{"id":95653,"date":"2026-08-30T15:26:57","date_gmt":"2026-08-30T15:26:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95653"},"modified":"2026-08-30T15:26:58","modified_gmt":"2026-08-30T15:26:58","slug":"margherita-sarfatti-dux-cento-anni-dopo-leretica-che-invento-mussolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=95653","title":{"rendered":"MARGHERITA SARFATTI. DUX. CENTO ANNI DOPO. L&#8217;ERETICA CHE INVENT\u00d2 MUSSOLINI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95654\" style=\"width:316px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1000331145.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario soprattutto oggi ritornate ad alcuni testi esemplari che raccontano la vita di Benito Mussolini. Senza retorica e senza reticenza. Ritornare alle origini del Fascismo e dell&#8217;uomo che ha fatto del Fascismo un movimento e un regime. Tra I libri da consigliare c&#8217;\u00e8 la nuova edizione di Dux di Margherita Sarfatti. Sarfatti era&nbsp; nata Margherita Grassini, 1880 &#8211; 1961. Ho scritto tanto su di lei. Sul suo legame con Benito Mussolini. Un legame che \u00e8 stato amore, politica, estetica, destino. Ora si ripubblica Dux. La sua biografia dedicata a Mussolini che aveva visto la luce nel 1926. Ovvero cento anni fa. Sempre da Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p>Cento anni. Un secolo tondo che non \u00e8 un anniversario. \u00c8 un ritorno. Un libro che tuttora resta e movimenta il pensiero sull&#8217;uomo, sul Fascismo e su ci\u00f2 che \u00e8 stato Mussolini all&#8217;interno della Grande Guerra&nbsp; e durante la Marcia su Roma sino alla fascistizzazione post 1925. Un libro serio. Scritto da chi ha vissuto il Benito innamorato e capo del Fascismo. Non da chi lo ha raccontato dopo, con il senno di poi e la retorica dell&#8217;antifascismo di professione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dux resta una testimonianza scomoda. Per questo \u00e8 importante. Sarfatti, in Dux, scrive cos\u00ec, con una lingua che \u00e8 gi\u00e0 liturgia: \u00abIo pure son della tua milizia: palese e segreta. [&#8230;] Vedevo la tua testa quadra di romano apparire e sparire nel mare tempestoso delle teste: uno tra mille, Tu. E ti vedevo passare fra le braccia tese in duplice fila, nel magnifico\u00bb. Non \u00e8 solo amore di donna. \u00c8 estetica della politica. \u00c8 la costruzione di un mito. Quella testa quadra di romano, quelle braccia tese in duplice fila. \u00c8 gi\u00e0 il cinema del potere. \u00c8 la regia di un&#8217;Italia che si mette in scena. Margherita Sarfatti \u00e8 stata saggista, critica d&#8217;arte, intellettuale di primo piano in quel contesto. Il suo salotto letterario \u00e8 stato un vero punto di riferimento, a Milano, tra via Brera e via XX Settembre. L\u00ec passava tutto il Novecento che contava: Boccioni, Carr\u00e0, Sironi, Funi, Bucci, Wildt. L\u00ec si discuteva di Novecento Italiano, il movimento artistico che lei stessa aveva battezzato e guidato. Non una corrente marginale, ma il tentativo di dare al Fascismo un&#8217;arte. Un&#8217;arte moderna, non provinciale. Classica e avanguardista insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi studi hanno sempre segnato un&#8217;apertura soprattutto nel campo delle avanguardie. Si pensi ai suoi studi sul Futurismo. Sarfatti capisce prima di altri che il Futurismo non \u00e8 solo \u00abdinamite\u00bb e manifesti. \u00c8 linguaggio. \u00c8 rottura. \u00c8 la modernit\u00e0 che irrompe nella vecchia Italia giolittiana. E lei, ebrea, veneziana, colta, cosmopolita, traduce Marinetti in classicit\u00e0 e la classicit\u00e0 in Marinetti. Dux resta comunque una importante testimonianza. Perch\u00e9 \u00e8 un libro scritto dall&#8217;interno. Non dall&#8217;esterno. \u00c8 la voce di chi ha dormito accanto al potere quando il potere ancora puzzava di trincea e di inchiostro di giornale, non di marmo di Sal\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Rachele Ferrario, che ha scritto l&#8217;Introduzione a questa riedizione Mondadori, ha osservato con intelligenza storica: \u00abSono gli anni dopo la Grande Guerra, attraversati dalla violenza, dalle trasformazioni tecnologiche e sociali, in cui editoria e giornalismo sono la novit\u00e0 assoluta e fanno la storia politica, culturale e identitaria di un Paese giovane ma