{"id":94945,"date":"2026-08-06T20:28:21","date_gmt":"2026-08-06T20:28:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94945"},"modified":"2026-08-06T20:28:21","modified_gmt":"2026-08-06T20:28:21","slug":"castiglione-di-paludi-pietra-simbolo-cantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=94945","title":{"rendered":"CASTIGLIONE DI PALUDI. PIETRA, SIMBOLO, CANTICO"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-94946\" style=\"width:338px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000311102-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019archeologia \u00e8 fatta di simboli. I simboli vivono di iniziazioni. Questo significa che non \u00e8 solo scientificit\u00e0. Il dato scientifico ha la sua notevole importanza: datazioni, stratigrafie, materiali, tipologia dei reperti. Ma dentro quel dato vive una ermeneutica. Vive un\u2019interpretazione che trasforma la pietra in parola, la rovina in segno, il rudere in soglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure ho sognato un sogno?<\/p>\n\n\n\n<p>Ho passeggiato nel Parco Archeologico di Castiglione di Paludi. Un luogo che non urla. Un luogo che trattiene. \u00c8 l\u2019archeologia della misura, non del marmo. \u00c8 l\u2019archeologia dei Brettii, IV e III secolo, gente di crinale e di mare, gente che ha imparato a stare sul confine tra la montagna della Sila e l\u2019acqua dello Ionio. Una Calabria misteriosa che si intteccia con i lucani.<\/p>\n\n\n\n<p>Entri e subito ti prende la Porta est. Non \u00e8 pi\u00f9 porta. Sono due stipiti, qualche masso crollato, un varco che guarda verso Oriente. Eppure resta soglia. Le soglie non muoiono. Resistono anche quando il muro cade. La Porta est di Castiglione era passaggio di armi e di anfore, di uomini e di d\u00e8i locali. Oggi \u00e8 passaggio di vento. Ma il vento, qui, ha memoria. Entrare da quella porta significa essere iniziati a un tempo altro. Significa accettare che la pietra non \u00e8 muta. Che aspetta solo una voce che sappia interrogarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito dopo c\u2019\u00e8 la strada. Un basolato spezzato che scende e ad un tratto si apre: la vista mare. Non \u00e8 un panorama. \u00c8 una rivelazione. I Brettii da qui guardavano le rotte, gli approdi, i pericoli. Oggi guardiamo i pescherecci e le nuvole che navigano nel Golfo di Taranto. Il mare \u00e8 rimasto identico. Il colore ha i riflessi delle stagioni e delle ore. Cambia solo lo sguardo che lo attraversa. La strada archeologica \u00e8 dunque asse di senso: unisce la terraferma fortificata all\u2019infinito dell\u2019acqua. Unisce il chiuso della cinta al largo del possibile. \u00c8 la stessa tensione che ritroviamo in Francesco: il chiostro e il mondo, la Verna e le piazze, la cella e la strada. Il viaggio \u00e8 sempre accanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la pece. Nera, densa, ancora presente negli strati. Serviva a sigillare le navi. A tenere insieme il legno perch\u00e9 non entrasse l\u2019acqua. La pece \u00e8 materia di confine. \u00c8 dolore che cura. \u00c8 ferita che diventa protezione. Pensandoci, mi torna in mente Francesco e le sue piaghe. Le stimmate non sono ornamento. Sono sigillo. Sono pece sul corpo. Dio che sigilla l\u2019uomo perch\u00e9 non affondi. Francesco avrebbe chiamato la pece \u201cfratello pece\u201d. Perch\u00e9 per lui ogni materia, anche la pi\u00f9 umile, anche la pi\u00f9 scura, partecipa alla lode.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno le pietre. I massi. Squadrati, sovrapposti, crollati. Pietre che hanno fatto da mura e ora fanno da seduta al visitatore. Mi fermo. Chiudo gli occhi. E l\u2019immaginario mi riporta a quel tempo: IV e III secolo. I Brettii. Popolo italico di confine. Guerrieri e agricoltori. Costruttori di mura e di riti. Uomini che guardavano le stelle per decidere la guerra e la semina. Uomini che non separavano la tecnica dal sacro. Il mito dentro il sacro. Una vera ierofania tra le pieghe dei massi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 qui che il discorso archeologico si fa spirituale. Perch\u00e9 il simbolo ha bisogno di iniziazione. Senza iniziazione la pietra resta pietra. Con l\u2019iniziazione diventa parola. E l\u2019iniziazione, nel caso di Castiglione, \u00e8 duplice: quella antica dei Brettii e quella che noi, oggi, possiamo compiere rileggendo il luogo con altri occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono gli occhi di San Francesco d\u2019Assisi. Quegli occhi che ascoltano e sanno di profezia. Francesco non \u00e8 passato da Castiglione. Ma Francesco passa dove c\u2019\u00e8 una soglia. Passa dove c\u2019\u00e8 una strada che porta al mare. Passa dove ci sono pietre che hanno visto sangue e ora vedono erba. Il Cantico delle Creature \u00e8 la chiave ermeneutica che ci permette di leggere questo parco non come cimitero di pietre, ma come famiglia di creature.