{"id":95544,"date":"2026-08-26T16:41:22","date_gmt":"2026-08-26T16:41:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95544"},"modified":"2026-08-26T16:41:23","modified_gmt":"2026-08-26T16:41:23","slug":"rimini-meeting-umano-e-troppo-umano-oppure-umano-o-troppo-umano-e-lamor-che-move-il-sole-e-laltre-stelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95544","title":{"rendered":"Rimini. Meeting. Umano e troppo umano. Oppure: umano o troppo umano. E l&#8217;Amor che move il sole e l&#8217;altre stelle"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95545\" style=\"width:338px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000327248.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio certamente fare la cronaca. Non mi vesto da cronista per l&#8217;occasione.&nbsp; Ma resto nel mio ambiente. Allora.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un verso che non si conclude. Che non pu\u00f2 concludersi. Perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ultimo e, come tutti gli ultimi versi, \u00e8 un inizio. \u00abL&#8217;amor che move il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb. Dante lo pone alla fine del XXXIII canto del Paradiso, l\u00e0 dove la lingua cede, dove la memoria si fa nebbia di luce, dove l&#8217;uomo che ha attraversato l&#8217;Inferno e si \u00e8 inerpicato sul Purgatorio, finalmente, non vede ma \u00e8 visto. Non comprende ma \u00e8 compreso. E tutto ci\u00f2 che ha cercato &#8211; Beatrice, la filosofia, la politica, la lingua volgare, Firenze, l&#8217;esilio, il dolore &#8211; si risolve non in una idea, ma in un movimento. In un Amore che muove.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho voluto portare questo verso al centro di una riflessione nata a Rimini, al Meeting, in queste&nbsp; giornate di fine agosto dove l&#8217;estate non finisce ma si trasfigura. Perch\u00e9 a Rimini quest&#8217;anno si \u00e8 parlato dell&#8217;uomo. Non di un tema sull&#8217;uomo. Dell&#8217;uomo e basta. Di un uomo in una platea mai monotematica, perch\u00e9 l&#8217;uomo non \u00e8 mai monotematico. L&#8217;uomo \u00e8 polifonia, \u00e8 incrocio di venti, \u00e8 mare arrotolato dove le onde fanno disegni che non sono mai gli stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>E al centro di questa platea, quasi a volerla tenere insieme come si tiene insieme una vela che altrimenti si strappa, \u00e8 stato posto un altro centro: l&#8217;uomo e le religioni del confronto. Non le religioni a confronto come si mettono a confronto due libri su un tavolo. Ma le religioni del confronto. Il confronto come religione. Come atto sacro. Come liturgia dell&#8217;ascolto. \u00c8 in questo spazio &#8211; tra l&#8217;uomo che \u00e8 domanda e il confronto che \u00e8 gi\u00e0 risposta &#8211; che si sono evocati tre nomi che non sono citazioni ma abissi. Tre vertigini che si guardano. Agostino, Kierkegaard, Leone XIV.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre modi di dire l&#8217;uomo. Agostino \u00e8 il primo a dirci che il cuore non \u00e8 un organo ma un esilio. Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. Il cuore \u00e8 inquieto perch\u00e9 \u00e8 fatto per un altrove che non riesce a nominare, ma che sente come si sente il mare anche quando non lo si vede, dall&#8217;odore del sale sui muri. Le Confessioni non sono un&#8217;autobiografia. Sono la prima antropologia del \u00abtroppo umano\u00bb. Agostino ruba le pere non perch\u00e9 ha fame, ma per sentire il sapore del male, per sapere fino a che punto l&#8217;uomo pu\u00f2 essere troppo umano da desiderare il nulla. E da quel troppo, da quell&#8217;eccesso di nulla, comincia la strada verso l&#8217;Essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Kierkegaard, a distanza di millecinquecento anni, riprende quella inquietudine e la fa angoscia. Non \u00e8 pi\u00f9 il cuore che cerca. \u00c8 l&#8217;uomo sospeso sull&#8217;abisso della libert\u00e0. L&#8217;uomo che deve scegliere e che, scegliendo, si perde. Kierkegaard ci dice una cosa terribile e liberante: la fede non \u00e8 ragionevole. Abramo che sale sul monte Moria con Isacco non \u00e8 un buon padre, non \u00e8 un buon credente secondo i manuali. \u00c8 uno scandalo. \u00c8 troppo umano per essere compreso e troppo divino per essere condannato.