{"id":94926,"date":"2026-08-06T13:50:59","date_gmt":"2026-08-06T13:50:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94926"},"modified":"2026-08-06T13:51:00","modified_gmt":"2026-08-06T13:51:00","slug":"la-scomparsa-di-francesco-guccini-la-nostalgia-come-poesia-e-linguaggio-musicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94926","title":{"rendered":"La scomparsa di Francesco Guccini. La nostalgia come poesia e linguaggio musicale\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-94927\" style=\"width:308px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000310970-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A 86 anni Francesco Guccini \u00e8 andato via con il silenzio di quella terra che amava. Lo ascoltavo nei miei anni universitari. Poi ho scritto su di lui. Poi l&#8217;ho incontrato. Di Proust e del canto popolare tra un mio caff\u00e8 e un suo \u00abrosso\u00bb in bicchiere di vetro o di ceramica. Ha raccontato. Abbiamo discusso da due posizioni diverse. Ma con onest\u00e0&nbsp; culturale. Sempre. Tra i ricordi e i sogni che si rincorrono per non disperdere i segni del tempo. Un lungo canto in cui la musica \u00e8 scenario e il battuto narrante \u00e8 un ritornello di ritmi. \u00c8 gi\u00e0 da molti anni che Francesco Guccini, s\u00ec il Guccini cantautore, quello di Dio \u00e8 morto, di Noi non ci saremo, di Radici, di Primavera di Praga, della straordinaria La canzone del bambino nel vento, \u00e8 entrato nella temperie narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una epifania di immagini dentro una coralit\u00e0 di linguaggi. Un ripensare la realt\u00e0 attraverso i codici della memoria che ci permette di raccontare ricordando. Perch\u00e9 il tempo non si perde. \u00c8 un viaggiare senza dimenticare nella consapevolezza di ci\u00f2 che si \u00e8 stati.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vie dell\u2019infanzia sono infinite come quelle della giovinezza. Le vie del tempo perduto ridisegnano dentro di noi immagini vissute. Le vie del tempo sono anche le vie dei luoghi che ci hanno attraversato e che noi abbiamo attraversato. La letteratura custodisce i segreti, le emozioni, le albe e le lune del nostro viaggio tra ci\u00f2 che siamo stati e ci\u00f2 che siamo. E in questo che siamo i fili si aggomitolano. Penetrano dentro di noi con i loro destini e con i loro vocalizzi. Questi fili non sono altro che i ricordi. Gli immensi e a volte gli indefinibili ricordi che creano un raccordo tra la storia o le storie e le giornate infinite che riempiono il nostro essere.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura \u00e8 una conchiglia che raccoglie gli echi del tempo. Forse viviamo cercandoci nell\u2019immenso e forse siamo immensi nei tralicci che intrecciano note scordate. Un tempo vissuto non \u00e8 un tempo perduto. \u00c8 soltanto un tempo nella lontananza. O \u00e8 soltanto una lontananza nel frantumarsi del tempo che ci appartiene. Cos\u00ec&nbsp; in Cittan\u00f2va blues e il mosaico-memoria. I ricordi che fila e sfila il romanzo di Francesco Guccini, Cittan\u00f2va blues, Mondadori 2003, sono anditi nel tempo rivelato. Non \u00e8 un romanzo che convince dal punto di vista prettamente letterario. Ma suscita attenzione. Non \u00e8 un romanzo rivelatore. \u00c8 un tassello del mosaico-memoria dentro il quale i segni del perduto si raccontano. Non affascina per lingua levigata o per architettura estetica. Ma bussa costantemente alle pareti del labirinto che interseca nelle nostre nostalgie. La letteratura che ricostruisce grazie ai ricordi e alla fabula ha qualcosa di magico. Non ci troviamo di fronte a un grande romanzo. \u00c8 un romanzo che per\u00f2 ci tocca. Come ci toccano e ci hanno interessato le sue poesie-canzoni. Ed \u00e8 cos\u00ec che \u201ci giorni passavano, incredibile ma scivolavano, uno dopo l\u2019altro, di noia e abitudini, ma pi\u00f9 che altro bech\u00ecsia, ormai rassegnati, allineati e coperti\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBech\u00ecsia\u201d sta per rincoglionito: lo spiega lo stesso Guccini nel Glossario in appendice. Si racconta qui dei giorni di caserma. Uno spaccato di un tempo attraversato e ora ricostruito con un linguaggio che ha rimandi poetici. Quel mondo fortemente esistenziale \u00e8 un ritagliare spigoli di vita, frasi di generazioni, calpestio di anni. Non parodia. Non realt\u00e0 pura. Metafora. Girotondo dentro il mondo. C\u2019\u00e8 un itinerario letterario: dalla canzone al libro. Quelle sue recitate musicate continuano ad appartenerci. Hanno durezza. Sono sceneggiatura allegorica della cronaca nella storia.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia che raccoglie il fogliame della cronaca. Anche Cittan\u00f2va blues \u00e8 oltre la musica ma nella musica. Perch\u00e9 raccontando la musica e parlando di musica si tracciano profili di generazioni. Una musica fatta non solo di note ma di linguaggio parlato. Di parole che raccontano in una lingua di paese, di dialetto, di popolo. E il popolo ha radicamento di tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo richiama altri libri dello stesso Guccini. Richiama la sua poesia cantata.