ancora frammentato &#8211; per non dire diviso &#8211; in lingue dai suoni diversi e per la maggior parte semianalfabeta e poco istruito. Un Paese che ora si ritrova con la dittatura, unito nelle parole d&#8217;ordine e in una liturgia politica, celebrativa e collettiva, oggi diremmo partecipativa, che gi\u00e0 punisce chi dissente. A cento anni dalla sua pubblicazione, Dux resta uno tra i documenti pi\u00f9 emblematici, testimonianza in presa diretta della costruzione del regime e della propaganda letteraria dell&#8217;epoca. Un libro che riletto oggi aiuta a riflettere sui fatti e sulle contraddizioni che attraversarono la storia d&#8217;Italia e d&#8217;Europa alla fine degli imperi, e che porta con s\u00e9 riflessioni utili per guardare al futuro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrario ha ragione. Il Paese era semianalfabeta, diviso in dialetti, ancora contadino. Il Fascismo lo unifica con una liturgia. Parole d&#8217;ordine, riti collettivi, una partecipazione che oggi chiameremmo social, ma allora era piazza. E Sarfatti \u00e8 la sceneggiatrice di questa liturgia. Non \u00e8 una gregaria. \u00c8 una sacerdotessa. Sarfatti si form\u00f2 sugli scritti di John Ruskin. Da Ruskin apprende il nesso tra estetica ed etica, tra bellezza e lavoro, tra arte e societ\u00e0. \u00c8 Ruskin il suo primo maestro, non Marx. Ma fu Antonio Fogazzaro ad avvicinarla al cristianesimo. Fogazzaro, il modernista, l&#8217;eretico cattolico. Un altro confine. Un altro eretico. Sarfatti impara da lui che la fede pu\u00f2 essere inquieta, che il cristianesimo non \u00e8 una catechizzazione ma una ricerca. L&#8217;ho scritto in molti miei saggi.&nbsp; Fascisti eretici.&nbsp; Sarfatti infatti era eretica. E l&#8217;eretico, nel Fascismo come nella Chiesa, \u00e8 pi\u00f9 interessante dell&#8217;ortodosso. Perch\u00e9 dubita. Perch\u00e9 pensa. Perch\u00e9 non si accontenta del distintivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sostengo da tempo, anche nel mio lungo saggio su Giuseppe Caradonna, ripubblicato recentemente da Solfanelli. Caradonna, il ras di Puglia, l&#8217;intransigente, il sindacalista, l&#8217;altro fascismo, quello del Sud che voleva la terra ai contadini. Anche Caradonna era eretico. E gli eretici, nel Regime, furono i primi ad essere messi da parte. Sino ai miei romanzi su Claretta Petacci e in ultimo in Luisa Ferida e Osvaldo Valenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarfatti ebbe una vita molto inquietante e inquieta. Ebrea e amante del Duce. Donna colta in un mondo di squadristi. Intellettuale cosmopolita in un&#8217;Italia provinciale. Dovette fuggire nel 1938, con le leggi razziali, lei che aveva contribuito a inventare l&#8217;iconografia del Duce. And\u00f2 in Argentina, in Uruguay. Torn\u00f2 dopo la guerra, dimenticata, rimossa. L&#8217;Italia non perdona le donne che hanno amato troppo e pensato troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dux resta una lettura importante sul Mussolini dei primi anni del Regime, tra vita, amore e politica. \u00c8 il Mussolini ancora umano, ancora giornalista, ancora socialista eretico anche lui, prima che diventasse maschera di pietra. \u00c8 il Mussolini che Sarfatti ha amato e che ha capito: un uomo di volont\u00e0, non di dottrina. Un romano di Romagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggere Dux oggi, a cento anni di distanza, non significa riabilitare. Significa capire. Capire come si costruisce un capo. Come si costruisce un popolo. Come l&#8217;editoria e il giornalismo \u2013 allora come oggi \u2013 fanno la storia politica. Come una biografia pu\u00f2 diventare propaganda e, allo stesso tempo, documento di verit\u00e0. Sarfatti ci insegna che il potere \u00e8 sempre anche una questione estetica. E che senza estetica non c&#8217;\u00e8 potere che tenga. Ed \u00e8 per questo che Dux va riletto. Senza paraocchi ideologici. Con gli occhi di chi sa che la storia non \u00e8 mai in bianco e nero. Si legge ancora come un documento esemplare senza sfuggire al percorso di una trama prettamente narrante.&nbsp; \u00c8 un libro che resta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni \u00c8 necessario soprattutto oggi ritornate ad alcuni testi esemplari che raccontano la vita di Benito Mussolini. 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