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi Leone XIV. Il nome nuovo, il nome che apre. Perch\u00e9 citare Leone XIV a Rimini non \u00e8 un atto di ossequio. \u00c8 un atto di lettura. Questo Pontefice che viene dal tempo di mezzo, dal tempo che ha visto crollare ideologie e ritornare idolatrie, sta dicendo una cosa che solo un grande spirito pu\u00f2 dire oggi: bisogna tornare al paesaggio. Non al paesaggio come sfondo. Ma al paesaggio cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 qui che ritorna don Giussani. Il paesaggio cristiano di don Giussani non \u00e8 mai stato un paesaggio dipinto. \u00c8 stato un metodo. Il metodo del \u00absenso religioso\u00bb come occhio che riconosce. Giussani ci ha insegnato che la realt\u00e0 non \u00e8 da interpretare con un&#8217;idea sopra. La realt\u00e0 \u00e8 segno. La realt\u00e0 parla. Il mare arrotolato parla. La fanciulla che passa sulla riva e ti mette il fato davanti parla. L&#8217;uomo che scompare a cui tu parli lo stesso perch\u00e9 la luna che cresce ogni giorno di pi\u00f9 \u00e8 testimone parla. Tutto parla, se hai l&#8217;occhio. Ma quale occhio?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E qui, finalmente, arriviamo al centro. Al verso che tutto muove. \u00abL&#8217;amor che move il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb. Noi abbiamo sempre letto quel verso come conclusione mistica. Come estasi. Ma \u00e8 una fisica. \u00c8 la pi\u00f9 precisa fisica dell&#8217;umano che sia mai stata scritta. Perch\u00e9 Dante non dice che l&#8217;Amore \u00e8 il sole e le altre stelle. Dice che le muove. L&#8217;Amore non \u00e8 statico. L&#8217;Amore non \u00e8 possesso. L&#8217;Amore \u00e8 movimento. \u00c8 motore immobile, s\u00ec, ma che muove tutto proprio perch\u00e9 resta amore, cio\u00e8 dono, cio\u00e8 eccedenza, cio\u00e8 \u00abtroppo\u00bb. Capite? Il \u00abtroppo umano\u00bb di cui parlavamo non \u00e8 un difetto da correggere. \u00c8 il motore stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 troppo umano quando ama Quando ama \u00e8 eccessivo, \u00e8 sproporzionato, \u00e8 illogico. Ama chi non dovrebbe amare, ama oltre la morte, ama una ragazza vista per tre minuti su un pontile e per quella ragazza inventa un destino, un romanzo, un modo per sconfiggere il tempo. Questo \u00e8 troppo umano. E questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che muove il sole e le altre stelle. Senza questo troppo, il sole starebbe fermo. Le stelle sarebbero lampadine spente.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino lo aveva intuito: Amo: ergo sum. Amo, dunque sono, perch\u00e9 il mio amore mi sposta, mi muove, mi strappa alla mia inerzia. Kierkegaard lo aveva gridato: l&#8217;amore \u00e8 la sola cosa che non si pu\u00f2 dimostrare e che, proprio per questo, dimostra tutto. Giussani lo aveva reso esperienza: tu riconosci Cristo non perch\u00e9 ti hanno convinto, ma perch\u00e9 il tuo cuore sobbalza davanti a una presenza che corrisponde al tuo troppo. Al tuo desiderio infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Leone XIV, oggi, in un mondo che ha ridotto l&#8217;amore a sentimento, a consenso, a contratto, a like, ci sta riportando alla cosmologia dell&#8217;amore. L&#8217;amore non \u00e8 un sentimento umano tra gli altri. \u00c8 la legge di gravitazione dell&#8217;essere. E allora l&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 solo una ermeneutica dei saperi nel segno del divino, come si diceva nelle ultime battute a Rimini. Questa definizione \u00e8 vera, ma ora possiamo approfondirla, farla esplodere di luce dantesca.