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti alla Porta est Francesco direbbe: \u201cLaudato si\u2019 mi\u2019 Signore per sorella porta, che apre e chiude e insegna il passaggio\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti alla strada direbbe: \u201cLaudato si\u2019 per sorella strada, che porta e non possiede\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al mare direbbe: \u201cLaudato si\u2019 per sora acqua, multo utile et humile et pretiosa et casta\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti alla pece direbbe: \u201cLaudato si\u2019 per frate bitume, che tieni insieme ci\u00f2 che si spezza\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti ai massi direbbe: \u201cLaudato si\u2019 per sora pietra, dura e paziente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Francesco opera una trasfigurazione. Non nega la durezza del mondo. La attraversa con la lode. E questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che fa anche l\u2019archeologia quando smette di essere solo catalogo. L\u2019archeologia, se \u00e8 vera, \u00e8 lode della memoria. \u00c8 riconoscere che quei massi non sono inerti. Sono testimoni. Hanno visto i Brettii sacrificare, combattere, seminare. Hanno visto il tempo mangiare le mura. E ora vedono noi, con le scarpe da ginnastica e il cellulare in tasca, cercare un senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Novecento ci ha insegnato che la poesia religiosa \u00e8 anche poesia orante. Rebora, Turoldo, Luzi, Merini hanno riportato il Cantico nel presente. Hanno detto che il tempo della poesia \u00e8 anche tempo di preghiera. Allo stesso modo, Castiglione ci insegna che il tempo dell\u2019archeologia \u00e8 anche tempo di iniziazione. Non basta datare. Bisogna benedire. Non basta classificare. Bisogna accogliere.<\/p>\n\n\n\n<p>Castiglione di Paludi \u00e8 un luogo di simboli e di archetipi oltre che di ierofanie.. Non ha la monumentalit\u00e0 di Paestum n\u00e9 la tragedia di Pompei. Ha per\u00f2 una qualit\u00e0 rara: la verit\u00e0. \u00c8 un luogo di frontiera. E le frontiere sono i luoghi teologici per eccellenza. \u00c8 l\u00ec che si decide chi siamo. Tra terra e mare, tra muro e apertura, tra Brettii e noi, tra pietra e Cantico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il IV e III secolo ci parlano di un popolo che costruiva per difendersi. Francesco, otto secoli dopo, ci parla di un uomo che si spogliava per aprirsi. Due movimenti opposti. Eppure complementari. Perch\u00e9 ogni civilt\u00e0 ha bisogno di mura e ha bisogno di porte. Ha bisogno di difesa e ha bisogno di lode.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Camminando, capisco che il Parco non \u00e8 passato. \u00c8 presente che ha memoria. E Francesco non \u00e8 storia. \u00c8 presente che ha lode. L\u2019incontro tra i due \u00e8 inevitabile. Perch\u00e9 entrambi ci dicono la stessa cosa con lingue diverse: che il mondo non \u00e8 un magazzino di oggetti. \u00c8 una comunit\u00e0 di creature.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine della passeggiata arrivo di nuovo alla Oorta est. Guardo il mare. Le pietre sono calde. La pece \u00e8 invisibile ma c\u2019\u00e8. La strada scende. I Brettii sono andati. Francesco non \u00e8 mai venuto. Eppure sono tutti qui. Stratificati. Come in un palinsesto. L\u2019archeologia ci d\u00e0 il dato. Il Cantico ci d\u00e0 la voce. Insieme ci danno l\u2019inizio. Perch\u00e9 iniziare non significa solo \u201ccominciare a scavare\u201d. Significa \u201ccominciare a guardare\u201d. Guardare la pietra come sorella. Guardare la rovina come maestra. Guardare il mare come promessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Castiglione di Paludi \u00e8 dunque un luogo di iniziazione. Non ai misteri esoterici. Ai misteri semplici. Quelli che Francesco aveva capito e che i Brettii, a modo loro, praticavano: che tutto \u00e8 legato. Che nulla \u00e8 solo. Che la porta, la strada, la pece, la pietra, il mare, sono parti di un unico corpo. Non so se gli d\u00e8i abbiano toccato le rocce o le onde in lontananza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E noi, che camminiamo oggi tra quei resti, siamo chiamati a fare l\u2019ultimo gesto: lodare. Perch\u00e9 lodare \u00e8 l\u2019unica forma di conoscenza che non consuma l\u2019oggetto. Lo restituisce intero. Pitagora \u00e8 passato da qui? Io credo di s\u00ec. Troppo squadrate le pietre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLaudato si\u2019 mi\u2019 Signore per questo luogo\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLaudato si\u2019 per la memoria dei Brettii\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLaudato si\u2019 per la pazienza delle pietre\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLaudato si\u2019 perch\u00e9 anche qui, tra le rovine, passa il Cantico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E dopo il sogno? C&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 che non \u00e8 realt\u00e0.&nbsp; \u00c8 quella verit\u00e0 che veste di spiritualit\u00e0.&nbsp; E comprendo che anche una pietra ha la sua anima. E ha la sua memoria. L&#8217;archeologia scava e la terra si fa coscienza. Non \u00e8 un tempo Freudiano anche se ha ben descritto il metodo dello scavo nella metafora della indagare psicologica e analitica.&nbsp; Piuttosto \u00e8 un tempo proustiano. Ovvero c&#8217;\u00e8 un nostos che racconta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure ho sognato un sogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 L\u2019archeologia \u00e8 fatta di simboli. I simboli vivono di iniziazioni. Questo significa che non \u00e8 solo scientificit\u00e0. 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