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019itinerario \u00e8 preciso e consistente. Da Cr\u00f2niche epaf\u00e0niche, Feltrinelli, 1989 a Vacca d\u2019un cane, Feltrinelli, 1993. Da La legge del bar e altre comiche, Comix, 1996 a Macaron\u00ec. Romanzo di santi e delinquenti, con Loriano Macchiavelli, Mondadori, 1997 fino ancora a Un disco dei Platters &#8211; Romanzo di un maresciallo e una regina, con Macchiavelli, Mondadori, 1998 e a&nbsp; Dizionario del dialetto di P\u00e0vana, 1998,&nbsp; Questo sangue che impasta la terra, con Macchiavelli, Mondadori, 2001, Storia di altre storie, con Vincenzo Cerami, Piemme, 2001, Lo Spirito e altri briganti, con Macchiavelli, Mondadori, 2002 sino Tango e gli altri, con Macchiavelli, Mondadori, 2007 e Icaro, Mondadori, 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>A questi si aggiungono Un altro giorno \u00e8 andato del 1999, poi riedito come Portavo allora un eskimo innocente nel 2007, e L\u2019uomo che reggeva il cielo del 2005.<\/p>\n\n\n\n<p>In autori come Guccini il dialetto non \u00e8 solo circuito culturale. Diventa circuito esistenziale. Si fissa come essenza nel tempo del ricordo che conduce alla nostalgia. In Guccini il ricordo \u00e8 fatto di dialetto oltre che di immagini. Lingua e immagini si realizzano in un contesto in cui si vive un incontro di parole perdute ed emozioni che ritornano tra gli anni che camminano. \u201cInvecchiare \u00e8 perseverare ostinati nella vita, andare avanti ad occhi chiusi verso non sai qual giorno, quale ultima scadenza. Rimanere nel vivere vuol dire che ti sei lasciato indietro un\u2019amucchia di gente nel tuo continuo procedere di giorno dopo giorno (\u2026) anno dopo anno; \u00e8 come una gara ciclistica a cronometro\u2026\u201d. Nel tempo e ancora nel tempo. Una citt\u00e0 che si racconta attraverso i ricordi: Bologna. Dal 1950 ai primi del 1970. E vi \u00e8 tutto il suo retroterra. Che qui si fa malinconia. Non \u00e8 vero che tra le pagine non ci sia nostalgia. La nostalgia c\u2019\u00e8. Non c\u2019\u00e8 rimpianto, che \u00e8 altra cosa. La nostalgia \u00e8 nel riconquistare quel tempo nel ricordo. E avrebbe senso il ricordo senza la tensione della nostalgia? Il ricordo serve a non dimenticare. Il non dimenticare \u00e8 nel catturare il non visibile. Questo non visibile che ci appartiene si dipana involontariamente nel tempo che viviamo. E alla fine si tirano le somme. La cronaca cos\u00ec scompare: \u201cOra c\u2019\u00e8 in cielo una nuovola color rosa dentro la quale ti perdi e qui il tuo cuore s\u2019arposa, come nel rimasuglio di un sogno forse rimasto impigliato, da sempre, da qualche parte della tua mente\u201d. Il sogno e il ritorno sono dentro i suoi versi cantati. Le lunghe attese riportano luoghi e sensazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Come nei versi di Vorrei: \u201cVorrei conoscere l\u2019odore del tuo paese \/ camminare di casa nel tuo giardino \/ respirare nell\u2019aria sale e maggese \/ gli aromi della tua salvia e del rosmarino\u201d. Il sogno. Una magia che accarezza il tempo andato. Oltre le parole il silenzio nel sogno che incanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Guccini fa rivivere una storia, non inventa. La riascolta. La riporta. Quel Dio \u00e8 morto che \u201cnel mondo che faremo dio \u00e8 risorto\u201d \u00e8 metafora che continua nel nostro presente proprio attraverso la nostalgia della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il ricordo \u00e8 questo viaggio. Come in una favola. Viaggiare nel ricordo \u00e8 saper ricongiungere quello che \u00e8 stato con quello che siamo. Proprio come in Noi non ci saremo: \u201cE dai boschi e dal mare ritorna la vita, e ancora la terra sar\u00e0 \/ popolata, \/ fra notti e giorni il sole far\u00e0 le mille stagioni e ancora \/ il mondo percorrer\u00e0 \/ gli spazi di sempre per mille secoli almeno, ma noi \/ non ci saremo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Guccini un cantautore? No. Un romanzo? S\u00ec. La nostalgia \u00e8 il romanzo della vita. Come se fossimo dentro un poema nel quale si cercano i fili da intrecciare nella ragnatela dei giorni. E in questo romanzo, che sfilaccia e rattoppa le passioni legandole a quella nostalgia della memoria, ci sono elementi con i quali dobbiamo fare i conti in termini esistenziali. Ovvero senza disperdersi in quel tempo che comunque ci appartiene. Guccini ha fatto della memoria un mestiere. Della canzone un archivio. Del dialetto una patria.<\/p>\n\n\n\n<p>E di ogni pagina, cantata o scritta, un modo per dire che il tempo non si perde. Si sposta. E noi con lui. La cultura popolare in Guccini diventa linguaggio popolare con la profondit\u00e0 del vivere ascoltare raccontare. Ha sempre raccontato. Nei versi &#8211; canzone. Nelle pagine dei suoi libri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni A 86 anni Francesco Guccini \u00e8 andato via con il silenzio di quella terra che amava. 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