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 ermeneutica dei saperi perch\u00e9 \u00e8 amato e perch\u00e9 ama. L&#8217;uomo interpreta il mondo perch\u00e9 il mondo \u00e8 gi\u00e0 interpretato da un Amore che lo muove. Noi non diamo senso alle cose. Noi riconosciamo il senso che l&#8217;Amore ha gi\u00e0 dato alle cose muovendole verso di noi. Il biologo studia una cellula. L&#8217;astronomo studia una galassia. Il poeta studia una lacrima. Sono tre saperi diversi. Cosa li tiene insieme? Non un metodo. Un movimento. Tutti e tre sono mossi dallo stesso Amore che muove il sole e le altre stelle. Il biologo \u00e8 mosso dall&#8217;amore per la vita che si ostina. L&#8217;astronomo \u00e8 mosso dall&#8217;amore per la luce che viene da milioni di anni fa eppure mi tocca ora. Il poeta \u00e8 mosso dall&#8217;amore per una fragilit\u00e0 che non vuole morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza Amore, i saperi sono frammenti. Con l&#8217;Amore, sono ermeneutica. Sono dialogo. Sono religione del confronto. Al Meeting di Rimini ho visto questo miracolo laico e cristiano insieme: fisici che parlavano con teologi senza che nessuno dei due si sentisse invaso, perch\u00e9 entrambi erano mossi. Politici che ascoltavano poeti, perch\u00e9 entrambi erano mossi dal vento della conoscenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qual \u00e8 questo vento? Dante lo chiama Amor.<\/p>\n\n\n\n<p>Giussani lo chiamava avvenimento. Agostino lo chiamava grazia. Kierkegaard lo chiamava salto. Noi, oggi, nel nostro tempo umano, troppo umano, possiamo chiamarlo semplicemente: ci\u00f2 che non ci lascia fermi. Umano e troppo umano, dunque? Oppure umano o troppo umano? La risposta di Dante, che \u00e8 la risposta di tutto il Meeting, che \u00e8 la risposta del paesaggio cristiano che ritorna, \u00e8 una terza via che scioglie l&#8217;aut aut: Umano perch\u00e9 troppo umano. E troppo umano perch\u00e9 mosso.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 troppo umano quando si accorge che il suo cuore desidera tutto. Desidera il sole e le altre stelle. E si dispera perch\u00e9 non le pu\u00f2 possedere. Questa \u00e8 la sua grandezza e la sua miseria. Ma la rivelazione cristiana, che \u00e8 la rivelazione pi\u00f9 umana che ci sia, \u00e8 che il sole e le altre stelle sono gi\u00e0 mosse verso di lui. Per amore. Che l&#8217;uomo non deve scalare il cielo. \u00c8 il cielo che si \u00e8 mosso verso l&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL&#8217;amor che move il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb non \u00e8 lass\u00f9. \u00c8 qui. \u00c8 il vento che arrotola il mare. \u00c8 la luna che conta i mesi. \u00c8 la grappa amara che diventa dolce perch\u00e9 bevuta con un amico. \u00c8 il libro che, pur bagnato dagli spruzzi, non affonda. \u00c8 l&#8217;uomo, infine, che smette di essere definizione e diventa sigillo. Ponimi come sigillo sopra il tuo cuore, dice il Cantico. Perch\u00e9 il sigillo non \u00e8 ornamento. Il sigillo \u00e8 ci\u00f2 che tiene insieme, ci\u00f2 che autentica, ci\u00f2 che impedisce che la lettera venga aperta da altri. L&#8217;uomo sigillato dall&#8217;Amore \u00e8 l&#8217;uomo che pu\u00f2 finalmente essere troppo umano senza vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>E pu\u00f2 sedersi, come ho visto fare a Rimini, in mezzo al rumore del mondo, e raccontare una storia. Che poi \u00e8 la storia di ciascuno di noi: feriti, ma in cammino. Perch\u00e9 mossi. Apounto: \u00abDall&#8217;Amor che move il sole e l&#8217;altre stelle\u00bb. Un salto che diventa permanenza della ricerca della gioia edificata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Non voglio certamente fare la cronaca. 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