{"id":95578,"date":"2026-08-27T11:05:08","date_gmt":"2026-08-27T11:05:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95578"},"modified":"2026-08-27T11:05:08","modified_gmt":"2026-08-27T11:05:08","slug":"il-27-agosto-del-1950-la-morte-di-cesare-pavese-cosa-e-stato-nella-mia-vita-oltre-gli-studi-una-confessione-come-un-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95578","title":{"rendered":"Il 27 agosto del 1950 la morte di Cesare Pavese. Cosa \u00e8 stato nella mia vita. Oltre gli studi. Una confessione come un ritorno"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95579\" style=\"width:280px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000328353.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp; 27 agosto del 1950&nbsp; Cesare Pavese veniva trovato morto nella camera&nbsp; 346 dell\u2019Hotel Roma Rocca Cavour di Torino, di fronte alla stazione centrale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa \u00e8 stato Cesare Pavese nella mia vita oltre che nei miei studi? Non una domanda. Una ferita che si interroga. Una preghiera che non trova ginocchia. Me lo chiedo spesso, quando il tempo si fa labirinto e il labirinto chiede archetipi. Non ho mai studiato Pavese. L&#8217;ho abitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito. Prima di tutto il mito. Non come favola. Come struttura del destino. Pavese mi ha insegnato che il mito non \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato. \u00c8 ci\u00f2 che ritorna. Che si ripete con altro volto, con altro nome, con lo stesso tremito. Il mito \u00e8 la forma che la disperazione assume quando vuole farsi parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il mestiere. Il mestiere di scrivere. Non l&#8217;estetica. L&#8217;etica. Scrivere come si impasta il pane in una casa di paese. Con le mani sporche di terra e di tempo. Pavese non scriveva per ornare. Scriveva per restare vivo un giorno in pi\u00f9 nonostante la sua indefinibilescelta. E io ho imparato da lui che la pagina non \u00e8 uno specchio. \u00c8 una soglia. Si scrive sulla soglia. Tra la casa e il mare. Tra il sacro e l&#8217;assenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mistero. Pavese non spiega. Svela e subito dopo vela. Ogni sua donna amata \u00e8 una rivelazione interrotta. Ogni collina \u00e8 un altare dismesso. Il mistero in Pavese non \u00e8 oscurit\u00e0. \u00c8 troppa luce che acceca. E io, che vengo da una terra di luce violenta, ho riconosciuto quella luce. L&#8217;ho chiamata destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo. Non il tempo degli orologi. Il tempo del ritorno. Pavese ha sfiorato Nietzsche traducendolo, ma non \u00e8 diventato Nietzsche. Lo ha letto come si legge un fratello. Ha compreso l&#8217;eterno ritorno non come dottrina. Come condanna e come nostalgia. Ritornare \u00e8 tragico perch\u00e9 si ritorna diversi nello stesso luogo. E il luogo non ti riconosce.<\/p>\n\n\n\n<p>La disperazione. Anzi, il tragico. La disperazione \u00e8 ancora umana, ha lacrime. Il tragico \u00e8 metafisico, non ha pi\u00f9 lacrime. Ha silenzio. Pavese \u00e8 stato il tragico. L&#8217;uomo che ha guardato la morte negli occhi delle donne amate e ha capito che l&#8217;amore non salva. L&#8217;amore svela l&#8217;assenza. Le donne di Pavese \u2014 non personaggi, epifanie \u2014 portano negli occhi la stessa isola che non c&#8217;\u00e8. La morte non come fine. Come compagna di stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Pavese si apre la via. Non una strada diritta. Un dedalo. Verso Kafka, perch\u00e9 il processo non \u00e8 fuori, \u00e8 dentro l&#8217;anima che si interroga. Verso Camus, perch\u00e9 il sole \u00e8 un giudice che non perdona. Verso Cioran, perch\u00e9 l&#8217;insonnia \u00e8 la vera metafisica. Verso Kierkegaard, perch\u00e9 la fede \u00e8 un salto e il salto si fa sul vuoto. E soprattutto verso Maria Zambrano. La ragione poetica. L&#8217;unica che ha capito che Pavese non \u00e8 un laico disperato. \u00c8 un mistico senza chiesa. Un uomo che prega inginocchiandosi davanti ai gradini di una chiesa anche se non entra. Perch\u00e9 il sacro per lui non \u00e8 dogma. \u00c8 legame. Tra mito e preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese legge Eliade prima che Eliade diventi una moda. Individua in lui il tempo del labirinto e il tempo degli archetipi. Non \u00e8 erudizione. \u00c8 riconoscimento. Pavese sa che l&#8217;uomo moderno ha perso il centro. E lo cerca nella Magna Grecia. Non nei libri. Nelle pietre. Mettere tutto questo in una griglia di simboli ha un nome solo. Grecit\u00e0. Mediterraneo. Codici indefinibili. Non definibili perch\u00e9 il Mediterraneo non si definisce. Si respira. Si ricorda.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui entra Bianca Garufi. Il dialogo che diventa Leuc\u00f2. Non un libro a quattro mani. Un dialogo tra due solitudini che cercano una lingua. Bianca \u00e8 Leuc\u00f2, la bianca, la ninfa, la donna che ascolta. Pavese parla con lei come si parla con il mare: per non sentirsi solo. I Dialoghi con Leuc\u00f2 non sono dialoghi. Sono preghiere laiche. Sono il tentativo di dare nome agli d\u00e8i quando gli d\u00e8i sono gi\u00e0 partiti.