{"id":95522,"date":"2026-08-25T11:01:11","date_gmt":"2026-08-25T11:01:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95522"},"modified":"2026-08-25T11:01:12","modified_gmt":"2026-08-25T11:01:12","slug":"rimini-don-giussani-il-profeta-dellattesa-tra-pavese-berto-e-agostino-il-senso-religioso-come-destino-lo-splendore-del-meeting-di-comunione-e-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95522","title":{"rendered":"Rimini. Don Giussani, il profeta dell&#8217;attesa. Tra Pavese, Berto e Agostino, il senso religioso come destino. Lo splendore del Meeting di Comunione e Liberazione\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95523\" style=\"width:378px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000326281-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni*<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni di bellezza al Meeting di Rimini incontrare ragazzi giovani, persone mature e tante delegazioni, tra cristianit\u00e0 d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente e cattolicit\u00e0 vissuta, significa realmente arricchirsi. A qualsiasi et\u00e0, tra un dibattito e una Mostra. Da Agostino a Kierkegaard.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la vera umanit\u00e0 della cultura. Quella che oggi respira con il carisma di Papa Leone XIV nel dire: \u00abNon ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!\u00bb. Su tutto, per\u00f2, aleggia la figura e l&#8217;opera di don Giussani. Un vero profeta. Vorrei vederlo beato e santo. \u00c8 gi\u00e0 nel cammino dei Beati, come li descrive Maria Zambrano. Senza retorica ideologica. Ma con il vero senso che va dalla conversione alla confessione, appunto come nell&#8217;insegnamento di Paolo e di Agostino. Un grande evento, questo, nella formazione di Comunione e Liberazione. Ma \u00e8 su don Giussani che voglio soffermarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una formazione tra la teologia e la letteratura, filtrata dalla filosofia di quella confessione come genere letterario, alla zambraniana dimensione di un confrontarsi con le culture. \u00c8 una linea portante nel solco di don Luigi Giussani. Ho una stagione del mio vivere legata al suo modello di comparazione tra letteratura e sacro.<\/p>\n\n\n\n<p>Dialogare con don Luigi Giussani &#8211; nato a Desio il 15 ottobre 1922 e morto il 22 febbraio 2005 a Milano &#8211; era sempre una gioia. Spesso ci trovammo a discutere di Mario Pomilio, di Diego Fabbri, di Davide Maria Turoldo e poi di San Paolo. Di quel San Paolo al quale ho dedicato un libro. L&#8217;attesa e la speranza erano i nostri riferimenti, anche sul piano letterario e non solo teologico.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attesa e la speranza hanno come punto di incontro, e quindi come punto di riferimento, il senso del religioso. Inquieta, l&#8217;attesa, ma \u00e8 una dimensione spirituale che avvolge le nostre coscienze. Le coscienze del linguaggio. Il linguaggio dell&#8217;essere e del non essere. Il linguaggio che \u00e8 spazialit\u00e0 di tempo dentro una visione che va chiaramente oltre il virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che la letteratura possa offrire una chiave di lettura importante e particolare del senso e dell&#8217;orizzonte che si vivono nella \u00abstazione\u00bb di una spiritualit\u00e0 che ha voce e destino. Siamo immensi nella letteratura. Siamo partecipanti del dolore che traccia un viaggio indelebile che \u00e8 fatto dall&#8217;uomo e dalla persona. Poi giunse Cesare Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura parla con la parola della religiosit\u00e0. Scriveva don Giussani: \u00abIl senso religioso \u00e8 la capacit\u00e0 che la ragione ha di esprimere la propria natura profonda nell&#8217;interrogativo ultimo, \u00e8 il locus della coscienza che l&#8217;uomo ha dell&#8217;esistenza\u00bb. Lo sguardo dell&#8217;uomo \u00e8 lo sguardo, appunto, dell&#8217;attesa che, vivendola senza pazienza, potrebbe trasformarsi in disperante solitudine. Due concetti forti: la solitudine e la disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca di Dio. La memoria di Cristo. Vivono la letteratura nella letteratura. Ancora don Giussani: \u00abLa forma quotidiana della decisione per l&#8217;esistenza \u00e8 il ricordo del destino che ogni cosa ha, che \u00e8 uno solo, il mistero di Dio, \u00e8 il ricordo che questo mistero \u00e8 diventato un uomo. Perci\u00f2, la forma quotidiana della decisione per l&#8217;esistenza \u00e8 vivere la memoria di Cristo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scavo della &#8211; nella &#8211; letteratura che trova attraversamenti su queste sponde porta direttamente a Cesare Pavese. Quel Pavese che ha vissuto e interiorizzato un modello dostoevskijano dell&#8217;inquieto esistere, e che non ha mai dato una ragione di senso alla morte, sentita come attrazione della fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel Pavese, in modo particolare, che ha chiesto, sino agli ultimi istanti di vita, di superare la solitudine in una parola di consolazione e di pazienza, affinch\u00e9 potesse giungere un barlume di luce, di Grazia, di ancoraggi. Pavese: \u00abPassavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Don Luigi Giussani stabilisce proprio con Pavese un colloquio e dice che \u00e8 mancato in Pavese ci\u00f2 che potesse colmare lo spazio inevitabile tra l&#8217;attesa e la pazienza. Quando questo spazio comincia a creare una strada nella vita e negli scritti di Pavese, la luce \u00e8 diventata molto fievole e quella fede che lo avrebbe potuto salvare lo trova gi\u00e0 disperso. Disperso e non smarrito. Disperso in quel gorgo muto che \u00e8 l&#8217;inevitabile nulla. Ma Pavese portava nella sua parola e nel suo sguardo un senso religioso che diventa incisivamente pietas.