{"id":95489,"date":"2026-08-24T09:01:02","date_gmt":"2026-08-24T09:01:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95489"},"modified":"2026-08-24T09:01:20","modified_gmt":"2026-08-24T09:01:20","slug":"papa-leone-xiv-a-rimini-il-pensiero-forte-contro-il-relativismo-e-le-ideologie-del-progresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95489","title":{"rendered":"PAPA LEONE XIV A RIMINI. IL PENSIERO FORTE CONTRO IL RELATIVISMO E LE IDEOLOGIE DEL PROGRESSO"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"750\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263-1024x750.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95490\" style=\"width:398px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263-1024x750.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263-768x562.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000325263.jpg 1180w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei ritornare su Papa Leone XIV e al suo discorso profondo preciso rigoroso. Nel suo discorso: una diversit\u00e0 di questioni che non possono essere lacerate attraverso frasi slegate scollegate tagliate da una complessit\u00e0 di problematiche e usate come slogan. A Rimini \u00e8 accaduto qualcosa che non \u00e8 cronaca di un Meeting ma \u00e8 storia di una ricucitura. E le ricuciture vere non hanno il clamore delle rotture, hanno il silenzio denso di una verit\u00e0 che ritorna. Papa Leone XIV \u00e8 arrivato a Rimini non per un saluto istituzionale, non per un passaggio cordiale nel calendario di una presenza pontificia. \u00c8 arrivato per riaprire una porta che da troppo tempo era rimasta socchiusa, quasi con pudore, quasi con sospetto, nel pontificato precedente. Quella porta \u00e8 la porta di Comunione e Liberazione. Di un carisma che non \u00e8 una sigla organizzativa da gestire, ma \u00e8 un pensiero, una antropologia, una modalit\u00e0 di stare dentro il reale con tutta la ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna dirlo con verit\u00e0 e senza acrimonia, con parresia e con carit\u00e0 intellettuale. Il pontificato di Papa Francesco aveva impresso una torsione pastorale che era anche una torsione ermeneutica. Pi\u00f9 prassi che logos, pi\u00f9 periferia sociologica che centro metafisico, pi\u00f9 accompagnamento che giudizio, pi\u00f9 orizzonte sociale che verticale teologale. In quella torsione Comunione e Liberazione, che nasce proprio come avvenimento di pensiero, come educazione della ragione alla totalit\u00e0, si \u00e8 sentita non scomunicata, ma decentrata, messa ai margini di un racconto che privilegiava altre grammatiche. Una frattura non gridata, ma vissuta. Un inverno sottile. A Rimini, con Leone XIV, quell&#8217;inverno \u00e8 finito. E non per una strategia di equilibri ecclesiastici, ma per una convergenza di pensiero. Perch\u00e9 Leone XIV \u00e8 un agostiniano. E don Giussani \u00e8, fino in fondo, un figlio di Agostino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore del discorso di Leone XIV a Rimini \u00e8 stato un pensiero forte contro il relativismo. Ma attenzione, non \u00e8 stato un pensiero contro il mondo, contro la modernit\u00e0 come crociata. \u00c8 stato un pensiero che ha smascherato il relativismo come tradimento dell&#8217;umano. Il relativismo non \u00e8 tolleranza. La tolleranza \u00e8 una virt\u00f9 alta, difficile, nobile. \u00c8 la capacit\u00e0 del confronto, \u00e8 l&#8217;eleganza del riconoscere l&#8217;altro senza rinnegare se stessi, \u00e8 lo stile dell&#8217;incontro tra identit\u00e0 che non si annullano. Il relativismo \u00e8 l&#8217;esatto contrario. \u00c8 la dissoluzione di ogni identit\u00e0 in nome di una indifferenza che si traveste da abbraccio. Se tutto \u00e8 uguale, nulla \u00e8 vero. Se tutte le strade sono indifferenti, nessuna strada porta da qualche parte. E l&#8217;uomo resta senza cammino. Leone XIV ha detto che senza confine non c&#8217;\u00e8 forma, senza forma non c&#8217;\u00e8 volto, senza volto non c&#8217;\u00e8 incontro. Il confine non \u00e8 il muro che esclude, \u00e8 la soglia che custodisce e che rende possibile l&#8217;oltre. Solo chi sa chi \u00e8 pu\u00f2 incontrare chi \u00e8 altro da