a&nbsp; Una donna s\u2019allontana, da Dentro la Cina rossa a Viaggio in Sardegna, da Mal di pittura a Viaggio al centro della testa. Si dedica all&#8217;arte di Giorgione. Scriver\u00e0 che: \u201cGiorgione \u00e8 una di quelle figure d\u2019artisti che confinano con le figure degli eroi\u201d. E parlando di Giorgione parla di s\u00e9. Di chi fa del proprio mestiere un eroismo silenzioso. &nbsp;E infine Romanzo interno, incompiuto, pubblicato postumo nel 1977. Perch\u00e9 anche la morte lo coglie a met\u00e0 frase.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivista La Lettura&nbsp;ospita un suo saggio su&nbsp; Il mio amico Codreanu. Si tratra di un reportage coraggioso&nbsp; nel quale si racconta il suo viaggio in Romania scruvendo su Corneliu Zelea Codreanu. Codrenau fu&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>il leader del movimento di estrema destra della Guardia di Ferro. Il suo scritto ha per titolo Il mio amico Codreanu. Tanto da definirlo \u00ab&#8230;un volto che sembrava uscito da un&#8217;antica icona ortodossa o da un affresco bizantino\u00bb. Il suo silenzio lo definisce \u00abun silenzio monastico\u00bb. E tra cua il suo profilo in questi termini: \u00abalto, slanciato, con gli occhi profondi e lo sguardo fisso di chi guarda oltre la realt\u00e0 contingente\u00bb. Insomma in saggio importante che molto discutere ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lilli \u00e8 un uomo di confine. Tra ingegneria e giurisprudenza. Tra teatro e guerra. Tra critica d\u2019arte e cronaca. Tra giornalismo e pittura. Tra due mogli, tra tre figli, tra due continenti. Tra la morale e la frivolezza. Il suo stile \u00e8 quello della \u201cpenna vagabonda\u201d. Non si ferma. Non si sistema. Non fonda scuole. Racconta. E nel raccontare misura il mondo con un righello interiore. Un righello che non mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi che il giornalismo ha paura di essere morale e preferisce essere furbo, Lilli ci manca. Ci manca un uomo che entrava a Hiroshima e tornava a scrivere senza retorica. Che andava in Cina rossa e diceva che il rosso era sangue. Che perdeva un figlio e invece di fare la vittima prendeva i colori.<\/p>\n\n\n\n<p>Virgilio Lilli ci insegna che la verit\u00e0 non \u00e8 un sistema. \u00c8 un viaggio. &nbsp;Che la penna deve vagare, altrimenti arrugginisce. &nbsp;Che essere \u201cun poco malvagi, un poco frivoli\u201d \u00e8 a volte l\u2019unico modo per restare rigorosi. \u00c8 nato a Cosenza e morto a Zurigo. &nbsp;Tra le due citt\u00e0 c\u2019\u00e8 tutta l\u2019Europa del Novecento. &nbsp;Tra le due date c\u2019\u00e8 tutta la fatica di raccontarla senza tradirla. La sua vera morale sta proprio in ci\u00f2. Non tradire la scrittura.&nbsp; Scrivere pensando. Tradurre il pensiero in linguaggio. Fare della parola la conoscenza di se stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI\u00a0 Ama la scrittura del giornalismo. Vive il suo tempo con il&nbsp; linguaggio della curiositas. Uomo colto ed esigente. 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