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel venir meno dell&#8217;appiglio al religioso subentra l&#8217;abisso. O meglio, nel non raggiungere il filo del sacro, il vuoto si dichiara. E nell&#8217;abisso \u00e8 scivolato, pur tendendo le mani verso l&#8217;attrazione nei confronti della salvezza. In quale significato di non-senso \u00e8 precipitato Pavese? Eppure le sue ultime parole hanno un versamento che va oltre il nulla, e cercano di concentrarsi in un monito di ricerca di speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre cercato di individuare, nei miei scritti su Pavese, questo bisogno di speranza o la necessit\u00e0 della dissolvenza del nulla per aggrapparsi alla speranza che si sottolinea in molti passaggi dei suoi romanzi. Pavese, ho avuto modo di affermarlo, \u00e8 sempre al limite della speranza &#8211; sacralit\u00e0 e poi giungono le distrazioni, le infinite distrazioni. Quelle vissute da Cristina Campo. Quelle di Simon Weil. Quelle di Rachel Bespaloff.<\/p>\n\n\n\n<p>Don Giussani parla infatti di un venir meno di quella esigenza che \u00e8 \u00abla totalit\u00e0 dello sguardo dell&#8217;umana coscienza\u00bb. Anche nel religioso linguaggio dello scrittore ci sono delle opzioni tragiche. Ma ci sono opzioni religiose nel linguaggio e nell&#8217;essere tragico dello scrittore?<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese viveva la ricerca di Dio ma \u00e8 andato oltre. Ecco: \u00abLa massima sventura \u00e8 la solitudine; tant&#8217;\u00e8 vero che il supremo conforto &#8211; la religione &#8211; consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera \u00e8 lo sfogo come con un amico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che spesso ha richiamato Giuseppe Berto da le Opere di Dio (\u00abIo non capisco perch\u00e9 ogni tanto devono venire di queste guerre che rovinano gli uomini. Anche quelli che non muoiono restano rovinati, dopo\u00bb a La Gloria che fa dire a Giuda rivolgendosi a Ges\u00f9: \u00abTu la salvezza la concepivi come gloria, e la gloria era la realt\u00e0 alla fine dei tempi, l\u2019immensit\u00e0 del tutto finito, entrare in Dio, per sempre e per tutti\u00bb. In Pavese i due estremi di queste domande si sono scontrati creando un conflitto estetico ed esistenziale. Infatti, l&#8217;inquieto in Leopardi, su cui don Giussani medita, non giunge a toccare il \u00abgorgo muto\u00bb perch\u00e9 in Leopardi il senso del religioso non \u00e8 cos\u00ec contrastante come nella vita di Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto contrastante da diventare un cortocircuito tra destino e profezia. Cos\u00ec \u00e8 stato il paesaggio trasgressivo di Pavese. Don Giussani: \u00abL&#8217;estremo lembo dell&#8217;audacia \u00e8 amare umilmente se stessi\u00bb. Il destino e la profezia. Nei suoi romanzi e nelle sue poesie ultime la consolazione giungeva sempre come solitudine. La solitudine era consolazione. Pavese si \u00e8 posto le domande care a don Giussani: \u00ab&#8230;per che cosa vale la pena che io viva? Qual \u00e8 il significato della realt\u00e0? Che senso ha l&#8217;esistenza?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha risposto a tali interrogativi il Pavese sia del romanzo La casa in collina &#8211; religiosa attrazione verso il sacro &#8211; sia, soprattutto, il Pavese di Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi &#8211; penitente accoglienza della morte-fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi? Quegli occhi che ha sempre cercato e che non ha trovato o non ha avuto la pazienza di aspettare, quegli Occhi. Il rischio della pazienza consiste nel non saper raccogliere l&#8217;attesa nella speranza. Forse \u00e8 qui che bisognerebbe scavare per dare un senso all&#8217;uomo e allo scrittore Cesare Pavese. Oltre il mito e molto pi\u00f9 vicini al sacro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un viaggio che resta nei solchi del destino-memoria. Furono incontri importanti con don Giussani tra Roma e Milano. A Roma quando discutemmo con Francesco Grisi, Antimo Negri, Ettore Paratore del Sacro nella Letteratura. Sembrano passati anni lunghi, in questo tempo che, rispetto a quel contesto, si \u00e8 completamente trasformato. \u00c8 rimasta la memoria ma soprattutto sono rimaste le testimonianze e gli esempi. Sono questi che tramandano valori in un intreccio tra il depositato dell&#8217;immaginario e la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo, comunque, rimane quel terribile personaggio in rivolta che vive tra la caduta e il sottosuolo e la rinascita. Il dostoevskijano don Giussani ci legge il destino di Ivan Karamazov, ma ci consegna la contemplazione rivoluzionaria di Alioscia. Quell&#8217;uomo in rivolta di Camus che giunge al sacro superando il mito. Le discussioni al Sindacato Libero Scrittori tra Augusto Del Noce e Luigi Giussani avevano al centro quella volont\u00e0 del sacro degli scrittori cristiani, volenti o nolenti. Un viaggio in quella cristianit\u00e0 che sa comprendere l&#8217;aut aut di Kierkegaard. Quel Kierkegaard che fa dire a don Giussani: \u00abIl problema vero \u00e8 che la domanda \u00e8 gi\u00e0 un miracolo. \u00c8 il primo modo della coerenza, del compimento di s\u00e9, della propria libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni* In questi giorni di bellezza al Meeting di Rimini incontrare ragazzi giovani, persone mature e tante delegazioni, tra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-95522","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95522"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95522\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95524,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95522\/revisions\/95524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}