s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui entra Agostino, filosofo immenso della Citt\u00e0 di Dio e del vissuto pi\u00f9 lacerante. Agostino non \u00e8 mai stato il pensatore della prassi che si auto-assolve, non \u00e8 mai stato il sociologo della storia che si auto-redime. \u00c8 il filosofo del dramma interiore, dell&#8217;aut aut che non ammette mediazioni furbe. Il suo cristianesimo non \u00e8 un compromesso, \u00e8 una conversione, \u00e8 un attraversamento, \u00e8 un vertere, un volgersi radicale. Leone XIV lo ha citato nella sua radice pi\u00f9 profonda, quella delle Confessioni: \u00abFecisti nos ad Te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te\u00bb. Ci hai fatti per Te e il nostro cuore \u00e8 inquieto finch\u00e9 non riposa in Te. L&#8217;inquietudine non \u00e8 nevrosi moderna, \u00e8 struttura ontologica. E poi la citazione che \u00e8 la spina dorsale del suo pontificato: \u00abDue amori hanno costruito due citt\u00e0: l&#8217;amore di s\u00e9 fino al disprezzo di Dio quella terrena, l&#8217;amore di Dio fino al disprezzo di s\u00e9 quella celeste\u00bb. De Civitate Dei, XIV, 28. Non c&#8217;\u00e8 una terza citt\u00e0 del compromesso relativista dove Dio \u00e8 un&#8217;opinione e l&#8217;io \u00e8 misura di tutto. C&#8217;\u00e8 una scelta. L&#8217;aut aut agostiniano, e poi kierkegaardiano, \u00e8 il contrario della doppiezza del mondo contemporaneo che vorrebbe tenere insieme tutto senza scegliere nulla. Agostino ci insegna che le religioni non sono narrazioni intercambiabili sul mercato del sacro, che la fede non \u00e8 una preferenza soggettiva. La fede \u00e8 avvenimento che entra nella storia e la giudica, che entra nel vissuto e lo trasfigura. La conversione non \u00e8 cambiare idea, \u00e8 cambiare vita perch\u00e9 si \u00e8 incontrata una presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la stessa linea di don Luigi Giussani, che Leone XIV ha voluto citare testualmente, e questo \u00e8 il segno pi\u00f9 evidente della riapertura, della riconciliazione alta. Citare Giussani a Rimini, dal palco centrale, dopo anni di citazioni oblique, significa riconoscere che il carisma di CL \u00e8 pensiero della Chiesa, non problema organizzativo. Giussani ha scritto parole che sono pietre angolari per uscire dal relativismo. Nel Senso Religioso afferma: \u00abIl senso religioso \u00e8 l&#8217;espressione della natura della ragione nella sua sete di totalit\u00e0\u00bb. Non sete di un frammento, non di una emozione, ma di totalit\u00e0. La ragione relativista si accontenta del frammento, si censura da s\u00e9. La ragione religiosa, invece, \u00e8 ragione spalancata. E ancora, in una frase che Leone XIV ha fatto sua: \u00abNon si d\u00e0 esperienza umana senza un&#8217;ipotesi di significato totale. L&#8217;uomo che nega questo \u00e8 un uomo censurato\u00bb. Censurato nella sua umanit\u00e0 pi\u00f9 profonda. E poi ne Il rischio educativo, un testo che andrebbe rimesso al centro di ogni scuola, di ogni universit\u00e0, di ogni famiglia: \u00abUna tradizione \u00e8 vera quando custodisce il passato per rispondere alle domande del presente. Altrimenti \u00e8 tradizionalismo\u00bb. La tradizione non \u00e8 museo, \u00e8 trasmissione di un fuoco. Il relativismo vuole bruciare il passato in nome di un presente senza memoria. Giussani e Agostino ci dicono che senza memoria non c&#8217;\u00e8 futuro, senza tradizione viva non c&#8217;\u00e8 avvenimento. Leone XIV ha ridato cittadinanza a questo linguaggio. Ha detto a CL: la vostra storia non \u00e8 da archiviare, \u00e8 da ascoltare, perch\u00e9 avete tenuto accesa la domanda di totalit\u00e0 quando il mondo la voleva spegnere.