<\/p>\n\n\n\n<p>La grecit\u00e0 Pavese la riscopre non ad Atene. Sulle sponde della Magna Grecia. In Calabria. A Brancaleone. Confinato. Ma confinato senza confine. Paradosso pavesiano. Lo mandano in punizione e lui trova la sua patria. L&#8217;esilio come rivelazione. Brancaleone \u00e8 la sua Itaca capovolta. Non torna a Itaca, la trova per la prima volta in una terra di confine. Ed \u00e8 l\u00ec che scrive alla sorella: \u00abQui \u00e8 tutto greco\u00bb. Non \u00e8 paesaggio. \u00c8 ontologia. Tutto \u00e8 greco perch\u00e9 tutto \u00e8 origine, tutto \u00e8 mito che si fa pietra, ulivo, mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese accusato di antifascismo. Storia nota e mai capita. Accetta di chiedere la grazia a Mussolini affermando di non essere mai stato antifascista, lui e tutta la sua famiglia. Frase che scandalizza i puri. Io ci ho visto la verit\u00e0 pi\u00f9 profonda. Pavese non era fascista n\u00e9 antifascista nel senso dei partiti. Era altro. Era un uomo che credeva nell&#8217;uomo, non nei sistemi. Non voleva fare l&#8217;eroe politico. Voleva tornare a scrivere, a pensare, a vivere. E Mussolini gli concede la grazia. Atto di potere che diventa, senza volerlo, atto metafisico: il potere che riconosce, per un attimo, di non poter imprigionare un mito.<\/p>\n\n\n\n<p>A Brancaleone c&#8217;\u00e8 una casa. La casa che ha abitato. L&#8217;ho visitata pi\u00f9 volte. Anzi l&#8217;ho attraversata. Non \u00e8 una casa. \u00c8 un tempo dove si osserva il mare come quarta parete. Letteralmente. Il mare non \u00e8 fuori dalla finestra. \u00c8 la finestra. \u00c8 il muro che manca. Pavese l\u00ec ha capito che il confinato senza confine \u00e8 l&#8217;uomo moderno. Noi. Tutti. Confinati in noi stessi con il mare davanti che ci ricorda l&#8217;infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese \u00e8 stato la preghiera. Non la bestemmia, come dicono i manuali frettolosi. La preghiera di chi si inginocchia davanti ai gradini di una chiesa senza entrare. Perch\u00e9 sa che il sacro non \u00e8 dentro le mura. \u00c8 sul gradino. Sulla soglia. \u00c8 il legame tra mito e sacro. Senza mito il sacro diventa moralismo. Senza sacro il mito diventa gioco letterario. Pavese li tiene insieme con le mani che tremano.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi Ulisse. Sempre Ulisse. Pavese sfiora con trepida tragicit\u00e0 Ulisse nel suo dialogo con Calipso. Non \u00e8 Omero. \u00c8 oltre Omero. Calipso gli offre l&#8217;immortalit\u00e0. L&#8217;essere immortale. Ulisse rifiuta. Perch\u00e9 comprende che essere immortali non ha senso se si perdono radici e identit\u00e0. L&#8217;immortalit\u00e0 senza Itaca \u00e8 una condanna, non un dono. Ecco l&#8217;inquieto Ulisse di Pavese. Inquieto perch\u00e9 non accetta il realismo. Non accetta lo storicismo marxista che vuole spiegare tutto con la storia. Pavese sa che la storia non spiega il destino. Lo tradisce. Ulisse non vuole diventare sistema. Vuole restare uomo che ritorna.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo parla di umanizzare l&#8217;uomo, non i sistemi. Frase che ho portato con me per una vita. I sistemi \u2014 siano essi fascismo, antifascismo, marxismo, idealismo \u2014 vogliono umanizzarsi per farsi accettare. Pavese dice l&#8217;opposto. Bisogna umanizzare l&#8217;uomo. Restituirgli il suo centro. La sua ombra. La sua morte. Per questo non accetta Hegel. Non accetta la sua fenomenologia. Perch\u00e9 Hegel chiude. Sistema. Spiega. Pavese sa che la metafisica \u00e8 la soglia che conduce alla spiritualit\u00e0. Non \u00e8 un sistema. \u00c8 un varco. Hegel mette il tetto. Pavese cerca la porta aperta sul mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa \u00e8 stato Pavese nella mia vita oltre che nei miei studi? \u00c8 stato il compagno di strada che non ti consola. Che ti accompagna fino al punto in cui la strada finisce e poi ti lascia solo. Perch\u00e9 solo si deve guardare il mare come quarta parete. Solo si deve capire che non si abbandona il mare. \u00c8 il mare che ci abbandona quando noi perdiamo la capacit\u00e0 di ascoltarlo. Pavese \u00e8 la mia lunga fedelt\u00e0 al tragico come forma di conoscenza. Al mito come forma di preghiera. Alla Calabria greca come forma di eternit\u00e0. Non l&#8217;ho studiato. Soltanto. L&#8217;ho riconosciuto. In ci\u00f2 vivono quel linguaggio e quell&#8217;essere che nel tempo che ho viaggiato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Il&nbsp; 27 agosto del 1950&nbsp; Cesare Pavese veniva trovato morto nella camera&nbsp; 346 dell\u2019Hotel Roma Rocca Cavour di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-95578","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95578","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=95578"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95578\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":95580,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/95578\/revisions\/95580"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=95578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=95578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=95578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}