{"id":95205,"date":"2026-08-15T14:01:50","date_gmt":"2026-08-15T14:01:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95205"},"modified":"2026-08-15T14:01:51","modified_gmt":"2026-08-15T14:01:51","slug":"a-meloni-e-a-giuli-deledda-90-nobel-100-grazia-deledda-dai-90-anni-dalla-scomparsa-a-cento-anni-dal-nobel-ricordiamola-un-invito-alla-presidente-meloni-e-al-ministro-giuli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95205","title":{"rendered":"A MELONI E A GIULI. DELEDDA 90. NOBEL 100. Grazia Deledda dai 90 anni dalla scomparsa a cento anni dal Nobel. Ricordiamola. Un invito alla Presidente Meloni e al Ministro Giuli"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000318514.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"189\" height=\"267\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000318514.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95206\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni*<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Credo che il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e il Ministro della Cultura Giuli non dovrebbero dimenticare i 90 anni della scomparsa di Grazia Deledda. Come sono convinto, conoscendo bene&nbsp; direttamente la loro sensibilit\u00e0 e il loro spessore identitario e culturale.&nbsp; E non solo. Ma dovrebbero ricordare anche i cento anni dal&nbsp; Nobel. La prima donna italiana. La prima donna presidente del Consiglio. Il mio \u00e8 un invito che parte dalla Associazione Internazionale dei Critici Letterari, quale componente. e dal Centro Studi Francesco Grisi che presiedo. Un invito dunque alla Presidente Meloni e al Ministro Giuli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare \u00e8 un dovere.&nbsp; Non etico. Non morale. Ma umano. Perch\u00e9 dimenticare \u00e8 non dare senso a ci\u00f2 che si vive. Dunque. Non possiamo dimenticare una scrittrice e una donna come Grazia Deledda.<\/p>\n\n\n\n<p>Nasce nel 1871 e muore nel 1936. A 90 anni dalla scomparsa torniamo a lei non per rito ma perch\u00e9 la sua voce non ha smesso di parlare, perch\u00e9 ha scritto con il vento e non con l\u2019inchiostro, perch\u00e9 ha preso un\u2019isola e l\u2019ha fatta diventare misura dell\u2019uomo. \u201cTutti siamo impastati di bene e di male, ma quest&#8217;ultimo bisogna vincerlo\u201d. Lo dice in La chiesa della solitudine e in quella frase c\u2019\u00e8 tutta la sua opera. Non \u00e8 sentenza morale, \u00e8 destino. I suoi personaggi non sono classificati in buoni e cattivi. Sono uomini e donne impastati, e la vita \u00e8 il tempo in cui quel male va vinto ogni giorno, con fatica, con silenzio, con rassegnazione e con una fierezza che non chiede permesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Deledda non descrive la Sardegna. La abita. L\u2019isola per lei non \u00e8 cartografia, \u00e8 condizione. \u00c8 chiusura e apertura insieme, \u00e8 mare che separa e vento che porta le voci da un paese all\u2019altro, \u00e8 cultura popolare che non entra nei manuali eppure \u00e8 tutta nei suoi libri. \u00c8 il rito, la superstizione, la legge non scritta, l\u2019onore che pesa pi\u00f9 del pane, la preghiera detta a bassa voce prima di dormire. \u201cIo non sogno la gloria per un sentimento di vanit\u00e0 e di egoismo, ma perch\u00e9 amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, cos\u00ec diverso dagli altri cos\u00ec vilipeso e dimenticato e perci\u00f2 pi\u00f9 misero nella sua fiera e primitiva ignoranza\u201d. Scrive cos\u00ec nel 1891, e in quelle righe c\u2019\u00e8 tutto: l\u2019amore senza retorica, il desiderio di luce su ci\u00f2 che \u00e8 rimasto al buio, la consapevolezza di un popolo diverso, vilipeso, dimenticato, e proprio per questo pi\u00f9 vero, pi\u00f9 nudo, pi\u00f9 grande nella sua ignoranza che non \u00e8 povert\u00e0 di mente ma pienezza di radici. Lei non guarda dall\u2019alto. Si abbassa. Ascolta. Raccoglie. Narra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo, per Deledda, cancella. \u201cMutiamo tutti, da un giorno all&#8217;altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ci\u00f2 che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano\u201d. Lo scrive nei Versi e prose giovanili. Ma se il tempo cancella, il vento ricorda. E Deledda fa del vento la misura fondamentale di una metafora. Il vento \u00e8 memoria, \u00e8 voce degli antenati, \u00e8 destino che passa tra le case e non bussa. Nei suoi romanzi il vento muove le cose, muove le coscienze, muove i peccati. Non c\u2019\u00e8 paesaggio in Deledda, c\u2019\u00e8 respiro. Nell\u2019incipit de Il paese del vento si legge: \u201cLa m\u00e8ta del nostro viaggio era sicura, adatta alla circostanza: una casetta fra la campagna e il mare, dove il mio sposo aveva gi\u00e0 qualche volta villeggiato: una donna anziana, discreta, brava per le faccende domestiche, da lui gi\u00e0 conosciuta, doveva incaricarsi di tutti i nostri bisogni materiali\u201d. Sembra una frase semplice, domestica. \u00c8 invece tutto il suo mondo: la casa tra terra e mare, la donna anziana che sa e tace, i bisogni materiali che sono anche bisogni