{"id":95270,"date":"2026-08-18T18:23:03","date_gmt":"2026-08-18T18:23:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95270"},"modified":"2026-08-18T18:23:04","modified_gmt":"2026-08-18T18:23:04","slug":"san-francesco-in-giuseppe-berto-tra-antico-testamento-e-la-gloria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95270","title":{"rendered":"SAN FRANCESCO IN GIUSEPPE BERTO TRA ANTICO TESTAMENTO E LA GLORIA\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"561\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-1024x561.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95271\" style=\"width:434px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-1024x561.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-300x164.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-768x421.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-1536x842.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000320833-2048x1122.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI<\/em>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Prima della Gloria ci fu l&#8217;Ecclesiaste. In Giuseppe Berto la religione non arriva alla fine. \u00c8 sempre stata l\u00ec, sotto, come una corrente che sale. Nei romanzi giovanili la copri la rabbia, l\u2019ironia, la guerra. In quelli maturi la rabbia si fa domanda. Negli ultimi libri la domanda si fa preghiera. E l\u2019ultimo libro, La Gloria, \u00e8 tutto attraversato da un nome che Berto non cita per ornamento: Francesco d\u2019Assisi. Francesco non \u00e8 un personaggio. \u00c8 un metodo. \u00c8 il modo in cui Berto decide di guardare l\u2019uomo quando l\u2019uomo ha finito con le illusioni. E guardare l\u2019uomo, per Berto, significa spogliarlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di Francesco c\u2019\u00e8 l\u2019Ecclesiaste. Berto lo cita, lo riscrive, lo abita. \u201cVanit\u00e0 delle vanit\u00e0, tutto \u00e8 vanit\u00e0\u201d. \u00c8 la frase che fa da cornice a un\u2019intera stagione della sua scrittura. L\u2019Ecclesiaste \u00e8 il libro che insegna l\u2019inutilit\u00e0 del possesso, la fatica del correre, il tempo che passa e non resta. Berto lo prende sul serio. Non come letteratura. Come esperienza. Perch\u00e9 se tutto \u00e8 vanit\u00e0, allora cosa resta? Resta l\u2019uomo nudo. Resta la relazione. Resta il grido.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da qui che nasce la necessit\u00e0 di Francesco. L\u2019Ecclesiaste dice: togli. Francesco dice: togli e ama. L\u2019Ecclesiaste dice: tutto passa. Francesco dice: passa, ma passa cantando. Tra i due libri c\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 segreta. Uno svuota, l\u2019altro riempie con altro. Non con cose. Con presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo Oh Serafina sembra il francescanesimo prima del francescanesimo. Molto prima de La Gloria, in Oh, Serafina!, Berto aveva gi\u00e0 scritto un romanzo francescano senza dirlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 la Calabria, s\u00ec, ma non \u00e8 sfondo. \u00c8 creazione. \u00c8 terra che parla, alberi che ascoltano, animali che entrano nella storia come fratelli. Serafina vive in un mondo povero e luminoso. Non ha dottrine. Ha mani. Ha pane. Ha il cielo addosso.&nbsp; \u00c8 l\u2019atmosfera dei Fioretti. \u00c8 la stessa gioia povera, lo stesso stupore per il creato. Berto non costruisce un paesaggio. Costruisce una parentela. L\u2019uomo non sta sopra la natura. Ci sta dentro. Ci sta come fratello minore. Questo \u00e8 francescano nel senso pi\u00f9 puro: non ecologismo, non idillio. \u00c8 riconoscimento. \u00c8 dire \u201csorella acqua, fratello fuoco\u201d senza citarlo, solo vivendolo. In Oh Serafina la natura non consola. Accoglie. E nell\u2019accoglienza l\u2019uomo perde la superbia. \u00c8 il primo passo della spoliazione. Mente in La Gloria c&#8217;\u00e8 uno spogliarsi fino all\u2019osso. Con La Gloria, infatti, Berto chiude il ciclo. E lo chiude come Francesco: spogliandosi. Il protagonista \u00e8 un uomo che ha avuto tutto e ha capito che tutto non basta. Ha avuto successo, donne, denaro, parole. Poi arriva la malattia. Arriva la fine. E la fine non \u00e8 dramma. \u00c8 rivelazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSpoliazione\u201d \u00e8 la parola chiave. \u00c8 la parola di Francesco davanti al vescovo di Assisi, quando si toglie anche i vestiti e li restituisce al padre. \u00c8 dire: non sono pi\u00f9 mio. Sono di Dio.