<\/p>\n\n\n\n<p>E come non sentire, in questa trama, la voce di Dante, che Leone XIV ha intrecciato con naturalezza, perch\u00e9 Dante \u00e8 Agostino che diventa poesia, \u00e8 Giussani che diventa immaginazione. Dante \u00e8 il poeta del confine come necessit\u00e0 ontologica e come nostalgia di salvezza. La sua opera non \u00e8 relativista per un solo verso. C&#8217;\u00e8 una diritta via che si smarrisce e va ritrovata, c&#8217;\u00e8 una selva oscura che non \u00e8 una opinione ma \u00e8 condizione esistenziale: \u00abNel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ch\u00e9 la diritta via era smarrita\u00bb. Se la diritta via non esiste, non esiste neppure lo smarrimento, esiste solo un vagare indifferente. Dante invece ci dice che lo smarrimento \u00e8 dramma perch\u00e9 la via esiste. E la libert\u00e0 non \u00e8 assenza di confini, \u00e8 capacit\u00e0 di cercarli, di desiderarli: \u00abLibert\u00e0 va cercando, ch&#8217;\u00e8 s\u00ec cara, come sa chi per lei vita rifiuta\u00bb. Purgatorio, I, 71-72. La libert\u00e0 costa, esige una vita che si rifiuta per essa. Non \u00e8 il capriccio relativista del faccio ci\u00f2 che voglio, \u00e8 la scelta drammatica di ci\u00f2 per cui vale la pena vivere e morire. E poi la chiusura di tutto il Paradiso, che \u00e8 la chiusura di ogni relativismo, perch\u00e9 dice che alla fine non c&#8217;\u00e8 caos ma,&nbsp; direbbe Maria Zambrano, Amore ordinatore: \u00abL&#8217;amor che move il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb. Paradiso XXXIII, 145. L&#8217;amore non \u00e8 sentimento \u00abliquido\u00bb, \u00e8 principio cosmico, \u00e8 logos, \u00e8 ordine, \u00e8 confine e oltre di ogni confine.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo si compie nel Magnificat, che Leone XIV ha voluto cantare in latino, restituendogli la sua forza rivoluzionaria e non sociologica. \u00abMagnificat anima mea Dominum et exsultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles. Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes\u00bb. Luca 1, 46-53. Il mio spirito esulta, ha deposto i potenti, ha innalzato gli umili, ha saziato gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote. Questa non \u00e8 una piattaforma politica progressista, non \u00e8 una prassi di liberazione orizzontale. \u00c8 la fede che diventa giudizio sulla storia, \u00e8 la Vergine che annuncia che Dio entra nella storia e la rovescia, non la asseconda. Il relativismo non vuole il rovesciamento, vuole l&#8217;accomodamento. Il Magnificat vuole il rovesciamento perch\u00e9 crede in una Verit\u00e0 che \u00e8 Persona, non opinione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 Rimini \u00e8 una svolta. Per anni si \u00e8 predicata una Chiesa che per abbracciare il mondo doveva abbassare la pretesa di verit\u00e0, doveva diluire il suo pensiero forte in una pastorale dell&#8217;accompagnamento senza giudizio. Leone XIV a Rimini ha detto l&#8217;esatto contrario con la dolcezza ferma dell&#8217;agostiniano. Solo se hai una verit\u00e0 da proporre puoi davvero abbracciare il mondo. Se non hai nulla da proporre, non abbracci, assecondi. Se non hai un confine, non attraversi, ti dissolvi. La vita non \u00e8 mai conflitto, come dico da sempre, \u00e8 confronto ed eleganza, \u00e8 stile e incontro. Ma il confronto esige che ci sia un io consistente, l&#8217;eleganza esige una forma, lo stile esige una fedelt\u00e0, l&#8217;incontro esige una presenza. Agostino ci ha dato l&#8217;io inquieto, Dante ci ha dato la forma del viaggio, Giussani ci ha dato il metodo della presenza, Maria nel Magnificat ci ha dato lo stile del rovesciamento umile.<\/p>\n\n\n\n<p>A Rimini si sono riaperte le porte non per una concessione, ma per un riconoscimento. La Chiesa di Leone XIV ha riconosciuto che senza il pensiero di Giussani, senza la struttura agostiniana dell&#8217;aut aut, senza la verticalit\u00e0 dantesca, senza il realismo del Magnificat, il cristianesimo rischia di diventare una ONG dell&#8217;anima, buona per tutto e decisiva per nulla. E invece il cristianesimo \u00e8 avvenimento che rompe il relativismo perch\u00e9 afferma che il Mistero si \u00e8 fatto carne, che la Verit\u00e0 ha un volto, che il confine \u00e8 diventato soglia. E solo chi ha una soglia sa cosa significa entrare. \u00c8 questo il tracciato forte nella lettura del linguaggio di Leone XIV a Rimini. Non \u00e8 fatto di slogan buoni per tutti gli usi. \u00c8 un tracciato d\u2019anime e di pensiero per un uomo che guarda con attenzione al volto di Dio e al soffio dell&#8217;Essere.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Pierfranco Bruni Vorrei ritornare su Papa Leone XIV e al suo discorso profondo preciso rigoroso. 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