spirituali, la sicurezza di una meta che \u00e8 sempre provvisoria perch\u00e9 in Deledda nessuna casa \u00e8 definitiva se dentro non c\u2019\u00e8 la coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi personaggi non chiedono scusa. Elias, Giacinto, Lia, Annesa. Portano Dio e il demonio nello stesso respiro. Vivono la legge dell\u2019onore come si vive la sete. Parlano poco e guardano molto. Non sono eroi, sono vittime e carnefici insieme, perch\u00e9 l\u2019uomo deleddiano \u00e8 sempre a met\u00e0, sempre in bilico, sempre chiamato a scegliere. E la tragedia non \u00e8 nel colpo di scena, \u00e8 nella lentezza con cui l\u2019anima si logora e, a volte, si purifica. Deledda li racconta senza giudizio. Con piet\u00e0. E piet\u00e0 non \u00e8 compassione, \u00e8 stare accanto. \u00c8 riconoscere che la miseria non \u00e8 solo economica, \u00e8 di senso. Ed \u00e8 proprio nella \u201cfiera e primitiva ignoranza\u201d che lei trova la grandezza, perch\u00e9 l\u00ec non ci sono maschere, c\u2019\u00e8 solo l\u2019uomo davanti a Dio, al mare, al vento, alla notte.<\/p>\n\n\n\n<p>A 90 anni dalla morte Deledda non \u00e8 monumento. \u00c8 casa ancora abitata. L\u2019Associazione Internazionale dei critici letterari, presieduta da Neria De Giovanni, la maggiore conoscitrice e studiosa della scrittrice sarda, le rende omaggio con un volume di prossima uscita a cui partecipano studiosi di tutto il mondo. Neria De Giovanni ha passato la vita a togliere Deledda dalle letture sbagliate, a dimostrare che non \u00e8 regionalismo da museo ma letteratura universale, perch\u00e9 l\u2019isola in Deledda non \u00e8 confine, \u00e8 paradigma dell\u2019uomo. Anche il Progetto Sulle sponde della Magna Grecia, diretto dalla poetessa Rosaria Scialpi, dedica un intero capitolo alla Deledda. Perch\u00e9 le sponde si parlano. Perch\u00e9 il Sud riconosce il Sud. Perch\u00e9 la solitudine della Sardegna somiglia alla solitudine della Magna Grecia. Stesso mare, stesso vento, stessa fatica di tenere insieme bene e male senza mentire.<\/p>\n\n\n\n<p>Io stesso, alla fine degli anni ottanta del Novecento, ho intitolato uno dei miei primi romanzi Paese del vento, pubblicato poi in pi\u00f9 edizioni. Non per citare, per riconoscere. Perch\u00e9 quando entri in Deledda capisci che il vento non \u00e8 figura retorica, \u00e8 etica. \u00c8 ci\u00f2 che ti sposta, ti mette in discussione, ti costringe a decidere da che parte stare.&nbsp; Deledda voleva \u201cirradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi\u201d. Ci \u00e8 riuscita. Ha preso un popolo vilipeso e dimenticato e lo ha messo al centro della letteratura del mondo. Premio Nobel nel 1926, prima donna italiana. Non per vanit\u00e0. Per dovere. La sua lezione \u00e8 semplice e dura: siamo impastati, il tempo cancella, ma il male si pu\u00f2 vincere. Si pu\u00f2 narrare il proprio popolo senza tradirlo. Si pu\u00f2 fare della cultura popolare non folklore ma verit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Grazia Deledda \u00e8 il paese del vento. \u00c8 quella casetta tra la campagna e il mare, \u00e8 quella donna anziana e discreta che si occupa dei bisogni, \u00e8 il vento che entra dalle fessure e ti ricorda chi sei anche quando vorresti dimenticarlo. Finch\u00e9 ci sar\u00e0 vento tra i boschi della Sardegna, finch\u00e9 ci sar\u00e0 un lettore disposto ad ascoltare senza fretta,<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Neria De Giovanni: \u00abL&#8217;opera di Deledda \u00e8 universale perch\u00e9 affronta temi eterni come colpa, peccato, amore, redenzione e giustizia\u00bb. Deledda \u00e8 morta. \u00c8 solo andata a controllare che la porta di casa sia chiusa e che dentro ci sia ancora luce. Perch\u00e9 di quella, o questa, luce si pu\u00f2 continuare a vivere restando consapevoli che la metafora (dall&#8217;isola alle citt\u00e0, dal vento alla famoglia) che la Daledda naviga \u00e8 parte del nostro esistere. Un esistere che \u00e8 identit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora. Presidente Meloni e Ministro Giuli fate con noi questo cammino &#8211; ricordo nel segno di una antica appartenenza che \u00e8 identit\u00e0 culturale in un processo di valori comuni per la Cultura di una Nazione che ha portato una donna, italiana, a ricevere il Premio Nobel nel 1927 e assegnatole nel 1926.<\/p>\n\n\n\n<p><em>*Presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni* Credo che il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e il Ministro della Cultura Giuli non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-95205","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95205","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95205"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95205\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95207,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95205\/revisions\/95207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95205"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95205"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95205"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}