{"id":95164,"date":"2026-08-13T11:18:24","date_gmt":"2026-08-13T11:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95164"},"modified":"2026-08-13T11:18:25","modified_gmt":"2026-08-13T11:18:25","slug":"la-marea-e-le-macerie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95164","title":{"rendered":"LA MAREA E LE MACERIE."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Contro la civilt\u00e0 della distrazione<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1007\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854-1007x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95165\" style=\"width:408px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854-1007x1024.jpg 1007w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854-295x300.jpg 295w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854-768x781.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000309854.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 1007px) 100vw, 1007px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo una civilt\u00e0 della distrazione. Anzi, chiamiamola con il nome che le appartiene davvero: civilt\u00e0 della distruzione. Perch\u00e9 la distrazione non \u00e8 innocente. \u00c8 il primo passo della distruzione. Distraiamo lo sguardo per non vedere le rovine, distraiamo il pensiero per non sentire il crollo, distraiamo l\u2019anima per non accorgerci che il pensiero pensante si \u00e8 sgretolato tra le mani come calce vecchia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo smarrito i riferimenti. Non parlo delle coordinate sulla carta. Quelle le troviamo con un dito. Parlo delle coordinate dell\u2019essere. Non sappiamo pi\u00f9 dove posare gli occhi. Li posiamo sullo schermo. Non sappiamo pi\u00f9 cosa ascoltare. Ascoltiamo il rumore. Non sappiamo pi\u00f9 chi siamo. Diciamo \u201cmi definisco\u201d, come se l\u2019esistenza fosse un modulo da compilare in fretta prima che scada il tempo. E in questo smarrimento la domanda pi\u00f9 antica torna a bussare, nuda, senza pudore: cosa \u00e8 l\u2019esistenza umana? \u00c8 qualcosa che si pu\u00f2 soltanto vivere, come si subisce una stagione? \u00c8 qualcosa che si abita, come si abita una casa mettendo le proprie radici anche nei muri? Oppure \u00e8 qualcosa che si attraversa, come si attraversa un fiume tenendo l\u2019acqua alla vita, con la paura di bagnarsi fino in fondo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La terza ipotesi \u00e8 la pi\u00f9 vigliacca. La prima \u00e8 la pi\u00f9 triste. Resta la seconda. Abitare. Abitare significa nominare. Significa che una parola dialettale contiene un mondo intero. Significa che una festa contiene un mito. Significa che un paese non \u00e8 un luogo di passaggio ma un abitato dell\u2019anima. Chi attraversa non lascia traccia. Chi abita lascia memoria. E la memoria \u00e8 l\u2019unica forma di resistenza che abbiamo contro il tempo che ci taglia. La verit\u00e0, in tutto questo, \u00e8 un\u2019immensa marea. E la marea, lo sappiamo, conduce al nubifragio. Fa paura la verit\u00e0 perch\u00e9 non consola. Sommerge. Ti porta via le certezze di plastica, ti porta via le opinioni comode, ti lascia nudo davanti alle pietre. E allora ci domandiamo: pu\u00f2 esserci verit\u00e0 senza realt\u00e0? La risposta \u00e8 no. Una verit\u00e0 che non si incarna \u00e8 fumo. \u00c8 ideologia. \u00c8 un discorso che gira a vuoto. Ma una realt\u00e0 senza verit\u00e0 \u00e8 peggio. \u00c8 macerie. \u00c8 cronaca. \u00c8 il corpo dimenticato nella Renault rossa&nbsp; del 1978 di cui nessuno vuole pi\u00f9 parlare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Serve dunque un imperativo. Un imperativo che si faccia rivolta metafisica. Perch\u00e9 la filosofia senza metafisica non \u00e8 filosofia. \u00c8 un crogiolo indispettito di idee che cozzano tra loro. \u00c8 un mercato di opinioni dove ognuno urla la sua e nessuno ascolta. \u00c8 un groviglio di ideologie che pretendono di spiegare il mondo e in realt\u00e0 lo appiattiscono.&nbsp; Le ideologie non pensano. Le ideologie impongono. Non hanno un pensiero che sia tale. Hanno un sistema di azioni. Ti dicono come devi votare, come devi mangiare, come devi parlare, come devi piangere e per chi. Ti offrono una visione politica della vita e in cambio ti portano via la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019esistenza \u00e8 asistematica. L\u2019esistenza non \u00e8 un sistema politico, non \u00e8 un algoritmo, non \u00e8 un programma da eseguire. L\u2019esistenza \u00e8 testimonianza frammentata di giorni. Giorni che si raccolgono nella Memoria con la M maiuscola. Non nei server, non nel cloud. Nella carne, nelle mani, nel modo in cui una madre sale le scale cantando una melodia senza titolo. Vivere, se ci pensiamo, \u00e8 perdere quotidianamente l\u2019istante. \u00c8 questa la tragedia pi\u00f9 silenziosa del nostro tempo. Noi siamo fatti di istanti irripetibili. Il sorriso di una madre. Il silenzio di un padre che chiude il libro di Carolina Invernizio e apre il Vangelo. Il profumo degli aranci a gennaio. La decisione di non rinunciare quando ancora \u00e8 possibile decidere. Il resto \u00e8 macerie. Macerie sono le polemiche che raccogliamo. Macerie sono i giudizi che diamo. Macerie sono gli anni passati a fissare l\u2019orologio sul muro delle idee dimenticando l\u2019uomo che sta sotto quell\u2019orologio.