{"id":95181,"date":"2026-08-14T08:08:01","date_gmt":"2026-08-14T08:08:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95181"},"modified":"2026-08-14T08:08:01","modified_gmt":"2026-08-14T08:08:01","slug":"la-scomparsa-di-eugenio-nastasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95181","title":{"rendered":"LA SCOMPARSA DI EUGENIO NASTASI."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>IL POETA CHE ASCOLT\u00d2 IL VENTO DELLA CALABRIA<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"677\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-1024x677.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95182\" style=\"width:270px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-1024x677.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-768x508.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-1536x1016.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000317345-2048x1354.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci ha lasciato Improvvisamente un vero poeta. Eugenio Nastasi. Lo avevo incontrato soltanto qualche giorno fa a Castiglione di Paludi.&nbsp; In una passeggiata francescana lungo il percorso del Parco archeologico.&nbsp; Non lo vedevo da molto tempo. Eugenio (Geg\u00e8) sempre con la sua gentilezza, la sua delicatezza, il suo garbo&#8230; Un poeta vero!<\/p>\n\n\n\n<p>La sua&nbsp; poesia non urla. Ha una nervatura religiosa come la sua pittura dentro una visione cristiana&nbsp; Si posa. Si posa come la luce del crepuscolo sui frutteti, come la risacca di un ultimo settembre, come un saluto che \u201ccorrompe i passanti con un tratto di stupore\u201d. \u00c8 una poesia che sta tra i fili del tempo, tra una mano che dipinge e una voce che scrive. Perch\u00e9 Nastasi \u00e8 stato due cose insieme, e non a caso: poeta e pittore dal tratto sottile e malinconico. Geg\u00e8 non amava il chiasso. Piuttosto molto riservato. Ma&nbsp; la sua biografia interiore era \u00e8 immensa e la sua poesia lo rivela. Un poeta della Calabria e dei luoghi che ha sempre amato. \u00c8 incluso nel Quadernario Calabria \u2013 Quasi a filo di luna \u2013 Almanacco di poesia,&nbsp; pubblicato da LietoColle nel 2017, la grande antologia che ha raccolto ventuno poeti calabresi contemporanei e il ricordo di undici maestri scomparsi. Un\u2019opera di circa trecento pagine nata per dire che la Calabria che regala una \u00abpoetica un tono alto, anzi altissimo\u201d: una terra in cui la magia si fa vita natura fatalit\u00e0 e destino.<\/p>\n\n\n\n<p>E Nastasi \u00e8 figlio di questa gravit\u00e0. Ha pubblicato presso Edilazio \u00abL\u2019occhio degli alberi\u00bb, titolo che gi\u00e0 dice tutto: uno sguardo che non guarda l\u2019uomo soltanto, ma guarda ci\u00f2 che l\u2019uomo abita. \u00c8 uno dei suoi libri profondamente marcanti. Gli alberi, le strade, il nido, il mare. La sua poesia esce in un tempo in cui la Calabria poetica si raccoglie e si riconosce: tra Calogero e Costabile, tra Alvaro e Grisi. Nastasi sta l\u00ec, non in cattedra, ma nel margine. Dove stanno i veri poeti. Perch\u00e9 di un vero poeta sto parlando. Nel tratto del pittore si vive&nbsp; il respiro del poeta in una eredit\u00e0 intoligica. Perch\u00e9 Nastasi dipinge con le parole. In alcuni versi si ascolta: \u201cLasciarsi prendere dall\u2019occhio \/ in cammino, \/ restare opera non finita, \/ bagnata dalle voci di dentro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 pittura. \u00c8 affresco steso \u201csulle mani \/ per strade che portano al nido\u201d. Il suo occhio non giudica. Accoglie. \u00c8 l\u2019occhio degli alberi: testimone, non padrone. E poi c\u2019\u00e8 il colore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDire al mondo la regola dell\u2019arcobaleno \/ i colori si amano tra loro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui c\u2019\u00e8 tutta la sua etica. In un tempo di divisioni, lui insegna convivenza in una visione orante. I colori non si combattono. Si amano. \u00c8 una regola semplice e rivoluzionaria. Il crepuscolo per lui non \u00e8 fine. \u00c8 \u201craggio illeso\u201d, luce che resiste anche quando il sole si ritira. Una luce che accarezza i frutteti \u201cappena mossi dal sole\u201d. Movimento minimo, eppure vita. Il mare, il suo nostro mare,&nbsp; e il tempo nell&#8217;\u201cUltimo settembre\u201d \u00e8 una carezza d&#8217;anina.