&nbsp; Berto prende quel gesto e lo fa diventare struttura narrativa. Il romanzo spoglia il personaggio delle certezze, delle sicurezze, dei ruoli. Lo lascia nudo davanti alla morte. E in quella nudit\u00e0 appare altro. Appare la gloria. Non la gloria del mondo. La Gloria di Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che Cristo entra in scena non come dottrina ma come annuncio. L\u2019annuncio della Croce. Francesco ha capito la Croce perch\u00e9 l\u2019ha guardata senza schermi. Ha visto che Dio si fa povero, si fa ultimo, si fa ferita. Berto fa la stessa operazione: guarda la propria ferita e ci vede un luogo teologico. Non una sfortuna. Una chiamata.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo&nbsp; c&#8217;\u00e8 il pensiero che guida. Ovvero la povert\u00e0, la natura, la fraternit\u00e0. Tre punti tengono insieme Francesco in Berto.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccoli. La povert\u00e0. Non \u00e8 miseria esibita. \u00c8 libert\u00e0. Spogliarsi per non essere pi\u00f9 schiavi delle cose. In La Gloria il protagonista perde tutto e guadagna se stesso. \u00c8 la logica francescana: meno hai, pi\u00f9 sei.&nbsp; La natura. Da Oh Serafina a La Gloria la natura non \u00e8 decorazione. \u00c8 sacramento. \u00c8 il luogo dove Dio si fa vedere perch\u00e9 non ha bisogno di parole. Gli alberi, il mare, il vento sono presenze. Sono fratelli.&nbsp; La fraternit\u00e0. Francesco chiama tutti fratelli. Berto, che \u00e8 stato uomo di solitudini feroci, arriva a capire che senza l\u2019altro non c\u2019\u00e8 salvezza. Anche l\u2019avversario \u00e8 fratello. Anche la malattia \u00e8 sorella. \u00c8 una durezza che diventa tenerezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centro resta la Croce. Francesco l\u2019ha guardata a San Damiano. Berto la guarda nel corpo che si spegne. Ma la Croce, in entrambi, non \u00e8 fine. \u00c8 passaggio. E dopo la Croce c\u2019\u00e8 il Cantico. Francesco canta alle creature. Berto canta alla vita anche quando la vita lo sta lasciando. \u00c8 lo stesso movimento: dal dolore alla lode. Non \u00e8 ottimismo. \u00c8 fede. \u00c8 la convinzione che anche la vanit\u00e0 dell\u2019Ecclesiaste pu\u00f2 trasformarsi in Gloria se la si attraversa con lo sguardo giusto. Francesco insegna quello sguardo a Berto. Gli insegna a non maledire. Gli insegna a benedire. Gli insegna che spogliarsi non \u00e8 perdere. \u00c8 ritrovare. Berto non sceglie Francesco per moda. Lo sceglie perch\u00e9 Francesco \u00e8 l\u2019unico che ha saputo tenere insieme due estremi che lacerano l\u2019uomo moderno: la radicalit\u00e0 e la gioia. La radicalit\u00e0 di dire no al potere, al denaro, all\u2019immagine.&nbsp; La gioia di dire s\u00ec al sole, all\u2019acqua, al fratello lebbroso.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In un Novecento che ha fatto dell\u2019ideologia una nuova idolatria, Berto ritrova in Francesco un antidoto: un cristianesimo senza compromessi e senza durezza. Un cristianesimo che sa piangere e cantare nello stesso giorno. La Gloria \u00e8 l\u2019approdo. \u00c8 il libro in cui Berto smette di cercare protagonisti e cerca testimoni. E il testimone pi\u00f9 grande \u00e8 Francesco. Non perch\u00e9 sia perfetto. Perch\u00e9 \u00e8 vero. Perch\u00e9 ha vissuto la spoliazione fino in fondo e ne \u00e8 uscito con un nome nuovo. Il nucleo religioso di Berto \u00e8 tutto qui: spogliarsi. Spogliarsi delle vanit\u00e0 dell\u2019Ecclesiaste.&nbsp; Spogliarsi delle maschere di Oh Serafina.&nbsp; Spogliarsi della paura de La Gloria.&nbsp; E in quella spoliazione incontrare Cristo. Non il Cristo dei trionfi. Il Cristo della Croce di Francesco. Il Cristo che non promette successo. Promette presenza. Giuseppe Berto chiude cos\u00ec il suo ciclo. Non con un romanzo. Con una testimonianza. Con un Cantico laico eppure religioso, amaro eppure luminoso. Francesco gli ha insegnato che la vera gloria non \u00e8 avere. \u00c8 essere spogliati e restare in piedi. Con le mani aperte. Come fece Berto nel suo viaggio tra Antico Testamento e San Francesco d\u2019Assisi.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI\u00a0 Prima della Gloria ci fu l&#8217;Ecclesiaste. 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