<\/p>\n\n\n\n<p>Io porto dentro di me delle lezioni che non sono citazioni da mettere in nota. Sono presenze. Sono compagni di notte. C\u2019\u00e8 Cioran che mi ricorda che viviamo in un\u2019epoca di rovine e di farneticazioni, eppure anche lui scriveva, perch\u00e9 scrivere \u00e8 l\u2019unico modo per dire io c\u2019ero e ho amato. C\u2019\u00e8 Camus che mi dice che in mezzo all\u2019inverno ha scoperto dentro di s\u00e9 un\u2019estate invincibile. Non parlava di ottimismo da salotto. Parlava di resistenza. Di tenere acceso un fuoco quando tutto intorno gela. C\u2019\u00e8 Simon Weil che mi insegna che l\u2019attenzione \u00e8 la forma pi\u00f9 rara e pura di generosit\u00e0. E noi abbiamo smesso di prestare attenzione. Scorriamo le persone come si scorrono le immagini. C\u2019\u00e8 Mar\u00eda Zambrano che mi parla della ragione poetica, di quella ragione che salva perch\u00e9 ricuce ci\u00f2 che la ragione tagliente divide. E c\u2019\u00e8 Kierkegaard che mi ripete che la vita si capisce all\u2019indietro ma si vive in avanti. Dunque non possiamo vivere per riassunti. Dobbiamo vivere per salti. Per decisioni. Per attimi.<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio per questo non accetto la leggerezza. Non quella che confonde la levit\u00e0 con la superficialit\u00e0. Non accetto il relativo, quel \u201cdipende\u201d che \u00e8 la codardia vestita da tolleranza. Non accetto la fragilit\u00e0 del pensiero. E tanto meno accetto il pensiero debole. Un pensiero debole \u00e8 un pensiero che ha paura. Ha paura del metafisico, ha paura dell\u2019assoluto, ha paura di dire questo \u00e8 bene e questo \u00e8 male. Si nasconde dietro il pluralismo per non scegliere. Ma la verit\u00e0 non \u00e8 plurale come i gusti del gelato. La verit\u00e0 ferisce. La verit\u00e0 unisce. La verit\u00e0 chiede. E il pensiero, per essere pensiero, deve essere forte. Deve reggere il tragico. Abbiamo il coraggio di sopportare il tragico? Se la risposta \u00e8 no, allora restiamo bambini che chiedono favole la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia vera non consola. Sveglia. Non propone sistemi. Propone testimonianze. Frammenti. Giorni. Come si fa quando si scrive una lettera da un paese dell\u2019anima. Perch\u00e9 un paese non si guarda dall\u2019alto. Si guarda dall\u2019interno. E il suo interno \u00e8 un cammino d\u2019anime. Cosa fare allora? Non serve un manifesto. Servono gesti semplici e ostinati. Serve ascoltare prima di parlare, perch\u00e9 la pedagogia dell\u2019ascolto \u00e8 l\u2019unica pedagogia che salva una comunit\u00e0. Serve ricordare, perch\u00e9 la memoria non \u00e8 nostalgia. La memoria \u00e8 giustizia. \u00c8 dire ai giovani che non vengono dal nulla, che vengono da Brettii, da Greci, da Romani, da Spagnoli, da Albanesi, che le loro radici sono intreccio e non linea. Serve decidere, finch\u00e9 \u00e8 possibile decidere, perch\u00e9 l\u2019attimo \u00e8 il mosaico pi\u00f9 importante e naturale del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve abitare.<\/p>\n\n\n\n<p>Abitare un paese, abitare una casa, abitare un corpo. Non attraversarli. Abitarli con il coraggio della devozione. Serve pensare metafisicamente. Ogni pietra rimanda oltre se stessa. Ogni uomo rimanda oltre se stesso. Un popolo senza pietre \u00e8 un popolo senza volto. Un uomo senza verticale \u00e8 un uomo che cade. Sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, la verit\u00e0 \u00e8 marea e la marea fa nubifragio. S\u00ec, viviamo tra rovine e farneticazioni. S\u00ec, abbiamo perso istanti e raccolto macerie. Ma la pietra resta. Resta la pietra del Castello che guarda in alto e guarda la comunit\u00e0. Resta la pietra della parola detta con rispetto, una parola in pi\u00f9 e non una in meno. Resta la pietra dell\u2019istante vissuto fino in fondo e non consumato in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine l\u2019unica scelta che ci resta \u00e8 questa: non attraversare l\u2019esistenza. Abitarla. Abitarla con pazienza, con amore, con armonia. Abitarla sapendo che non \u00e8 sistema, \u00e8 destino e mistero. Abitarla sapendo che tutto passa ma niente si perde davvero, perch\u00e9 chi perde \u00e8 stato sempre un perduto tra le ombre e la rugiada.&nbsp;Il resto \u00e8 distrazione. Il resto \u00e8 distruzione. Il resto \u00e8 macerie. &nbsp;Noi invece siamo fatti di istanti irripetibili. E un istante, se lo abiti fino in fondo, vale una vita intera. Bisogna starci in un istante. Perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;istante che ci permette di custodire quel tempo che si riduce on un piccolissimo frammento. Nel quale l\u2019esistere \u00e8 una dimensione che raccoglie il vissuto e non lo perde perch\u00e9 nel momento in cui comincia a sgretolarsi tutto si fa cenere che il destino consegna al vento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro la civilt\u00e0 della distrazione di Pierfranco Bruni Viviamo una civilt\u00e0 della distrazione. 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