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti con Ultimo settembre Nastasi entra nel ritmo della terra calabrese. \u201cLe onde del mare hanno ripreso \/ il livore sommerso, la risacca \/ instancabile schiocca un battere \/ di sassi e di spuma\u201d. Il mare non \u00e8 paesaggio da cartolina. \u00c8 memoria che torna. \u00c8 livore, \u00e8 risacca che non si stanca. \u00c8 suono. E mentre la luce \u201cs\u2019allontana dalla riva\u201d, entrano \u201cventi laschi\u201d e le foglie \u201cazzardano un rito di danza\u201d. C\u2019\u00e8 danza anche nella perdita. C\u2019\u00e8 rito anche nello spogliarsi. Finisce con un\u2019immagine che \u00e8 tutta lui: \u201cTremante umida mano di criniere \/ carezza l\u2019assenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La mano trema, \u00e8 umida, ma carezza. Anche l\u2019assenza. Soprattutto l\u2019assenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 lo scavo umano di Nastasi: non negare il vuoto, accarezzarlo. La memoria \u00e8 abitata come stanza. In quest&#8217;altri versi il tono si fa pi\u00f9 grave: \u201cOltre la porta il tempo muove \/ come silenzio dentro al grano\u201d. Il tempo non corre. Si muove dentro. Come il grano. E qui arrivano \u201ci nostri nessuno\u201d: i morti, gli assenti, quelli di cui non resta \u201cabitudine dei nomi\u201d. \u201cDi sonni sfatti i nostri nessuno \/ girano le stanze d\u2019un tratto universali\u201d. La casa diventa universale quando la abitano i ricordi. Resta \u201cun brivido nei volti \/ come pastura che guarda al passato\u201d. E la domanda finale \u00e8 la domanda di ogni poesia vera: \u201cMa dove portano quel che di loro ci appartenne?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nastasi non risponde. Lascia la porta aperta. Perch\u00e9 il poeta non chiude. Accompagna. Ecco perch\u00e9 \u00e8 un poeta dello scavo. Nastasi \u00e8 \u201cun vero poeta dello scavo umano\u201d? Ha saputo ascoltare il vento della Calabria: quel vento che porta odore di agrumi, di sale, di boschi interni, di comunit\u00e0 ebraiche e albanesi, di baie improvvise.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua Calabria non \u00e8 folklorica. \u00c8 interiore. \u00c8 provincia dell\u2019anima. La sua malinconia non \u00e8 lamento. \u00c8 attenzione. \u00c8 il tratto sottile del pittore che non riempie tutta la tela. Lascia respiro. \u00c8 il poeta che resta \u201copera non finita\u201d, perch\u00e9 sa che l\u2019uomo non si compie mai e resta tra i fili del tempo. Eugenio Nastasi sta tra i fili del tempo. Non fa rumore. Tesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Tesse mani, nidi, arcobaleni, risacche, stanze. Tesse un saluto capace di stupire il passante. Tesse una regola: i colori si amano tra loro. In un\u2019epoca di lacerazioni e di cadute, la sua poesia \u00e8 resistenza. \u00c8 dire che si pu\u00f2 ancora \u201csentire il raggio illeso del crepuscolo\u201d. \u00c8 dire che anche l\u2019assenza si pu\u00f2 carezzare. \u00c8 dire che i nostri nessuno continuano a girare le stanze, e che noi abbiamo il dovere di ricordare dove hanno portato \u201cquel che di loro ci appartenne\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nastasi non \u00e8 poeta da premi e da salotti. \u00c8 poeta da soglia. Sta sulla soglia tra pittura e parola, tra mare e terra, tra presente e memoria. E da l\u00ec guarda. Con l\u2019occhio degli alberi. Come la sera del nostro incontro e del nostro abbraccio tra le \u00abpietre\u00bb parlanti di Castiglione di Paludi.&nbsp; Era nato a Rossano nel 1948. \u00c8 scomparso il 13 Agosto del 2026. Il poeta dello&nbsp; scavo umano tra il crepuscolo e la risacca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL POETA CHE ASCOLT\u00d2 IL VENTO DELLA CALABRIA di Pierfranco Bruni Ci ha lasciato Improvvisamente un vero poeta. Eugenio Nastasi. 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